L’ultimo colpo di ramazza…

E con l’ultimo colpo di scopa, nel palazzetto della Fiera di Bergamo, la pulizia è totale. Anche le nubi all’orizzonte sono state spazzate via.

Nel frattempo sono spariti gli ultimi neuroni che, tacitamente, e forse anche un po’ abusivamente, si nascondevano tra i leghisti. Finalmente liberi  potranno librarsi nel cielo alla ricerca di un approdo sicuro, trovando altrove un più fertile terreno. Sentitamente ringraziano mentre abbandonano il campo leghista, per prendere il volo verso inesplorati lidi. Si sentivano sottovalutati e male impiegati nel gruppo dirigente di via Bellerio.

La situazione attuale della Lega Nord, piuttosto sconquassata, dopo le recenti vicende dei “lumbard de noantri”, sconvolti dalle indagini della magistratura, recita pressappoco così:

1) la Lega Nord ha beneficiato di contributi pubblici (provenienti dall’odiata Roma Ladrona !!!)

2) sembra che alcuni di questi contributi  siano giunti in eccesso rispetto al dovuto e parrebbe siano state fatte carte false per ottenerli

3) i soldi sono stati investiti in modo poco chiaro (lingotti d’oro, diamanti, investimenti a Cipro e in Tanzania ed altri ricchi premi e cotillon)

4) come nello stile Lusi (ex-tesoriere Margherita e recentemente espulso dal Partito Democratico) i denari sono stati poi deviati verso l’impiego personale di componenti della famiglia “THE FAMILY” Bossi e di alcuni sodali e fedelissimi della prima ora.

Insomma la Lega Nord sembra non riuscire a distinguersi da quelli che sono i pubblici vizi e le private nefandezze che anche altri partiti della prima, della seconda e della ennesima repubblica hanno evidenziato in questi anni.

Diciamo che, nati e cresciuti per moralizzare la politica, hanno finito per esserne demoralizzati, ma non nel senso del loro umore, ora veramente sotto i tacchi. In questi giorni le inchieste si moltiplicano. Pare che anche in Tanzania non si siano fidati troppo dell’investimento azzardato, rimandando al mittente la lauta somma. Insomma un tracollo della Lega e stavolta anche la pantomima dei campi nomadi, più virtuali che reali, non servirà a lenire le ferite inferte all’eroe padano da Giussano. Sembra quasi di rivivere i tempi epici di quando anche la Lega Nord, in stile fassiniano, si fece la propria banca, impresa così fallimentare da dover cercare protezione nell’allora poco trasparente Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, tra i personaggi più ambigui, torbidi, loschi ed oscuri del recente passato dello sventurato stivaletto.

Ma attenzione a chi sembra scoprire solo oggi che vi sono situazioni poco pulite nella Lega Nord !

Non sono pochi i casi per cui risulta opportuno fare pulizia e non sono certo emersi ora per la prima volta. Purtroppo il Belpaese, patria di santi, navigatori ed eroi è da sempre sofferente di ricorrenti amnesie sia sul breve che sul lungo periodo.

In realtà la Lega Nord, lo ricorderanno non solo gli elefanti, celeberrimi per la duratura memoria, rimase coinvolta già in fasce nella tangente Enimont (200 milioni ricevuti da Patelli e Bossi per conto della Lega e gentilmente donati da Sama). Eravamo ancora alla prima tangentopoli e questo la dice lunga sull’onestà padana. Tutto documentato e ormai archiviato. Nel senso che Bossi ha subito una condanna definitiva (8 mesi) per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Pare che nell’occasione i soldi siano poi stati raccolti in una damigiana e restituiti, ma in una fase di probabile delirium tremens, (eh già la damigiana doveva pur contenere qualcosa prima !!!). Nessuno ricorda più che fine abbiano fatto i 200 milioni di lire, ma gli effetti inebrianti dell’alcol ancora perdurano.

Per venire ai nostri giorni in cui Bossi sembra essere al centro di una serie di utilizzi impropri dei soldi destinati al finanziamento dell’attività politica della Lega Nord. Ma Bossi non può essere abbattuto e questo anche Roberto Maroni lo sa bene !!! E quindi non è possibile nei suoi confronti fare quello che si fece con le statue (e pure con le persone fisiche) dei vari Gheddafi, Saddam Hussein, Ceausescu o di qualsiasi altro dittatorucolo deposto e caduto in disgrazia.

Mai come in questo caso la Lega Nord e Bossi vivono in simbiosi. Non esiste l’una senza l’altro e viceversa. Quindi per non far implodere il progetto padano (molto meglio il grana, o la grana secondo il tesoriere Belsito) è necessario dare un salvacondotto a Umberto Bossi, mandando al naufragio tutto il resto, mogli, trote e badanti comprese e tutta la corte dei miracoli di cui si è circondato da sempre e soprattutto negli ultimi anni.

In realtà nella Lega Nord non va più di moda la lotta per la secessione, ma siamo in aperta campagna per la successione e da tempo Maroni era in pista con i suoi barbari sognanti contro il cosiddetto cerchio magico. Maroni però capisce bene di non poter diventare il responsabile e nuovo padrone politico di un contenitore che viene svuotato e ha la necessità di salvare un po’ capra e cavoli. Se si vuole la leadership di un partito quel partito deve ancora contare qualcosa, altrimenti si fa la guardia al bidone, come si dice in gergo. Divenire il leader di un cumulo di macerie interesserebbe a pochi e quindi Maroni ha la necessità di salvare Bossi Umberto, che non conterà più nulla, ma deve ancora impersonificare il richiamo ancestrale ai valori padani e quindi serve allo scopo di mantenere saldo il legame con la “storia padana”.

Non si salva invece il trota Renzo Bossi che sembra essere la mente (e già la contraddizione è enorme) di una sorta di grande truffa. Diciamo per dirla con l’avvocato Ghedini che, mai come in questo caso, Renzo Bossi può essere solo l’utilizzator finale, dei denari della Lega, delle cariche pubbliche, avute quasi per lascito ereditario e senza alcuna gavetta politica, dei titoli di studio acquisiti in scuole più o meno parificate e così via. Perchè prendersela con questo fanciullo ???

E non ci vengano a dire che di tutto questo, Bossi (Umberto) era completamente all’oscuro perchè dovremo avere un’intera salumeria sugli occhi per crederci. Lo stile Scajola è stato pienamente adottato per giustificare la sua totale non conoscenza sulla provenienza del denaro servito alla ristrutturazione di casa, come del finanziamento alla scuola gestita dalla moglie. Questi ultimi episodi sono ormai gli ultimi stadi di un leader più che tramontato. Un leader che si lascia scappare un’affermazione tanto pericolosa quanto indelicata. Avrebbe detto infatti che un partito i propri soldi, quelli raccolti con il tesseramento e le feste popolari, li può anche buttare dalla finestra. Una base che si rispetti ed un corpo militante di quel partito avrebbe forse qualcosa da ridire o quanto meno da eccepire. E non crediamo nemmeno alla verginità dell’emergente Roberto Maroni che, dopo essere stato condannato anni or sono per resistenza a pubblico ufficiale (azzannò il polpaccio di un poliziotto),  vorrebbe farci credere che la Lega mantiene pura ed intatta la propria integrità morale. Il lezzo di letame però inizia a sentirsi, ma cari leghisti non rammaricatevi troppo, non tutto il male vien per nuocere, Come cantava De Andrè “dal letame nascono i fior”. Peccato che nel caso si tratti di crisantemi.

Ma lasciateci un commento amaro nel finale. Bossi (Umberto) che alla manifestazione con scope e ramazze chiede scusa per i danni creati dagli altri Bossi (i figli), è veramente l’apice parossistico di questa vicenda. Un padre che riversa sui propri figli responsabilità che dovrebbe invece raccogliere su di sè. L’eroismo padano diviene vigliaccheria goffa ed anche un po’ cialtrona. Diremmo non proprio il Braveheart a cui si sarebbe pensato ed a cui qualcuno si era pure ispirato. Un comportamento non certo da padre di famiglia, ma questo attiene ad altri giudizi che solo collateralmente hanno a che fare con la politica, ma da oggi Bossi si prepara a svolgere il ruolo dell’icona, da utilizzarsi come richiamo alla tradizione leghista. Nessuna autonomia politica e nessun potere decisionale. In sostanza un barbaro agonizzante in preda agli incubi.

Di ben altri spazzini avremmo effettivamente bisogno e l’immagine sotto può ben rappresentare come dovremmo sbarazzarci di banchieri, governanti e potentati di turno che sono quelli che hanno favorito il fatto che i 10 italiani più ricchi guadagnino quanto tre milioni di poveri.

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