NON IN MIO NOME (Afghanistan 2001-2012)

Come sempre accade dopo una tragica morte di un militare gli spiriti dei cittadini si accendono di amore patrio e piangono l’ennesima vittima della guerra. Il poter perdere la vita i seguito ad un attentato è uno dei rischi a cui si va incontro, quando si decide di partire  in una spedizione militare, ma nonostante questo prezzo altissimo i nostri governi sono intenzionati a mantenere ingenti contingenti in Afghanistan.

Dulce et decorum est pro patria mori, è dolce e decoroso morire per la patria, diceva il poeta latino Orazio, ma quanto potremo andare avanti sopportando ingenti perdite umane, dall’una e dall’altra parte? Non dimentichiamoci nemmeno i costi materiali di una spedizione del genere e in un momento come questo forse gioverebbe un po’ ridimensionare le spese per apparati militari. Già in Grecia SYRIZA si è riproposta nel suo programma elettorale di ritirare le truppe e risparmiare in questo modo una grande somma di denaro, così anche in Italia si dovrebbe seguire questa linea.  Dalle nostre tasche quest’anno usciranno ben 780 milioni di euro destinati alle azioni militari in  Afghanistan, così ha infatti stabilito il Parlamento con un voto alla Camera dei Deputati del primo di Febbraio. Nella stessa sede – la notizia purtroppo è passata quasi sotto silenzio (si ringrazia Emergency per l’informazione) – il ministro tecnico Di Paola ha dichiarato di voler, senza alcuna consultazione parlamentare, “usare ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione”. Questo comporta l’effettiva rimozione del “caveat” che impediva ai nostri caccia di effettuare bombardamenti. Tale scelta è stata ovviamente giustificata con semplici (banali!) motivazioni: “difendere i nostri uomini, i nostri amici afgani e i nostri alleati”. Il ministro della difesa ha semplicemente informato le Commissioni Difesa ed Esteri, dichiarando che un “cambio delle regole di ingaggio” non richiederebbe un passaggio in Parlamento. Quindi tutti gli aerei schierati in Afghanistan potranno essere utilizzati in azioni belliche e non solo in compiti di “ricognizione”. È preoccupante che un fatto così grave, oltre ad essere stato imposto da un governo (e questa cosa è già ai limiti della dittatura!), sia passato quasi sotto silenzio. In un momento di tagli come questo il Popolo deve avere il diritto di chiedere spiegazioni sui soldi impiegati (sprecati!) in quelle missioni e deve esigere un fortissimo ridimensionamento del contingente. Questi eventi poco felici debbono anche indurci a rileggere l’Articolo 11 della nostra Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. L’autorizzazione ai bombardamenti è una chiarissima violazione a questo principio costituzionale: come si fa a considerare un bombardamento un’azione che consenta di assicurare la “pace e la giustizia”? Andando oltre a questioni di ordine costituzionale, sorgono naturalmente interrogativi morali ed ideali dinnanzi ad una guerra che continua dal 2001 alla quale l’Italia è legata attraverso ipocrite missioni di pace.

Il dubbio lecito di un’effettiva validità di un’introduzione militare (coatta) dei principi di libertà e democrazia è presente sin dai primi movimenti di questa guerra, ma pare sia ancora vivo ed attuale dopo undici anni e innumerevoli perdite civili e militari. C’è da chiedersi quanto ancora andrà avanti questa macchina di morte, giustificata da governi e mezzi di informazione e fortemente ben voluta dalla maggior parte degli italiani, che vedono nei nostri soldati una forza pacificatrice, l’unica istanza capace di portare democrazia in un paese visto come minaccioso per tutti gli equilibri occidentali. Rimane innegabile la barbarie oscurantista del regime dei Talebani, ma ci vogliono bombe, carrarmati, droni e schiere di soldati per portare la democrazia? La risposta è ovviamente no, ma è inutile ricordare a tutti i guerrafondai come la democrazia (“prodotto” del mondo “occidentale”) non sia semplicemente esportabile, trapiantabile, ma debba essere conquistata con la fatica e la presa di consapevolezza del popolo. L’impegno umanitario non può passare per le armi, non si può confondere l’aiuto con le mire belliche di persone che vogliono intrattenersi con pericolose guerre, mascherate di buonismo democratico. Durante queste azioni di guerra l’occidente dimostra uno dei suoi lati peggiori e non si possono non ricordare le parole dell’intellettuale americano (di origini palestinesi) Edward W. Said: Dopo l’11 settembre abbiamo del resto ancora più bisogno di mostrare la massima attenzione e nutrire un utile scetticismo verso la bellicosa difesa dei nostri valori di quanta ne abbiano mostrata precedenti, delusi, o intimiditi, intellettuali dissidenti. […] Il ricorrere dei pronomi e degli aggettivi “noi”, “nostro” ecc. ha spesso un accento lirico o di ode,  di canto funebre e di tragedia; proprio qui deve intervenire la nostra formazione, che ci spinge a sollevare la questione della responsabilità e dei valori, dell’orgoglio e della straordinaria arroganza, della sorprendente cecità morale. Chi è quel “noi” che bombarda i civili o che minimizza il saccheggio  e il furto  del meraviglioso patrimonio culturale iracheno (si parlava di Afghanistan, ma il discorso è ovviamente sovrapponibile ad altre realtà ndr) con frasi come “sono cose che succedono” o la libertà è disordine”? Bisognerebbe trovare il coraggio di dire, nel modo dovuto: io non faccio parte di questo “noi” e quello che “voi” fate, non lo fate in mio nome.  (E.W.Said, Umanesimo e critica democratica, tr. It. di Monica Fiorini, Il Saggiatore, Milano, 2007)

Annunci

0 Responses to “NON IN MIO NOME (Afghanistan 2001-2012)”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.172 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

PETIZIONE: “NO VASCHE”

Firma anche tu la petizione "NO VASCHE" promossa dal COMITATO SENAGO SOSTENIBILE. Clicca sull'immagine
Elezioni 2012

Calendario delle pubblicazioni

giugno: 2012
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930