Archivio per 17 aprile 2012

Le dimissioni di Boni e le vasche di Belotti

Davide Boni, leghista, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, si è dimesso dalla sua carica in seguito alle indagini per corruzione che lo vedono coinvolto, come informano le agenzie di stampa e i siti dei maggiori quotidiani italiani.
Boni segue l’esempio di altri esponenti del suo partito che si sono dimessi nei giorni scorsi per gli stessi motivi. Il gruppo dirigente della Lega non ha chiesto affatto le sue dimissioni, anzi gli ha rinnovato la fiducia.
Che cosa significano per i senaghesi queste notizie?

Boni è stato assessore al territorio prima dell’attuale (Daniele Belotti, anche lui leghista) e gli ha lasciato il posto nel maggio 2010, quando è stato chiamato a presiedere il Consiglio Regionale. Da quel momento è stato Belotti a proseguire l’opera di Boni, sostenendo la “soluzione” delle vasche per rimediare ai disastri delle piene del Seveso.
Belotti ha così portato a termine una prima parte del lavoro di Boni, progettando una raffica di vasche: tre a Vertemate, una a Cantù, due a Carminate; sono inoltre allo studio altre vasche a Lentate, Varedo, Paderno e Milano.
La Provincia, prono ente attuatore, ha già aggiudicato i lavori con gara d’appalto per il raddoppio del canale scolmatore e le vasche di Senago. I progetti sono già finanziati.

Ora, se Boni è fuori gioco dal punto di vista istituzionale, non lo è dal punto di vista politico perché –così sembrerebbe- ha la fiducia di Maroni e del cosiddetto “triumvirato” (il direttorio della Lega): dunque può ancor influire sulle scelte di Belotti, il quale, dal canto suo, per sua stessa dichiarazione (Corriere della Sera, cronaca di Bergamo, 8 marzo 2012), all’investitura non era molto competente in merito ambientale ed urbanistico.

Senago continua a correre un grande rischio: la costruzione delle vasche di Senago è uno tra i primi lavori che dovrebbero partire. Il rischio è stato aumentato dal fatto che per troppo tempo le istituzioni a Senago non si sono opposte davvero ai progetti di marca leghista.

Però Boni si è dimesso perché investito dallo scandalo che riguarda proprio il suo passato di assessore all’urbanistica ed all’ambiente ed anche Belotti, a sua volta, è stato indebolito dalle dimissioni di Boni e da tutta la bufera di scandali che ha di recente investito la Lega.
Sarebbe dunque importante che la nuova amministrazione di Senago si inserisca subito e con decisione nella situazione politica regionale, per riprendere in mano da protagonista la vicenda: sarebbe il momento giusto.

Riassumendo: il rischio è grande e molto vicino, ma la proposta dell’assessore leghista è complessivamente più debole, oggi. Per questo occorre a Senago un sindaco che sappia agire rapidamente, con decisione e nella direzione giusta.
Questo sindaco è Stefano Palazzolo.

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ART.18: CON NUOVE NORME SENTENZA REINTEGRO RISCHIA DI ESSERE SOSPESA.

ART.18: CON NUOVE NORME SENTENZA REINTEGRO RISCHIA DI ESSERE SOSPESA. LO DICONO I TECNICI DEL SENATO

Fatta la norma trovato l’inganno. Il rischio di minori tutele durante il processo per i lavoratori licenziati è serio. In una nota uscita pochi minuti fa i tecnici del Senato puntano i fari sulla fase dell’appello ed auspicano “un’ulteriore riflessione” in merito. Il timore è che la sentenza di reintegro possa venire sospesa, diversamente da quanto attualmente previsto.
Il ddl di riforma del lavoro “non differenzia, ai fini di ottenere la sospensiva di una sentenza sfavorevole, la posizione del lavoratore – si legge nel dossier dei tecnici di Palazzo Madama – da quella del datore di lavoro e sembra porre pertanto un problema di coerenza con l’impostazione di ordine generale di cui sopra, che potrebbe rilevare astrattamente anche sotto il profilo del rispetto del principio di ragionevolezza. Sul punto – si legge dunque nel dossier del Servizio studi – parrebbe pertanto auspicabile un’ulteriore riflessione”.Gli esperti analizzano in particolare quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 19 del ddl che stabilisce che la Corte d’appello possa “alla prima udienza sospendere l’efficacia della sentenza se ricorrono gravi motivi”.
Ma evidenziano i tecnici, secondo le norme attualmente in vigore “la sentenza con cui viene disposto il reintegro ai sensi dell’articolo 18 non solo è provvisoriamente esecutiva, ma è stata ritenuta dalla giurisprudenza non soggetta all’inibitoria” prevista dalle norme del codice di procedura civile (art.431) che riguarda appunto l’esecutività della sentenza.

Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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