a scuola di manganello.

Quale nota, commento, post potrebbe rendere efficacemente il senso di profonda indignazione per le immagini di violenza provenienti dalle manifestazioni degli studenti di oggi?
Il nostro governo continua a dire di aver a cuore il futuro dei giovani, la scuola, l’università, la ricerca… promette tablet, computer, lavagne multimediali, ma non riesce a garantire la sicurezza di molti plessi sul territorio nazionale e ignora sempre di più la situazione dei  docenti precari. Eh si, ci sarà un maxiconcorsone? Per chi? Per i molti abilitati SISS, ora (e forse per sempre…) precari? E il TFA, con i suoi test costruiti in maniera discutibile?
Il ministro Profumo all’inizio del suo mandato ha urlato ai quattro venti di voler instaurare un dialogo proficuo con gli studenti, una cosa non fatta dal suo glorioso predecessore, la Beatissima Gelmini. Eppure, dopo questa dichiarazione al profumo di retorica demagogica, nulla è stato fatto, anzi si è registrata una sostanziale continuazione della precedente linea di governo. Da mesi, anzi da anni, le nostre scuole e le nostre università pubbliche languono per i continui tagli, che impediscono di garantire un servizio adeguato a tutti. Pare che il diritto allo studio stia diventando sempre più un miraggio, soprattutto in università dove gli standard qualitativi della didattica e dei servizi sono sempre più bassi, accanto ad un preoccupante innalzamento delle tasse.
Molti corsi di laurea seri e formativi si trovano in difficoltà (e non quei supposti corsi da due o tre persone inventati dalla Gelmini per giustificare i suoi tagli!) per mancanza di personale e per una consequenziale scarsità di studenti. E’ oramai conclamato che i governi hanno chiuso il rubinetto a materie  particolari: le scienze dure (la fisica, la chimica, la matematica, la biologia), le lettere e la filosofia. E non è casuale che si tratti di ambiti di disciplinari non prontamente consumabili e spendibili, anche se assolutamente indispensabili per il progresso materiale (le scienze pure) e spirituale del nostro paese.

In questo contesto si sono mossi i molti giovani, che hanno occupato le strade delle principali città del nostro Paese manifestando il proprio disappunto per le politiche scolastiche del nostro governo. Un paese sano e fondato su una Costituzione nata dalla lotta contro un regime autoritario dovrebbe (ahi, purtroppo usiamo troppi condizionali!) assolutamente rifuggire la violenza quando qualcuno cerca di mostrare pubblicamente il proprio malcontento. Come da buona tradizione dei nostri governi l’intervento violento e autoritario della nostra amata polizia si è fatto sentire, ed ecco scudi, elmetti e manganelli contro giovani maggiorenni e minorenni. Ovvio, con il pugno dure e l’autorità si rimettono in riga gli studenti debosciati e disubbidienti in disappunto con il governo. Un governo “democratico” deve ricorrere alla violenza autocratica quando ci sono dei giovani che osano chiedere una scuola buona e per tutti!!! La violenza dello Stato è totalmente giustificata quando il popolo tenta di farsi sentire, perché non ritornare ai buoni e sani rimedi del Generale Bava Beccaris???? Massì meglio reprimere i giovani, bisogna cominciare sin da subito, perché una volta che le loro menti saranno ben formate e mature non ci sarà più nulla da fare: nessun taglio di denaro riuscirà a soffocare gli spiriti.
La gravità della repressione aumenta quando ci riferiamo a dei minorenni feriti. Non è normale che la polizia dello Stato picchi, come un padre autoritario ed eccessivamente severo, dei minorenni; in un paese veramente civile le autorità, venute a sapere di tale violazioni alla legge, si muoverebbero per fare chiarezza riguardo l’accaduto. Non mi pare che nessun dirigente della polizia si sia mosso per prendere provvedimenti contro chi ha deciso di percuotere un quindicenne (cosa che non si saprà mai, perché la polizia non ordina agli agenti in servizio di mostrare il proprio nome), la legge anche in questo caso andrebbe rispettata, non credo si possa in nessun modo fare violenza fisica su un minorenne. Nella tristezza dell’accaduto ciò che viene a galla in modo evidente e perentorio è l’incapacità di questo governo (eh beh, anche degli altri) di attuare delle politiche scolastiche veramente al passo con i tempi, ma soprattutto vicine alle persone che vivono la scuola e l’università. Le foto degli scontri mostrano ancora la rigidità di uno Stato autoritario, incapace di un dialogo costruttivo ed educativo con i giovani e il fallimento di un governo impopolare e altamente dannoso.
Le manganellate di oggi non si possono in alcun modo tollerare e giustificare, sia per il fatto che la polizia avrebbe dovuto sapere che molti manifestati sarebbero stati minorenni, sia per il fatto che la disubbidienza non si punisce né con il manganello, né con gli arresti. Come alcuni hanno già scritto, in casa nessun genitore sano penserebbe di prendere a botte un figlio che imbratta un muro e se lo facesse verrebbe giustamente punito. Quello che il governo non ha capito è l’ansia e la preoccupazione dei giovani che vedono un futuro sempre più incerto e cupo, senza speranza, senza lavoro e senza alcuna possibilità di felicità.
Da studente mi sento vicino a tutti i miei compagni che sono scesi in piazza, più che vicinanza è stima, perché hanno avuto la forza, l’intelligenza e la consapevolezza di dire ciò che non va, questa è vera passione per la scuola e chi la ha non deve essere essere punito, piuttosto deve essere elogiato e premiato!

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