Titolo V. Do you remember ?

Recentemente, ma molto sommessamente, in modo che quasi nessuno, nemmeno all’interno del proprio partito se ne accorgesse, Pierluigi Bersani ha confessato che la modifica costituzionale del Titolo V, approvata un po’ in fretta e furia sul finire della legislatura 1996-2001, quella che nacque con il Governo Prodi I, proseguì con due governi D’Alema e terminò con il Governo Amato, fu un tragico errore. Il centrosinistra presentò poi nelle elezioni del 2001 il convincente ticket, per dirla all’americana, costituito dal raccoglitore di margherite ed ex amico di Luigi Lusi, alias Francesco Rutelli, oggi nemmeno più nel Partito Democratico e dall’attuale Sindaco di Torino, Piero Fassino.

La legislatura in questione è sempre quella della rottura tra Prodi e Bertinotti e che vide purtroppo la partecipazione dell’Italia alla Guerra nella Serbia ed in Kossovo. Ma questa è un’altra storia.

La riforma costituzionale del Titolo V è quella che, per intenderci, ha consegnato maggiore libertà, o diciamo così, una certa dose di “federalismo” e una  maggiore iniezione di “autonomia” alle regioni italiane.

La riforma vide l’approvazione da parte del centrosinistra di allora. I comunisti, già allora ed in occasione del referendum confermativo, si trovarono concordi nel respingere una riforma costituzionale decisamente inappropriata. E’ grazie a quella riforma che oggi abbiamo a che fare con il concetto di sussidiarietà. Un termine poco noto probabilmente, ma chiaro dal punto di vista sociale. Secondo questo principio, lo Stato, e quindi l’ente pubblico, non deve intervenire nel garantire un servizio alla cittadinanza, se quel servizio è offerto e gestito da un privato. Il pubblico interviene solo quando vi è carenza di un servizio e cioè quando questo non è offerto da un soggetto privato. Una sorta di welfare assistenziale e caritatevole, piuttosto che uno stato sociale vero e proprio di cui si sente sempre più la mancanza ed il bisogno giorno dopo giorno.

Il buon Bersani ha dovuto confessare l’errore commesso, perché grazie a quella riforma così lungimirante, oggi scopriamo che hanno potuto operare e prosperare i vari Batman Fiorito nel Lazio, piuttosto che le fenomenali e mirabolanti libertà formigoniane in Lombardia. Ma anche in altre Regioni si è assistito ad una gestione molto poco oculata del denaro pubblico.

Le regioni hanno infatti sfruttato l’autonomia concessa loro dalla riforma per farsi a loro volta casta di intoccabili e godere di inenarrabili vantaggi. Se Nicole Minetti godrà un giorno del vitalizio sa che deve ringraziare anche questa riforma…

Certamente una riforma illuminante per la quale ancora oggi ringraziamo il fantasmagorico contributo del centrosinistra.

Proprio sicuro il compagno Vendola di voler fare il vaso di coccio di questa compagnia di giro ??? Proprio sicuri che prima non sia fondamentale unire la sinistra sulla base di valori chiari e certi ai quali tutti riconduciamo il nostro modo di fare politica ??? Proprio certi che la battaglia sui referendum e sui diritti al lavoro e nel lavoro, che comincia il prossimo 13 ottobre, non sia la base anche per ragionare di una nuova alleanza politica a sinistra che nasce da serie proposte politiche e si oppone anzitutto alla Agenda del Governo Monti ???

Sarebbe bello ripartire da qui, ma ognuno sceglierà in autonomia la propria strada. Il Governo Monti l’ha unitariamente ed ulteriormente confermata con l’aumento dell’IVA ed il taglio a servizi sanitari ed alla scuola. Serve altro ??? Da più parti si grida ancora all’ennesima manovra recessiva e depressiva !!! Ma lasciamo queste valutazioni ai dotti economisti, magari per una volta non bocconiani.

Come nota finale è bene aggiungere che la riforma del Titolo V venne approvata, mentre già governava il centrodestra, grazie ad un referendum confermativo svoltosi il 7 ottobre 2001. Votarono allora poco meno di 17 milioni di cittadini rispetto ai quasi 50 milioni di aventi diritto. Ma ahinoi è noto che i referendum confermativi non necessitano di quorum. Comunque quasi il 70% di chi partecipò alla consultazione espresse un voto positivo su quella riforma.

Allora come è noto si faceva la corsa a chi poteva essere o sembrare più federalista degli altri. Oggi per nostra fortuna anche la corsa al federalismo è un gioco andato fuori moda.

E noi l’avevamo già detto allora, ma anche questa è ovviamente tutta un’altra storia !!!

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