Il Satyricon di De Romanis

Ragazze vestite di trasparenti pepli, uomini seminudi armati di archi giocattolo o mascherati da maiali sono diventati in pochi giorni l’immagine della decadente e morente classe politica italiana. Le foto del party superesclusivo del consigliere PDL De Romanis in pochissimo tempo hanno catalizzato l’attenzione di molti italiani oramai esasperati dagli eccessi della politica nostrana. La festa fortemente scenografica (si vedono sullo sfondo delle foto eleganti colonnati e ricchi portici) ha come filo conduttore il mondo antico, anzi il ritorno di Odisseo in patria. Le vicende dell’Odissea hanno fatto da sottofondo alla festa per il ritorno a Roma dell’ ex eurodeputato del Pdl. È interessante, io direi non casuale, che gli organizzatori dell’evento abbiano scelto un’ambientazione classica per la non certo elegante, ma pur sempre costosissima, festa del giovane consigliere della regione Lazio. Non  è casuale trovare delle ragazze in vesti succinte imitanti ninfe e altre divinità greco-romane, bottiglie costosissime, auto lussuosissime in un contesto di forte ostentazione pacchiana di ricchezze e potere.

Senza indulgere troppo in un moralismo millenarista mi si permetta un collegamento con alcune scene tipiche di una certa decadenza del mondo antico, penso che in questo modo si possa capire quale sia la visione dell’antico (e della storia) delle attuali classi, poco colte, classi dominanti.

Non saprei ben giudicare il tenero di quel “convivio”, ma credo che non vi fosse alcun intento di ricostruzione filologica, ma solo un’ostentazione fortissima di ricchezza. Così mi balza subito alla memoria la celebre scena della Cena di Trimalcione nel Satyricon di Petronio, in cui il potente pravenu Trimalcione fa sfoggio del suo potere economico offrendo agli invitati ricercate vivande e svaghi di ogni genere. Il banchetto nel romanzo petroniano diventa il momento più adatto per colpire l’ostentata e poco elegante rozzezza di una classe dirigente moralmente povera e oramai decaduta. Ai tempi di Petronio (presumibilmente l’autore latino visse durante in regno di Nerone) la classe dominante era fortemente corrotta dai vizi di una corte sfrenata e spietata, in cui ogni anelito civile andava a perdersi nell’adeguarsi ad un potere violento. Il Satyricon ci offre un ritratto vivissimo di come poteva essere la vita scatenata delle classi alte e pacchiane in un momento di chiarissima crisi morale. Considerata questa cosa non è difficile capire come nell’immaginario collettivo il banchetto di età classica sia sinonimo di piacere sfrenato, ostentazione di lusso e potere. Ma i punti di tangenza con l’antico non sono finiti, secondo le parole del padrone di casa, l’onorevole (si fa per dire…) De Romanis, il toga party sarebbe stato organizzato per celebrare il Natale di Roma, festività tanto cara al ventennio (tanto da essere stata sostituita al troppo socialista e bolscevico Primo Maggio). In questo caso le valenze ideologiche di un riuso del classico si fanno più preponderanti dal punto di vista politico, e non è un caso che tutta questa massa di documenti sia giunta come appendice allo scandalo che tocca la presidentessa, che saluta con il braccio teso.

Comunque lo si voglia considerare, lo sfrusciare di veli e maschere suine balza subito agli occhi come simbolo dell’ennesimo eccesso della politica italiana, che pesa sulle tasche di un popolo sempre più impoverito. Non so se le ragazze con pampini d’uva in posizioni provocanti e i legionari romani (sic.) con i tatuaggi della X MAS possano assurgere ad immagine di una politica povera di valori civili, non voglio fare il puritano a tutti i costi, ma il tristissimo e patetico spettacolo non può che nuocere al paese tutto, soprattutto in momenti in cui la politica deve rispondere a delle sfide urgentissime.

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