Archivio per 16 aprile 2012

Sempre più in basso !

Auto, vendite sempre più giù ! Marzo a meno 26,72 per cento.

E il peggiore marzo degli ultimi 32 anni: si sono registrate solo 138.137 nuove immatricolazioni contro le 188.495 di marzo 2011.

E la Fiat? Nello stesso periodo le immatricolazioni Fiat in Italia sono scese del 35,6% a 35.942 unità, contro le 55.807 di un anno fa. A febbraio le vendite del gruppo torinese avevano subito una flessione del 20,13%. Questo significa che a marzo la quota di mercato di Fiat Group Automobiles (Jeep inclusa) in Italia si è attestata al 26,03%, in calo rispetto al 29,61% di un anno fa. Il tutto sta a significare che per Fiat le cose vanno ancor peggio che per i concorrenti.

Dopo questa infornata di dati la domanda sorge spontanea: Marchionne non aveva forse sostenuto che la “nuova compagnia”, che sarebbe nata dai nuovi accordi sindacali, quelli che hanno eliminato la FIOM dagli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, doveva diventare un gruppo leader al mondo.

Eppure questo ulteriore calo ci squaderna un panorama nel quale non vi sono più scuse. La FIOM non era il freno all’avanzamento delle condizioni del mercato dell’auto; era un baluardo di salvaguardia per i diritti dei lavoratori.

La continua erosione di diritti, mista alla diminuzione delle tutele e del costo del lavoro non ha prodotto la crescita tanto desiderata e sperata. La logica perversa per cui la competizione viene rovesciata sul costo del lavoro applicando le peggiori condizioni possibili sui lavoratori per poter ridurre ai minimi termini il costo del lavoro ha ormai raggiunto limiti paradossali.

Ma forse il problema è un altro ! Oggi Marchionne non ha nemmeno l’alibi dei contrasti interni. Ha in maniera del tutto illegale eliminato ogni “elemento di disturbo” all’interno dell’azienda di casa Agnelli. Eppure le cose non vanno. Probabilmente un giorno anche Marchionne sarà solo un ricordo e la fallimentarietà delle sue ricette farà parte di un tentativo sbagliato e fallito di ritorno al passato. Le condizioni lavorative oggi in Italia, con Marchionne a fare da apripista e Confindustria a ruota, sono tornate a livelli medioevali.

Oggi con la produzione delle automobili in Serbia, Polonia ed altri paesi la riduzione del costo di lavoro è ai minimi storici. Come i salari dei lavoratori italiani, espulsi dai cicli di produzione, esodati e non ancora nelle condizioni di percepire una pensione. Ma Fiat probabilmente paga anche lo scotto di non aver investito in ricerca e sviluppo producendo auto di qualità inferiore rispetto a quelle di altre case automobilistiche.

Inoltre è il nostro modello di consumo ad essere in discussione. Il modello che si è fondato sul paradigma per cui due o più automobili per famiglia erano la condizione necessaria per poter vivere. In realtà il modello ha visto una sua fine ed oggi va assolutamente ripensato ed in maniera drastica anche rovesciato. Va pensata una tipologia di mobilità che dipenda sempre meno dall’auto privata il cui mercato è giunto ormai a saturazione. Facendo riferimento ad un futuro nemmeno troppo lontano non è più possibile pensare che il sistema dei consumi che abbiamo finora vissuto possa essere perpetrato nelle prossime generazioni. E forse anche un Marchionne dall’alto della sua ignobile arroganza un po’ cialtrona lo sa !


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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