Archivio per agosto 2012

Per Zeus, ad Atene è caccia grossa

«Mantenere la coesione sociale non sarà facile» il primo ministro greco Antonis Samaras è tornato da Parigi con questa convinzione e non si sbaglia. Atene ribolle, le piazze sono tornate a riempirsi. La protesta questa volta non è innescata dai tagli feroci imposti dalla troika, ma dal vento xenofobo che soffia violentemente nel Paese. Sono quasi 500 le aggressioni a sfondo razziale compiute in Grecia negli ultimi sei mesi e ormai hanno una cadenza quotidiana. La più feroce l’11 agosto quando un iracheno di 19 anni è stato assalito all’esterno di una moschea improvvisata di Atene, colpito più volte con un coltello, gravemente ferito, il giovane è morto poche ore dopo in ospedale.

L’ultimo episodio venerdì notte, ancora un accoltellamento, nel quartiere Agios Panteleimonas, nel centro degradato della capitale.
Un’escalation dell’odio che la comunità di immigrati di Atene, in maggioranza pachistani, non intende più subire. Venerdì allora si sono organizzati, hanno sfidato il caldo impossibile sfilando in corteo da piazza Omonoia fino a piazza Syntagma di fronte al parlamento, per denunciare gli attacchi razzisti e la politica della polizia, che tollera, se non protegge, le bande di neonazisti riconducibili al partito Alba Dorata i cui rappresentanti siedono in parlamento. Accusano il governo di chiudere gli occhi mentre si intensifica brutalmente la politica anti-immigrazione.
I rastrellamenti di Xenios Zeus
Un politica avviata dall’ex ministro della Protezione del Cittadino, il socialista Chrisoxoidis, che aveva cominciato la caccia spedendo nei centri di identificazione ed espulsione, così li chiamano ma sono galere, gli immigrati senza documenti. E proseguita dal successivo governo di Samaras con la nuova operazione «Xenios Zeus». Che è un insulto alla storia e alla cultura del Paese: Xenios Zeus era nell’antichità il dio dell’accoglienza, protettore dei forestieri, la sua filoxenia, ospitalità, era sacra. Ora le operazioni di «Xenios Zeus», duramente criticate da varie organizzazioni non governative tra cui il Consiglio greco dei rifugiati, Amnesty International e Human Rights Watch, sono diventate un vero incubo quotidiano. A Patrasso, il porto degli attracchi internazionali passaggio per frotte di turisti, nelle isole di Mitilini (Lesbos) e di Symi nelle Cicladi, gli ultimi casi. Le denuncie dei partiti di sinistra, Syriza insieme al Kke, dicono che più di 10.000 immigrati sono stati fermati dalla polizia nelle ultime settimane ricevendo trattamenti disumani.
L’allarme Onu
La Grecia è una polveriera. Dopo l’allarme lanciato da Human Rights Watch, è arrivato anche l’appello delle Nazioni Unite che denuncia «un fenomeno dalle dimensioni inquietanti che sembra essere coordinato da gruppi e individui che dichiarano di agire in nome della sicurezza pubblica, mentre in realtà stanno minacciando le istituzioni democratiche» ha dichiarato Laurens Jolles, rappresentante del sud-est Europa presso l’Alto Commissariato per i rifugiati incontrando Nikos Dendias, ministro greco per la Protezione dei cittadini.
Nelle prossime settimane, secondo le previsioni del governo di Atene, si aspetta l’arrivo al confine con la Turchia di almeno 15.000 profughi siriani. Le guardie di frontiera lungo le rive del fiume Evros, nella regione nord-orientale del Paese, sono già in assetto.

Da: Il Manifesto (di Argiris Panagopoulos)

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Dalle stelle(cinque) …alle stalle della riforma elettorale (la truffa dietro l’angolo)

Sembra abbastanza facile pronosticare, come già detto e scritto ampiamente da altri, che M5S (Movimento Cinque Stelle) si presenterà da solo alle prossime elezioni politiche sia che esse si tengano nel prossimo autunno o più facilmente alla scadenza naturale nella primavera del 2013. Grillo e Casaleggio ideatori del suddetto movimento hanno la necessità di contare e di contarsi e di capitalizzare la propria “alterità” e/o “diversità” dal sistema. Una alterità che su alcune cose (salario di cittadinanza, patrimoniale, tassa sulle transazioni finanziarie, solo per fare qualche esempio) non dice nulla di diverso da quello che altri partiti, uno su tutti il Partito della Rifondazione Comunista, diceva già 10-15 anni fa. Ma c’è anche una diversità di M5S che può anche e giustamente spaventare. Il tema della cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano da genitori provenienti da altri paesi ne è solo un esempio. Oggi non è certo facile circoscrivere un movimento così variegato ed eterogeneo come M5S nei soliti confini di destra e sinistra, o centrodestra e centrosinistra, che mai come in questo caso vanno alquanto stretti. Movimento CinqueStelle e Grillo hanno avuto per la loro prima fase di vita (il periodo dei V-days, ecc.) un discreto rapporto ed una quasi sovrapponibilità con IdV e Di Pietro. Oggi, se di questo si tratta, questo cordone ombellicale va reciso. Per mero interesse di M5S che si trova nella classica condizione dell’allievo che supera il maestro e vuole volare con le proprie ali, camminare con le proprie gambe e così via e soprattutto ha tutto l’interesse a mostrare che tutto ciò che non è Movimento Cinquestelle è assoluta continuità e affinità al sistema attuale. Quindi tutti zombie, eccetera, eccetera.
Il punto principale di tutta la partita è però il sistema elettorale con cui si voterà alle prossime elezioni politiche e questo può costituire quell’unica variabile indipendente che potrebbe portare il Movimento CinqueStelle a riconsiderare l’opzione solitaria.

Sul tema della riforma elettorale il Partito Democratico ha ormai reciso ogni legame identitario e di continuità storica con il Partito Comunista Italiano da cui molto parzialmente trae origine.

Coloro i quali si sentono vicini al PD solo perché anima maggioritaria del vecchio progenitore PCI farebbero bene ormai a rassegnarsi ed una volta per tutte. Non esiste più alcun legame tra i due soggetti, sebbene il PD detenga i diritti sull’uso di simbologie e sedi storiche.

Se nell’immediato dopoguerra il PCI fece una battaglia campale contro la Legge Truffa allora architettata dalla Democrazia Cristiana, oggi il PD è fautore e sostenitore ad ogni piè sospinto dei peggiori sistemi elettorali che impieghino le alchimie più disoneste per trasformare con algoritmi insulsi le minoranze in maggioranze.

Il fatto che si parli di accordi raggiunti tra partiti della maggioranza montiana sulla riforma elettorale dovrebbe quanto meno condurre tutte le altre forze politiche e quelle che si oppongono ad una seconda e più colossale legge truffa, a fare ben più che qualche manifestazione di protesta e di dimostrazione di contrarietà.
In questi giorni, nella torrida estate caratterizzata dai nomi più fantasiosi donati alle correnti portatrici di afa, abbiamo sentito citare argomentazioni molto risibili sull’eventuale ritorno all’uso delle preferenze. Si è parlato, guarda caso da parte del PD, dell’impossibilità di fare ritorno all’uso delle preferenze perché queste farebbero scaturire una “concorrenza” interna ai partiti che sarebbe oggi deleteria per la democrazia. Ci si perdoni l’azzardo ma se le preferenze fossero così nefaste, quale immensa stupidaggine e conflitto mondiale possono scatenare le “primarie” ?  Le primarie napoletane e palermitane, oltre a quelle genovesi, forse qualche avvisaglia l’hanno mostrata, ma pare che i loro ideatori non vogliano ascoltare queste voci allarmate. Le Cassandre sono sempre destinate ad essere biasimate. Spesso le argomentazioni più strane, intricate e contraddittorie si spendono proprio quando si parla di legge elettorale.  Dove l’amore per la democrazia dovrebbe emergere si fa invece largo solo il bieco tornaconto particolare e personale. Un sistema elettorale democratico è per noi espresso solo con il principio “una testa un voto” come scritto anche dai nostri padri costituenti e quindi con un sistema elettorale totalmente proporzionale.

Da notare che le elezioni comunali, le elezioni regionali fatta esclusione per i listini del Presidente, e le elezioni europee si svolgono con l’uso della preferenza e questo non pare ponga i partiti di fronte ad inenarrabili cataclismi.

Ricordiamo che mesi fa il Re Mida alla rovescia, che rovina tutto ciò che tocca, alias Walter Veltroni, diceva che peggio del Porcellum vi era solo il Porcellum con le preferenze. Anche questa volta fieri di pensarla diversamente dall’ “Uolter de noantri”.

Ultimo appunto. Anni addietro la Comunità Europea diede, era solo un consiglio e non un vincolo, un proprio parere ai paesi che erano parte della comunità stessa. Invitava ad approvare leggi elettorali nazionali di natura proporzionale perché era poi quel sistema elettorale quello scelto per l’elezione del Parlamento Europeo. Proprio in quegli anni l’Italia, ubriacata dal Referendum Segni-Occhetto, andò ahinoi in direzione  “ostinata e contraria”, sotto la guida di una Presidenza della Repubblica che anche allora mise più che qualche bastone tra le ruote della Costituzione Italiana.

Sempre grazie al Walter nazionale riuscimmo ad introdurre più recentemente nelle elezioni europee la soglia di sbarramento. Che dire ? Per concludere con De Andrè “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”. Insomma l’utilità del PDS/DS/PD e dei suoi gruppi dirigenti degli ultimi anni è stata assolutamente tale che almeno con il materiale della canzone del grande Faber si concimano i campi…

Tasse, i ricchi non pagano

yacht
da l’Unità 19 agosto 2012

I ricchi non pagano le tasse. Già si sapeva (a denunciare redditi oltre i 100mila euro sono in pochissimi), ma leggerlo nero su bianco sul Sole24ore fa effetto. Stando alle ultime rilevazioni, le tasse sul lusso introdotte dal Salva Italia si stanno rivelando un vero flop. Il governo si aspettava un incasso di 387 milioni, ma finora ne sono arrivati solo 92. Meno di un quarto. La patrimoniale sul lusso colpisce auto di grossa cilindrata, barche e aerei.

Almeno dovrebbe colpire. L’evasione più pesante è quella dei proprietari di yacht superiori a 10 metri di lunghezza, che entro il 31 maggio avrebbero dovuto versare 155 milioni e invece si sono fermati a 23. C’è un motivo «tecnico» per cui è più facile per loro eludere i controlli fiscali. Il Salva Italia, infatti, prevedeva un prelievo sullo stazionamento, dovuto da chi solcava acque italiane o stazionava in porti della Penisola.

Si è subito scatenata la guerra delle associazioni di categoria per salvare i porti italiani da possibili fughe nei vicini approdi stranieri. Così con il decreto liberalizzazioni si è modificata l’imposta, trasformandola in una tassa sul possesso dovuta soltanto dai residenti italiani. Nulla di più facile, per persone di quel livello, che modificare l’intestazione dell’imbarcazione, trasferendola su soggetti non residenti.

Così i porti sono rimasti pieni, ma le casse dello Stato sono ancora vuote. Non va meglio per i proprietari di aerei e elicotteri, che il 31 luglio hanno versato soltanto il 2% dell’imposta attesa. In questo caso, comunque, c’è da aggiungere che la circolare delle Entrate sull’attuazione del prelievo è arrivata in ritardo, e che la data del versamento è variabile. Dunque, qualcosa in più potrebbe ancora arrivare di qui a fine anno.

Omologazione e Liberazione

In questi giorni eminenti personaggi del mondo politico, deputati della maggioranza e dell’opposizione, ministri, premier affollano i palchi del mega Meeting di Rimini organizzato da Omologazione (ops. Comunione) e Liberazione. Come ogni anno nei capannoni della città romagnola si assiste ad un cocktail mortale di pubblicità, marketing, politica e religione. La cooperazione dei popoli è solo un pretesto per riunire politici richiamati da un prestigioso palcoscenico per dialogare con la potentissima comunità cattolica. Ospite d’onore, anzi padrone di casa, è Roberto Formigoni (che ha anche una segreteria vicino all’ingresso della sede del Meeting), ma non è mancato all’appello il sig. Presidente Monti.

Non c’è da stupirsi che a Rimini si riuniscano i nodi del potere politico, religioso ed economico italiano, tutti tesi a piegarsi alla tentacolare attrazione di CL.

Finalmente, almeno per una volta l’anno, viene a galla quanto possa essere potente e influente un movimento ecclesiale cattolico spesso nascosto, ma fortemente infiltrato nei gangli della scuola e della sanità di molte regioni italiane.

Dalle foto e dai video dei telegiornali o dei documentari ognuno può ben vedere quanto sia ingente il dispendio di danaro dei vari sponsor: banche, università (ahimè, si!) aziende alimentari, energetiche, trasporti ecc… per non parlare dei vari punti di ristoro! Assomiglia a qualsiasi fiera dell’artigianato o dell’industria, non sono oso troppo dicendo che accanto al Dio dei cristiani si venera Pluto, il dio pagano della ricchezza. Lascio ad altri il moralismo antiplutocratico, ma viene un po’ da ridere a vedere una patente contrapposizione tra il messaggio evangelico e le esigenze attuali della politica. Viene anche da ridere a leggere asprissime critiche da parte di Famiglia Cristiana. Non so se siano il frutto di una contrapposizione (una gelosia?!) interna all’ambiente ecclesiale, oppure un’effettiva spinta al rinnovamento, eppure le accuse di omologazione sono davvero azzeccate (“non ci sembra garanzia di senso critico, ma di omologazione. Quell’omologazione da cui dovrebbe rifuggere ogni giovane. E che rischia di trasformare il Meeting di Rimini in una vetrina: attraente, ma pur sempre autoreferenziale”).

Non so quali siano i contenuti dei singoli interventi politici, ma appare chiaramente quanto CL sia omologato con i poteri forti e quanto poco senso critico emerga dalle uscite di molti esponenti del movimento. L’incontro romagnolo non è nient’altro che un roboante inchino della politica italiana ad una porzione potentissima del mondo cattolico, che applaude agli ossequiosi politicanti in cerca di un appoggio e di una legittimazione. Il “nostro caro“ Formigoni un po’ goffamente ha risposto alle critiche dicendo che il popolo di CL “applaude perché educato”, penso che non occorra più di tanto insistere su questo particolare del tutto risibile… Quello che preoccupata è la sfilata di volti felici e rassicuranti riguardo una crisi che ogni giorno miete vittime tra le fasce più deboli, una crisi che colpisce chi non ha le spalle coperte da un movimento tentacolare e connesso con il potere. In un momento difficile come questo il mondo della religione e dei poteri forti non dà certamente una bella immagine cantando vittoria contro la crisi e ostentando ricchezza e varietà di sponsor. La macchina dell’inchino obbediente deve ripartire scintillante se vuole rimettere in circolo quel movimento di soldi e consenso.
Poco importa se uno dei più influenti esponenti, con altri altre grandi eminenze di quel mondo, si stato recentemente colpito da pesanti accuse e inquisito, il Meeting riparte con la consueta caparbietà.

Milano, Piazzale Loreto: 10 agosto 1944

(da http://www.federazionedellasinistra.com)

Milano, Piazzale Loreto: 10 agosto 1944

di Anpi

Ai martiri di Piazzale Loreto

«Ed era l’alba e dove fu lavoro/ ove il piazzale era la gioia accesa/ della città migrante alle sue luci/ da sera a sera, ove lo stesso strido/ dei tram era saluto al giorno, al fresco/ viso dei vivi, vollero il massacro/ perché Milano avesse alla sua soglia/ confusi tutti in uno stesso sangue/ i suoi figli promessi eil vecchio cuore/ forte e ridesto, stretto come un pugno./ Ebbi il mio cuore ed anche il vostro cuore/ il cuore di mia madre e dei miei figli/ di tutti i vivi uccisi in un istante/ per quei morti mostrati lungo il giorno/ alla luce d’estate, a un temporale/ di nuvole roventi. Attesi il male/ come un fuoco fulmineo, come l’acqua/ scrosciante di vittoria, udii il tuono/ d’un popolo ridesto dalle tombe./ lo vidi il nuovo giorno che a Loreto/ sovra la rossa barricata i morti/ saliranno per primi, ancora in tuta/ e col petto discinto, ancora vivi/ di sangue e di ragione. Ed ogni giorno,/ ogni ora eterna brucia a questo fuoco,/ ogni alba ha il petto offeso da quel piombo/ degli innocenti fulminati al muro.»                (Alfonso Gatto)


La mattina del 10 agosto 1944
, a Milano, quindici tra partigiani e antifascisti vennero prelevati dal carcere di San Vittore e portati in Piazzale Loreto, dove furono fucilati da un plotone di esecuzione composto da militi della legione «Ettore Muti» agli ordini del capitano delle SS Theodor Saevecke, noto in seguito come boia di Piazzale Loreto.

Erano:
Umberto Fogagnolo, classe 1911, era un accanito avversario del regime fascista. La sua attività clandestina fu intensa e svolta attraverso numerosi discorsi e scritti. Fu tra i primi a dare l’assalto, il 25 luglio 1943, al “covo” di via Paolo da Cannobio. L’8 settembre formò bande di patrioti, organizzò rifornimenti di armi, aiutò ed inquadrò i compagni di fede. Nell’ottobre del 1943, in pieno giorno, venne arrestato a Milano nel corso Vittorio Emanuele perché affrontò coraggiosamente il comandante della ” Muti”, Colombo, mentre pestava un operaio. Domenico Fiorani, classe 1913. Nel settembre del 1943 fu licenziato dallo stabilimento nel quale lavorava, aveva poco denaro e la moglie da curare, fu così che si dedicò intensamente all’attività politica. Fondò una nuova sezione socialista a Sesto San Giovanni e diede la sua opera come propagandista e collaboratore di giornali clandestini. Il 25 giugno 1944 mentre si recava a trovare la moglie in ospedale fu arrestato dalle SS e trasferito a San Vittore. Vitale Vertemati, aveva 26 anni quando fu arrestato il 1° maggio del 44’ a causa del suo lavoro di collegamento tra i vari gruppi partigiani. Giulio Casiraghi, classe 1899, militante nel partito comunista da lunga data. Fu arrestato: nel 1931 per reati politici e per aver svolto attiva propaganda sui fogli clandestini, venne liberato dal confino di polizia nel 1936, nel 1943 perché organizzatore degli scioperi verificatisi alla ditta ” Marelli” e infine il 12 luglio dello stesso anno in quanto addetto alla ricezione dei messaggi da Londra per gli aviolanci. Tullio Galimberti, classe 1922. Chiamato alle armi, anziché militare nelle file fasciste, preferì dedicarsi al movimento clandestino. Ebbe attivi e frequenti contatti con i G.A.P e svolse numerose missioni importanti. Fu catturato in pieno giorno in una via centrale di Milano. Eraldo Soncini, classe 1901. Fin da giovane partecipò ai movimenti proletari. Attivissimo militante nelle file del partito socialista, subì un primo arresto nel 1924 e in tale occasione fu violentemente bastonato. Dopo l’8 settembre fu attivamente ricercato, ma ciò non gli impedì di partecipare alla lotta clandestina sino al giorno in cui fu catturato dalle SS. Andrea Esposito, 46 anni, iscritto al partito comunista collaborò attivamente con i partigiani della 113° brigata “Garibaldi”. Fu arrestato il 31 luglio in casa insieme al figlio Eugenio, che era sfuggito ai nazifascisti per non andare a combattere sotto le insegne della Repubblica Sociale e che verrà deportato a Dachau. Andrea Ragni, 23 anni. Dopo l’8 settembre, mentre partecipava ad un’azione per tentare di impossessarsi di armi, fu ferito e ricoverato a Niguarda da dove riuscì a scappare. Arrestato una seconda volta, riuscì a fuggire nuovamente, ma venne ripreso e rinchiuso a San Vittore sino al giorno della fucilazione. Libero Temolo , classe 1906, frequentò sin dalla gioventù i circoli comunisti del proprio paese e soffrì il carcere e le persecuzioni. Giunse a Milano nel 1925 e divenne un attivo organizzatore delle S.A..P. Fu catturato al posto di lavoro nell’aprile del 1944. Emidio Mastrodomenico, classe 1922, si trasferì a Milano nel 1940 dove operò presso il commissariato di Lambrate. Fu arrestato in quanto capo delle GAP.Salvatore Principato, classe 1892, militò sin da giovane nel partito socialista. Nel 1933 fu una prima volta arrestato perché apparteneva al movimento ” Giustizia e Libertà”. Rilasciato tornò a svolgere attività antifascista e dopo l’8 settembre lavorò intensamente per la libertà d’Italia fino al giorno del suo arresto. Renzo Del Riccio, classe 1923, socialista , era soldato di fanteria quando l’8 settembre con il suo reggimento partecipò ad accaniti scontri contro i tedeschi in Monfalcone. Tornato al suo paese, lavorò sino al marzo del 1944, epoca in cui, essendo stata chiamata la sua classe, riparò in montagna nei dintorni di Como. Organizzò un audace tentativo di sabotaggio con la collaborazione dei partigiani. Arrestato, fu inviato dai tedeschi in Germania, ma a Peschiera riuscì a fuggire e a nascondersi poi a Milano in casa di parenti. Fu arrestato in seguito ad un falso appuntamento nel 1944. Angelo Poletti,svolgeva un ‘attiva propaganda partigiana tra i lavoratori dell’Isotta Fraschini presso cui lavorava. Fu arrestato mentre andava a prelevare armi per i compagni. Rimase per molto tempo a San Vittore dove subì sevizie. Vittorio Gasparini , dopo l’invasione tedesca, messosi in aspettativa collaborò con i partigiani raccogliendo fondi e curando il funzionamento di una radio trasmittente clandestina. Fu arrestato nel novembre del 1943 vicino Brescia. Rimase a San Vittore sino al giorno della sua fucilazione. Gian Antonio Bravin , classe 1908, dopo l’armistizio iniziò la sua attività politica. Fece parte del III Gruppo GAP di cui divenne il capo organizzando vari colpi. Venne arrestato nel 1944.

Ultimo messaggio di Libero Temolo dal carcere

La strage fu perpetrata come rappresaglia per un attentato consumato il 7 agosto 1944 contro un camion tedesco (targato WM 111092) parcheggiato in viale Abruzzi a Milano. Nell’evento, in cui non rimase ucciso alcun soldato tedesco (l’autista Heinz Kuhn, che era addormentato nel mezzo parcheggiato, riportò solo lievi ferite) provocò la morte di sei cittadini milanesi e il ferimento di altri cinque. Il comandante dei Gap, Giovanni Pesce, negò sempre che quell’attentato potesse essere stato compiuto da qualche unità partigiana. Certi elementi anomali hanno fatto definire ad alcuni l’attentato come controverso: il caporal maggiore Kuhn aveva parcheggiato il mezzo a poca distanza da un’autorimessa in via Natale Battaglia e dall’albergo Titanus, entrambi requisiti dalla Wehrmacht.

Sulle motivazioni della rappresaglia è utile notare come il bando di Kesselring prevedesse la fucilazione di dieci italiani solo in caso di vittime tedesche.

Theodor Saevecke, che faceva base presso l’Hotel Regina in via Silvio Pellico, sede delle SS e noto luogo di tortura, pretese ed ottenne, ciò nonostante, la fucilazione sommaria di quindici antifascisti, e compilò egli stesso la lista, come testimoniato da Elena Morgante, impiegata nell’ufficio delle SS, cui fu ordinato di batterla a macchina.

Dopo la fucilazione eseguita da membri della Muti – avvenuta alle 06:10 – i cadaveri scomposti furono lasciati esposti sotto il sole, per tutta la giornata calda giornata estiva e coperti di mosche, a scopo intimidatorio. Un cartello li qualificava come “assassini”. I corpi rimasero circondati da membri della Muti che impedirono persino ai parenti di rendere omaggio ai propri defunti. Secondo numerose testimonianze, i militi insultarono ripetutamente gli uccisi (definendoli, tra l’altro, un “mucchio d’immondizia”) e i loro congiunti accorsi sul luogo.

Il poeta Franco Loi, testimone della tragedia e probabilmente allora abitante nella vicina Via Casoretto, ricorda:

« C’erano molti corpi gettati sul marciapiede, contro lo steccato, qualche manifesto di teatro, la Gazzetta del Sorriso, cartelli , banditi! Banditi catturati con le armi in pugno! Attorno la gente muta, il sole caldo. Quando arrivai a vederli fu come una vertigine: scarpe, mani, braccia, calze sporche.(….) ai miei occhi di bambino era una cosa inaudita: uomini gettati sul marciapiede come spazzatura e altri uomini, giovani vestiti di nero, che sembravano fare la guardia armati! »  (Franco Loi)

Ma siamo sicuri che si tratti di un professore ???

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta” scriveva un tempo il sommo poeta Dante Alighieri in quello che ancora oggi è giustamente ritenuto il suo capolavoro definitivo e di fama mondiale “La Divina Commedia”.

Così poetava Dante riferendosi all’Italia di quei tempi e definendola qualche verso più in là “non donna di province, ma bordello! “

In quest’ultima frase potremmo individuare un po’ la natura frivola e leggera di un  paese che tende ad innamorarsi dell’uomo della provvidenza di turno o del bravo incantatore di serpenti o piuttosto ancora del salvatore della patria.

Per molti verso Mario Monti ha un po’ incarnato queste figure quando, sostituendosi, quasi a furor di popolo, al vergognoso predecessore che occupava Palazzo Chigi, sollevò le speranze vane di riportare il paese in una condizione di salute economica.

Il professore bocconiano, di fiero stampo liberista, ha iniziato a macinare riforme che, fino a qualche tempo prima, suggeriva solamente mediante gli editoriali sul Corriere della Sera. Oggi, quasi incredulo, potendo mettere in pratica, da Presidente del Consiglio, quelli che erano i suoi dettami di tecnico si può finalmente sbizzarrire. Ed allora cosa accade ?

Quale meraviglioso Eldorado si presenta agli occhi degli italiani ? Quali fantastiche prospettive attendono il nostro paese ?

Semplicemente l’Italia nell’inseguire gli sciocchi parametri dello spread e del mercato finanziario ed altro ancora, serva di una politica economica che rende le borse e le agenzie di rating le padrone e le regolatrici di tutto, precipita in una crisi quasi irreversibile. Una crisi con i costi sociali più alti nella storia republicana che divide in modo antiproporzionale i sacrifici rispetto ai benefici delle manovre economiche approvate e delle misure adottate.

Lo spread continua a fluttuare. Inizia ad emergere che il Presidente Tecnico, in diverse occasioni, manifesta una forte diffidenza quano non addirittura un fastidio o addirittura repulsione nei confronti della democrazia , dei partiti e dei parlamenti.

Il despota illuminato vorrebbe che non si dovesse sempre avere a che fare con la fastidiosa approvazione delle leggi attraverso le Camere ed allora ecco che ogni provvedimento dell’esecutivo nasce e si plasma attravverso il voto di fiducia che il Governo chiede ad ogni piè sospinto. Voto che tra l’altro ciecamente ottiene dai suoi sostenitori ABC (Alfano, Bersani e Casini) che lo concedono senza colpo ferire anch’essi investiti dal sacro fuoco della salvezza della patria.

Così si smantellano pensioni, articolo 18, diritti dei lavoratori ed altro ancora. Si aumentano le tasse scolastiche ed universitarie senza che aumentino i servizi correlati e si crea un sistema che permetterà solo ai figli dei ricchi di raggiungere livelli di cultura e di formazione elevati. Si fa passare il fiscal compact con cui si zavorra il paese di oneri colossali da pagare insieme al vergognoso inserimento del pareggio di bilancio in costituzione.

Ahi la nostra Costituzione !!! Un documento così avanzato dal punto di vista del diritto ridotto ad essere considerato come un maldestro registratore di cassa. Ed il popolo nemmeno consultato !

Comunque le intemperanze del tecnico ed i suoi fastidi per la “democrazia” si manifestano in diversi articoli ed interviste che scatenano anche le reazioni interne ed internazionali di autorità politiche che non possono che biasimare un atteggiamento così insofferente verso il confronto politico. Anche la cara Germania deve sottolineare con rammarico le dichiarazioni a cui poi seguono una ridda di smentite, correzioni, chiarimenti ed altro ancora. Ma non sarebbe più semplice non imitare Berlusconi e D’Alema nelle dichiarazioni alla stampa quando si deve poi necessariamente ricorrere alla puntuale smentita facendo ricorso al fantomatico “misunderstanding” ??? Forse il nostro tecnico con il disprezzo per la politica si è un po’ troppo politicizzato !

Ed allora sorge la domanda, ma siamo sicuri che il Presidente del Consiglio attualmente in carica sia effettivamente il professore rinomato, già membro della Commissione Europea, pluridecorato economista e studioso di chiara fama ? Forse che si tratti di un piccolo dittatorucolo da paese sudamericano che ne ha preso le sembianze per farci un brutto scherzo ???

Questo purtroppo non è uno scherzo e la vera natura di Monti è quella che emerge in queste interviste in cui il liberismo sfrenato viene a travolgere ogni ostacolo si ponga di fronte fosse anche una Costituzione che per il Presidente del Consiglio è sicuramente un bavaglio ed un impiccio per poter operare la sua rivoluzione liberista. Del resto, anche altri componenti del Governo hanno più volte mostrato lo spregio per le istituzioni, do you remember Fornero ?

E ci spiace dover sottolineare come il grande sponsor nonchè regista di questo pessimo esecutivo, sia un Presidente della Repubblica, tra i più indegni di tale ruolo, che non esercita un ruolo super partes come dovrebbe, ma è parte integrante di un sistema che governa ormai contro ogni minima volontà popolare.

Per ricordarci chi è sempre stato Mario Monti riportiamo uno stralcio di un vecchio, ma non tanto, editoriale pubblicato dal Corriere della Sera.

“In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”       Mario Monti, da un editoriale sul Corriere della Sera, 2 gennaio 2011

Forse non tutti sanno che il governo in carica, in continuità con l’esecutivo che lo ha preceduto, sta procedendo ad una delle più grandi valutazioni del sistema universitario e di ricerca ce siano mai state affrontate. Come giudichereste un professore, per giunta ex-Rettore che giudica l’Italia come un paese ancora troppo condizionato dal marxismo, come indicato sopra ? Forse un professore che si è perso qualche lezione di storia e di diritto ? Se fosse uno studente sarebbe difficile rimandarlo a settembre ! Se fosse uno studente sarebbe da bocciare in tronco !!!

Professor Monti osservi la realtà e non la trasfiguri o trasformi, scolorando i suoi incubi in una fantasia collettiva, per potersi meglio scagliare contro il poco che rimane dei diritti di lavoratori, studenti e pensionati !!! E magari torni alla Bocconi! Lì frarà sicuramente meno danni di quelli che fa a Palazzo Chigi, o quanto meno i danni saranno decisamente circoscritti a chi ha deciso di pagare le salate rette universitarie che il suo istituto commina ai suoi iscritti. Tra l’altro queste rette potranno aumentare grazie anche al magnificiente apporto del suo governo.

Un’ultima nota: il governo dei Professori e Tecnici ha tagliato per la spending  review circa duecento milioni a scuole ed università pubbliche, mentre lo stesso governo ha deciso di stanziare una cifra analoga alle università Bocconi, Caattolica, Luiss ed altre ancora inserendo tra i beneficiari di questa donazione anche le università telematiche quali E-campus e compagnia.

Complimenti professore, ma si ricordi però che, prima o poi, la ricreazione finirà !!!

Il canale scolmatore “si allarga” per le vasche

“I lavori per l’allargamento del canale scolmatore, propedeutici alla realizzazione delle vasche di laminazione a Senago, partiranno“.

E’ quanto afferma la giunta Provinciale, guidata da PDL e LEGA, in risposta ad una interrogazione del Consigliere della Federazione della Sinistra Massimo Gatti.

Viene anche indicato un programma di avanzamento delle opere:
– sottoscrizione del contratto entro 10/2012
– progettazione esecutiva, verifica e validazione del progetto entro 01/2013
– inizio lavori 02/2013
– durata stimata dei lavori massima prevista n 710 giorni naturali consecutivi

Il Consiglio Comunale, la Giunta ed il Sindaco di Senago stanno invece a GUARDARE.

“Ci hanno preso in giro”, dicono dal Comitato Senago Sostenibile.

Ora non rimane che promuovere azioni concrete, anche legali, e per questo tutte le istituzioni comunali dovranno muoversi.

La mozione sottoscritta da tutti i Consilieri ha decretato il “no alle vasche” ma ha commesso l’errore di togliere riferimenti precisi al canale scolmatore, come chiedeva il comitato, e ad eventuali azioni legali.

Un errore che potrà costare caro a Senago, voluto in primis dalla lega che osteggiava la mozione già in Commissione e che ha portato al compromesso dello stralcio per consentire il voto unanime. Tutti sono, di questo, RESPONSABILI.

Noi li aspettiamo, intanto stiamo già preparando una mobilitazione contro l’inizio dei lavori ed invitiamo già da ora tutti coloro che sostengono il Comitato e la causa a prenderne parte. L’appello è per un coordinamento di lotta contro questa iniziativa che porterà Senago nell’oblio.

Federazione della Sinistra, Senago Bene Comune e SinistraSenago sono già attivi.

Legge elettorale: il Pd la sta facendo veramente sporca

Bersani minaccia tuoni e fulmini se il Pdl, Casini e la Lega vanno ad un voto di maggioranza sulla legge elettorale, tagliandolo fuori. E avrebbe anche ragione, se non fosse per qualche precedente… In primo luogo, fu il Pci-Pds (con Segni) a scatenare l’attacco unilaterale alle leggi elettorali, con lo scellerato referendum del 1993 (quello che fu un vero colpo di Stato) e per farlo teorizzò (assecondato da una compiacente Corte Costituzionale) che le leggi elettorali non sono coperte da garanzia costituzionale, neanche implicita, per cui sono modificabili come leggi ordinarie, per via referendaria o a maggioranza semplice in Parlamento. Ora che vuole? Nel 2000, il centro sinistra votò da solo, a colpi di maggioranza, una riforma costituzionale, poi giustamente bocciata al referendum di ratifica successivo. Dopo di che si è aperta la strada alle riforme costituzionali di parte, rese ancor più facili dal meccanismo maggioritario di elezione del Parlamento. Dunque, all’origine dei nostri guai costituzionali c’è il Pds prima e più ancora che la destra.Veniamo all’oggi. La riforma elettorale che sta venendo fuori è una porcheria (lo abbiamo già detto), ma almeno può essere un passo avanti rispetto al porcellum. Il Pd si impunta su due questioni: il premio di maggioranza ed il voto di preferenza. Sul primo punto il Pdl e l’Udc parlano di un premio contenuto al partito di maggioranza relativa, il Pd lo vuole più ampio ed alla coalizione. Cioè, ciascuno vuole un sistema elettorale a misura delle proprie esigenze: il Pdl sa di non avere molti alleati possibili (la Lega sembra non voglia presentarsi ed appoggerebbe il Pdl dall’esterno, in cambio della Lombardia; le listarelle di Storace e c. sono poca cosa e possono confluire nel Pdl, al massimo Berlusconi potrebbe pensare a qualche lista civica  ma gli altri del Pdl non sembra gliela vogliano far fare) quindi può sperare al massimo di battere il singolo Pd, ma non una coalizione Pd-Udc e magari Sel, quindi punta ad un premio al singolo partito. Il Pd, al contrario, punta al premio di coalizione sia perché così ha più possibilità di vincere, sia  perché, in questo modo, può portare sotto la sua cupola Casini e Vendola costretti ad allearsi per non rischiare di star fuori. E vuole il premio più consistente sia per poter dare qualcosa agli alleati, sia perché non è affatto sicuro di farcela ad avere i voti sufficienti a mettere insieme una maggioranza parlamentare. Facciamo un esempio: il 90% dei seggi (567 seggi) è dato proporzionalmente, il 10% è il premio di maggioranza (63 seggi), il Pd prende il 27 da solo ed il 38 con gli alleati, quindi fra i 215 ed i 220 seggi, con il premio arriva a 278-283 seggi, troppo pochi. Dunque il premio deve essere oltre il 15% per essere sicuri.

Per la stessa ragione, il Pdl, che sa di avere poche probabilità di vittoria e punta realisticamente alla prosecuzione della grande coalizione, non  ha nessuna intenzione di aiutare il Pd a farcela da solo.
Le preferenze: il Pd è contrarissimo perché sostiene che “non sono trasparenti”, consentono brogli ecc. e propone il collegio uninominale a doppio turno (sempre per il discorso di costringere Udc e Sel a coalizzarsi con lui) o, in alternativa, una metà di seggi su liste bloccate, come ora, e metà nei collegi uninominali. Cioè, la metà dei candidati delle liste bloccate sono scelti dalle segreterie di partito e gli elettori non possono metterci becco e l’altra metà dei candidati nei collegi uninominali, sono scelti dalle segreterie dei partiti e gli elettori non possono dir niente. Non vi piace?

I dirigenti del Pd sono degli spregevoli bari che sperano che gli elettori non si accorgano del trucco. Tanto che si tratti di liste bloccate, tanto che si tratti di collegio uninominale, non cambia nulla, perché l’elettore votando il partito vota automaticamente i candidati o il candidato senza poter fare alcuna scelta. L’unico modo di far scegliere l’elettore è la preferenza (che, appunto, è un sinonimo di “scelta”), il resto sono giochetti da azzeccagarbugli.

Ma non vorrei che si pensasse che io reputi il Pd ed il Pdl  uguali, non sia mai! Una differenza c’è: il Pdl, con le liste bloccate ha eletto le escort, il Pd con i collegi uninominali ha eletto le mogli dei dirigenti (volete che faccia la lista?), gli amici e qualche amichetta. E non dite che non riconosco le differenze!

Ma, se si tratta di dare un premio tale da garantire la maggioranza assoluta dei seggi al vincitore (e Bersani sta già provandosi la corona) e di rifare un parlamento di nominati, lacchè e privatissimi amici, allora, perché mai dovremmo cambiare il porcellum che va benissimo cosi come è? Garantisce il 54% dei seggi alla Camera, anche se la coalizione che arriva per prima prende solo il 25%, permette di eleggere chi meglio si crede, ha l’unica pecca di non garantire automaticamente la maggioranza al Senato, ma lì si può rimediare raschiando il fondo del barile con gruppi locali o comperando qualche senatore in libera vendita (avremo un gruppo di “responsabili di sinistra”?). E poi, se Grillo , Di Pietro e non allineati vari, prendono il 15% dei seggi, la coalizione Pd ha il 54%, questo significa che alle opposizioni di destra vanno non più del 30% dei seggi e, dato che le due opposizioni non sono coalizzabili, i vincitori possono permettersi il lusso di non mollare neanche una presidenza di commissione e, comunque, di fare il bello ed il cattivo tempo su tutto. Cosa desiderare di meglio?

Dunque, diciamocelo papale papale: il Pd non vuole fare nessuna riforma, vuole tenersi il porcellum perché medita di vincere le elezioni con quello.
Al solito, quando si tocca la corda dei meccanismi della democrazia, gli eredi del Pci, con al seguito la vecchia sinistra Dc, danno il meglio di sé…

In tutto questo, però, c’è un punto da chiarire: ma perché Napolitano, che viene dal Pd, si batte con tanta determinazione per spingere alla riforma elettorale e in direzione opposta al suo ex partito? Per di più, questo avviene in palese contrasto con la Costituzione, per la quale il Presidente non ha alcuna attribuzione in materia di calendario parlamentare e di leggi elettorali. Anzi, la materia elettorale dovrebbe essere prerogativa rigorosamente esclusiva del legislativo (al punto che è esplicitamente sottratta alla decretazione di urgenza). Il Presidente può inviare un messaggio alle Camere e, nei limiti del suo potere di esternazione, può segnalare l’opportunità di qualche provvedimento, può non firmare una legge se ritiene che sia non conforme alla Costituzione, ma questo non significa affatto che possa fare un pressing quotidiano, per di più esprimendo preferenze di merito ed invitare a decidere a maggioranza (e su un terreno sul quale, semmai, sarebbe d’obbligo la ricerca della condivisione). Ma lasciamo perdere le questioni di correttezza costituzionale (Napolitano, il peggior Presidente della storia repubblicana, ci ha abituati anche a cose peggiori), perché Napolitano la prende così calda da entrare in rotta di collisione con il suo partito? Semplice: perché vuole che il suo successore sia Monti e che prosegua la “strana maggioranza”, perché questo gli chiede l’ “Europa”. E’ la prosecuzione di una strada iniziata in autunno con il licenziamento (peraltro meritatissimo) di Berlusconi e la nascita del governo Monti che, da soluzione di emergenza, si cerca di trasformare in una formula di lunga durata (ma su questo torneremo).

E per fare questo, occorre che nessuno schieramento “vinca” le elezioni, cioè abbia i voti per governare da solo: il semi-proporzionale che si cerca di far passare è funzionale solo alla “grande maggioranza”, dunque all’annullamento politico del Parlamento. Intendiamoci: sono un convinto fautore della proporzionale e quindi sono contrario a qualsiasi soluzione maggioritaria, anche perché i sistemi elettorali non si scelgono sui bisogni contingenti, ma come regole destinate a sopravvivere a maggioranze e situazioni momentanee. Ma questo non è il ritorno al proporzionale, quanto un pasticcio che deve garantire i primi due contendenti, chiudendo le porte ad ogni nuovo arrivato.

Il punto è che i partiti (e la sinistra più degli altri) hanno dimenticato come si fa a raccogliere il consenso e si affidano all’ortopedia dei sistemi elettorali. Particolarmente opportunistico, in questo senso, ci sembra il comportamento del Pd che, anzicchè chiedersi come mai non riesca a crescere elettoralmente, dopo un disastro biblico come l’ultimo governo Berlusconi, pensa di uscirsene con qualche furbata a gioco delle tre carte.
Peraltro, al posto dei dirigenti del Pd non saremmo poi così sicuri di vincere le elezioni, soprattutto se si arrivasse a primavera. C’è una strana aria: Il ritorno di Berlusconi non riesce a gonfiare le vele del Pdl che resta in crisi, ma c’è una massa di elettori di destra che non desidera la vittoria del Pd e dei suoi ed è alla ricerca di qualcosa di più decente del vecchio e impresentabile Cavaliere. Si comincia a parlare di lista Monti (anche se l’interessato, che sta studiando da inquilino del Quirinale, non vuol sentirne parlare), c’è il solito Cordero che di possibilità per ora non ne ha, ma che potrebbe confluire in una formazione più ampia, nell’ombra c’è sempre Passera, poi, se la cosa prende corpo, possono venire a ondate successive l’Udc, Comunione e Liberazione (che non ha più interesse a restare in un centro destra che non gli garantisce più la Lombardia), Scajola, Pisanu, Fini, Rutelli e –perché no?!- Fioroni, Renzi

Anche se non tutti questi pezzi dovessero rispondere all’appello, potrebbe venir fuori un competitore credibile, anche perché il Pd deve vedersela sull’altro fianco con Grillo, Di Pietro, forse Vendola e questi trucchi da taccheggiatore d’autobus non aiutano, anzi…

Aldo Giannuli

(tratto da http://www.aldogiannuli.it)

Bologna 10.25

Bologna, trentadue anni fa, una bomba scoppia in una gremita sala d’aspetto della stazione. Sono le dieci e venticinque, la stanza è piena di gente, turisti, vacanzieri, studenti; cinque chili di tritolo e diciotto chili di nitroglicerina stipati in una semplice valigia spezzano la vita a ottantacinque persone e furono ferite duecento. Ottantacinque storie falcidiate da una violenza cieca, la stessa violenza che aveva soggiogato il nostro paese per più di vent’anni. Chi mai avrebbe pensato di cadere vittima in una sala d’aspetto di una stazione, alla partenza o al ritorno dalle vacanze, molti di loro già pregustavano il mare o avevano nel cuore la nostalgia per la sabbia il sale o il sole caldo. L’onda d’urto di quello scoppio fece crollare un’intera ala della stazione, investì un treno fermo sulla banchina, distrusse un lungo tratto di pensilina, trenta metri.
Tutti questi numeri riassumono velocemente l’odio di chi ha voluto far cessare ottantacinque innocenti giovani, mature, anziane storie. L’elenco dei loro nomi innocenti è memoria tangibile di un sacrificio inutile, caposaldo immenso di una testimonianza che ci deve essere sempre più cara dinnanzi ad ogni esternazione violenta di quell’odio del terrorismo Nero che ha macchiato tanto il nostro paese. Il loro ricordo deve essere esempio non immobile, ma spinta forte verso ideali antifascisti, affinché non più si possano vedere monumenti creati a commemorare  nuove stupide stragi.
Il ricordo deve esternarsi e concretizzarsi in comportamenti volti ad estirpare i rigurgiti e le comparse carsiche del fascismo. Il ricordo deve volgerci alla giustizia, che è diritto fondamentale di ogni popolo. Il ricordo deve aiutarci a rigettare tutte quelle affermazioni destabilizzanti che vogliono minimizzare la gravità della strage, come le dichiarazioni di Licio Gelli e del suo mozzicone. Le parole e l’ironia becera di chi non ha perso i più cari affetti feriscono chi si trova privato della più grande ricchezza come se fossero un’eco dell’onda d’urto provocata dalla bomba.
Contro queste parole terribili, contro la violenza di chi sfacciatamente continua a non mostrare vergogna o pentimento, noi opponiamo parole fieramente partigiane e antifasciste.

E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all’ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto – scoppiato e disseminato –
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.
(Il Nome di Maria Fresu, Andrea Zanzotto)

Il nome di Maria Fresu è il pungolo del nostro ricordo, il suo nome immateriale – la sua storia oramai senza corpo – risuoni nell’indifferenza di un paese con la memoria disintegrata. I ventiquattro anni di Maria e i tre della sua bambina Angela rimangano perpetui nel suono non conciliante della voce del Poeta e con loro anche le restanti ottantaquattro storie.

La fiera dell’ipocrisia

Prima di gettare la croce addosso a chicchessia accusandolo di falsità e di disonestà è bene riflettere e contare almeno fino a mille. Talvolta dieci o cento non bastano. La tentazione però di intitolare il post la fiera degli imbrogli(oni) era forte, ma allora è sempre meglio accusare qualcuno di ipocrisia… Inoltre è già scattato il periodo agostano e la tipica canicola estiva eleva a ruolo di notizia ciò che in altri momenti dell’anno è poco più o poco meno di una barzelletta. Le notizie sono tipicamente confuse, poco verosimili e ogni dichiarazione  risulta poco affidabile e scarsamente duratura. Per cui ci aspettiamo da un momento all’altro una smentita relativamente alle ultime uscite di Bersani e Vendola.

La notizia di pochi giorni fa è che Bersani vara, sulle ali di uno slogan mai così lontano dalla realtà come oggi (“Italia Bene Comune”), la carta d’intenti del Partito Democratico. Ovviamente rendere l’Italia un Bene Comune sarebbe una forte necessità ed una condivisibile linea politica se non fosse che lo si dice mentre si sostiene il Governo Monti che va in direzione diametralmente opposta. In questa carta degli intenti il segretario PD afferma di battersi contro il liberismo (delle destre).  Peccato che in questi tempi si stia facendo i conti anche con un certo liberismo di centrosinistra !

Poi Bersani incontra Vendola il quale sottolinea il suo interesse a questa proposta e soprattutto non chiude e non pone veti alla possibilità che della partita faccia parte anche Casini. Casini da par suo, quale spettatore interessato all’incontro tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola, non fa trasparire alcuna espressione del viso, ma probabilmente apprezzerà il fatto che non lo si escluda. Fini e Di Pietro invece, relegati al ruolo di grandi esclusi, rimangono come si suol dire con il cerino in mano, a meno di essere parte di questa strana armata Brancaleone in un secondo tempo dopo ripensamenti e rappacificazioni ora non certo prevedibili.

Riassumendo un po’ delle affermazioni fatte negli ultimi giorni questo è un po’ il punto della situazione.

Bersani avrebbe affermato che intende combattere il liberismo delle destre che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni della politica italiana. Inoltre lo slogan di Italia Bene Comune sembra aderire perfettamente all’idea di valorizzare la battaglia dei beni comuni. Peccato che il governo attualmente sostenuto da Bersani e da tutto il PD stia procedendo a spron battuto sulle privatizzazioni e le liberalizzazioni anche di temi su cui è in campo una serrata battaglia per i beni comuni. L’acqua ad esempio, a proposito di beni comuni, è uno degli ambiti su cui ancora non si riesce ad ottemperare al risultato del referendum di un anno fa. E allora ci si chiede cosa si stia a fare tra i sostenitori di Monti…

Vendola avrebbe aggiunto che intende lottare per i diritti civili, le unioni di coppie omosessuali, la difesa dell’articolo 18 e la lotta al liberismo. E probabilmente la cosa migliore che riesce a proporre è quella di una alleanza con il PD e con l’UDC che nel governo Monti, sostenuto da questi ultimi insieme al PdL, hanno cancellato l’articolo 18. Qualcuno dovrebbe avvisare questi impenitenti sognatori che il Governo Monti è più che liberista e che le manovre finora approvate si muovovo nella direzione esattamente opposta. Inoltre se servisse un connotato vecchia maniera sappiate che il Governo Monti è di destra, liberista e liberale, magari un po’ più presentabile sulla scena internazionale del governo che lo ha preceduto, ma rimane di destra !!!

Queste pressappoco le parole usate da Vendola: “Occorre essere chiari: se si è d’accordo nel superare le politiche liberiste delle destre, se si vogliono difendere i diritti sociali e l’equità sociale a partire dall’art.18, se si vogliono difendere i diritti civili a partire dai diritti delle coppie di fatto e gay, tutti sono benevenuti”.

Infine arriva Casini, che molto furbescamente e democristianamente, se ne sta tranquillo seduto sulla sponda del fiume e vede arrivare i cadaveri politici del PD e di SEL. Casini ovviamente per bocca di Bersani e Vendola dovrebbe essere parte di questa alleanza. Sarebbe opportuno riferire ai due speranzosi leader di “qualcosa che era di sinistra” che Casini ha occupato ben 15 degli ultimi 18 anni, cioè dal momento in cui Berlusconi ha fatto il suo ingresso in politica, ad essere alleato con l’ex Presidente del Consiglio. Insomma non voglia oggi Casini venire ad insegnare come si fa opposizione a Berlusconi !!! Anche alle barzellette esiste un limite.

Qualcuno può avvisare questi leader di un cosiddetto centro-sinistra che forse i tempi sono maturi per fare altro ??? Vendola al di là dell’ambizione per le Primarie, dove già sbattè malamente la testa il suo mentore nonchè predecessore Fausto Bertinotti, dovrebbe poi essere in grado di scrivere questo impianto antiliberista in un programma e ancora non è dato sapere come potrà fare.

Pare che sia stato anche proposto un nome per la coalizione e si tratterebbe di Polo della Speranza. Non c’è che dire come dice il saggio: “Chi visse sperando…” i Litfiba intonavano “morì non si può dire”, ma nel film Mediterraneo il sergente Nicola Lo Russo lo dice chiaramente. Sarebbe bello farlo sapere a Vendola e Bersani.

Intanto sta iniziando a montare la protesta su twitter, facebook ed altri social network e siti web tra i militanti di SEL che iniziano a non capire più le manovre che Vendola sta portando avanti e che lo sembrano incastonare all’interno di uno slogan piuttosto amaro: “sVENDO LA sinistra !!! Suvvia la si vende per poco !”


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