Milano, la città della bolla speculativa. Intervista a Basilio Rizzo

Cosa sta succedendo al territorio di Milano, quanto si è costruito, perché in dieci anni sono stati dati in pasto al cemento sette ettari del territoriosenza una pianificazione a salvaguardia dei terreni e della loro sostenibilità? Lo chiediamo al Presidente del Consiglio Comunale di Milano, Basilio Rizzo, che negli anni si è impegnato a placare una certa logica di urbanistica, analizzando anche l’ascesa di Ligresti e soprattutto sottolineando il problema del Piano casa. Quali sono le origini di una così selvaggia urbanizzazione della città?

A Milano è avvenuto un consumo poco intelligente del territorio, fatto con il meccanismo della bolla speculativa, costruendo senza la certezza di vendere, ma con la sicurezza di avere finanziamenti dalle banche. Gli immobili sono stati poi messi a garanzia dei prestiti successivi, creando la situazione paradossale di aumentare l’edificazione, senza dare risposte ai problemi sociali della città, che sono quelli delle abitazioni a basso prezzo per i ceti medi. Tutto questo ha generato il fenomeno dei grandi spazi abbandonati a se stessi, con costruzioni, anche le più recenti, che di fatto non vengono concepiti per essere venduti. Oggi il problema è ancora più evidente, dato che gli immobili costruiti sono fuori dalla portata economica di chi ha bisogno di casa.

Politicamente, quali possono essere gli strumenti per rimediare alla politica delle costruzioni e degli abbandoni edilizi?

L’attuale Giunta lavorerà per trovare dei provvedimenti che penalizzino l’operatore, che, per lungo tempo, è stato in possesso di immobili sfitti, non permettendo più a questo di costruire altro. Il più delle volte questi operatori non hanno neanche tentato di mettere gli immobili sul mercato. Degli accorgimenti normativi potrebbero indirizzarsi verso un’intensificazione dell’IMU sugli immobili non utilizzati, ma ben presto si dovrà arrivare allo studio di provvedimenti specifici, come avviene in altri Paesi, che indichino che dopo 3-4 anni (come il provvedimento dei conto correnti dormienti) se un proprietario ha un immobile privo di contratto (di vendita o di affitto) dovrà rassegnarsi a concederlo alle istituzioni, che dovranno riutilizzarlo socialmente. In questo modo si realizzerebbe la sovranità dell’ente pubblico in merito a questo tipo di problematiche.

Le migliaia di abitazioni sfitte saranno finalmente destinate a chi necessita di una dignitosa dimora?

C’è un grande patrimonio di edilizia residenziale pubblico inutilizzato e credo che una delle prossime scelte dell’Amministrazione sarà quella di recuperare le migliaia di alloggi sfitti che ci sono a Milano. Si partirà dal patrimonio pubblico, con degli investimenti di risanamento ed adeguamento delle norme necessarie, perché è intollerabile che, di fronte ad un bisogno così ampio, esistano alloggi, anche di natura pubblica, che non vengano utilizzati.

Quali sono state le debolezze istituzionali che hanno permesso questa marcia libera dell’annientamento del suolo?

Guardando al recente passato, si può imputare alla Giunta che ci ha preceduti di non aver utilizzato i freni del PGT (Piano di governo del territorio), per impedire alle aree agricole di arrivare a diritti edificatori. Si è consegnato un piano, in vigore, che non individua assolutamente terreni non edificabili. Quindi si è concesso anche ad aree a destinazione agricola di esercitare diritti volumetrici. Nel nostro PGT le aree a parco non avranno diritti di edificazione e per le altre aree si dovrà tornare sempre in Consiglio Comunale per decidere se costruire o meno.

AMBIENTEITALIA | Fonte: E – il mensile on line | Autore: lorenzo giroffi(Da Controlacrisi.org)

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