Per Zeus, ad Atene è caccia grossa

«Mantenere la coesione sociale non sarà facile» il primo ministro greco Antonis Samaras è tornato da Parigi con questa convinzione e non si sbaglia. Atene ribolle, le piazze sono tornate a riempirsi. La protesta questa volta non è innescata dai tagli feroci imposti dalla troika, ma dal vento xenofobo che soffia violentemente nel Paese. Sono quasi 500 le aggressioni a sfondo razziale compiute in Grecia negli ultimi sei mesi e ormai hanno una cadenza quotidiana. La più feroce l’11 agosto quando un iracheno di 19 anni è stato assalito all’esterno di una moschea improvvisata di Atene, colpito più volte con un coltello, gravemente ferito, il giovane è morto poche ore dopo in ospedale.

L’ultimo episodio venerdì notte, ancora un accoltellamento, nel quartiere Agios Panteleimonas, nel centro degradato della capitale.
Un’escalation dell’odio che la comunità di immigrati di Atene, in maggioranza pachistani, non intende più subire. Venerdì allora si sono organizzati, hanno sfidato il caldo impossibile sfilando in corteo da piazza Omonoia fino a piazza Syntagma di fronte al parlamento, per denunciare gli attacchi razzisti e la politica della polizia, che tollera, se non protegge, le bande di neonazisti riconducibili al partito Alba Dorata i cui rappresentanti siedono in parlamento. Accusano il governo di chiudere gli occhi mentre si intensifica brutalmente la politica anti-immigrazione.
I rastrellamenti di Xenios Zeus
Un politica avviata dall’ex ministro della Protezione del Cittadino, il socialista Chrisoxoidis, che aveva cominciato la caccia spedendo nei centri di identificazione ed espulsione, così li chiamano ma sono galere, gli immigrati senza documenti. E proseguita dal successivo governo di Samaras con la nuova operazione «Xenios Zeus». Che è un insulto alla storia e alla cultura del Paese: Xenios Zeus era nell’antichità il dio dell’accoglienza, protettore dei forestieri, la sua filoxenia, ospitalità, era sacra. Ora le operazioni di «Xenios Zeus», duramente criticate da varie organizzazioni non governative tra cui il Consiglio greco dei rifugiati, Amnesty International e Human Rights Watch, sono diventate un vero incubo quotidiano. A Patrasso, il porto degli attracchi internazionali passaggio per frotte di turisti, nelle isole di Mitilini (Lesbos) e di Symi nelle Cicladi, gli ultimi casi. Le denuncie dei partiti di sinistra, Syriza insieme al Kke, dicono che più di 10.000 immigrati sono stati fermati dalla polizia nelle ultime settimane ricevendo trattamenti disumani.
L’allarme Onu
La Grecia è una polveriera. Dopo l’allarme lanciato da Human Rights Watch, è arrivato anche l’appello delle Nazioni Unite che denuncia «un fenomeno dalle dimensioni inquietanti che sembra essere coordinato da gruppi e individui che dichiarano di agire in nome della sicurezza pubblica, mentre in realtà stanno minacciando le istituzioni democratiche» ha dichiarato Laurens Jolles, rappresentante del sud-est Europa presso l’Alto Commissariato per i rifugiati incontrando Nikos Dendias, ministro greco per la Protezione dei cittadini.
Nelle prossime settimane, secondo le previsioni del governo di Atene, si aspetta l’arrivo al confine con la Turchia di almeno 15.000 profughi siriani. Le guardie di frontiera lungo le rive del fiume Evros, nella regione nord-orientale del Paese, sono già in assetto.

Da: Il Manifesto (di Argiris Panagopoulos)

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