Archivio per novembre 2012

Ma un operaio potrebbe mai partecipare alle primarie ?

La domanda di questo post potrebbe facilmente essere catalogata come questione novecentesca.

Il tema potrebbe ritenersi da sinistra dello scorso secolo e quindi superato. In diverse occasioni si è osservato come venga bollato come novecentesco ciò che si richiama ai valori e ai diritti.

Gli etichettatori moderni, che si battono per il superamento delle vetustà e del vecchiume, sono un po’ gli stessi che anni fa si lamentavano della storica anomalia italiana. Alla fine tanto hanno fatto tanto hanno detto, finché questo capitolo di storia italiana è stato superato ed il nuovo corso, incarnato in piena regola dai Monti e dai Marchionne di turno, sta avendo pieno svolgimento: superato l’articolo 18, stravolte le regole previdenziali, distrutta la scuola e l’università pubblica e portato ormai al collasso il sistema sanitario nazionale pubblico e come canta qualcuno il “bello deve ancora venire”.

I modernizzatori ci paventano un futuro che, probabilmente, ad essere lungimiranti, può definirsi settecentesco da prima rivoluzione industriale o al massimo ottocentesco rievocando le condizioni narrate nei romanzi di Charles Dickens. I diritti a cui si fa riferimento nella modernità di lorsignori sono ormai una netta regressione a tempi lontani, quando esisteva il lavoro minorile e quando la giornata di otto ore era ben al di là da venire. Questa è la loro bella modernità !.

Tornando alla domanda chiave del post, pensiamo sia molto difficile, al di là delle caricature e delle classificazioni, dare una risposta che possa essere convincente e soprattutto rispondere affermativamente al quesito:

Ma un operaio potrebbe partecipare alle primarie ? E potrebbe lo stesso lavoratore sedersi oggi nel Parlamento italiano ?

E’ evidente che un lavoratore dipendente o autonomo che vive del proprio salario, nella Costituzione Italiana, ha uguali dignità e diritti e ci mancherebbe altro. Di fronte alla legge ha ugualmente la possibilità di candidarsi e di ricevere voti che lo portino alla Camera se maggiore di 25 anni ed al Senato se ha almeno 40 anni di età.

Ma il problema non è questo ! Il diritto di far parte dell’elettorato passivo, oltre che attivo, appartiene a tutti, ma il cittadino che vive del reddito del proprio lavoro, per chi un lavoro ha ancora la fortuna di avercelo, ha le facoltà di far sapere al proprio vicino di casa di essere candidato e quindi potenzialmente votabile ed eleggibile alle elezioni ?

Il clima di grande partecipazione alle primarie dei giorni scorsi sembra aver diffuso grande ebbrezza nella parte di centrosinistra (praticamente solo il PD) che ha organizzato e gestito il tutto. La vulgata generale ha trattato l’evento come le primarie del PD, e non poteva essere altrimenti, e chi vi ha partecipato da esterno a tale partito ne è uscito con le ossa rotte. Volendo essere però più precisi ed articolati va detto che la partecipazione è risultata essere inferiore per più di un milione di voti rispetto alle primarie che nominarono Prodi candidato alla Presidenza del Consiglio nel 2005.

Inoltre, l’alternativa più a sinistra all’interno dei cinque candidati, quella rappresentata da Nichi Vendola, non è stata in grado di superare i voti raccolti a suo tempo da Fausto Bertinotti quando quest’ultimo si presentò all’analoga kermesse di sette anni fa.

Nei giorni immediatamente precedenti il primo turno si è posta al centro dell’attenzione la polemica relativa alle spese che i candidati alle Primarie PD hanno affrontatdo per sostenere la propria propaganda elettorale. Tra le ultime news vi era la discussione tra Sposetti, bersaniano doc ed ex tesoriere DS e Bonafè, portavoce dell’entourage di Matteo Renzi. L’ultima sfida era incentrata sulla convention alla storica Leopolda, luogo renziano per eccellenza, dove si è tenuta una full immersion di quasi chiusura della campagna di Matteo Renzi per le Primarie. Sposetti accusa che il costo dell’iniziativa sarebbe di 350 mila euro, mentre Bonafè, responsabile organizzazione di Renzi, risponde che la cifra si attesterebbe invece attorno ai 100mila euro.

Ora quale sia la cifra, come direbbe Renzi dell’articolo 18, non ce ne può fregare di meno. Ce ne cale invece di capire come si possa spendere una cifra che, presa per buona la stima prudenziale, è il costo di un monolocale in una città italiana e dilapidata in un singolo fine settimana di campagna elettorale per le primarie. Ma chi vi paga il ragionier Spinelli ???

Ed allora per la vera campagna elettorale che facciamo ? Ci giochiamo un resort a Malindi ? Oppure un’attico a Manhattan ? La politica dovrebbe essere più misurata nelle proprie manifestazioni, soprattutto in tempi in cui le ristrettezze economiche portano ai sacrifici a noi noti. E’ invece una cifra dell’altro mondo quella spesa per una “non campagna elettorale”.

Non entriamo poi nel merito del fatto che questa campagna elettorale per le primarie stia servendo ad unire o dividere il PD, anche qui può valere il giudizio espresso da Renzi sull’articolo 18. I commenti di Renzi quando già si profilava il ballottaggio durante lo scrutinio della scorsa domenica, erano un florilegio di “noi” e “loro”, a segnare e marcare nettamente più le differenze che le continuità. Quindi la risposta sul significato delle primarie come elemento di coesione la danno i protagonisti stessi. I ricorsi ed i controricorsi delle ultime ore per portare a votare chi non si è espresso al primo turno, e probabilmente chi non si riconosce in questo centrosinistra, la dicono tutta sui mezzi leciti e meno leciti con cui si persegue la vittoria.

Tornando a bomba, potrebbe un normale cittadino affrontare una campagna elettorale o pre-elettorale di questo tipo ?

Il Partito Democratico, piaccia o non piaccia, ed il primo che se ne duole è forse il PD stesso, è erede di due esperienze politiche popolari quali il Partito Comunista Italiano e il Partito Popolare Italiano-Democrazia Cristiana. Questo solo per significare che la propria storia è la storia di chi dovrebbe avere a cuore la partecipazione attiva dei cittadini, ma non solo come deleganti di qualche leader locale e/o nazionale, ma come possibili rappresentanti di alcune istanze. Ebbene domandiamoci se nel mondo di oggi, nell’Italia di oggi, che affronta il ballottaggio delle Primarie domenica prossima, potremmo assistere alla candidatura di un normale cittadino che non abbia alle spalle il potente finanziatore o Mecenate di turno, magari con sede alle Isole Cayman, piuttosto che il consolidato potere di alcune cooperative, (Penati docet).

Nei giorni scorsi, in puro stile americano è emerso che il Dottor Riva delle acciaierie ILVA  di Taranto, negli anni scorsi aveva finanziato tanto il PDL quanto il PD. Il PDL in misura maggiore, ma non aveva fatto mancare contributi elettorali al Partito Democratico. Una politica che si sostanzia di un finanziamento da parte di un qualsivoglia gruppo industriale è una politica che si presta a dare un servizio al finanziatore di turno e si allontana ancor di più dalle istanze e dai bisogni del popolo. Un a politica simile soddisfa invece le richieste di chi paga un piccolo obolo per evitare di pagare un giorno l’intera cifra a cui sarebbe tenuto. E questa cifra oggi emerge come qualcosa che è composta dei diritti al lavoro e nel lavoro e della tutela ambientale e della salute della cittadinanza tutta come il caso ILVA ci indica ogni giorno di più ed in modo sempre più drammatico.

Il Partito Comunista Italiano, e più recentemente anche il Partito della Rifondazione Comunista sono riusciti a far eleggere in Parlamento operai, impiegati, piccoli artigiani e persone che normalmente vivono del proprio lavoro.

Oggi, stante il livello di americanazzazione del sistema politico di casa nostra potremmo assistere ad analoghe situazioni ?

Si dirà sempre il solito discorso un po’ classista , retrò e vetero comunista, ma negli ultimi anni la fisionomia del Parlamento è passata attraverso una vera involuzione. In Parlamento è sempre meno rappresentato il paese reale, con le sue realtà, le professioni e le contraddizioni estremamente eterogenee che si vivono nell’Italia del nuovo millennio. In Parlamento siedono oggi solo o quasi esclusivamente liberi professionisti con un giro di affari di notevole spessore, che va ad aumentare grazie alla carica parlamentare. Questo fenomeno è spiccatamente più presente nel centrodestra ovviamente. Anche nel centrosinistra va però prendendo piede questa cattiva abitudine. Dobbiamo chiedere e pretendere una riaffermazione del principio costituzionale per cui a tutti i cittadini appartengono stessi diritti e medesimi doveri.

Che sia in atto, purtroppo anche nell’area di centro-sinistra, un radicale e drastico cambiamento del DNA e dei valori fondanti per cu si fa politica è ormai innegabile. La questione operaia, o del lavoro salariato in generale, non è più all’ordine del giorno e la lotta di classe, almeno come paradigma di azione politica è stato da tempo superato, sempre e comunque nell’ottica della modernizzazione neoliberista di cui si accennava all’inizio. Anche il linguaggio dei protagonisti delle primarie ce lo indica. Quando si parla dei collaboratori di un avversario dello stesso partito, come degli scagnozzi di … mi pare che dopo il berlusconismo anche lo slang camorristico o giù di lì sia stato pienamente introiettato e sdoganato, anche nell’alveo del centrosinistra.

Il cambio enorme e la mutazione genetica sta proprio nella incapacità consolidata di dare una risposta affermativa alla domanda iniziale.

Potrebbe oggi un operaio essere eletto al Parlamento Italiano quando un fine settimana alla Leopoplda può costargli la casa ???

Annunci

Legalità e rispetto delle regole. Senago è ultima

Il rispetto delle regole è la base del modello democratico in cui viviamo e ciò può essere tradotto in una parola semplice: legalità.

Legalità che si assume essere sempre presente nelle istituzioni, quasi come un assioma, mentre il cittadino è costantemente sotto il faro del controllo, quale sospettato di illegalità nelle sue quotidiane azioni.

Eravamo noi  illegali in Consiglio Comunale quando, muniti di videocamere e comunicazione inviata al Presidente del Consiglio, ci accingevamo ad effettuare le riprese della seduta consigliare, nel rispetto delle regole. Fummo allora invitati – con l’ausilio dei Carabinieri – a chiudere la videocamera (ma non l’audio registratore e le fotocamere – stranezza) senza nemmeno che fosse pronunciata una parola ufficiale in aula che potesse quindi essere verbalizzata.

Per la cronaca l’audio lo conserviamo ancora, ma per rispetto delle istituzioni non lo pubblichiamo, anche se “è cosa” pubblica a tutti gli effetti.

Capita poi purtroppo, a volte, che la mancanza di rispetto per le regole parta proprio dall’ambito istituzionale. E’ qui che l’assioma si rompe e l’illegalità si manifesta nel suo più torrido aspetto: il sopruso e l’abuso da parte del potere.

Così accade che nel nostro piccolo Comune di Senago, il Sindaco riceve una ISTANZA firmata da un gruppo di cittadini facenti parte di diversi movimenti politici. Una istanza presentata secondo le regole scritte nello Statuto del Comune di Senago, dove si chiedevano lumi circa la richiesta, già pervenuta all’amministrazione da parte del “Forum Salviamo il paesaggio” per effettuare il censimento degli immobili, alla quale non è mai stata data risposta.

Sono passati più di due mesi dalla nostra istanza e nessuno si è ancora fatto vivo.

Speriamo almeno che il Sindaco abbia informato il consiglio comunale, com’era scritto nella nostra istanza, altrimenti saremmo nel più grave degli squilibri democratici. Alla faccia della trasparenza da loro tanto sbandierata.

Viva la legalità, se ancora esiste.

SinistraSenago, Federazione della Sinistra, Senago Bene Comune

A proposito di primarie

Le primarie, solo una parodia di democrazia?

27 novembre 2012- Fonte: ilfattoquotidiano.it

di Fabio Marcelli –

Confesso che alla fine, ma proprio alla fine, ci sono cascato anch’io. Con la modica spesa di due euro e impiegando quindici minuti, non di più, del mio tempo prezioso, ho contribuito al successo delle primarie del centrosinistra. Un po’ per amore (non del candidato prescelto ma di mia moglie che me l’aveva chiesto), un po’ per una vecchia affinità, nonostante nel frattempo ne sia rimasto ben poco. Ho votato per Vendola, quello dei cinque supereroi nonostante tutto più vicino alla mia sensibilità e ai miei orientamenti. Che però, com’era prevedibile, ha fatto un po’ un buco nell’acqua. Anche se ora il buon Bersani, intimorito dalla resistibile ascesa del rottamatore amico dei finanzieri, ne chiede insistentemente l’alleanza. Ma qui si rientra per molti versi nella politique politicienne. Ho voluto provare l’ebbrezza del votante alle primarie. Ora torniamo ad occuparci della politica seria.

E facciamolo a partire delle affermazioni di quello che, secondo me ingiustamente, continua a passare per il profeta dell’antipolitica. Dice Beppe Grillo che le primarie sono solo bromuro sociale. Forse esagera. E’ però un dato di fatto che in questo Paese la democrazia reale, quella che consente al cittadino di dire la propria sulle scelte che riguardano la sua vita, è in crollo verticale. Non abbiamo mai brillato al riguardo, a dire il vero, se non nei giorni magici della Resistenza, culminata nell’approvazione di una Costituzione in buona parte disapplicata, quando non oggi disattesa ed apertamente violata. O del sessantotto e anni successivi coi grandi movimenti nelle scuole e nelle fabbriche. Oggi invece la democrazia vera è a rischio in Italia. Nonostante il relativo successo delle primarie.

Si pensi all’impossibilità per i cittadini di dire la propria sui progetti di sviluppo urbanistico o sull’assetto del territorio. Ben lo sanno coloro che si oppongono da anni a progetti insensati come il Tav o coloro che lottano contro altri progetti analoghi che si traducono in puro sperpero di denaro pubblico e in privatizzazione del suolo e del sottosuolo urbano.

Si pensi ai lavoratori della Fiom, discriminati da Marchionne con il plauso sostanziale di tutte o quasi le forze politiche e al forte ulteriore arretramento della democrazia nei posti di lavoro rappresentato dal recente accordo sulla produttività, approvato nonostante l’opposizione della Cgil.

Si pensi all’arbitrio di padroni come Riva, che chiudono la fabbrica senza uno straccio di potere pubblico che proceda alla dovuta requisizione degli impianti e alla loro ristrutturazione secondo criteri ambientalmente sani. Si pensi all’affossamento di ogni democrazia nelle scuole rappresentato dalla legge c.d. ex Aprea, che attribuisce il potere decisionale sugli indirizzi scolastici alle imprese.

Si pensi all’impossibilità di disporre spese, al soffocamento di quel potere di scelta politica implicito in ogni sovranità che si rispetti, che deriva dalle leggi sul pareggio del bilancio decretate a livello europeo, che significano sostanzialmente la subordinazione della politica ai “mercati” finanziari, cioè ai poteri forti, rappresentati istituzionalmente da Banca centrale europea, Commissione europea e, paradossalmente il più illuminato fra i tre, Fondo monetario internazionale.

Si pensi alla sottrazione costante di risorse ai beni pubblici, all’istruzione, alla democrazia, alla salute, alla cultura. O alla diminuzione che si registra da molti anni dei salari reali, che sta precipitando nella povertà, se non nella miseria, quote crescenti della popolazione italiana.

Si pensi alla repressione poliziesca e giudiziaria che si abbatte su chiunque si opponga a questo andazzo, come denunciato dal recente convegno dei giuristi democratici svoltosi al Maschio Angioino di Napoli.

Di fronte a questa deprivazione effettiva e dolorosa di democrazia reale che si registra su tutti questi piani e anche su altri, le primarie del centrosinistra rischiano in effetti di sembrare solo un po’ di cipria messa a coprire il colorito terreo di un moribondo.

Certo, la gente che in massa si è diretta alle urne ha dimostrato l’esistenza di un bisogno di partecipazione diffuso. Di cui va preso atto e che va rispettato. Ma a me pare drammatico che questo bisogno debba alla fine accontentarsi di scegliere fra Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Ovvero, nel secondo turno che si annuncia, fra Renzi e Bersani. Fra i due meglio il secondo, sia ben chiaro. Ma a forza di accontentarsi del meno peggio si fa una brutta fine…

Ne deriva in effetti l’esigenza di un’alternativa profonda e radicale rispetto all’attuale governo Monti e ai guasti gravi che ha arrecato e continua ad arrecare, guasti dei quali si è accorta fortunatamente anche la Camusso. Di un rigetto netto e totale del Tav, del Fiscal Compact e di tutte le altre scelte politiche attuate ad esclusivo beneficio dei poteri forti. Di un’effettiva redistribuzione del reddito. Di una difesa degli spazi reali di democrazia, tra cui, come ho ricordato recentemente, le centinaia di istituti scolastici occupati in tutta Italia.

Decisamente, le primarie del centrosinistra stanno strette rispetto a tutto questo. Poco più di unoscimmiottamento dell’analoga esperienza statunitense, esse hanno tuttavia saputo raccogliere una significativa spinta partecipativa che dovrebbe però ora trovare ben altre strade e modalità di espressione. Costruendo un polo effettivamente e pienamente alternativo alle politiche fin qui praticate. Pena la definitiva liquidazione della democrazia nel nostro Paese.

1 Comment

  1. francesco lucat scrive:

    Qualcuno mi spiega la ragione per cui Paolo Ferrero (Rectius: Rifondazione Comunista) continua da un paio d’ anni a ripetere queste cose e non se la fila nessuno? Come è che Marco Revelli, che ha espresso fiducia e soddisfazione per l’avvento di Mario “Schettino” Monti al governo (“Finalmente ci siamo liberati di Berlusconi” – pensa te…)oggi può invocare la mobilitazione delle masse (che ci vuole, sia ben chiaro) senza che nessuno gli tiri, amichevolmente, un’ orecchia?
    Continuiamop a cadere dalla padella nella brace: dalla padella di Berlusconi alla brace di Monti (molto peggio lui del caimano). Adesso dovremmo scegliere fra la padella di Bersani e la brace di Renzi? Ma mi faccino il piacere!!!!

Primarie nazionali

Primarie, Bersani avverte Vendola: Con ‘carta intenti’ stabiliti paletti e cessione sovranità

Vendola è il vero sconfitto di queste primarie. Il risultato è deludente e sotto le aspettative. L'”uomo delle primarie”, che fino ad un anno fa sfidava Bersani a gran voce perché convinto di vincerlo e di fare il leader del centro sinitra, è stato sconfitto dalle primarie stesse. Forse più sconfitto di Vendola è il progetto politico di Vendola e l’aver accetto di giocare a questo gioco ha affossato ogni speranza di cambiamento che albergava ancora negli iscritti e simpatizzanti del suo partito. Nichi lo sa bene e prova ogni volta con belle parole a svincolarsi da questa dura realtà. Dice che le parole d’ordine di sinistra entreranno nell’agenda del nuovo governo, che Sel si farà garante di questo. Dice queste cose per evitare sconforto e depressione alla base ma sa bene che giustizia sociale, lavoro, welfare non sono all’ordine del giorno del futuro esecutivo, che anzi sarà in piena continuità con l’attuale governo Monti rispettando categoricamente ciò che è stato fatto (riforma pensioni, riforma lavoro, fiscal compact, pareggio di bilancio, etc.). Lo stesso Bersani oggi, nel corso di una conferenza stampa a Piacenza trasmessa in diretta tv, ha avvertito il suo alleato: “Con Vendola abbiamo lavorato parecchio tempo per costruire questa carta ‘Italia bene comune’ che fissa i principali paletti programmatici su cui conveniamo noi, Sel e i socialisti” ed è stata decisa anche “un cessione di sovranità”, ha ricordato il segretario del Pd.

POLITICAITALIA | Fonte: Controlacrisi.org

L’unico vero sconfitto si chiama Nichi Vendola

di Matteo Pucciarelli
Tocca ammetterlo, e dispiace soprattutto se almeno idealmente ci si sente vicini alle proposte e alla cultura di Nichi Vendola: ma l’unico vero sconfitto di queste primarie-concorso è proprio lui. La sua strategia – come tanti del suo mondo gli avevano già fatto notare – si è dimostrata un fallimento. E il misero 15 per cento era in realtà una storia già scritta.
Praticamente da tre anni a questa parte il leader di Sel ha fatto fuoco e fiamme giorno per giorno: voleva le primarie, le voleva a tutti i costi. Perché le primarie erano il rumore del mare che un bambino ascolta dentro la conchiglia, e roba del genere, raccontava lui.

Pareva quasi che il futuro della sinistra, che il riscatto dei lavoratori, degli studenti, della Fiom, degli sfruttati di tutto il mondo stesse lì: nelle primarie. Un modo un po’ edulcorato per rappresentare la realtà di un Paese, e soprattutto di una coalizione sorretta dal Pd, che nel frattempo ha votato tutti i provvedimenti del governo Monti (che a parole Vendola combatte).
«Vedrai, alle primarie scorrerà il sangue», mi giurò un amico-compagno di Sinistra e Libertà molto vicino al presidente pugliese quando in tanti gli facemmo notare che il progetto di Bersani era centrosinistra più Udc, quindi cambiare tutto per non cambiare nulla. Non solo nessuno ha visto metaforicamente scorrere sangue (cioè una campagna realmente alternativa, forte, autonoma sia sul piano politico che simbolico), ma addirittura il popolo di sinistra si è dovuto sorbire il peana sul cardinale, risposte tiepide sulla futura alleanza con il centro e un totale appiattimento su Bersani. Vendola ne è uscito fuori come candidato del Pd, anzi, della sinistra Pd. E allora verrebbe da solidarizzare con quei poveri cristi che nel 2008 uscirono dal Pd perché non volevano morire democristiani e quindi fondarono Sel con Vendola e che cinque anni dopo rientrano silenziosi e sconfitti, facendo trattando posti in lista un po’ qui e un po’ là da Gennaro Migliore e simili.
Infine, la tanto decantata unità della sinistra. Sel nacque col proposito di unire, e già la cosa faceva un po’ ridere perché cercò di farlo cominciando da una scissione all’interno dell’allora partito più grande della sinistra, cioè Rifondazione. La cosa gli venne perdonata da molti perché l’idea di lavorare a una sinistra radicale nei contenuti ma liberata dagli orpelli ideologico-vintage poteva avere pure un senso. Però è andata a finire che Vendola ha partecipato alle primarie perdendo per strada pezzi consistenti di Fiom, prima di aver scaricato Di Pietro dall’oggi al domani e umiliando gli ex compagni del Prc; è riuscito a perdere l’appoggio di Fausto Bertinotti, suo padre politico; non ha avuto l’appoggio di Luigi De Magistris né di Alba, Giuliano Pisapia ha dichiarato il suo voto per lui solo il giorno prima. Perché Vendola e il suo gruppo dirigente hanno pensato – a torto – che bastasse la poesia dei comizi e un po’ di web-marketing per vincere, superando a pie’ pari tutte le relazioni e i rapporti necessari per mobilitare in primis il “proprio” popolo.
Vendola è arrivato alle primarie con il fiatone, confidando solo e semplicemente sulla propria attrattiva personale e sul clan dei fedelissimi, molti dei quali con tendenza culto della personalità. No, per vincere non basta. Per cambiare il Paese non basta. Per riuscire ad andare al governo e amministrare l’esistente senza creare troppi problemi e senza cambiare i rapporti di forza, per quello sì, basta e avanza. E allora auguri.
PS. Chi ha la disgrazia e la fortuna di ritrovarsi spesso su questo spazio, sa benissimo che questo non è un commento facile emesso a risultato avvenuto. Era una previsione. Azzeccata.

Il primo Piano della Giunta

Il 30 ottobre il Consiglio Comunale di Senago ha approvato e reso operativo il Piano Comunale dei Servizi per il Diritto allo Studio a.s. 2012/2013. Esso illustra tutti gli interventi dell’Amministrazione in favore della scuola; è analitico e contiene anche gli impegni di spesa a copertura dei servizi e delle proposte.

Il documento, partendo da una breve analisi della situazione, raggruppa in cinque capitoli gli interventi: Servizi di supporto alla Pubblica Istruzione, Contributi e sostegni a progetti educativi, Sostegno all’attività didattica, Oneri e contributi da convenzioni con altri istituti, Acquisto arredi e manutenzione degli edifici scolastici. Per una lettura integrale del Piano e per la scheda sintetica che lo riassume, si rimanda ai link in fondo a questo articolo.

Esaminando il Piano, è evidente lo sforzo che l’Amministrazione Comunale ha fatto, nel progettare gli interventi. La politica scolastica comunale disegnata nel documento segue una traiettoria di continuità con gli anni precedenti nonostante il difficile momento economico del Paese e della città. Ma l’impegno di spesa complessivo è sceso, rispetto agli scorsi anni, a fronte di una stabilità della popolazione scolastica, che dal 2008 ad oggi si è mantenuta sempre attorno alle 2300 unità. Evidentemente, anche se si possono riconoscere ampiezza e qualità dell’offerta, una disponibilità finanziaria minore per una platea invariata produce una contrazione che si ripercuote soprattutto sulle parti più riducibili del programma. Insomma, tanto per fare un esempio, non si può risparmiare (molto) sull’erogazione del servizio di ristorazione scolastica, se lo si vuole di qualità. Però si può un po’ di più sull’arredo scolastico: e difatti la spesa scende.

Un servizio molto significativo per la scuola è stato del tutto tagliato: si tratta della mediazione culturale, che è scomparsa. Si tratta di un servizio molto importante, il cui taglio totale stupisce e preoccupa notevolmente: perché aggravare notevolmente i problemi di chi cerca di integrarsi? La Giunta ha calcolato le conseguenze e i costi sociali a breve e lungo termine?

Al contrario, per fortuna, è aumentato l’impegno di spesa per l’assistenza degli alunni diversamente abili.

I tagli di spesa sono distribuiti in molti dei capitoli del Piano, anche perché l’Amministrazione sta affrontando, con un impegno gravoso che supera gli 800 mila euro, la messa in sicurezza delle scuole secondarie di via Monza e via Risorgimento. Ma si trattava, anche in questo caso, di adeguamenti non più rimandabili: soprattutto, di una spesa sulla quale non si può risparmiare.

L’Amministrazione ha bilanciato questa situazione difficile inserendo nel Piano numerose offerte valide, di spessore culturale e formativo, a costo zero. Si tratta di una pratica consolidata di almeno due Amministrazioni precedenti; nella situazione attuale essa assume un particolare valore aggiunto.

E’ altresì evidente, soprattutto in questo genere di offerte alle scuole, che il Comune ha voluto tenere conto delle proposte provenienti dal territorio, da Associazioni e da altri soggetti.Di particolare interesse, tra le proposte, è il progetto di lotta agli sprechi nelle mense scolastiche. Si tratta di una proposta nuova. E non sono molte, le proposte nuove. Ma ci sono.

Esaminando gli impegni di spesa del Piano, si nota inoltre che esso continua a erogare, sia pure riducendo la spesa, contributi alle scuole private. In una situazione in cui l’Amministrazione Statale taglia da otto anni con ossessiva regolarità, in ogni legge di bilancio, la spesa per la scuola pubblica, mentre aumenta gli stanziamenti verso le private, sarebbe stato meglio smettere di finanziarle.

L’impressione complessiva che un osservatore indipendente ricava dall’esame del Piano è quella di un progetto che cerca di barcamenarsi un po’ per affrontare un periodo difficile, con l’errore di alcune scelte che appaiono miopi e che creeranno maggiori problemi in futuro. Inoltre, una parte importante delle proposte dotate di spessore culturale è ereditata dalle pratiche dell’ormai defunta rete denominata “Crescere (a) Senago“. Ma si tratta di una riedizione delle proposte originarie fatta senza slancio, senza un ripensamento partecipativo. Ciò da un lato non produce innovazione, da un altro rappresenta la rinunzia a rilanciare l’idea di costruire una rete di tutte le agenzie educative del territorio. (Vedi http://senagobenecomune.wordpress.com/2012/10/03/assessore-curcio-rilanciamo-crescere-a-senago/). Insomma la proposta non racchiude l’idea della costruzione di cittadinanza e partecipazione tra ragazzi e bambini, anche piccoli. E non tocca solo alle scuole, insegnare ad essere cittadini: tocca anche al Municipio. Sarebbe stato possibile farlo a costo zero: per realizzare un progetto del genere, occorre coordinare e tessere la rete: associazioni, enti diversi, scuole, istituzioni che adesso non si “parlano” più, lo farebbero, se a guidare il progetto fosse l’Amministrazione. Non sarebbe facile, visti i tempi che corrono, ma varrebbe la pena. Sarebbe un investimento per il futuro.

Scheda sintetica Piano Diritto allo Studio Senago 2012-2013

PIANO COMUNALE DEI SERVIZI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO 2012-2013

AZZERIAMO IL FORMIGONISMO CON DI STEFANO

CON DI STEFANO PER AZZERARE IL FORMIGONISMO

LOMBARDIA. In Lombardia l’unica certezza è che Formigoni è finito, ma quanto al formigonismo, vabbè, è tutta un’altra storia. 17 anni sono infatti un tempo lunghissimo, che non solo annebbia la mente degli uomini, ma soprattutto sedimenta un sistema di potere pervasivo e un intreccio di interessi e complicità allargato, dove pubblico e privato, lecito ed illecito si confondono strutturalmente. Forse a qualcuno questa premessa potrà sembrare superflua o persino banale, ma sono ancora troppi quelli che pensano che sia sufficiente togliere Formigoni per togliere anche il dolore. Le cose sono però più complicate.

Primo, il fatto che il regno di Formigoni sia stato travolto dagli scandali, dal malaffare e persino dall’infiltrazione mafiosa, non significa affatto che le destre lombarde siano sconfitte. Anzi, gli interessi da salvaguardare sono molti e in Lombardia, che non va confusa con Milano. Ed è per questo che i capi di Pdl e Lega tenteranno di tutto per evitare di correre divisi.

Secondo, tutta la vicenda poco edificante delle primarie regionali in fondo altro non è che la fotografia dello stato delle cose, cioè di un’opposizione, politica e sociale, che si è fatta cogliere impreparata di fronte all’appuntamento più annunciato dell’anno. Già, 17 anni sono un tempo lunghissimo anche per chi sta all’opposizione.

Terzo, se è vero com’è vero che Lega, Pdl e dintorni costituiscono la continuità con il formigonismo, non è assolutamente sufficiente battere le destre nelle urne perché si produca automaticamente una discontinuità. In altre parole, il punto non è semplicemente mandare a casa quanti hanno malgovernato la Regione, bensì rompere con il sistema che quel malgoverno l’ha generato, ripristinando dunque l’indipendenza dell’istituzione rispetto ai gruppi politico-affaristici e la preminenza dell’interesse pubblico su quello privato.

Quarto, le elezioni si vincono soltanto se ci sono i voti, cioè le persone in carne ed ossa che decidono di scegliere una proposta di cambiamento, piuttosto che optare per l’astensione o il vaffa generalizzato, considerato che il M5S non sembra porsi il problema di un governo regionale alternativo a quello delle destre.
Insomma, oggi in Lombardia non è soltanto necessario, ma anche possibile voltare pagina ed impedire un revival delle destre, a patto però di fare sul serio, di costruire una coalizione plurale, che includa le aspirazioni e anche le incazzature di quanti e quante in questi anni hanno resistito, lottato e praticato alternative. E che metta al primo posto quello che per Formigoni e la Lega arrivava sempre dopo, cioè il lavoro, inteso come occupazione e come persone dotate di dignità e diritti, i beni comuni, la scuola pubblica, il diritto alla salute, lo stop al consumo di suolo, la mobilità alternativa all’automobile, eccetera.
Tutto questo non c’è ancora, ovviamente, ma ci sono appunto le primarie lombarde, che si terranno il 15 dicembre e che servono non soltanto e tanto per scegliere un uomo o una donna, ma soprattutto per costruire in forma pubblica, trasparente e possibilmente partecipata il programma. E c’è anche un candidato presidente, Andrea Di Stefano, che rappresenta più che bene i contenuti che abbiamo ricordato. Io ho deciso di sostenere Andrea Di Stefano e penso che la sua candidatura alle primarie sia un’opportunità per tutta la sinistra lombarda, non solo politica, ma anche sociale e di movimento.

23/11/2012 10:46 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: LUCIANO MUHLBAUER (Da Controlacrisi.org)

Scheda dell’accordo sulla produttività

Produttività, la Cgil non firma ma il confronto non finisce qui. I punti dell’accordo

Un accordo che abbassa i salari reali e genera altra recessione. E’ molto netto il giudizio della Cgil sul cosiddetto accordo sulla produttività siglato definitivamente ieri pomeriggio a palazzo Chigi. In sintesi, secondo Susanna Camusso che ieri in polemica con gli altri tre sindacati confederali e con lo stesso esecutivo ha tenuto una conferenza stampa “separata” si continua a scaricare sul lavoro i costi e le scelte per uscire dalla crisi e questa e’ stata ”un’occasione persa”. La leader di Corso d’Italia ha inoltre escluso, come auspicato dallo stesso premier Mario Monti, un’adesione a posteriori all’intesa. La Cgil,preoccupata per lo spostamento del baricentro sulla contrattazione aziendale che l’accordo prevede ha detto chiaramente al Governo che la strada scelta ”e’ sbagliata”. E’ ”un altro intervento che aumenta la recessione”, ha aggiunto Camusso. Il Governo ha preso atto delle decisioni della Cgil e si e’ augurato che ci sia, ha detto Monti, ”non un ripensamento ma una evoluzione del pensiero”. ”Nessuno pensi – ha aggiunto il premier – ci sia stato l’intento di isolare alcuni rispetto ad altri”.
Nell’accordo sulla produttivita’ a partire dalla valorizzazione della contrattazione di secondo livello ci sono ”cose molto concrete” per il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera che si e’ detto convinto che l’accordo portera’ con se ”piu’ salario e piu’ occupazione”. Dello stesso avviso e’ il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni tra i primi a dire si’ all’accordo gia’ sabato scorso mentre la Uil ha atteso lunedi’ chiedendo al Governo impegni precisi sul mantenimento della detassazione del salario di produttivita’ al 10%. ”Siamo soddisfatti – ha detto Bonanni – siamo riusciti a definire quello che serve per ridare slancio al Paese. Si da’ forza ai salari”. Secondo Angeletti l’accordo e’ utile per ”uscire dalla trappola nella quale siamo caduti dagli anni Novanta di bassa produttivita’ e bassi salari” e dovrebbe essere d’aiuto per l’aumento delle retribuzioni. La Confindustria, dispiaciuta per la mancata firma della Cgil, con il presidente, Giorgio Squinzi ha sottolineato l’intesa sia ”un elemento nuovo nelle relazioni industriali” e come si apra ora una ”nuova fase di sviluppo e occupazione”.

Scheda dell’accordo

La filosofia generale dell’accordo è che tutto il peso del contratto si sposta sul secondo livello con una ”chiara delega” per quanto riguarda la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro ma anche con la possibilita’ di erogare una quota degli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti nazionali da collegarsi a incrementi di produttivita’ e redditivita’ (andamento dell’azienda) al secondo livello. Viene qui messa una pietra tombale su tutti i meccanismi di indicizzazione. Non a caso il riferimento esplicito è alla fine della scala mobile.

Il documento in dieci pagine e sette punti oltre a una premessa, contiene anche alcune richieste al Governo a partire dalla detassazione del salario di produttivita’ e dalla riduzione del cuneo fiscale. Entrambi questi punti quindi ancora non sono stati scritti nero su bianco. Il percorso dell’accordo, che da questo punto di vista può essere considerato solo un “testo quadro”, per ammissione della stessa leader della Cgil Susanna Camusso non è chiuso. Oltre alla delega al Governo, molte materie saranno sviluppate a livello di categoria, territoriale e aziendale. La “novità”, peraltro già in qualche modo prevista nell’accordo del 28 giugno, è che le nuove disposizioni potranno modificare le norme del contratto nazionale. Da questo punto di vista la Cgil ha perso la sfida che l’aveva portata ad accettare di sottoscrivere l’accordo del 28 giugno 2011.

Detassazione del salario di produttività
Lo schema della detassazione del salario di produttivita’ prevede un intervento per i redditi fino a 40.000 euro lordi con l’imposta al 10% ma anche di applicare uno sgravio contributivo sulla contrattazione di secondo livello (con un limite del 5% della retribuzione percepita).

Cuneo fiscale

Il punto prevede una riforma strutturale del sistema fiscale che lo renda ”piu’ equo” e quindi in grado di ”ridurre la quota del prelievo che oggi grava sul lavoro e sulle imprese in materia del tutto sproporzionata e tale da disincentivare investimenti e occupazione”. Le parti comunque convengono sulla necessita’ di ”condividere con il Governo i criteri di applicazione degli sgravi fiscali e contributivi definiti in materia di salario di produttivita”’.

Relazioni industriali

Il Ccnl dovrebbe dare una ”chiara delega” al secondo livello sulle materie che possono incidere sulla crescita della produttivita’ quali gli istituti che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro. L’obiettivo di tutelare il potere di acquisto dei salari deve essere “coerente” con le tendenze dell’economia, del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale. Una quota degli aumenti economici derivanti dai rinnovi puo’ (deve, ndr) essere collegata a ”incrementi di produttivita’ e redditivita’ definiti dalla contrattazione di secondo livello” in modo da beneficiare delle misure di detassazione. La quota restera’ parte dei trattamenti comuni a tutti laddove non ci fosse la contrattazione di secondo livello.

Rappresentanza

Entro fine anno dovra’ essere definito un accordo e il relativo regolamento “per consentire il rapido avvio della procedura per la misurazione della rappresentanza in attuazione a quanto previsto dall’accordo del 28 giugno 2011”. Le intese dovranno prevedere disposizioni per garantire ”l’effettivita’ e l’esigibilita’ delle intese sottoscritte”. Il che vuol dire, come scrive il “Sole 24 ore”, che l’erga omnes, vero e proprio vulnus del sistema contrattuale italiano verrà superato per via autoritativa e senza un passaggio legislativo, ovvero imponendo la volontà della maggioranza. Per le organizzazioni sindacali che non si adeguano sono previste sanzioni.

Partecipazione dei lavoratori all’impresa

Si chiede che il Governo eserciti la delega prevista dalla riforma del mercato del lavoro dopo un approfondito confronto con le parti sociali. Si chiede un regime fiscale di vantaggio per la previdenza complementare e un confronto ”per favorire l’incentivazione dell’azionariato volontario dei dipendenti anche in forme collettive”.

Formazione

Le parti chiedono di rilanciare e valorizzare l’istruzione tecnico professionale ma anche di realizzare un miglior coordinamento tra il sistema della formazione pubblica e privata. Chiedono inoltre al Governo di agevolare l’attivita’ formativa nei casi di cassa integrazione o mobilita’.

Mercato del lavoro

Si chiede un confronto al Governo sui temi del lavoro ”con particolare riferimento alla verifica sugli effetti dell’applicazione della recente riforma”. Si punta alla ”solidarieta’ intergenerazionale” con percorsi che agevolino la transizione dal lavoro alla pensione.

La contrattazione collettiva

Dovra’ esercitarsi ”con piena autonomia su materie oggi regolate in maniera prevalente o esclusiva dalla legge” che incidono sulla produttivita’. In particolare si vuole affidare alla contrattazione il tema dell’equivalenza delle mansioni e l’integrazione delle competenze (demansionamento, ndr) ma anche ”la redifinizione del sistema di orari e della loro distribuzione anche con modelli flessibili”. Viene inoltre affidata alla contrattazione anche le modalita’ con cui ”rendere compatibile l’impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori”. Si chiede infine che siano assunti a livello legislativo ”provvedimenti coerenti con le
intese intercorse e con la presente intesa”.

Controllo dei lavoratori

Al punto 7 del testo (ultimo comma) si fa implicito riferimento alla possibilità di modificare l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori che vieta il controllo a distanza della prestazione lavorativa, in ragione delle nuove tecnologie, che già per lo Statuto è materia propria della contrattazione aziendale.

22/11/2012 11:05 | POLITICAITALIA | Autore: fabio sebastiani (Da Controlacrisi.org)

Art.18 – Silenzio!

Art.18, raccolta firme al giro di boa La vera sfida è al muro del silenzio

Oggi a Roma sotto la Rai. Poi un mese di «piazza aperta» Banchetti dell’Idv in panne. Black out dell’informazione. Gli organizzatori lanciano l’appello La raccolta referendaria per l’abolizione del nuovo articolo 18, quello manomesso dalla legge Fornero, e dell’articolo 8 della legge Sacconi ha superato il giro di boa delle 250mila firme. Eppure dal comitato promotore arrivano segnali di preoccupazione. Era chiaro dall’inizio che la stragrande maggioranza delle forze politiche e del sistema informativo avrebbero oscurato la raccolta, e che l’unica forza su cui si poteva contare davvero – oltre alla adesione convinta dei delegati Fiom – sarebbe stata la mobilitazione delle organizzazioni e delle associazioni promotrici, e l’adesione spontanea dei cittadini e dei lavoratori che in queste settimane hanno invaso le piazze di tutt’Italia. In effetti l’impegno ai banchetti c’è, spiegano dal comitato. Ma c’è un vero «muro del silenzio dell’informazione», quella pubblica innanzitutto, che avrebbe l’obbligo di informare sui referendum scritto nel contratto di servizio. Per questo il comitato chiama i romani a raccolta stamattina a viale Mazzini, alle 11 e 30 davanti ai cancelli Rai, per un flash mob di protesta, «molto pacifico ma anche molto rumoroso». Ieri sera il direttore generale Rai Luigi Gubitosa ha diramato una lettera ai tg e alle reti per chiedere ai suoi di «dare ampio e adeguato spazio informativo alla raccolta di firme in corso in tutta Italia per i referendum popolari». Vedremo nei prossimi giorni chi lo prenderà sul serio.
L’obiettivo ovviamente è il raggiungimento entro fine anno delle 500mila firme necessarie, che per essere depositate «in sicurezza» devono essere 700mila. Al lancio dell’iniziativa, a metà ottobre, il comitato puntava sul milione di firme.
Traguardo nonostante tutto a portata di mano, considerando le mobilitazioni e gli scioperi anti-Monti che si rincorrono nel paese, e lo sciopero del 5 e del 6 dicembre dei metalmeccanici Fiom.
Anche se da un mese a questa parte le condizioni di alcuni soggetti promotori dei referendum sono cambiate, almeno in parte. Il Prc, che raccoglie le firme anche su un proprio referendum per l’abolizione della riforma delle pensioni, macina a pieno ritmo. Stesso dicasi per Alba, alleanza lavoro benicomuni ambiente, e per le firme che arrivano dalle mobilitazioni delle tute blu. Meno a tappeto l’impegno di Sel, che pure raccoglie le firme contro l’art.8 e l’art.18 in tutte le iniziative centrali, ma che in questi giorni è impegnata pancia a terra sulla campagna delle primarie e di Vendola candidato presidente. E assai meno smagliante delle attese è la performance dell’Idv. Ma si capisce: il ciclone che ha travolto Di Pietro ha frenato i banchetti. Per l’Idv, che raccoglie firme anche su due referendum ‘anticasta’ e contro i soldi ai parti – un mezzo paradosso, visto l’arresto del consigliere laziale Maruccio e le polemiche sul patrimonio dello stesso Di Pietro – sono cambiate anche le coordinate politiche: in casa dipietrista il referendum per cancellare la legge Fornero era nato anche come sfida al Pd, che quella legge ha votato in parlamento. Ora invece Di Pietro invita i suoi a votare per le primarie, e chiede a Bersani di includerlo nell’alleanza di centrosinistra. In attesa dei risultati dei gazebo e poi dell’assemblea del 15 dicembre.
«Dicembre sarà un mese di mobilitazione di tutti i comitati», spiega Carmine Fotia, fra i promotori dei quesiti. «A Roma organizzeremo una piazza referendaria sempre aperta, dai primi del mese fino a fine anno, anche durante le feste. Per questo facciamo appello al mondo della cultura, soprattutto a quella autogestita che subito si è attivata sui referendum: il Teatro Valle occupato, il Cinema Palazzo, Cinecittà e il teatro di Ostia».

21/11/2012 12:31 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Daniela Preziosi (Da Controlacrisi.org)

I tanti colori della protesta e la solita opaca risposta

Ci sono due/tre canzoni che risuonano nella testa pensando alle manifestazioni dl 14 novembre ed alla dura repressione di chi ha voluto stroncare sul nascere la partecipazione alla vita pubblica che non deve più appartenere alla politica dei giorni nostri e soprattutto delle generazioni future, almeno secondo i benpensanti del Belpaese. Sulle canzoni ci torneremo dopo…

Non staremo a commentare i giornali dei giorni successivi alle manifestazioni. Il solito suono monocorde di chi pubblica da 40 anni lo stesso editoriale per difendere il potere costituito e per attaccare chi cerca di rovesciare con poche, tante o nessuna speranza le logiche dominanti e prova il proprio assalto al cielo. Si badi bene un assalto al cielo del tutto pacifico.

C’erano lavoratori, pubblici dipendenti, insegnanti, ricercatori, ma erano soprattutto studenti universitari e medi quelli che hanno partecipato e affollato le manifestazioni europee contro l’austerità. C’era ancora ed intatta la possibilità di rinsaldare diversi spezzoni di storia del nostro paese con una coesione intergenerazionale che manca da tempo. Quella stessa coesione che ha sempre provocato un brivido lungo la schiena di chi siede nelle stanze dei bottoni.

Già perché negli ultimi decenni ha fatto breccia l’idea che ciò che manca alle giovani generazioni è stato sottratto loro dai loro padri, dalle loro madri. Le garanzie dei genitori sono il motivo dell’eterna condanna dei figli alla precarietà oppure ancor peggio alla inoccupazione. Tutto questo viene da più parti accettato come un ineluttabile destino e senza nessuna alternativa o possibilità di invertire una rotta tracciata in un solco profondo. La lacerazione intergenerazionale è quello che ha permesso e permette tuttora a chi è in sella di rimanerci dettando le regole a tutti gli altri.

La partecipazione per molti dei ragazzi e delle ragazze nei cortei del 14 novembre era probabilmente una sorta di battesimo della protesta e della partecipazione alla vita pubblica di un paese ormai asfittico e afasico. Si è svolto inoltre in un momento drammatico e probabilmente con pochi termini di paragone con qualsiasi altro periodo storico finora vissuto.

Cortei multicolori, sovrapposizioni di voci, suoni che si confondevano rendendo un vero e variegato arcobaleno la partecipazione a questa ennesima presa di coscienza ed ennesima presa d’atto che gli studenti prima di altri vogliono prendere in mano il proprio futuro quando non addirittura il proprio presente. Un futuro che non è deciso qui in Italia, che non è deciso da un governo tecnico o politico di qualsiasi colore questo sia, ma purtroppo da una tecnocrazia che risiede altrove e che pianifica in altre sedi quello che viene poi applicato in ogni singolo paese.

E non è quindi così peregrino che quando gli interlocutori sono così lontani, anche in una manifestazione, per lunghi tratti pacifica, composta inoltre da molte persone minorenni, si abbia la voglia ed il desiderio di andare ad interloquire con chi detta le regole. Si voglia cioè far sapere a chi decide che sebbene il silenzio assordante stia circondando il clima politico ed il merito delle scelte operate, c’è ancora chi dissente e protesta. C’è ancora chi ha saputo mantenere attivo un sistema immunitario che è stato in grado di produrre anticorpi preziosi contro le ricette neoliberiste che in modo assoluto tendono ad assorbire ogni cosa. L’Europa è nel pieno di una recessione che è frutto delle manovre politiche che la Troika sostiene.

Nascono in questi frangenti gli obiettivi anche solo simbolici quali il superamento di una immaginaria zona rossa, la presenza presso la sede della Banca Centrale Europea, presso gli uffici della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Questi soggetti dettano le linee guida ed i governi nazionali sono meri esecutori. Governi buoni e governi meno buoni provano a ritagliare ancora un piccolo spazio di autonomia per la politica, ma lo stesso finiscono per capitolare di fronte alle continue richieste di austerità.  perché sembra ormai assodato che tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità ! Ma chi lo ha fatto ?  Non certo chi ha continuato a vivere del proprio reddito da lavoro e che oggi forse non sa se potrà godere della pensione maturata. Il nostro governo è un fiero e convinto esecutore della logica dell’austerità  che porta a manovre di tipo recessivo e che conduce in un tunnel da cui non si intravvede alcuna luce da seguire e quindi nessuna via di uscita.

L’uscita non è ancora visibile, ma non sembra nemmeno concretizzarsi una situazione in cui va migliorando la condizione quotidiana che ognuno di noi vive giorno dopo giorno.

Ebbene la risposta che i governi riescono a dare alle istanze di chi manifesta ogni giorno è una risposta che si inquadra solo nell’ambito della logica repressiva. Le richieste e le istanze di chi protesta sono solo un problema di ordine pubblico che va risolto con i soliti modi. Guai ai giovani che si avvicinano alla politica con l’intento di fare scelte e prendere decisioni che possano incidere ed allora in questo caso la violenza e le manganellate delle forze dell’ordine sono addirittura di tipo preventivo. Che non si azzardino i giovani a pensare che siamo in una democrazia in cui poter esprimere pareri, opinioni ed anche dissenso e protesta.

E gli editoriali dei vari giornali che si sbracciano a chi grida più forte contro la violenza nelle piazze dovrebbero fare i conti con questa violenza preventiva, che ha guidato la polizia italiana nelle tante manifestazioni che si sono articolate nelle nostre città. E non saremo a disquisire delle traiettorie dei fumogeni, perché sembra di essere ripiombati all’analisi balistica del proiettile che uccise Kennedy attraversandogli il corpo circa tre volte cambiando altrettante volte direzioni. Oppure potrebbe sembrare di rivivere l’assurda teoria del calcinaccio e del proiettile che lo disintegra a cui abbiamo assistito nel post-omicidio di Carlo Giuliani. Pensiamo che in questi diversivi e in queste digressioni, a cui si prestano in modo supino e prono i mass media di casa nostra, ci sia un po’ tutta la storia di casa nostra. Pensiamo sia un insulto per le normali intelligenze parlare delle traiettorie dei fumogeni. E’ molto più semplice dire che siamo nel pieno di una strategia del terrore che si manifesta ancor prima in chi detiene il potere di fronte all’esasperazione di chi non ha più nulla da perdere.

Una violenza preventiva perché come al solito la partecipazione fa paura e la presa di coscienza di giovani generazioni di un futuro sempre più tetro non deve essere in grado di sfociare con una proposta che in modo costruttivo possa svolgersi attraverso i canali politici e sociali di una nuova lotta di classe che secondo lorsignori è ormai un vocabolo del passato oltre ad essere un retaggio della politica novecentesca. Peccato che Marchionne e i suoi accoliti continuino da sempre a lottare per la loro classe e contro la nostra.

E’ la modernità bellezza direbbero in puro stampo holywoodiano parafrasando gli eroi della celluloide. Quella modernità che ha tappato la bocca ai Magnifici 5 delle Primarie del centrosinistra che non sono ancora riusciti ad esprimere un commento sulla violenza delle forze dell’ordine delle manifestazioni del 14 novembre. Anche Vendola forse sarà distratto dall’approsimarsi di un voto a cui ognuno partecipa ponendo nel proprio Pantheon qualsivoglia persona purché non di sinistra.

E le canzoni tornano a tormentare il pensiero accompagnandolo come una colonna sonora assordante ed è allora il caso di alzare il volume ed ascoltarle soffermandoci sulle strofe di Guccini in Canzone per Silvia e di De Andrè in La Domenica delle Salme:

“… sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è ugugale a morte !”

“… voi avevate voci potenti, lingue allenate a battere il tamburo, voi avevate voci potente adatte per il vaffanculo !”

Oggi è sempre più evidente che il semplice “vaffanculo” non basta più !

Ma se volete la carica giusta ascoltatevi Cyrano del già citato Francesco Guccini. Forse farebbe bene anche a Mario Monti ed alla sua compagnia di giro !

Alternativi a Monti, ma unitari

Si è svolto il 17 e 18 novembre il comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista. La discussione si è sviluppata in continuità con quella svoltasi nell’ultima Direzione Nazionale.
Quindi, rispetto al post precedente, vi sono pochi elementi significativi da aggiungere.
I documenti posti in votazione sono stati tre. Quello proposto dalla segreteria nazionale e approvato a larga maggioranza. Quello proposto da Falce e Martello e quello proposto da Targetti, respinti con una decina di voti a favore.

Per una lista unitaria di sinistra

Larga parte della discussione è ruotata attorno alla proposta politica e cioè quella di lavorare per la costruzione di una lista unitaria di tutte le forze, i movimenti e le soggettività che – a sinistra – si oppongono alle politiche del Governo Monti.
Considero positivo il fatto che sia risultata nettamente prevalente nel dibattito una posizione che punta ad una lista che abbia un ampio spettro politico, rivolgendosi all’Idv, Alba, Sel, De Magistris, Nomontiday.
Così come è importante che, pur prendendo atto dello stallo in cui si trova la Fds, non siano state assunte posizioni di rottura.
Su queste due argomenti – sicuramente i più discussi nel dibattito – sono stati respinti due emendamenti (prima firmataria la compagna Imma Barbarossa) che hanno raccolto 7 voti. In essi si proponeva di togliere il riferimento alle forze politiche con cui costruire la lista e, sulla Fds, si esprimeva un giudizio maggiormente critico.

Rifondazione parte di un progetto

Rifondazione Comunista, quindi, si mette a disposizione per realizzare questo importante obiettivo: evitare che alle prossime elezioni la scelta sia tra chi si riconosce il centrosinistra e il M5S. Vi è la consapevolezza che la strada è contraddittoria e piena di difficoltà, ma anche che lo spazio politico è rilevante e che segnali interessanti che possono andare in questa direzione stanno emergendo. Come Rifondazione partecipiamo con modestia e spirito unitario in questo percorso, ma con la nostra dignità di partito e con la consapevolezza di avere una forza organizzata importante per dare consistenza al progetto medesimo.
In questo contesto è stata confermata l’importanza assoluta che ha la raccolta delle firme per i referendum sul lavoro e sulle pensioni (ad oggi tra i soggetti promotori Rifondazione è quella che ha raccolto il maggior numero di firme). Bisogna incrementare l’impegno poiché il raggiungimento o meno dell’obbiettivo rafforza o indebolisce il progetto su cui stiamo lavorando.
Il Comitato Politico Nazionale ha votato, infine, un Odg di solidarietà con il popolo palestinese e contro l’aggressione del governo israeliano, si invita il Partito a promuovere ovunque iniziative di protesta. Un secondo Odg approvato esprime pieno appoggio alle manifestazioni del 14 novembre, condanna le cariche della polizia e chiede le dimissioni dei ministri dell’interno e della giustizia.

18 novembre, 2012 (dal blog di Claudio Grassi)

Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.170 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

PETIZIONE: “NO VASCHE”

Firma anche tu la petizione "NO VASCHE" promossa dal COMITATO SENAGO SOSTENIBILE. Clicca sull'immagine
Elezioni 2012

Calendario delle pubblicazioni

novembre: 2012
L M M G V S D
« Ott   Dic »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930