Archivio per ottobre 2012

#OCCUPYEUROPE

14 novembre – #occupyeurope

Alcune settimane fa, all’indomani della convocazione da parte della Fiom dello sciopero metalmeccanico per il 16 novembre, abbiamo aperto nel nostro portale la discussione intorno alla possibilità che questa giornata fosse fatta propria anche da altri settori sociali per allargare e rendere condivisa la critica nelle piazze alle politiche del Governo Monti.
Dopo pochi giorni si crea un nuovo scenario: a livello europeo viene lanciata la mobilitazione del 14 novembre, a partire dalla convocazione dello sciopero generale in Grecia, Spagna e Portogallo.
Una data che viene fatta propria anche dalle reti e dai movimenti sociali europei, come discusso nell’incontro promosso da Blockocupy a Francoforte e come verrà approfondito nel prossimo meeting Agora99 a Madrid, per rendere visibile la necessità di un’azione comune nel nostro continente contro le politiche di austerity.
Ci è sembrato importante immediatamente, proprio per partire sempre dalla realtà di ciò che accade, offrire un nuovo spunto di discussione perchè anche in Italia ci si unisse alla protesta europea. Per questo abbiamo intervistato chi come i Cobas aveva per il 14 novembre convocato lo sciopero, abbiamo ospitato interventi come quelli dei coordinamenti studenti medi che stanno iniziando a ragionare su come portare le loro mobilitazioni a partire dal 14 fino alla data del 17 novembre, storicamente una giornata internazionale di mobilitazione sul tema della formazione, abbiamo continuato a interlocuire con la Fiom sul fatto che spostare la data della loro convocazione dal 16 al 14 sarebbe stato un segnale concreto della ricerca di un agire comune.
Nei giorni scorsi molte altre realtà, ad esempio quelle che stanno promuovendo il Forum Firenze 10+10 così come chi è sceso in piazza il 27 ottobre, hanno sottolineato l’importanza della mobilitazione per il 14 novembre e ieri è arrivata la notizia della convocazione da parte della CGIL di 4 ore di sciopero da realizzare a livello locale nella giornata del 14.
A questo punto è evidente che si apre una reale possibilità: che il 14 novembre anche in Italia ci si unisca alle mobilitazioni europee. Che questa giornata, fuori dai ritualismi di facciata, possa dare corpo concreto nelle piazze e nelle mobilitazioni alla movimentazione sociale ampia ed articolata di cui c’è necessità a livello europeo. Nessuna lotta da sola può costruire l’alternativa di cui abbiamo c’è bisogno.
Dentro questo nuovo scenario è evidente che anche la Fiom può dare un proprio contributo decidendo definitivamente di spostare il proprio sciopero al 14, mantenendolo di 8 ore e contribuendo così alla battaglia perchè lo sciopero generale diventi per tutti di 8 ore, oppure decidere, invece, un percorso solitario. A loro la scelta.
Per quanto ci riguarda offriamo ben volentieri il nostro portale nelle prossime settimane all’arricchimento della giornata del 14 novembre, perchè i temi del reddito, dei diritti, della difesa dei beni comuni siano agiti nelle piazze e nelle mobilitazioni, perche #occupyeurope sia un percorso concreto fatto di riapropriazione di quella ricchezza che nel nome della crisi ci viene quotidianamente espropriata, perchè il 14 novembre sia di tante e tanti nelle strade dell’Europa che vogliamo.

31/10/2012 14:12 | POLITICAITALIA | Fonte: globalproject.info (Da Controlacrisi.org)
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“Salviamo il paesaggio!” Dal Comune NESSUNA risposta

Uno dei punti centrali del nostro programma era di far sottoscrivere al Comune di Senago la campagna promossa dal forum nazionale di “Salviamo il paesaggio”, con la quale si chiedeva di eseguire un censimento del proprio territorio al fine di individuare gli immobili, residenziali ed industriali, sfitti o inutilizzati e quindi determinare il reale fabbisogno abitativo e di industria in Senago.

Nel febbraio di quest’anno è infatti partito ufficialmente il censimento proposto e, come per tutti i comuni d’Italia, anche al Comune di Senago è stata inviata la richiesta di adesione da parte del Forum Salviamo il Paesaggio, precisamente il 7 marzo e rinnovata il 15 giugno ed il 15 settembre di quest’anno.

Nell’attesa di un responso che provenisse dal Sindaco e dalla nuova giunta insediatasi in primavera, ci siamo comunque mossi in collaborazione con il Comitato Senago Sostenibile per costituire un referente del forum anche a Senago che è stato identificato ufficialmente nel Comitato stesso.

Ai primi di settembre, oramai prossimi al termine della scadenza per quanto riguarda la riconsegna dei moduli del censimento da parte del Comune e non vedendo alcuna risposta ufficiale, abbiamo avanzato direttamente come SinistraSenago, Federazione della Sinistra e Senago Bene Comune, un’ISTANZA al Sindaco ed al Presidente del Consiglio, nella quale si invitava a dare comunicazione circa lo stato della pratica, chiedendo altresì di informare il Consiglio Comunale sull’iniziativa, ed esortandoli infine ad attivare l’immediata raccolta censuaria qualora non fosse già stato fatto. Era il 19 settembre 2012.

Purtroppo ad oggi non ci è pervenuta nessuna risposta.

Siamo in ogni caso convinti che questo sia il più importante e fondamentale strumento di ausilio alla stesura del PGT che proprio in queste settimane è al centro del dibattito politico, dalle voci di paese alquanto aspro, interno alla maggioranza.

Questo strumento sarà in grado di definire se vi sarà o meno la necessità di pensare ad un’ulteriore espansione urbana di Senago il cui territorio è oramai giunto al suo punto più critico, in quanto risulta tra i più urbanizzati della provincia di Milano, e probabilmente sarà in grado di decifrare la situazione di collasso a cui oramai è giunto.

Riteniamo quindi la NON risposta un elemento di pesante gravità e denunciamo la assoluta mancanza di trasparenza da parte della giunta. Enfatizziamo con questo il loro demerito nel non voler considerare degna di considerazione la nostra istanza politica presentata nei termini e modi previsti dallo Statuto del Comune e volta a dar voce a quella parte di popolazione che comunque ci ha scelti a rappresentarla e verso cui abbiamo il dovere di dare risposta.

La giunta e la maggioranza che la sostiene stanno in questi giorni dibattendosi per formulare in un mese quello che in sei anni nessuno è riuscito a fare. Sarà sicuramente un pessimo PGT, come alcuni di loro hanno già definito, e saremo pronti a far fronte contro qualsiasi forma di CONSUMO ED ATTACCO AL TERRITORIO.

I goffi tentativi che stanno attuando, indirizzati a far credere che anche loro vogliono fermare il consumo di suolo, si scontreranno a breve con la realtà del PGT che presenteranno e che conterrà per l’ennesima volta la conversione di territorio vergine in spazi per edificare.

Come alcuni hanno già detto in consiglio comunale, la speculazione è tutt’ora in atto. Ma di questo torneremo a parlarne in prossimi articoli.

SinistraSenago – Federazione della Sinistra – Senago Bene Comune

27 OTTOBRE

« ora abbiamo rotto il silenzio»

IL CORTEO/ MOLTEPLICITÁ DI SOGGETTI, UNA SOLA LINEA
ROMA. Dai lavoratori dei sindacati di base agli insegnanti precari, dai militanti di partiti e forze della sinistra comunista agli studenti universitari e medi, fino ai comitati territoriali e i movimenti per il diritto all’abitare. È davvero impossibile elencare tutte le realtà che ieri pomeriggio sono scese in piazza a Roma per il «No Monti Day». Decine di migliaia le persone, 150 mila per gli organizzatori, comunque molte di più di quelle previste. «Un vero successo che sconvolgerà la politica italiana», per usare le parole di Giorgio Cremaschi, leader della Rete28Aprile Cgil, che, al termine del corteo, dal palco di una Piazza San Giovanni stracolma di gente ha affermato: «oggi l’Italia rientra in Europa a fianco dei popoli che lottano contro le politiche di austerity imposte dalle banche e dalla finanza internazionale».
Alle 14 e 30, orario «formale», la testa del corteo ha già lasciato Piazza della Repubblica. In apertura, il Comitato 16 Novembre Onlus dei malati e disabili gravissimi che in cinquanta, da ormai una settimana, stanno facendo lo sciopero della fame per «chiedere al governo di ripristinare un piano per l’autosufficienza». Subito dietro, lo striscione «Con l’Europa che si ribella. Cacciamo il governo Monti», sostenuto da diversi esponenti della sinistra e dei sindacati di base, tra cui Paolo Ferrero, il segretario di Rifondazione, Vittorio Agnoletto, Pierpaolo Leonardi e Fabrizio Tomaselli coordinatori dell’Unione sindacale di base (Usb) e Piero Bernocchi, leader dei Cobas, che ha sottolineato «Monti ha fallito perché da un anno a questa parte, con le sue politiche, la crisi si è aggravata, il debito è aumentato mentre è continuato il massacro dei lavoratori e il taglio di redditi e servizi». All’altezza di Santa Maria Maggiore, una via Cavour in salita permette una visuale privilegiata sul fiume di gente in corteo la cui coda rimarrà ferma in Piazza della Repubblica almeno fino a quando la testa oltrepasserà metà del percorso. A colpo d’occhio colpiscono le bandiere rosse. Tantissime quelle dell’Usb in piazza con uno spettro di categorie da «sciopero generale», dalla sanità ai trasporti ai pompieri, con delegazioni da tutta Italia. Numerose quelle di Cobas e Cub. Sparse tra la folla, le bandiere bianche No Tav e quelle blu dell’acqua pubblica. In piazza anche i lavoratori Ilva di Taranto, con i delegati Usb «dentro alla nostra fabbrica da soli due mesi», arrivati a Roma per il No Monti Day «per opporsi a chi vuole mettere la nostra salute e quella delle nostre famiglie contro il nostro lavoro».
Contro il governo Monti anche il comitato emiliano Sisma.12, «perché ci hanno tagliato il diritto a ricostruire le nostre case», e chi da un anno si oppone «alle politiche di austerità e del fiscal compact» come il movimento Rivolta il debito di Sinistra Critica e il Comitato No Debito.
Ma non solo lavoro e politica. L’opposizione al governo vede una mobilitazione davvero ampia. Ci sono i movimenti per il diritto all’abitare, con l’auspicio che «nei prossimi mesi il percorso vada verso un radicamento ulteriore del conflitto nei territori». Centinaia gli studenti universitari e medi, partiti la mattina dall’università La Sapienza, e confluiti, dopo essere «passati» da Piazza San Giovanni, in un corteo «selvaggio» che ha occupato la vicina tangenziale per poi bloccare per diversi minuti l’autostrada A24 prima di tornare all’università. «Vogliamo rompere la cappa di immobilismo che sta vivendo l’Italia» hanno affermato annunciando una settimana di mobilitazione, dal 14 al 17 novembre, «in occasione del primo ‘sciopero europeo’, che si terrà proprio il 14 novembre». Vicini agli studenti anche i precari della scuola che oggi saranno davanti al Ministero dell’Istruzione per un flash mob di protesta, mentre per il 10 hanno indetto un corteo romano, invitando tutte le altre città a fare altrettanto, per «contestare le politiche sulla scuola».
Da quando la testa del corteo arriva a Piazza San Giovanni, la gente continua a confluire per molto tempo. «Siamo più tanti di quelli della piazza della Camusso», ironizza dal palco Pierpaolo Leonardi (Usb) sintetizzando la contrarietà condivisa da tutti i presenti sulla scelta della Cgil di non indire lo sciopero generale per il 14 novembre, come invece fatto dai principali sindacati in Spagna, Grecia e Portogallo. E l’opposizione sociale scesa in piazza ieri ripartirà proprio il 14 quando, come negli altri paesi, «andremo davanti al Parlamento della Repubblica italiana per protestare. Il nostro percorso è appena iniziato».
Da Controlacrisi.org (28/10/2012 09:30 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: YLENIA SINA)

TUTTI ALL’ HARDISCOUNT

 Altro che cuneo fiscale! Tra retribuzioni e inflazione c’è un baratro. Presi d’assalto gli hardiscount

A settembre le retribuzioni contrattuali orarie frenano. Rispetto al mese precedente risultano quasi ferme, crescendo infatti solo dello 0,1%. L’inflazione, invece, viaggia ben oltre il 3% (3,2%). Rispetto a settembre 2011 le buste-paga registrano un +1,4% ma solo in virtù di quei pochi contratti rinnovati. La gran massa infatti sono fermi. Anzi, proprio immobili visto che la media dell’attesa ha fatto un balzo di dodici mesi passando da 21 a 33. A dare una lettura “tecnica” è l’Istat. L’istituto di statistica, in un’altra tabella, parla del calo delle vendite al dettaglio che segnano un meno uno per cento. Crescono soltanto, e di quasi due punti, le vendite al dettaglio di discount e hardiscount. Un sintomo di come la crisi sta rivoluzionando i consumi. Per il Codacons il divario che si e’ formato tra le retribuzioni contrattuali orarie e l’inflazione a settembre, come registrato dall’Istat, comporta per ”una famiglia di tre persone una perdita del potere d’acquisto equivalente a 629 euro. Questa tassa invisibile sale ovviamente per le famiglie piu’ numerose. Per una famiglia di quattro persone e’ una stangata pari a 693 euro”. I calcoli li fa il Codacons, l’associazione dei consumatori. ”I consumi stanno crollando – prosegue – proprio perche’ l’unica cosa che non viene piu’ adeguata all’inflazione sono le retribuzioni. Tutto il resto, invece, a cominciare dalle tariffe pubbliche, salgono ogni anno e spesso, piu’ dell’inflazione”. Gli aumenti tariffari più consistenti si sono registrati proprio per beni e servizi primari quali acqua, rifiuti, luce, gas e trasporti pubblici: una stangata pari a 234 euro su base annua: 23 per i rifiuti, 16 per l’acqua, 60 per l’elettricita’, 123 per il gas e 12 per il trasporto pubblico locale. Si tratta di spese obbligate che incideranno pesantemente anche sulle famiglie gia’ in difficolta”’. Per questo, secondo il Codacons, ”se il Governo si ostina a bloccare la rivalutazione delle pensioni e delle retribuzioni dei dipendenti pubblici dovrebbe congelare anche tutti gli altri aumenti, dalle multe per le violazioni al codice della strada alle tariffe degli enti locali, dal canone Rai ai pedaggi autostradali”.

25/10/2012 13:05 | LAVOROITALIA | Autore: fabio sebastiani (Da Controlacrisi.org)

 

ROSSA O BLU ?

Bersani e Hollande, pillola rossa o pillola blu

Ieri Bersani si è incontrato con Hollande, foto e strette di mano e nulla di più. Leggendo le dichiarazioni congiunte riportate sul sito del PD ci vengono in mente le generiche frasi dei summit europei, dove si afferma tutto ed il contrario di tutto mentre il macello sociale va avanti indisturbato. Una parola finale però – pronunciata da Bersani – ci ha gelato il sangue, perchè è la stessa che Napolitano ha usato qualche giorno fa: disciplina . Napolitano dall’Olanda ha parlato di “disciplina fiscale imperativa” per il nostro paese e Bersani l’ha utilizzata inserendola in una frase in cui rilancia l’orizzonte eruopeo “di maggior integrazione, disciplina, ma anche di politiche economiche e fiscali”. Una frase del genere in un incontro internazionale è un messaggio rivolto non tanto all’Italia, ma al resto del mondo, o per meglio dire ai mercati che devono essere rassicurati. Il mese scorso Hollande ha ratificato il Fiscal Compact completando così di fatto la nuova architettura istituzionale europea. Leggendo queste dichiarazioni ci pare di capire insomma che nonostante le sberle prese in questi anni i “progressisti europei” siano ancora del tutto interni alla logica del social liberismo.

Dovendo riassumere, siamo ancora ancorati all’infelice ossimoro “rigore e crescita”, all’interno del quale la funzione dei progressisti è quella di cercare di redistribuire i sacrifici mentre nel vecchio continente le ricchezze salgono costantemente dal basso verso l’alto, e si allarga il burrone tra paesi periferici e paesi centrali.
In questo quadro appare francamente desolante che una parte della sinistra italiana si metta in preghiera abbassando le ginocchia a Bersani sperando di costruire un varco nel prossimo Governo. Il nostro paese nei prossimi anni sarà di fatto commissariato, con una disoccupazione di massa e in piena recessione, in un quadro di debolezza nel livello continentale che impedirà qualsiasi elemento di contrattazione. Il rischio concreto che l’industria italiana sia cannibalizzata da quella trans nazionale è più che serio, ed è puro avventurismo mettere la “sinistra” dalla parte di chi attacca le classi popolari in nome della difesa dell’Europa della Troika. Bersani ha ragione nel dire che occorre interrompere il circuito perverso tra “ recessione e austerità che sta mettendo in difficoltà tutta l’Europa”, ma questo non si fa come dice lui aggiungendo un po’ di lavoro sopra il macello sociale, ma rifiutando il rigore imposto dal Fiscal Compact per ridare dignità al lavoro. Queste due letture non sono la stessa cosa, ma descrivono due polarità inconciliabili per affrontare la crisi.

Ora non resta che scegliere da che parte stare.

Pillola blu ti svegli domani e non ricordi nulla e voti alle primarie, pillola rossa scendi in piazza il 27 ottobre e scopri quant’è profonda la tana del bianconiglio

26/10/2012 13:03 | POLITICAITALIA | Autore: Piobbichi Francesco (Da Controlacrisi.org)

Lettera/denuncia: “Io, insegnante precaria, contesto questa riforma che snatura il nostro lavoro”

Lettera/denuncia: “Io, insegnante precaria, contesto questa riforma che snatura il nostro lavoro”

 Sono un’insegnante precaria abilitata, capitata quest’anno in un Istituto Comprensivo in provincia di Varese. Dico “capitata” perché il tipo di scuola in cui ho sempre insegnato (i licei) non è lo stesso in cui mi trovo ora a lavorare, la scuola secondaria di I grado (ex scuola media). Chi di scuola e di reclutamento degli insegnanti non si intende potrebbe pensare che in fondo non cambia molto, si tratta comunque di insegnare e lo stipendio è il medesimo. In realtà insegnare alle scuole superiori e lavorare alle scuole medie non è la stessa cosa, sia per la differenza d’età dei ragazzi, sia per il tipo di lavoro, più orientato all’educazione nella scuola media, più centrato sull’istruzione in quanto tale nei licei. Se fosse solo questa la differenza, per un anno mi potrei anche adeguare, sebbene le mie competenze non siano quelle necessarie a lavorare con i bambini. Il problema più grosso è che scuole diverse fanno capo a graduatorie diverse e ciò significa che il punteggio di quest’anno di servizio non potrò farlo valere sulla mia graduatoria di riferimento, nella quale, forse, un giorno sarei passata di ruolo.
Se oggi svolgo con difficoltà un lavoro che non è il mio, sul quale non ho investito negli anni della formazione e per il quale non ho sviluppato alcuna professionalità è solo a causa dei ripetuti ed inarrestabili tagli alla scuola pubblica, operati dalla riforma Moratti prima e Gelmini poi, che hanno fatto sì che all’aumentare del mio punteggio e della posizione in graduatoria non sia corrisposto un miglioramento nelle reali possibilità di lavoro. La recente riforma della scuola superiore (nient’altro che un drastico taglio alle ore di lezione e l’aumento spropositato di alunni per classe) ha ridotto non di poco l’organico docente e i primi a perdere il posto sono stati naturalmente i precari. Se all’inizio della carriera avevo la certezza di ricevere un incarico annuale in qualche liceo (magari a più di 40 km da casa, ma non importava perché insegnare era bello…), ora che ho maturato più di 100 punti devo “accontentarmi” delle medie e ringraziare perché almeno ho un posto di lavoro.
Il mio lavoro però non è solo mio, perché è un lavoro che si riversa ogni giorno sugli alunni, che hanno diritto ad avere insegnanti formati per dialogare con loro. Io insegno letteratura, italiana e latina; all’università e alla SSIS ho dedicato la maggior parte del mio impegno all’insegnamento del testo letterario. In questi anni ho preparato ragazzi già maggiorenni all’Esame di Stato; ho insegnato a scrivere saggi e articoli di giornale; ho messo a confronto la quotidianità dei giovani con le opere letterarie; ho posto il pensiero critico al centro del mio insegnamento. Come posso all’improvviso parlare con i bambini appena usciti dalla scuola primaria? Non mi ritengo troppo brava per insegnare alle medie, dico solo che bambini e preadolescenti hanno capacità ed esigenze diverse da quelle che ho imparato a trattare.
Se fossi solo io in questa situazione, mi riterrei semplicemente sfortunata, ma con me ci sono migliaia di persone che da quando è partita la riforma devono reinventarsi una professionalità. In provincia di Varese la situazione è tale per cui persino diversi docenti di ruolo perdono il posto e i loro esuberi si riversano inevitabilmente sui miseri posti dei precari, ai quali non restano più nemmeno gli “spezzoni” di poche ore.
A questo si aggiungono nuove ingiustizie ogni giorno: da un lato l’umiliazione di dover nuovamente dimostrare, nonostante le tre abilitazioni conseguite e gli anni di servizio serio e proficuo, di meritare di svolgere questo lavoro (mi riferisco al “concorsino”); dall’altra parte il rischio di non insegnare affatto, né alle medie né altrove, grazie al provvedimento che estenderebbe l’orario di cattedra da 18 a 24 ore settimanali. Se l’applicazione di questa norma per i colleghi a tempo indeterminato si traduce in un aumento del carico di lavoro senza alcuna retribuzione aggiuntiva, per i docenti precari ha conseguenze ben più drammatiche, poiché con 6 ore in più tre insegnanti di ruolo possono sostituire un quarto insegnante precario, divenuto ormai non solo inutile, ma addirittura di troppo. (che l’orario arrivi “solo” a 20 o 21 ore – come annunciato di recente – cambia i numeri ma non la sostanza: migliaia di persone perderanno comunque il posto di lavoro).
I precari abilitati sono già vincitori di concorso, alcuni dell’ultimo indetto (1999), altri attraverso le SSIS, i cui esami finali hanno valore concorsuale. Erano concorsi abilitanti, non a cattedra, ma davano accesso ad una graduatoria finalizzata all’assunzione, graduatoria il cui punteggio deriva sia dal voto del concorso, sia dal lavoro svolto, unendo le conoscenze disciplinari alla professionalità sviluppata. Ma il Ministro ha altre idee sulla valutazione del merito… ad esempio predisporre una prova preselettiva su discipline che la maggior parte dei docenti non ha studiato all’università né alla SSIS. E si vocifera che la graduatoria derivante dal concorso potrebbe annullare quella ora in vigore, spazzando via tutto il merito davvero conseguito! Anche l’eventualità del “doppio canale” per le future assunzioni (50% dalle graduatorie e 50% dal concorso) sarebbe un’ingiustizia, perché ognuno di noi si troverebbe davanti il doppio dei colleghi. E la logica perversa del concorso, finalizzato all’assunzione, va poi a scontrarsi col la norma delle 24 ore, che prevede al contrario dei tagli!
Le conseguenze di questa norma per i precari sarebbero irreversibili, mentre questi insegnanti continuano ad istruire, con passione e fatica, i figli di coloro a cui non viene detto cosa sta accadendo nella scuola pubblica italiana. Anche questo provvedimento, infatti, ha solo ragioni economiche, come dichiara il Ministro: «I tagli saranno 182 milioni su un bilancio della scuola che è intorno ai 36 miliardi. Vuol dire che i tagli saranno appena lo 0,5 % del totale. Non mi sembra affatto un salasso». Ma il salasso non è in termini di denaro: si stima infatti che la nuova norma causerà la “non chiamata” e quindi il licenziamento di quasi 30.000 persone. Le conseguenze didattiche non tarderanno a farsi sentire, visto che 6 ore in più non significano banalmente 6 ore in più seduti alla cattedra, ma si traducono in due o tre classi in più da seguire, in quasi cento alunni a cui dedicare sempre meno tempo ciascuno.
È il limite della democrazia subire le scelte di chi è stato votato da altri. Oggi però in Italia subiamo le scelte di chi non è nemmeno stato eletto. Non esistono governi autenticamente tecnici, perché le scelte sono sempre ideologiche e le scelte di questo governo appaiono in piena continuità con quelle dei governi che hanno varato le riforme Moratti e Gelmini: un preciso intento di cancellazione della scuola pubblica, che ha formato tante menti capaci e appassionate ma che ora non servono al Paese. Provocatoriamente mi verrebbe da dire ai miei ex alunni, ormai all’università, di non perdere tempo a studiare, perché oggi in Italia non ne vale la pena. Però, come insegnante, resisto e non lo dico.
Alessandra Scurati

NO MONTI DAY

 No Monti day, cresce il corteo censurato

Nessun media mainstream ne parla ma la manifestazione contro l’austerity di sabato prossimo raccoglie adesioni e speranze.

L’adesione al No Monti Day si sta diffondendo ovunque. Assemblee, riunioni, messaggi per la rete, tutto fa pensare che sabato ci sarà un evento in un paese che finora è stato il più passivo d’Europa. Ma la notizia della manifestazione non esiste per l’informazione ufficiale. Un convegno di 30 persone di qualche organizzazione con agganci nel palazzo ha molto più spazio, per noi nulla perché?

23/10/2012 11:05 | POLITICAITALIA | Fonte: CONTROPIANO.ORG | Autore: Giorgio Cremaschi (Da controlacrisi.org)

La prima ragione sta nel sostegno pressoché unanime che i mass media danno al governo. Tutti i quotidiani eccetto tre e tutti i telegiornali eccetto nessuno sono portavoce di Monti e del suo doloroso ma inevitabile operare. Non c’è mai stata in Italia una tale informazione di regime, gli anni di Berlusconi al riguardo sembrano libertari.

Questo dimostra quanto sia logorata oggi la nostra democrazia, ove un governo privo di legittimazione popolare è al tempo stesso causa ed effetto di una riduzione delle libertà fondamentali. Il regime montiano, il pensiero unico nell’informazione è al tempo stesso espressione di una regressione cominciata con Craxi e proseguita con tutti i governi della seconda repubblica, ma anche manifestazione di una volontà di dominio dei poteri forti tutti schierati con il governo.

Si può anche constatare come l’efficacia di questa potenza di fuoco a favore di Monti sia relativa. Partito con un consenso del 71% quando fu nominato e acclamato salvatore della patria, il presidente del consiglio è precipitato al 37% anche se il regime dà buona prova di stupidità esaltando il fatto che comunque egli è davanti a qualsiasi politico. È che gara è?

Dall’altra parte ci sono gli orrori e il disfacimento della casta, mentre il movimento 5 stelle raccogli consensi che non possono più essere nascosti. Quello che in realtà si vuole testardamente affermare è ciò che Monti proclama tutte le volte che va all’estero. Ove ha più volte dichiarato che gli italiani ce l’hanno coi politici non con lui, e che accettano i sacrifici a differenza di tutti gli altri popoli europei.

E qui c’ è il succo del pensiero unico che ci governa. Nel paese del gattopardo si può cambiare tutto, purché non cambi nulla di ciò che conta davvero. Le politiche di mercato e rigore non hanno alternative, come affermava anni fa la signora Thatcher. Chiunque governi dovrà continuarle. Per questo ogni tentativo di costruire una opposizione a Monti che lo contesti in quanto espressione della politica conservatrice europea, va censurato.

Ci possono essere le singole lotte, più o meno disperate, si può scendere in piazza per il lavoro, con ministri sfacciati che chiedono di partecipare. Ma non si può dire via il governo Monti, basta con le politiche europee che stanno estendendo a tutto il continente il massacro greco. Da noi è questa opposizione che non ha cittadinanza, a differenza che in tutti gli altri paesi sottoposti alle ricette di Draghi, Merkel e Monti.

Qui emerge l’altra faccia del regime. Leggendo la carta d’ intenti firmata dai candidati alle primarie del centrosinistra si resta sconcertati per la banalità e la retorica bolsa di un testo che pare fatto apposta per non discutere sul serio. Francamente non si capisce come una persona acuta come Tabacci possa lamentarsi. Quel testo è pura cultura democristiana, grandi valori e pochi impegni concreti da cui non si sgarra. Che, guarda caso , sono i brutali vincoli di bilancio messi nella Costituzione e negli accordi per il fiscal compact. Si dice che si vuol andare oltre Monti, accettandone però tutti i vincoli e gli impegni assunti. Quante ridicole chiacchiere.

Si capisce così la convergenza di interessi che porta a cancellarci. Da un lato coloro che vogliono affermare l’assenza di alternative alla politica dei tecnici. Dall’altro coloro che vogliono presentarsi come speranza e cambiamento, avendo già sottoscritto di non cambiare davvero niente. Si capisce allora perché diamo fastidio e vogliono impedirci di esistere. Noi smascheriamo il trucco. Ma noi invece esistiamo e dal 27 ottobre cominceremo a riavvicinare l’Italia a quell’Europa che lotta contro Monti Merkel e tutti coloro chi li sostengono.

AVANTI TUTTA !

La raccolta firme in difesa del mondo del lavoro rappresenta una straordinaria occasione non soltanto per difendere il principio che non si può accettare la compressione dei diritti, ma anche per identificare e rilanciare il mondo del lavoro come soggetto vitale della e per la democrazia. Ed in ultima analisi è questo anche il migliore antidoto a quel senso diffuso di scollamento e rifiuto verso la politica che troppo frettolosamente viene spesso identificato nella generica formulazione dell’antipolitica.

La modifica dell’art.8 ci ha parlato di una stagione di declino, dove fu messo in atto da un berlusconismo alle sue fasi terminali il maldestro tentativo di ultima supplica verso i poteri forti per evitare la sua cacciata. Si è provato a barattare, perché di questo si è trattato, la possibilità di derogare la contrattazione nazionale in cambio di una maggiore clemenza nei tempi del redde rationem all’interno del capitalismo nostrano. Ma oltre a non essere servito ad evitare l’arrivo di Monti, il fatto gravissimo che tutto ciò ha invece prodotto è stato di aver portato il metodo Marchionne da eccezione a regola, e dunque la possibilità che uno strappo violento alla logica della contrattazione tra le parti sociali a livello aziendale abbia maggiore valore di un accordo nazionale. Un vero e proprio atto di prevaricazione della parte più forte su quella più debole: dobbiamo ristabilire il principio che i diritti devono essere certi per tutte e tutti ed inseriti in un’unica cornice non derogabile da nessuno.

Nell’assalto all’art.18 c’è stato invece una definitiva presa di coscienza da parte di quelli stessi poteri che, incassato il successo dell’operazione Monti, hanno deciso di varcare e ampliare la breccia che si era prodotta. E dunque su questo tema sono intervenute tutte le armi di distrazione di massa conosciute; si passa quindi da “è un atto per l’occupazione perché a maggiore facilità di uscita corrisponde maggiore possibilità d’entrata” (smentito puntualmente ad ogni rilevazione effettuata sul mercato del lavoro), al sempre valido “ce lo chiede l’Europa (ulteriore falsità, considerate le tutele previste nei principali Paesi della Ue)”. La verità è che in assenza della piena funzionalità dell’art.18 si pone in essere l’ennesimo ricatto, quello dell’imporre la scelta inaccettabile tra lavorare o avere diritti, producendo nei fatti una sterzata in senso autoritario in ogni luogo di lavoro.

Di fronte a questo duplice attacco è necessaria una risposta forte da parte delle molte anime della sinistra, assieme ad una nuova stagione di lotta e di protagonismo sindacale. Questi sono i temi naturali, per così dire, dove coagulare sull’obiettivo comune tutte le forze che ad oggi troppo spesso hanno frammentato le rispettive organizzazioni anziché unirle per far fare un passo avanti a tutti. La presentazione di questi quesiti e il lancio della campagna #lottoperildiciotto è il primo grande segnale di questo cambiamento possibile e necessario, dove le uniche stelle di riferimento devono essere quelle del lavoro, dei diritti e della dignità.

Non possiamo permettere che passi la logica del ricatto, né che si antepongano i particolarismi all’obiettivo di difendere il mondo del lavoro, né che sia permesso ai padroni di continuare nella classica manovra del dividere per meglio imperare: all’atomizzazione sociale che ci vorrebbe tutti in lotta orizzontale tra simili, noi dobbiamo rispondere con una firma unica verso l’alto, per rompere l’assedio e dare voce e rappresentanza a chi oggi in fabbrica non può scioperare per paura di perdere il posto di lavoro, al giovane che non ha speranza di trovare un suo futuro, al pensionato che vede sfuggire le conquiste di tante rivendicazioni, alle donne che in molti luoghi sono ancora vittime di discriminazione sia di genere sia salariale.

21/10/2012 19:55 | LAVOROITALIA | Autore: Claudio Grassi (Da Controlacrisi.org)

FREEDOM FLOTILLA

Ferrero (prc) solidarietà alla Freedom Flotilla

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista-FdS e Fabio Amato, responsabile Esteri di Rifondazione comunista, danno il massimo sostegno agli attivisti della freedom flottilla. “La nave Estelle, imbarcazione della Freedom Flotilla che cercava di rompere il disumano e illegale blocco di Gaza . dicono gli esponenti del PRC – da parte di Israele, è in questo momento abbordata dalla marina israeliana. E’ inaccettabile che Israele continui a mantenere un blocco disumano e che non consenta a pacifisti di poter entrare in acque palestinesi. Esprimiamo il nostro sostegno alla Flotilla, chiediamo che il governo italiano e l’Europa intervengano immediatamente per garantire l’incolumità dei suoi componenti e per condannare l’atto di pirateria compiuto dal governo israeliano

Scuola Titanic, una breve nota a margine degli ultimi provvedimenti di Profumo

L’allungamento dell’orario di lezione per i docenti, da diciotto a ventiquattro ore settimanali è l’ennesima riprova dell’ignoranza del nostro governo in ambito educativo. Il provvedimento, per riprendere le parole del Segretario Ferrero, è una stangata inaudita per il mondo della scuola, che rischia di lasciare a casa circa trentamila precari. Arrivati a questo punto c’è da chiedersi se effettivamente Profumo (ma anche i membri del suo staff) siano mai entrati in una scuola o in un’università e abbiano saggiato di persona la reale situazione del sistema educativo italiano. Non è un mistero il fatto che molti buoni docenti siano costretti ad un “volontariato coatto”, che sfora l’aula ed entra prepotentemente nelle case: un insegnante è tenuto, almeno per onestà intellettuale, a preparare lezioni, a correggere i compiti in classe, ma qui il Ministero non vede, non sente e non parla. La fatica fisica, intellettuale ed emotiva di un insegnante è, in pratica, forza lavoro a “costo 0”. Gli insegnanti dovrebbero smettere di preparare lezioni, correggere compiti, sarebbe uno sciopero indispensabile per mostrare all’esterno (cioè alla società e al ministero!) quanto lavoro “ombra” ci sia alle spalle del lavoro palese in classe.

L’incidenza sociale di questa operazione di macelleria è fortissima: oltre ai “fortunati” già di ruolo, che si vedono effettivamente decurtare lo stipendio, ad essere colpiti profondamente da queste nuovissime decisioni sono i molti docenti precari. Nessun governo ha saputo dare una risposta ai giovani docenti freschi di laurea e abilitazione, che sono costretti ogni anno ad elemosinare ritagli di cattedre, adattandosi a compromessi iniqui. Nemmeno l’attuale governo, benché abbia detto di aver sbloccato il sistema del reclutamento attraverso i TFA (tirocinio formativo attivo) e benché abbia bandito un fantomatico concorso, riesce a garantire un impiego dignitoso per il personale precario. Anzi, i TFA e il concorso (riservato ad una strettissima fascia di personale) paiono delle decisioni madide di demagogia, prese per ingannare e aumentare la precarietà. Chi potrebbe garantire ora ad un giovane una cattedra?

Considerata bene la trafila delle “ottime” decisioni del tecnoministro si arriva alla tanto ovvia, quanto drammatica, conclusione che l’intento precipuo dell’attuale governo sia quello di completare la demolizione della scuola pubblica, al fine di limitare sempre di più l’accesso alla cultura alle “classi popolari”.

I nostri “padri costituenti” erano ben consapevoli, dopo un  lungo periodo di oblio della libertà di pensiero, che una scuola pubblica fosse l’unica garanzia di “progresso materiale e spirituale” per il nostro paese. Questo nobile e fondamentale intento ora viene meno, in quanto si preferisce lasciare il monopolio dei saperi ad una elité di pochi privilegiati, contrapposti ad una “massa” dotata soltanto di minimi ed elementari rudimenti culturali.  Tutto questo è inaccettabile per un paese segnato profondamente da una crisi economica: è inutile ribadire che non possiamo permetterci un popolo condannato all’ignoranza. Senza scadere nella  facile e stucchevole retorica penso che il diritto ad un’educazione completa, di qualità, sia equiparabile al diritto alla sanità fisica e psicologica, al diritto di vivere in un luogo salubre, non inquinato. L’accesso pieno alla cultura PER TUTTI è una efficace via d’uscita dalla crisi, è l’unica istanza di rinnovamento che abbiamo nelle  nostre mani.


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