INDIETRO NON SI TORNA

La gestione della crisi mondiale sta portando in Italia e in Europa un attacco senza precedenti ai diritti ed alle condizioni di vita dei lavoratori e delle masse popolari. Le ricette recessive imposte dalla BCE e dal FMI hanno l’effetto di una guerra con la conseguente distruzione di posti di lavoro e attività produttive. La furia privatizzatrice si accanisce sul salario diretto, indiretto e differito colpendo i Paesi in maniera diseguale. Tutto ciò ridefinisce le gerarchie di potere a livello mondiale e dentro la stessa Europa con la costante di impoverire paurosamente sia le popolazioni aggredite dai tecnici al governo sia quelle inginocchiate dalle guerre per il controllo delle fonti energetiche da essi stessi intraprese. In Italia, Monti e il suo Governo sono l’espressione più coerente di tali esigenze e applicano in maniera feroce le politche neoliberiste. La riforma delle pensioni, del mercato del lavoro con l’abolizione dell’art.18, l’attacco al contratto collettivo nazionale, l’ulteriore taglio alla spesa sociale, l’inserimento del pareggio di bilancio in costituzione e l’approvazione del Fiscal Compact come della spending rewiew, l’annuncio di vendita del patrimonio pubblico, rappresentano la versione concreta della visione generale. In tale quadro è irrimandabile in Italia la costruzione di un fronte politco e sociale in grado di indicare un’alternatva a partire da un’altra risposta alla crisi. Il motore di questo fronte può essere la Federazione della Sinistra (FDS) che va però rilanciata, strutturandola in modo più democratico e partecipato. Le insistenti voci di possibili divisioni sono preoccupanti. E’ necessario, invece, rilanciare il suo progetto strategico, che la stessa manifestazione del 12 Maggio scorso dimostra poter avere le gambe. Le differenze strategiche con le forze che sostengono Monti, al di la delle diverse opinioni sulle scelte tattiche, sono ormai certficate dai fatti. La necessità di un allargamento della FDS e la sua generosità nel lavoro unitario per unire le opposizioni di sinistra al Governo e alla BCE sono praticabili a partire dalla definizione di un proprio profilo politico netto e chiaro. A livello di base, a partire dall’unità d’azione tra pdci e prc, si sono fatti passi avanti che senza una spinta generale rischiano di essere frustrati. Il percorso della FDS evoca due element fondamentali: l’unità oggi possibile tra i due partiti comunisti e la necessità di ricostruzione di una sinistra di classe nel Paese. I prossimi mesi saranno intensi di lavoro per sollecitare una mobilitazione di massa e allo stesso tempo per collocarsi anche sul terreno elettorale. E’ quindi necessario indicare un percorso che sia in grado di chiarire oltre il programma anche il progetto, presentandoci onestamente davanti all’eletorato e ai lavoratori, (che già ci considerano unifcati), con una proposta politca definita e precisa. Un percorso che dica con chiarezza che indietro non si torna. In qualità di primi firmatari di tale appello chiediamo che tale percorso si sostanzi: 1) Nel farsi promotori della più larga e intransigente battaglia d’opposizione contro le politche devastanti del Governo Monti, sollecitando la costruzione di una grande manifestazione della sinistra politca e sociale contro il Governo. 2) Con la convocazione degli organismi dirigenti delle forze che compongono la FDS che esprimano con chiarezza l’irreversibilità del processo unitario. Un’irreversibilità che si sostanzi sulle scelte politche a partre dalla collocazione elettorale del 2013. Su questo terreno, se gli organismi della FDS non sono in grado di raggiungere un punto di vista comune, si avvii una consultazione degli iscritti ai soggetti che la compongono il cui esito sia vincolante per tutti. Si tratta di un passaggio importante perché i congressi dei partiti e quello della stessa FDS si sono svolti nella fase pre-Monti. E perché non sono assolutamente da prendere in considerazione ipotesi che vedano la FDS dividersi sulla collocazione alle elezioni politche. 3) Nel rafforzare il lavoro della FDS che deve trovare il perno nel rafforzamento del lavoro unitario tra PdCI e PRC a livello centrale. Questo con l’avvio concreto di riunioni congiunte delle segreterie nazionali e con l’unifcazione dei dipartmenti di lavoro più importanti dei due partiti. Con queste premesse è possibile richiedere un impegno formalizzato dei gruppi dirigenti di PdCI e PRC finalizzato ad aprire, subito dopo le elezioni politche, un percorso di discussione comune sulla possibilità di unifcazione dei due Partiti. Questo al fine di costruire una semplifcazione organizzativa che dia forza all’azione dei comunisti dentro un fronte largo della sinistra di classe. Un progetto in grado di stabilire relazioni stabili e operative con la sinistra di classe europea. Tutti noi, a partire dai gruppi dirigenti nazionali, verremmo giudicati severamente dalle classi popolari di cui vogliamo rappresentare gli interessi, se ci dimostreremo incapaci di praticare una politca unitaria ed efficace ancorché alla nostra portata. In questo senso chiediamo a tutti i compagni, le compagne e le organizzazioni territoriali di sottoscrivere quest’appello per difendere e rilanciare un progetto senza il quale, in Italia, si ritarderebbe ancora e per chissà quanto la rinascita di una sinistra comunista e di classe in grado di mettere in discussione l’ordine esistente come avviene nel resto del continente europeo.

SEZIONE TRASPORTI DEL PDCI/FDS DI ROMA
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(Da Controlacrisi.org 20/09/2012)

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