Archivio per giugno 2012

E’ UNO SPRECO!

(Riceviamo e pubblichiamo)

Non ho mai scritto a nessun partito poitico ma ho deciso di farlo ora spinto dalle assidue richieste fatte dall’attuale Presidente del Consiglio (da me non ricononsciuto).

§

In questo periodo ci parlano ripetutamente in TV e fino alla noia, circa gli sprechi della spesa pubblica. Ebbene io, cittadino di questa bistrattata nazione , prendo la penna e denuncio tutti gli sprechi che questa nazione perpetua da anni!

E’ UNO SPRECO! Tutti i nostri soldati impegnati in afghanistan, ed in altre parti del mondo, a fare la guerra.

E’ UNO SPRECO! Mantenere il cospicuo arsenale militare di questo stato che “ripudia la guerra”.

E’ UNO SPRECO! Spostare ingenti mezzi militari per il mondo mascherando tali azioni come “missioni di pace” (e dopo un tempo più che obiettivo si diventa inevitabilmente invasori).

E’ UNO SPRECO! I milioni di euro versati dallo Stato ai partiti come rimborsi elettorali: c’è stato un referendum mai rispettato, contro questo spreco!!!!

E’ UNO SPRECO! Aerei, auto blu, treni, ai parlamentari è concesso tutto gratis. Io mi recavo al lavoro con i miei mezzi, la bici, l’autobus, ogni tanto con un’utilitaria quando ho potuto averne una. Certo io non sono il Trota di turno, ma tutti i Trota del parlamento che diritti hanno più di noi cittadini? Se non possiedono un’auto, perchè magari il loro esiguo stipendio non glielo consente, vadano anche loro coi mezzi pubblici (pagando il biglietto), non è certo un disonore. A meno che non temono la presenza dei cittadini. Forse è per questo che molti si proteggono con la scorta (da noi pagata).

E’ UNO SPRECO! Pranzi, massaggi, parrucchieri, ferie lunghe quando vogliono loro e sottosegretari super pagati.

E’ UNO SPRECO! Alcuni partiti incitano a non pagare l’IMU, esattamente come anni fa incitavano a non pagare il canone televisivo alla RAI. Poi loro, saliti al potere, non l’hanno mai tolta facendosene sberleffi di tutti ed ogni anno del loro governo la tassa aumentava.

Chi ci ha governato prima ci ha affossato stordendoci con balle parole, chi governa ora sta completando l’opera di distruzione affamando il popolo. Molti cittadini non sono più in grado di vivere decorosamente e dignitosamente, mentre la casta vive nel più vergognoso e sfrenato spreco di denaro pubblico (si vedano le loro pensioni ottenute dopo soli pochi anni di lavoro).

Ma gli sprechi non finiscono qui.

GIUSTIZIA : quale? (che schifo)

CALCIO SCOMMESSE: fatte dagli stessi calciatori milionari (che vomito, altrochè forza Italia)

PRETI PEDOFILI: che fine ha fatto il vangelo?

IMPRENDITORI CHE ASSUMONO IN NERO: per pagare il lavoro poche centinaia di euro al mese (pura delinquenza)

DUE MILIONI DI PENSIONATI COSTRETTI A VIVERE CON 500 EURO al mese (pura vergogna)

30% di GIOVANI DISOCCUPATI: chi pensa a loro?

DIRITTI DEI LAVORATORI NEGATI: li stanno togliendo tutti (Articolo 18)

BENZINA A PREZZI INSOSTENIBILI: per l’usura del governo che impone ogni forma di tassazione sui carburanti

§

concludo:

E SE FOSSE QUESTA LA VERA VITA?

Amazzonia Peruviana: non conoscono le BANCHE e non conoscono la GUERRA!   A.P.

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Antonio Gramsci parlamentare unitario

Il 27 giugno del 2007 una conferenza su Gramsci presso la Camera dei Deputati, ecco un video interessante video con dei bellissimi contributi. Anche se vecchie di cinque anni le parole degli studiosi intervenuti al convegno si rivelano attualissime e inducono ad una riflessione critica riguardo il grande filosofo.

http://www.youtube.com/watch?v=Grs2tCTCYYg

NON IN MIO NOME (Afghanistan 2001-2012)

Come sempre accade dopo una tragica morte di un militare gli spiriti dei cittadini si accendono di amore patrio e piangono l’ennesima vittima della guerra. Il poter perdere la vita i seguito ad un attentato è uno dei rischi a cui si va incontro, quando si decide di partire  in una spedizione militare, ma nonostante questo prezzo altissimo i nostri governi sono intenzionati a mantenere ingenti contingenti in Afghanistan.

Dulce et decorum est pro patria mori, è dolce e decoroso morire per la patria, diceva il poeta latino Orazio, ma quanto potremo andare avanti sopportando ingenti perdite umane, dall’una e dall’altra parte? Non dimentichiamoci nemmeno i costi materiali di una spedizione del genere e in un momento come questo forse gioverebbe un po’ ridimensionare le spese per apparati militari. Già in Grecia SYRIZA si è riproposta nel suo programma elettorale di ritirare le truppe e risparmiare in questo modo una grande somma di denaro, così anche in Italia si dovrebbe seguire questa linea.  Dalle nostre tasche quest’anno usciranno ben 780 milioni di euro destinati alle azioni militari in  Afghanistan, così ha infatti stabilito il Parlamento con un voto alla Camera dei Deputati del primo di Febbraio. Nella stessa sede – la notizia purtroppo è passata quasi sotto silenzio (si ringrazia Emergency per l’informazione) – il ministro tecnico Di Paola ha dichiarato di voler, senza alcuna consultazione parlamentare, “usare ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione”. Questo comporta l’effettiva rimozione del “caveat” che impediva ai nostri caccia di effettuare bombardamenti. Tale scelta è stata ovviamente giustificata con semplici (banali!) motivazioni: “difendere i nostri uomini, i nostri amici afgani e i nostri alleati”. Il ministro della difesa ha semplicemente informato le Commissioni Difesa ed Esteri, dichiarando che un “cambio delle regole di ingaggio” non richiederebbe un passaggio in Parlamento. Quindi tutti gli aerei schierati in Afghanistan potranno essere utilizzati in azioni belliche e non solo in compiti di “ricognizione”. È preoccupante che un fatto così grave, oltre ad essere stato imposto da un governo (e questa cosa è già ai limiti della dittatura!), sia passato quasi sotto silenzio. In un momento di tagli come questo il Popolo deve avere il diritto di chiedere spiegazioni sui soldi impiegati (sprecati!) in quelle missioni e deve esigere un fortissimo ridimensionamento del contingente. Questi eventi poco felici debbono anche indurci a rileggere l’Articolo 11 della nostra Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. L’autorizzazione ai bombardamenti è una chiarissima violazione a questo principio costituzionale: come si fa a considerare un bombardamento un’azione che consenta di assicurare la “pace e la giustizia”? Andando oltre a questioni di ordine costituzionale, sorgono naturalmente interrogativi morali ed ideali dinnanzi ad una guerra che continua dal 2001 alla quale l’Italia è legata attraverso ipocrite missioni di pace.

Il dubbio lecito di un’effettiva validità di un’introduzione militare (coatta) dei principi di libertà e democrazia è presente sin dai primi movimenti di questa guerra, ma pare sia ancora vivo ed attuale dopo undici anni e innumerevoli perdite civili e militari. C’è da chiedersi quanto ancora andrà avanti questa macchina di morte, giustificata da governi e mezzi di informazione e fortemente ben voluta dalla maggior parte degli italiani, che vedono nei nostri soldati una forza pacificatrice, l’unica istanza capace di portare democrazia in un paese visto come minaccioso per tutti gli equilibri occidentali. Rimane innegabile la barbarie oscurantista del regime dei Talebani, ma ci vogliono bombe, carrarmati, droni e schiere di soldati per portare la democrazia? La risposta è ovviamente no, ma è inutile ricordare a tutti i guerrafondai come la democrazia (“prodotto” del mondo “occidentale”) non sia semplicemente esportabile, trapiantabile, ma debba essere conquistata con la fatica e la presa di consapevolezza del popolo. L’impegno umanitario non può passare per le armi, non si può confondere l’aiuto con le mire belliche di persone che vogliono intrattenersi con pericolose guerre, mascherate di buonismo democratico. Durante queste azioni di guerra l’occidente dimostra uno dei suoi lati peggiori e non si possono non ricordare le parole dell’intellettuale americano (di origini palestinesi) Edward W. Said: Dopo l’11 settembre abbiamo del resto ancora più bisogno di mostrare la massima attenzione e nutrire un utile scetticismo verso la bellicosa difesa dei nostri valori di quanta ne abbiano mostrata precedenti, delusi, o intimiditi, intellettuali dissidenti. […] Il ricorrere dei pronomi e degli aggettivi “noi”, “nostro” ecc. ha spesso un accento lirico o di ode,  di canto funebre e di tragedia; proprio qui deve intervenire la nostra formazione, che ci spinge a sollevare la questione della responsabilità e dei valori, dell’orgoglio e della straordinaria arroganza, della sorprendente cecità morale. Chi è quel “noi” che bombarda i civili o che minimizza il saccheggio  e il furto  del meraviglioso patrimonio culturale iracheno (si parlava di Afghanistan, ma il discorso è ovviamente sovrapponibile ad altre realtà ndr) con frasi come “sono cose che succedono” o la libertà è disordine”? Bisognerebbe trovare il coraggio di dire, nel modo dovuto: io non faccio parte di questo “noi” e quello che “voi” fate, non lo fate in mio nome.  (E.W.Said, Umanesimo e critica democratica, tr. It. di Monica Fiorini, Il Saggiatore, Milano, 2007)

Intervista a Patrizia Moretti, mamma di Federico

di Cecchino Antonini
«Non sono io che cerco di continuare questa battaglia! Vorrei piangere da sola come non ho mai potuto fare in tutto questo tempo». Ma chi ha ucciso suo figlio non ha la minima intenzione di lasciare in pace Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, il diciottenne che, sette anni fa, fu ucciso da un violentissimo “controllo di polizia”. Tre gradi di giudizio con la definitiva condanna a 3 anni e 6 mesi giunta il 21 giugno per i quattro agenti che lo pestarono all’alba del 25 settembre del 2005, in un parco accanto all’ippodromo di Ferrara, non sembrano un motivo sufficiente per aprire una stagione di silenzio e rispetto. C’è un’associazione in cerca di visibilità, si chiama Prima difesa, ed è animata da personaggi di destra estrema (la sua presidentessa è stata coordinatrice per la Mussolini nelle Marche). L’associazione ritiene che un pezzo di opinione pubblica violi i diritti umani dei cittadini con le stellette e dunque offre loro patrocinio legale ma pure corsi di guida e di tiro e, sul profilo facebook dell’associazione promuove dibattiti violentissimi che offrono uno spaccato inquietante sulla sottocultura militare e poliziesca di questo paese. Patrizia Moretti, moglie di un ispettore della polizia municipale, a sua volta figlio di carabiniere, preferisce utilizzare un altro aggettivo: «cultura paramilitare, da non legittimare».

Fascistoide diremmo noi che, proprio da uno degli agenti condannati, veniamo definiti su quel profilo «comunisti di merda». A sentirsi definire in quel modo a Patrizia scappa una sonora risata. E’ bello sentirla ridere ma dura un’istante perché questa coda velenosa dell’indagine che lei stessa ha contribuito a far partire, con la sua ostinazione, le riserva tutt’altro genere di pensieri.

Ad avvertirla degli insulti sul web diretti contro di lei da quel profilo di fb è stata una delle tantissime persone che seguono le storie di malapolizia collaborando alla controinformazione sui casi e costruendo quei momenti di solidarietà concreta di cui hanno fame persone come Patrizia, frullate sulla scena pubblica dal contegno violento e reticente di funzionari dello Stato. Tutto inizia con la leader del gruppo che “urla” (ossia usa il maiuscolo) «Fermate questo scempio, per dio!». La mamma di Federico Aldrovandi avrebbe chiesto il carcere per i colpevoli della morte di suo figlio e dà la stura ai commenti sul profilo. Un tizio col cappello da alpino accusa Patrizia di aver allevato un «cucciolo di maiale» e poi piomba sul web Paolo Forlani, uno dei quattro di quell’alba all’ippodromo. «Ma hai (visto, ndr) che faccia di culo aveva sul tg… una falsa e ipocrita (Patrizia Moretti, ndr) spero che i soldi che ha avuto ingiustamente possa non goderseli come vorrebbe….. adesso non stò più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…». A chi gli fa presente che forse nemmeno un “drogato” merita di essere ucciso sul posto, Forlani risponde che non sarebbe vero niente, che bisognerebbe leggere le sentenze. In effetti, a leggere le carte, il reato per cui è stato condannato sembra largamente inadeguato. Ma lui si sente incastrato dalla politica e dalla mediaticità»  e, usando anch’egli il maiuscolo, sentenzia, appunto: «Vergognatevi tutti, comunisti di merda…». «Noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non hanno fatto niente x aiutarlo mi fa incazzare un pochino e stiamo pagando x gli errori dei genitori….. massimo rispetto per Federico ma mi dispiace noi non lo abbiamo ucciso, e con questo vi saluto».
Non è la prima volta che Forlani assale Patrizia Moretti, in questi anni l’ha querelata spesso senza mai superare il banco di prova dell’archiviazione. Anche stavolta, dopo la prima amarezza, Patrizia s’è sentita affolata da pensieri di rabbia: «Non ci potevo credere! Non se ne può più! Sempre le stesse menzogne, intollerabili soprattutto perché rivolte a Federico. Continuano a volerlo uccidere! Ma non glielo permetterò mai più». Per questo è uscita di casa, domenica scorsa, per raggiungere la stazione dei carabinieri più vicina e querelare la leader dell’associazione, l’“alpino” di fb e il poliziotto. «Ora basta – dice ancora – tre sentenze dicono che è morto, mio figlio, per colpa loro».
E’ in nome di Federico che riprende la battaglia anche se confida che le pare una scelta «contronatura», una «violenza anche contro sé stessi», che vorrebbe «solo piangere e urlare». Anche la ministra degli Interni, all’indomani della sentenza, ha voluto dare uno schiaffo a questa famiglia usando il condizionale sulle responsabilità dei suoi quattro dipendenti (ma altrettanti sono sotto processo per i depistaggi di quella domenica). E l’ultima domanda, Patrizia, la rivolge proprio alla ministra del condizionale: «Ma lei ha il polso di cosa accade nei circoli militari e di polizia?».
Anche Paolo Ferrero, segretario del Prc, commenta la vicenda degli insulti a Patrizia: «Le ingiurie dopo l’omicidio sono una vergogna senza fine: siamo vicini ai familiari della vittima, costretti anche a dover subire le diffamazioni. Gli agenti condannati per episodi del genere dovrebbero essere messi fuori dalla polizia o comunque messi in condizione di non nuocere più, di non poter più usare un manganello, di non stare a contatto col pubblico. Al di là delle pene e delle sanzioni, sulle quali esistono leggi precise e sulle quali non tocca a noi esprimere un giudizio, le istituzioni sarebbero più credibili se mettessero i poliziotti che hanno causato la morte di un ragazzo nelle condizioni di non fare mai più quanto hanno fatto a Federico Aldrovandi».

Lavoro, la truffa del reintegro

Non avrei mai pensato di rivolgere al presidente Monti e al ministro Fornero la stessa domanda (retorica) tante volte fatta a B&C: ma ci siete o ci fate? E invece… L’art. 14 comma 7 del ddl sulla riforma del lavoro (Tutele del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo) dice: “il giudice che accerta la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo (sarebbe il licenziamento per motivi economici) applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del medesimo articolo” (il reintegro ). E, poco più avanti: “nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma”. Che consiste nel dichiarare “risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condannare il datore di lavoro al pagamento di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva” (l’indennizzo).

TUTTO RUOTA intorno a due paroline: “manifesta insussistenza”. Cosa vogliono dire? In linguaggio comune è semplice: il fatto posto alla base del licenziamento non esiste; perciò il lavoratore va reintegrato nel posto di lavoro, poche storie. Ma, per un giurista, insussistenza senza aggettivi è cosa diversa dall’insussistenza “manifesta”. Il giurista si chiede: ma perché questi hanno sentito il bisogno di scrivere che l’insussistenza deve essere “manifesta”? Un fatto o sussiste o non sussiste; quanto sia complicato accertare che esista non incide sulla sua esistenza, solo sulla difficoltà della prova.

Per capirci meglio, un assassino va condannato sia che lo si becchi con il coltello sanguinante in mano, sia che la sua responsabilità emerga dopo un complicato lavoro di indagine (movente, alibi, testimonianze etc). Dunque, pensa il giurista, questi hanno scritto “manifesta insussistenza” proprio per differenziare questi casi da quelli in cui c’è l’insussistenza semplice; e per differenziare il trattamento conseguente, reintegro nel primo caso, solo indennizzo nel secondo.

Come tecnica legislativa non è una novità. Quando, in un processo, si solleva un’eccezione di illegittimità costituzionale, il giudice la accoglie solo quando la questione non è “manifestamente infondata”. Se è sicuro che la legge è conforme alla Costituzione, respinge l’eccezione. Insomma, solo quando il giudice ha qualche dubbio sulla costituzionalità della legge (o, naturalmente, quando è sicuro che sia incostituzionale), chiede alla Corte costituzionale di valutare. Ne deriva che la Corte non riceve tutte le questioni di illegittimità costituzionale ma solo quelle che i giudici ritengono “non manifestamente” infondate. Può darsi che tra le altre, quelle che il giudice ha respinto (sbagliando), ce ne fossero di fondate; ma la loro fondatezza non era “manifesta”; e quindi…

Tornando all’art. 18, siccome i criteri di interpretazione giuridica delle leggi questi sono (art. 12 del codice civile), ne deriva che il giudice potrà reintegrare il licenziato solo quando, da subito, senza indagini, senza prove, “manifestamente ”appunto, è sicuro che il motivo economico non sussiste. Se invece dubita, se per decidere deve acquisire prove, allora niente reintegro. E cosa al suo posto? Ma è chiaro, l’indennizzo. E infatti Monti-Fornero lo dicono espressamente: “nelle altre ipotesi”, cioè quando l’insussistenza del motivo economico va accertata con una normale istruttoria dibattimentale (prove, testimonianze, perizie), quando dunque non è “manifesta”, di reintegro non se ne parla. Magari alla fine salterà fuori che il motivo economico non c’è; ma, siccome è stato necessario un vero e proprio processo per rendersene conto, niente reintegro, solo un po’ di soldi.

DA QUI DERIVANO TRE CONSEGUENZE MICIDIALI:

LA PRIMA:
Il reintegro per motivi economici non ci sarà mai. Davvero si può pensare che un’azienda licenzi con motivazioni che da subito, senza alcun dubbio, “manifestamente”, si capisce che sono una palla? Se anche la motivazione economica è infondata, sarà certamente motivata bene; e quindi sarà necessario un normale processo, come si fa sempre. Solo che, a questo punto, l’insussistenza del motivo economico, anche se accertata, non è “manifesta”; e il lavoratore non potrà essere reintegrato.

LA SECONDA:
I giudici saranno in un mare di guano. Perché, in alcuni casi, l’insussistenza del motivo economico ci sarà; ma, per essere sicuri, un po’ di istruttoria va fatta. Un giudice non può dire: “È così’”. Deve motivare perché è così; e per questo è necessaria l’istruttoria. Ma, se la fa, addio reintegro. Mica male come dilemma.

LA TERZA:
Aseconda dell’interpretazione che il giudice darà del concetto “manifesta insussistenza” gli diranno che è uno sporco comunista o uno sporco capitalista. Della serie: “Se la mente del giudice funziona, la legge è sempre buona” (Snoopy sul tetto della sua cuccia). “Certo che con questi giudici…; anche le leggi migliori, che il sindacato si è ammazzato per ottenerle (o che il governo si è dannato per scriverle), non funzioneranno mai. La responsabilità per gli errori dei magistrati, ecco quello che ci vuole”.

Ma, a questo punto: davvero Camusso & C, Bersani & C, a tutto questo non ci hanno pensato? O si sono accontentati di una (finta) dimostrazione di forza, del tipo: “Abbiamo costretto il governo etc etc; guardate come siamo bravi”?

25/06/2012 09:55 | LAVOROITALIA | Fonte: jack’s blog | Autore: bruno tinti (Da controlacrisi.org)

Golpe in Paraguay

CONTRO IL GOLPE ISTITUZIONALE IN PARAGUAY !

Il Partito della Rifondazione Comunista esprime la più ferma condanna del vero e proprio colpo di Stato istituzionale contro il presidente costituzionale del Paraguay, Fernando Lugo, tramite il cosiddetto “giudizio politico”. Un golpe che rappresenta un chiaro attacco al difficile processo di trasformazione del paese iniziato con la vittoria di Lugo nelle elezioni del 2008 e che ha posto fine ai 60 anni della sanguinaria dittatura di Alfredo Stroessner e del Partito Colorado.

Sono le stesse forze che hanno sempre cercato di bloccare in tutti i modi le trasformazioni sociali ed il protagonismo popolare in Paraguay, ostacolando inoltre l’integrazione latinoamericana.
Oggi, in maniera grottesca, quello stesso Parlamento che è in mano alla destra grazie alla vecchia legge elettorale, si erge a difesa della democrazia, mentre in realtà cerca di difendere i privilegi dei latifondisti e dell’oligarchia, in alleanza con i grandi mezzi di comunicazione.
L’attuale pretesto è l’oscuro massacro avvenuto nei giorni scorsi a Curuguaty dove sono stati uccisi 11 contadini e 6 membri della polizia durante lo sgombero di un’occupazione di terre. Il massacro, secondo diverse denunce, potrebbe essere stato organizzato per fornire un argomento politico alla magistratura corrotta ed al parlamento.

La situazione che vive in queste ore il Paraguay si intreccia con la rimilitarizzazione imperialista statunitense e la violazione dei diritti democratici dei popoli in tutto il continente: nel 2002 il tentativo fallito di rovesciare con la forza il Presidente Chavez e la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela; nel 2009 il riuscito colpo di Stato contro Manuel Zelaya in Honduras; nel 2010 il tentativo di golpe contro il Presidente Correa e la “rivoluzione cittadina” in Ecuador; dopo la fallita secessione della “media luna”, negli ultimi mesi le campagne di destabilizzazione contro la Bolivia del Presidente Evo Morales. Sono tutti segnali della strategia imperiale contro i processi di cambiamento politico e sociale in America Latina.

Il Partito della Rifondazione Comunista riafferma la sua solidarietà con il movimento contadino paraguayano per una distribuzione delle terre e per l’attuazione della Riforma Agraria, e condanna la repressione e la criminalizzazione dei movimenti sociali che si battono per i loro diritti.

Il PRC mentre denuncia le azioni di destabilizzazione ed esige dalle istituzioni europee ed italiane la difesa del legittimo governo costituzionale del Presidente Fernando Lugo e del processo democratico e popolare, chiama alla mobilitazione a difesa del processo democratico e costituzionale in Paraguay.

Paolo Ferrero

SIRTAKI

Il «sirtaki» dei partiti 

Vertice dopo vertice i problemi restano intatti: dalle banche al debito, dalla disoccupazione ai tagli, non c’è uno straccio di idea

Evangelos Venizelos, leader del Pasok, annuncia che entro oggi pomeriggio la Grecia avrà un nuovo governo. Ma quale? Le trattative su nomine, obiettivi e composizione tra socialisti, Nea Demokratia (Nd) e Sinistra democratica (Sd) dureranno fino all’ultimo minuto.
Salvo sorprese, a guidare il nuovo esecutivo sarà il vincitore delle elezioni Antonis Samaras mentre in tanti ad Atene, dentro Syriza e non solo, sostengono che il suo governo avrà vita relativamente breve visto che non sarà capace di gestire i nuovi tagli e la svendita del patrimonio pubblico.
I segnali arrivati dopo il voto da Berlino e Bruxelles non lasciano dubbi che una volta vinta la battaglia per allontanare Syriza dal governo non ci saranno importanti concessioni alla Grecia.
Il partito di Tsipras, che ha perso di misura, si prepara per fare un’opposizione dura al nuovo governo mentre Sinistra Democratica rischia di dividersi nell’immediato futuro, quando dovrà difendere nuovi tagli e tasse. Il vero problema politico della Grecia è la risposta alla maggioranza dei cittadini contrari al memorandum. Syriza (e non solo) crede che il nuovo governo avrà enormi problemi e non potrà durare per molto tempo. Per questo Tsipras cercherà di tenere accesa la scintilla della ribellione contro lo tsunami fiscale che arriverà nelle prossime settimane e combatterà ogni rassegnazione tra i suoi elettori per la vittoria mancata.
Il leader di Sd Koubelis ha posto ieri a Pasok e Samaras 7 condizioni per partecipare al governo. In serata, prima della riunione del comitato centrale del partito, il portavoce Andreas Papadopoulos spiega al manifesto che Nd e Pasok hanno già accettato tutti e sette i punti sollevati da Koubelis: la «pulizia» del sistema politico, la «liberazione progressiva» dal Memorandum, la ricostruzione produttiva del paese, lo sviluppo agricolo, una nuova politica per l’immigrazione, la difesa e la estensione dello stato sociale, un cambio nella politica estera. Restano le ambiguità però sul contenuto concreto di questi sette punti.
Secondo Papadopoulos la Sd chiederà garanzie precise dagli altri partner di governo ma Sd cercherà di evitare di parteciparvi con propri ministri di partito e preferisce indicare personalità indipendenti di sinistra. Tra le altre condizioni, sembra che abbia posto il veto a ministri provenienti dal Laos (estrema destra) candidati da Nd. Koubelis è sicuro che la Grecia avrà un governo entro pochi giorni. E secondo indiscrezioni punta a essere eletto come prossimo presidente della repubblica alla scadenza del mandato di Papoulias.
Il portavoce di Syriza, Panos Skourtelis, in una conversazione col manifesto, ammette che l’entrata di Sd al governo mette a dura prova le relazioni a sinistra e afferma che per Koubelis è un obiettivo di carattere strategico perché gli apre la strada per nuove alleanze al centro.
Mentre i tre partiti vincitori negoziano su tutto, l’ombra di Syriza incombe sul loro futuro governo. La coalizione di sinistra si prepara a trasformarsi in un partito di massa unitario, mettendosi definitivamente alle spalle l’esperienza delle 12 componenti che la compongono. Tsipras ha deciso di aprire il confronto sulla formazione del nuovo partito unitario a settembre, mentre nelle prossime settimane si terranno assemblee di Syriza in tutto il paese. Per il momento la coalizione cerca di organizzare al meglio il suo nuovo gruppo parlamentare, visto che 49 dei suoi 71 deputati sono alla prima esperienza.
Acque molto agitate anche dentro il Pasok, il vero sconfitto di queste elezioni. Venizelos non esclude una sorta di appoggio esterno, dice che non avrà un incarico ministeriale e che vuole tenere fuori dal governo anche i deputati e gli ex ministri. Contemporaneamente, ha chiesto la formazione di un comitato nazionale per la rinegoziazione delle condizioni del Memorandum.
Dopo il peggior risultato elettorale nella sua storia, anche il Pasok deve aprire in tutta fretta una fase di ricostruzione del partito. Venizelos ha lasciato aperta perfino la questione del nome. Stamattina una riunione di tutto il gruppo parlamentare farà il punto su questo e anche sul nuovo governo.

20/06/2012 12:00 | POLITICAINTERNAZIONALE | Fonte: il manifesto | Autore: Argiris Panagopoulos (Da controlacrisi.org)

 

CRISI E SALUTE

LA CRISI FA MALE ALLA SALUTE: MENO ESAMI E VISITE MEDICHE PER 6 ITALIANI SU 10

Ben il 79% degli italiani ritiene che la crisi possa minare la salute e il benessere. Quasi 6 italiani su 10 (59%) fa meno esami e visite mediche. Questo è quanto emerge dal sondaggio promosso da «Il ritratto della salute», il quotidiano on line della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). Il 29% degli italiani avverte maggiormente lo stress lavorativo e il 12% va meno in ferie. «Come medici di famiglia – afferma Claudio Cricelli, presidente Simg – riscontriamo il problema emerso dal questionario. Le persone fanno meno esami per colpa della crisi. E per oltre il 70% il medico di famiglia rimane il punto di riferimento». L’impatto della crisi economico-finanziaria sulla salute è forte: le persone si sentono più stressate e meno in forma rispetto a qualche anno fa. «Le difficoltà finanziarie – continua Cricelli – non devono tradursi in un taglio indiscriminato dei servizi sanitari. Le ultime manovre finanziarie hanno inciso profondamente sul livello dell’assistenza e si preannunciano nuovi aggravi, si tratti o meno di ticket». Il vero obiettivo, invece, conclude il presidente Simg, è quello di «investire in appropriatezza e innovazione».

 

 

 

 

Messaggi da Atene !!

18/06/2012 14:13 | POLITICAITALIA | Fonte: controlacrisi.org

Da Atene messaggi di unità a sinistra. Ferrero (Prc) lancia invito a Vendola: Anche in Italia occorre costruire una sinistra unita e autonoma dal Pd.

Paolo Ferrero è ad Atene insieme agli altri rappresentanti della Sinistra Europea, di cui fanno parte tra gli altri Syriza, Fronte de Gauche e la stessa Rifondazione Comunista, per sostenere la battaglia dei compagni greci, che hanno ottenuto un gran risultato alle elezioni appena conclusesi. E Ferrero dalla capitale ellenica lancia un messaggio chiaro a Vendola, leader di Sel: “In Grecia vincono le forze che stanno distruggendo l’Europa con le politiche di austerità ed antisociali ma la sinistra avanza moltissimo e dice che larga parte del popolo non accetta più queste politiche, le politiche della Merkel e di Monti. Syriza raggiunge il 27% dei voti e complessivamente le forze della sinistra antiliberista raggiungono il 40%. Anche in Grecia verrà fatto un “governo Monti” – che vede insieme centro sinistra e conservatori – ma Monti ha poco da festeggiare perché l’unica strada per salvare l’Europa dal disastro è quella indicata da Syriza e dal Partito della Sinistra Europa di cui Syriza fa parte insieme a Rifondazione Comunista. A Vendola vogliamo dire che da Atene arriva un messaggio chiaro: occorre costruire una sinistra unita e autonoma dal Pd”.

Il ministero dell’Interno greco ha diffuso i risultati pressochè definitivi delle elezioni di ieri. Alle 12.00 ora locale sono state scrutinate il 99,96% delle schede. Gli aventi diritto erano 9.951.536, ha votato il 62,47% degli elettori, gli astenuti sono stati il 37,53%. Le schede nulle sono state lo 0,99%. NUOVA DEMOCRAZIA: 29,66% (1.825.394 voti); 129 seggi (compresi i 50 del premio di maggioranza). SYRIZA: 26,89% (1.654.876 voti); 71 seggi. PASOK: 12,28% (755.768 voti); 33 seggi. GRECI INDIPENDENTI: 7, 51% (462.406 voti); 20 seggi. ALBA DORATA: 6,92% (425.952 voti); 18 seggi. SINISTRA DEMOCRATICA: 6,26% (385.022 voti); 17 seggi. K.K.E (comunisti): 4, 50% (277.124 voti); 12 seggi. DIMIOURGIA, XANA!: 1,59% (98.049); 0 seggi. LAOS: 1,58% (97.095 voti); 0 seggi. VERDI ECOLOGISTI: 0,88% (54.418 voti); 0 seggi.

GRECIA 17 giugno*

(*mi scuso se l’articolo può sembrare disordinato, ma le cose che stanno accadendo in Grecia sono tante e risulta difficile trovare una completa unità)

Grecia percossa sulla schiena,
tiranneggiata, con le tue ferite purulente,
stramazzata nel fango, calpestata,
che tutta notte gemi invocando un po’ d’acqua
come un detenuto in isolamento,
dopo le torture.
Povera Grecia, con i piedi gonfi
nelle vecchie scarpe sfondate,
coi vestiti smessi dei padroni,
come una donna di servizio, che conserva
metà del cibo per i figli.

Grecia svergognata, avvilita,
coi seni nudi a un angolo di strada,
che ti concedi al primo di passaggio
ai marinai stranieri, ai militari
che ora vengono indossando altre divise,
ai turisti dagli abiti variopinti.
Grecia con la lunga tunica bianca
noleggiata dal fotografo del quartiere
con la corona di carta sui capelli tinti,
le braccia flaccide, denudate
per farti fotografare alle feste della scuola
accanto a colonne di cartapesta dipinte.
(Titos Patrikios, da I giacimenti del tempo 1998 [già in Poesie, II 1953-1959] traduzione di Nicola Crocetti)

Come tutti sapranno oggi in Grecia si vota di nuovo per cercare di formare un governo, che possa guidare il paese in questa situazione difficilissima. I dubbi e gli interrogativi posti durante le scorse (e recenti) elezioni sono gli stessi: che ruolo potrà avere la sinistra radicale greca dinnanzi alle sinistre degli stati Europei? Come affrontare la grande minaccia di Alba Dorata? Quali saranno le sorti dell’economia ellenica e come potrà il popolo greco rialzarsi nonostante gli interessi di Stati più potenti?
I versi di Titos Patrikios (Atene 1928) qui riportati riescono benissimo a descrivere l’attuale situazione della Grecia nella sua pericolante precarietà, come non vedere in quelle parole degli anni ’50 una fotografia dei nostri giorni? Gli interessi degli stati esteri, le violenze interne, la decadenza…

1)Le sorti dell’Euro e della stessa unione sono contenute nelle urne greche, il mondo intero attende con ansia i risultati che dovrebbero giungere questa sera. La sfida è aperta e interessa soprattutto Nuova Democrazia (partito di centro destra) e SYRIZA, il partito della sinistra radicale; il perno del gioco è il “Memorandum”: ND vorrebbe mantenerlo leggermente ammorbidito, SYRIZA invece rifiuta quell’intesa e vorrebbe varare un piano per far uscire la Grecia dalla crisi, mantenendola nell’Eurozona.
Queste sono le principali proposte di SYRIZA (elencate dal Segretario Paolo Ferrero nella sua pagina Facebook):
1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
10. Tagliare drasticamente la spesa militare.
11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.
13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
18. Nazionalizzazione delle banche.
19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.
21. Parità salariale tra uomini e donne.
22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
24. Recuperare i contratti collettivi.
25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.
26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.
30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato

2)Nel clima teso delle elezioni in tempo di crisi le formazioni naziste di estrema destra (Alba Dorata) si impongono con la violenza: un cittadino greco di origine egiziana è stato assalito da una ventina di militanti di quel partito, ora si trova in gravissime condizioni. Nella zona del Pireo (il grandissimo porto di Atene) vive una grande comunità egiziana impiegata nel settore della pesca, che oggi ha manifestato, assieme a molte altre persone, contro i sempre più numerosi attacchi dei fascisti. Il popolo si lamenta della violenza notturna nelle strade e chiede al governo (quello che ci sarà) di prendere provvedimenti contro il razzismo e la xenofobia.
Alba Dorata pensa di risolvere il problema occupazionale greco prendendosela con gli immigrati, dai loro comizi emergono frasi come: “per ogni immigrato che lavora, c’è un greco che perde il posto”, il presidente della sezione del Pireo di quel partito ha affermato di voler impedire ad ogni egiziano di lavorare nel settore ittico. A voi tutte le conclusioni, queste parole non paiono nuove o inascoltate, ma non posso andare oltre… Questo non è il primo atto di violenza compiuto da militanti di AD e temo non sarà l’ultimo, per questo bisogna augurarsi una solida vittoria della sinistra in modo da estirpare visibilmente quella pianta velenosa.

Dunque la situazione è ancora più confusionaria, ingarbugliata, sospesa; le vie d’uscita paiono lontane e così anche le speranze in un paese che è martoriato al suo interno e al suo esterno.


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