Talvolta la storia prende degli abbagli ! E la stampa si fa felicemente accecare !

Il pontefice Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, è passato alla storia, tra le altre cose per essere stato, a detta dei benpensanti e dei lacchè, il giustiziere o comunque il grande fautore della caduta del socialismo reale.

Ora non è il caso, in queso post, di affrontare un tema così profondo ed articolato in poche righe, nelle quali ci perderemmo a disquisire soprattutto su quanto fosse realmente socialista quell’orizzonte dell’Europa dell’Est e su quanto in realtà la fine di quell’esperienza non derivi piuttosto da un’implosione interna decsamente poco legata all’azione di questo o quel singolo uomo, per quanto potente e per quanto indubbiamente influente.

Nei giorni successivi all’anniversario dell’ 11 settembre 1973, culminato con l’assassinio di Salvador Allende nel palazzo presidenziale, sarebbe bene ricordare un  po’ i protagonisti della vicenda e chi ebbe modo di simpatizzare per le vittime e chi invece per i carnefici. Tutti i principali mass-media, al sopraggiungere ogni anno di questa data, ricordano il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle, ma spesso si tende a dimenticare che vi fu un 11 settembre diversi anni prima, e diverse migliaia di chilometri più a sud dell’isola di Manhattan, nel quale il ruolo degli Stati Uniti non fu certamente di poco conto.

Sarebbe bene ricordarlo anche al comitato della Fondazione Nobel che assegna il Premio Nobel per la Pace. Infatti il già Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger ebbe un ruolo particolarmente attivo nel cercare di impedire prima l’insediamento di Allende alla presidenza e nel determinarne tre anni dopo la sua caduta per mano di un golpe militare. Questo è sempre stato e per molto tempo il “modus operandi” degli Stati Uniti nella politica estera. Curioso che proprio in quel periodo, mentre la Moneda veniva bombardata, per l’appunto Kissinger venisse insignito del Premio Nobel per la Pace per altre vicende legate all’armistizio concordato, ma poi violato dagli Stati Uniti in Vietnam.

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La storia ci insegna che Salvador Allende eletto democraticamente nel 1970 venne deposto da un colpo di stato ordito dall’esercito e che ebbe in Augusto Pinochet Ugarte uno dei principali artefici. Da allora un regime sanguinario prese il potere in Cile e la sospensione totale di ogni democrazia fu all’ordine del giorno. Una sospensione che ebbe modo di terminare soltanto nel 1990. L’appoggio degli Stati Uniti fu allora fondamentale per la riuscita del golpe.

Il ruolo attivo degli Stati Uniti, che eterodiressero i tanti colpi di stato in America Latina, fecero coniare da allora la politica volta a considerare l’America Latina come il giardino di casa dello zio Sam. E’ ormai cosa nota, e se ogni tanto e finalmente, un presidente statunitense si sente di chiedere scusa per l’operato, è solo una piccola restituzione della enorme refurtiva di democrazia. E’ inoltre noto che le dottrine economiche che la fecero da padrone nell’America Latina di quegli anni erano figlie della scuola iperliberista dei cosiddetti Chicago Boys. I peggiori dittatori che si avvicendarono in Sudamerica furono istruiti militarmente nelle basi NATO della Casa de Las Americas e foraggiati economicamente dai “grandi esportatori di democrazia” che ancora oggi conosciamo.

Una iniziativa di enorme portata fu la cosiddetta “Operazione Condor” quella volta a destabilizzare qualunque governo progressista democraticamente eletto che potesse in qualche forma porsi in antagonismo agli interessi degli USA. Di lì a qualche anno tutti ricordano che l’Argentina fu teatro di una sanguinosa repressione che fece registare più di 30.000 desaparecidos, persone sequestrate, torturate ed eliminate nelle modalità più crudeli e nel silenzio dell’opinione pubblica mondiale.

In quei tempi sarebbe stata opportuna una presa di posizione della Chiesa di Roma, quella Chiesa dei poveri che avrebbe potuto esprimere un forte sentimento di condanna, ed invece sappiamo tutti che a Buenos Aires il nunzio apostolico del Vaticano, Monsignor Pio Laghi giocava regolarmente a tennis ed intratteneva forti relazioni di amicizia con Jorge Rafael Videla l’allora capo della giunta militare golpista.

Giovanni Paolo II, a cui qualcuno ha attribuito anche l’appellativo di Magno, è stato osannato dopo la sua dipartita al grido di Santo subito. Non ci interessa particolarmente disquisire quanti altri santi e beati la Chiesa di Roma si stia impegnando ad aggiungere ad un già fittissimo calendario. Piacerebbe magari disquisire se una simile religione possa ancora dirsi monoteista, ma questo è sicuramente tema di altre più elevate ed amene riflessioni.

Appare certamente fuori dal comune che personaggi talvolta estremamente impresentabili possano essere dichiarati da venerare. Ora la nostra laicità, e per alcuni di coloro che scrivono in questo blog, il nostro ateismo, ci impone di non pronunciarci su alcune questioni, ma dato che la Chiesa si pronuncia insistentemente su divorzio, cellule staminali, eutanasia, matrimoni omosessuali, coppe di fatto, aborto, fecondazione assistita e tanto altro ci pare che si possa anche pacificamente affermare che i santi possano realmente abitare altrove.

Wojtyla con la benedizione a Pinochet si poneva dalla parte di chi aveva segregato migliaia di persone nello stadio di Santiago del Cile, dalla parte di chi aveva tagliato le dita delle mani a Victor Jara perché non potesse più suonare la propria chitarra. Insomma la Chiesa di Roma, ancora una volta, decideva di stare dalla parte dei carcerieri, dei torturatori e dei tanti dittatori e tiranni sparsi per il mondo.


Ma se volessimo fare un excursus storico questa era la linea politica su cui si innestò il papato di Giovanni Paolo II. Già nel lontano 1983 il papa polacco redarguiva pubblicamente Ernesto Cardenal, rappresentante della Teologia della Liberazione perché  decise di stare dalla parte del popolo parteggiando per il governo sandinista del Nicaragua. Quello in Nicaragua, in uno dei suoi primi anni di pontificato, fu un viaggio decisamente tormentato. Per la prima o forse unica volta Wojtyla venne sonoramente fischiato, ma la sua guerra contro i Teologi della Liberazione continuò ed alla fine il pontefice ebbe la meglio. Impose il silenzio alla folla che chiedeva la pace perchè tormentati dalla guerriglia delle milizie “contras”, anche allora finanziata dagli USA. Anche allora la Chiesa ed il Vaticano non condannarono i Contras, ma il governo del popolo del Nicaragua. E la folla giustamente e sonoramente fece sentire la propria voce anche contro l’uomo vestito di bianco proveniente da Roma.

Wojtyla ebbe la meglio anche bloccando la beatificazione di Padre Romero assassinato mentre recitava messa nella propria chiesa.

Ma del resto la Chiesa di Roma ha canonizzato Padre Pio e Josemaría Escrivá de Balaguer. Padre Pio, forse non tutti lo sanno, conservava nella propria stanza acido fenico e tintura di iodio (senza addentrarci in spiegazioni chimiche ottimi ingredienti per procurarsi o meglio simulare le stigmate). Per Escrivà, fondatore dell’Opus Dei, noto personaggio più assimilabile ad un abile Rasputin che ad un vero esempio di santità, ai vertici di un impero finanziario ed economico si registrò un vero record per ciò che concerne i tempi di canonizzazione. Non ci si stupirà quindi che anche chi frequentò così amichevolmente un dittatore sanguinario possa presto assurgere al ruolo di divinità.

Poco mancò che venisse canonizzato anche Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo e rappresentante dello schieramento cattolico più conservatore, che si macchiò personalmente di reati quali la pedofilia, rimanendo ben protetto da chi allora tacque anche grazie al Pontefice che fece in modo che nulla trapelasse. Infatti la Chiesa a quegli anni varava documenti e pratiche (“Crimen solicitationis” di qualche anno prima ne fu solo l’inizio) con cui si affrontava il problema della pedofilia da parte di sacerdoti. Le famiglie delle vittime venivano convinte o spinte al silenzio e la protezione dei pedofili era praticamente garantita.

Ma a pochi giorni dal 39° anniversario del golpre cileno vorremmo tornare al ricordo di Allende ed alla condanna di Pinochet. Un saluto ed un appassionato ricordo va a Salvador Allende ed al governo di Unidad Popular che nacque nel 1970 e terminò nel sangue del golpe militare. Ci piace ricordare Allende e condannare Pinochet con le stesse parole usate magistralemnte da Luis Sepulveda, scrittore cileno vittima insieme ai suoi familiari delle torture del regime di Pinochet:

…apro il frigorifero e palpo il freddo della bottiglia. Poi dispongo i calici con i nomi dei miei amici che non ci sono, dei miei fratelli che difesero La Moneda, di quelli che passarono nei labirinti dell’orrore e non parlarono, di quelli che crebbero nell’esilio, di quelli che fecero tutte le battaglie fino a sconfiggere il miserabile che ha gettato un’ombra sulla nostra vita per sedici anni, ma non ci ha tolto la luce dei nostri diritti. Con tutti loro brinderò con gioia alla morte del tiranno.

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