Archivio per febbraio 2012

“Non sono tutte uguali le geografie”

Nella testa di qualcuno
per andare da Torino a Lione
si passa per Genova, stazione Bolzaneto.
E dev’essere un treno
speciale
la sua meccanica dev’essere
quantistica
infatti va a zig-zag nel tempo
Fa scalo a Città del Messico
nel sessantotto
(fico, ci sono le olimpiadi!)
fa il pieno a Pechino, Piazza Tiananmen
nell’ottantanove
passa per Santiago del Cile
nel settantatré
e in altri bei posti, altri bei momenti
e non arriva mai in ritardo
spacca il minuto
coi manganelli
i passeggeri non mancano
una coincidenza (fortunelli!)
o un decennale
E corre corre corre sempre più forte
corre corre corre, verso la…
No, chiedo venia
Quella era un’altra canzone.
E allora pazza gioia, felicitas mundi
Partiremo puntuali per Lione
spaccando il minuto e le teste
passando per tanti bei posti.
Ho visto il meteo, lungo il viaggio
troveremo un po’ di nebbia
urticante
Non c’è da preoccuparsi, basterà
chiudere i finestrini
e affidarci a chi guida.
Chi guida
sa cos’è meglio per noi.

§

(tratto da Selvatici)

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Art. 18, la Cgil prende le distanze dalla Cisl

“La Cisl ha avanzato una sua ipotesi sull’art. 18 che noi non condividiamo”. Alla fine il rospo è stata costretta a tirarlo fuori Susanna Camusso. In occasione di un incontro sindacale a Milano ha spiegato che “lo strumento che riguarda i licenziamenti collettivi e il vero processo di riorganizzazione delle imprese non possono essere trasformati in uno strumento che riguarda il licenziamento individuale”. La Cisl, convergendo verso la proposta del senatore Ichino nei giorni scorsi aveva proposto di aprire la strada del risarcimento associato alla sospensione nei primi anni di impiego. E questo aveva in qualche modo portato a importanti divisioni dentro il Pd.

Riguardo poi ad alcune affermazioni secondo le quali l’abolizione dell’art. 18 potrebbe portare ad un incremento dei salari “chi dice questo sbaglia sapendo di sbagliare”, spiega la sindacalista.

E per questo basta vedere che l’effetto della precarietà nel mercato del lavoro ha determinato un abbassamento dei salari e non un loro aumento. Secondo il segretario generale della Cgil, quindi “l’intervento fiscale può essere il primo strumento per rialzare i salari ma inoltre bisognerebbe smetterla di parlare di produttività dicendo che i lavoratori devono lavorare di più e ragionare sul fatto che da lungo tempo in questo Paese non si investe nè sui prodotti nè sul modo di produrre e questa -conclude- è la ragione principale della caduta di produttività”.

28/02/2012 12:31 | LAVOROITALIA | Autore: fabio sebastiani (Da Controlacrisi.org)

Testimonianza NO TAV

No Tav, la testimonianza di Cremaschi sulle

cariche a freddo della polizia a Torino

Sulle cariche della polizia (video) alla stazione di Torino ecco la testimonianza di Giorgio Cremaschi: “Ero sul treno delle 19,50 per Milano e ho assistito a delle azioni assolutamente ingiustificate e ingiustificabili delle forze dell’ordine che, a un certo punto, parevano avere perso completamente la testa arrivando a prendere manganellate, oltre che le persone, i finestrini del treno”. Aggiunge il Presidente del Comitato Centrale della Fiom: “Credo che ci dovrebbe essere un’inchiesta su quanto è accaduto anche perchè dopo un’eccezionale manifestazione pacifica e non violenta, questo episodio pare messo lì apposta, e non certo dai manifestanti, per macchiare una giornata splendida”.

Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, “è il pervicace tentativo di ridurre il movimento ad un problema di ordine pubblico”. “Alla grande manifestazione che ha sfilato da Bussoleno a Susa – ha aggiunto – non c’erano riusciti”.

La tensione è aumentata nella fase di cambio dei treni, quando centinaia di manifestanti di ritorno dalla valle si sono spostate sulla banchina del treno in partenza per Milano. Qui i poliziotti schierati davanti alle porte del treno hanno preteso di controllare i biglietti dei manifestanti, e la tensione è subito andata alle stelle dato l’atteggiamento provocatorio e ingiustificato delle forze dell’ordine alla fine di una manifestazione che si era svolta in maniera tranquilla e senza scontri. Dopo una prima fase di fronteggiamento e di alterchi è scattata una carica molto violenta da parte degli agenti in tenuta antisommossa. Alcuni agenti sarebbero addirittura saliti sul treno manganellando e strattonando alcuni passeggeri. Molti i manifestanti che sono rimasti feriti dalle manganellate, alcuni sono stati portati all’ospedale. Dopo le prime cariche, tafferugli e una specie di caccia all’uomo è continuata per parecchio tempo tra i binari e nei vari locali di Porta Nuova. Secondo alcuni testimoni alcuni manifestanti sarebbero stati fermati e identificati, alcuni trattenuti e altri rilasciati.
Secondo la versione della Questura di Torino – naturalmente ripresa acriticamente da Repubblica e dalle agenzie di stampa – “i dimostranti – circa 300 – hanno lanciato pietre e petardi contro le forze dell’ordine. Un agente di polizia è rimasto ferito ad un occhio e l’ambulanza del servizio 118 che e giunta sul posto è stata costretta ad allontanarsi perchè bersagliata da una sassaiola. L’agente ferito è stato poi portato via da un mezzo della polizia”.
Poco prima delle 21 un gruppo di manifestanti è riuscito a prendere un treno e a partire per Milano mentre gli altri sono rimasti ancora a lungo all’interno della stazione Porta Nuova di Torino bloccando i binari dall’11 al 21, creando non pochi rallentamenti alla circolazione dei convogli. Intanto nello scalo ferroviario aumentava di minuto in minuto il numero di poliziotti e carabinieri. Tra i manifestanti intrappolati all’interno della stazione non solo attivisti milanesi arrivati in Valsusa per partecipare al corteo di oggi pomeriggio, ma anche manifestanti di altre città che attendevano convogli per tornare verso sud. Tra questi anche dei manifestanti romani e genovesi che tentavano di tornare alle loro città di provenienza.
“Si è formato un grande gruppo al binario 20 della stazione – ha raccontato a Paese Sera Stefania (video), una manifestante di 46 anni – dove le persone che dovevano salire sul treno per Milano si sono trovate davanti una barriera di celerini in tenuta antisommossa. Non facevano passare nessuno, dicendo che non poteva salire chi non aveva il biglietto, ma molti lo avevano e non potevano passare comunque. I manifestanti si sono messi a cantare qualche slogan, tipo ‘ Liberi tutti’, senza insulti né provocazioni, qualcuno si è avvicinato ai poliziotti per chiedere spiegazioni, ma questi hanno iniziato a caricare all’improvviso e manganellare. Abbiamo visto un ragazzo per terra con la testa spaccata”. Stefania racconta che la stessa barriera di poliziotti in tenuta antisommossa si era formata anche sul binario 10, dove c’era il treno in partenza per Genova, ma molte meno persone. “Ho fatto tante manifestazioni, sono stata anche a Genova, ma ho visto una cosa allucinante stasera, perché c’erano solo persone che volevano prendere il treno, tranquille. Gente di tutte le età con il biglietto del treno in mano”.

Da Controlacrisi.org 27/02/2012

IMU ICI e laicità

Da qualche giorno sui giornali appaiono titoli riguardanti l’imposizione fiscale sugli edifici della Chiesa. Sin dai primi giorni l’unica cosa che ho potuto capire è la mancanza di chiarezza di tutte le parti politiche coinvolte: si parlava di “edifici a scopi commerciali”.  Cosa si intende per “edifici a scopi commerciali”? Bisogna inserire anche le scuole nella suddetta categoria?

Stranamente il pio coro delle voci cattoliche ha tardato a farsi sentire, solo in questi giorni si è posto baluardo della difesa delle scuole cattoliche.  La dialettica tra scuole pubbliche e private (di natura cattolica) è vecchia quanto la Costituzione, che è comunque chiara a riguardo! Quello che è più triste in questa situazione è che il Presidente della Repubblica, difensore della Costituzione abbia espresso la sua simpatia verso una posizione non totalmente equa. Anche l’ex ministro Fioroni si è espresso su questa linea dicendo: …chiederemo alle famiglie di pagare molto di più per le scuole materne dei loro figli e la cura dei loro malati. Fa ridere come l’ex ministro dell’istruzione pubblica e appartenente al laicissimo Partito Democratico non sappia scindere il suo credo cattolico dall’obiettività che si richiedere in questi casi. Per assistere bambini e anziani non ci sono le strutture pubbliche, perché tutte le famiglie (che parola santa!!!) dovrebbero rivolgersi ad enti cattolici? E i soldi per le istituzioni pubbliche? Non so quanto la nostra scuola e i nostri servizi assistenziali possano migliorare se c’è ancora vivo lo spettro della Chiesa che deve solo lei salvare le sorti dei piccoli e dei malati assistendoli e tappando loro la bocca.

In realtà non capisco dov finisca la pia assistenza verso gli ultimi e inizi una sottilissima opera di propaganda politica, non mi pare tanto lontano lo scenario, descritto da Calvino ne “La giornata di uno scrutatore”, di preti e suore che influenzavano il voto di ciechi e storpi all’interno del Cottolengo. Quanto avviene con questo malcelato favoritismo è ben più sottile della situazione descritta nel bel romanzo, ma non dissimile.

Certamente io non mi permetterei mai  di augurare una fine infelice a quegli istituti, che pur qualche pregio potrebbero avere, ma auspico una presa di posizione netta nella difesa della scuola pubblica a sfavore di tutti coloro i quali dovrebbero, per Costituzione, cavarsela da soli.

Già l’esenzione  fiscale dei luoghi di culto non è degna di uno stato che vuole definirsi laico e quella degli edifici scolastici ancora di più: essi sono da considerare a tutti gli effetti esercizi commerciali, che richiedono una parcella per impartire degli insegnamenti.

Per questa ragione credo di essere convinto nel considerare una possibile esenzione a scuole cattoliche una patente ingiustizia.

MRossetti

I PRIMI 100 GIORNI DI MONTI

Monti, 100 giorni di Governo e li dimostra tutti. Prc: Peggio di Berlusconi, oggi nessuna opposizione!

Sono passati precisamente 100 giorni dall’incoronazione di Mario Monti. Ricordate? All’improvviso viene fatto Senatore a Vita dal Presidente Napolitano, che lo promuove ‘salvatore della Patria’ subito dopo facendolo digerire a destra e a sinistra. Tutti d’accordo: è lui l’uomo giusto per uscire dalla crisi. In 100 giorni ha fatto di tutto e di più, l’ha raccontato nel dettaglio anche in un rapporto appena pubblicato (SCARICA QUI). Con formule ingannevoli, come ‘Salva Italia’ o ‘Cresci Italia’, ha fatto una manovra di austerità senza precedenti, una riforma delle pensioni e oggi si appresta a dare il colpo di grazia al mondo del lavoro, precarizzandolo e svuontandolo di diritti e tutele, come l’articolo 18. Avrebbe portato equità, giustizia sociale e ci avrebbe addirittura fatto uscire dalla crisi. I risultati sono: più disoccupazione, più disuguaglianze, più crisi (siamo in recessione!).

Nel mondo politico si sprecano le parole di elogio nei confronti di questo esecutivo, mentre sono poche le voci che dicono come stanno effettivamente le cose. Tra queste c’è quella di Paolo Ferrero, sergretario nazionale Prc, che afferma: «Il rapporto sui primi 100 giorni del governo è un’operazione di propaganda che dimentica i sacrifici chiesti a lavoratori e pensionati italiani: questa è la cifra del governo “tecnico”. L’esecutivo aveva come obiettivi giustizia sociale e uscita dalla crisi: e invece ha realizzato ingiustizia sociale e aggravato la crisi con i suoi provvedimenti. Ha fatto peggio di Berlusconi, perché almeno lui aveva un’opposizione mentre ora Monti parla e agisce “a reti unificate”. L’elemento portante di questi primi cento giorni è costituito dall’attacco alle pensioni e dai tentativi di smantellamento dei diritti dei lavoratori, dall’articolo 18 alla cassa integrazione. Oltre alla mancanza di una tassa sui grandi patrimoni, al taglio delle grandi opere inutili e all’assenza di provvedimenti in favore di precari e disoccupati. Altri cento giorni così sono una prospettiva drammatica per il Paese: la recessione peserà sempre di più sui lavoratori».

(Da Controlacrisi.org 25/02/2012))

Formigoni e il reclutamento degli insegnanti

Formigoni attacca la scuola pubblica. Mobilitazione continua contro la proposta di legge anticostituzionale, secessionista e confessionale

di Marco Zocchi

La proposta di Legge Regionale della Giunta Formigoni relativa al sistema di reclutamento degli insegnanti lascia senza parole, così come le dichiarazioni in merito del Ministro dell’Istruzione del Governo Monti, Francesco Profumo. Questa proposta prevede l’assunzione diretta degli insegnanti da parte delle scuole sulla base di una non meglio identificata “conoscenza preventiva” e di una “condivisione” del progetto educativo della scuola stessa. Gli aspetti incostituzionali di un simile provvedimento sono evidenti. I docenti, infatti, verrebbero selezionati non più sulla base di un sistema condiviso, regolamentato e controllato, ma sulla base di convinzioni personali e comunanze pedagogiche, didattiche, disciplinari, ma anche e inevitabilmente politiche, sociali, economiche e sindacali. L’effetto più immediato sarebbe l’adempimento di un completo processo di privatizzazione dell’istituzione scolastica, con Dirigenti che scelgono gli insegnanti più consoni alle loro private impostazioni politiche, ai loro valori, ai loro interessi. Il Ministro Profumo non solo non boccia immediatamente tale possibilità, ma anzi dichiara di voler aprire tavoli di confronto ed ipotizza l’allargamento ad altre regioni, sperimentalmente, di questa modalità di reclutamento.

La nostra Costituzione disegna molto chiaramente una scuola pubblica, laica, libera da condizionamenti, meritocratica ed aperta a tutti. Ci chiediamo come questo sarà possibile in un’istituzione gestita e controllata completamente da un singolo col potere di decidere le assunzioni ed i licenziamenti del corpo docente in base alle proprie personalissime convinzioni. L’istruzione e l’educazione dei ragazzi diventerebbero allora merce di scambio e terreno di controllo e scontro politico e lobbistico. Tutti i criteri nazionali di reclutamento – previsti dalla Costituzione – verrebbero cancellati in un colpo solo. E sono ampiamente note le volontà della Lega di costituire graduatorie riservate a “padani” purosangue e di Comunione e Liberazione di perseguire le assunzioni soltanto di chi può vantare la tessera o la vicinanza al movimento.

E, questo, in una Provincia come quella di Varese in cui gli effetti disastrosi dei tagli alla scuola operati dai governi Bossi-Berlusconi e confermati dal governo Monti hanno portato ad un sovraffollamento delle classi, alla precarizzazione di migliaia di insegnanti di ogni ordine e grado che da anni lavorano con competenza e professionalità nella scuola, alla dequalificazione di un intero sistema. Il salto di qualità rispetto alle celebri parole di Calamandrei del 1950 è evidente. Qui non si tratta più soltanto di demolire il pubblico attraverso tagli economici per agevolare e rafforzare il privato, ma di privatizzare la stessa scuola pubblica, da sempre portatrice del vizio di essere laica e di esprimere molteplici sensibilità e visioni del mondo.

La proposta di legge segna inoltre un pesantissimo strappo istituzionale verso l’unità del paese, a tutto vantaggio di malcelate spinte indipendentiste e secessioniste; parte del prezzo che questa Giunta, in evidente difficoltà a seguito delle numerose inchieste che l’hanno coinvolta, deve pagare alla Lega in cambio del rinnovato sostegno politico.

Già alcune realtà si stanno muovendo per contrastare questa iniziativa. L’Associazione “NonUnoDiMeno”, le varie associazioni dei precari che convergono nel giudicare l’iniziativa di Formigoni un laboratorio nazionale delle destre affaristiche e confessionali, la CGIL, l’Unione Sindacale di Base.

La Federazione della Sinistra si ispira in primis ai fondamenti costituzionali della scuola della Repubblica e si impegna a contrastare questa proposta scellerata con tutta la forza che ha, in tutte le sedi istituzionali e non, con il sostegno di tutte le realtà sociali che condividono questa battaglia, all’interno ed all’esterno delle scuole per fermare sul nascere la privatizzazione e la personalizzazione dell’istruzione e del sapere.

Da http://fdsprovinciavarese.wordpress.com/2012/02/24/formigoni-attacca-la-scuola-pubblica-mobilitazione-continua-contro-la-proposta-di-legge-anticostituzionale-secessionista-e-confessionale/

Concetto Marchesi maestro di libertà

Concetto Marchesi maestro di libertà

Cercare degli eroi, dei Padri della Patria e formare così dei miti di fondazione è una caratteristica saliente di tutte le culture. L’anno scorso, non senza polemiche, abbiamo celebrato il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, il fatto ha avuto giustamente una grande diffusione mediatica, ma, a mio parere, ci si è scordati di sottolineare un aspetto molto importante: i veri momenti natali della nostra Patria sono la Resistenza e la stesura della Costituzione (come non possono venire in mente le belle e celebri parole di Calamandrei?). La lotta contro il fascismo è frutto del sangue di molti eroi, ricordarli tutti sarebbe troppo lungo ed è naturale che si elevino le figure di alcuni personaggi simbolo, che rappresentano l’unità delle buone caratteristiche di quel dato fenomeno.
Questo lungo preambolo per dire che vorrei ricordare in questo luogo un grande personaggio, che ha dato una spinta alla Resistenza e ha scritto la Costituzione: Concetto Marchesi.

Concetto Marchesi fu un latinista e accademico di grande complessità e dalle molte sfaccettature, per ricordare la sua figura e mettere in risalto pochi tratti salienti mi rifarò principalmente alla bella voce del Dizionario biografico degli italiani scritta da Luciano Canfora. Vorrei cercare di mettere in luce le più evidenti caratteristiche della sua personalità politica, del suo essere stato un grande comunista…
In francobollo celebrativo del 2008 emesso dalla Repubblica di San Marino accanto al ritratto di Concetto Marchesi appare questa scritta: Maestro di libertà e signore del latino, sopra vengono riportate le parole evocative del filosofo Seneca: speravit libertatem futuram (sperò in una libertà futura), da queste due frasi voglio partire, già da sole tratteggiano il grande personaggio.
Concetto nacque a Catania nel 1878, il primo di febbraio e già dagli anni dell’adolescenza rivela un carattere particolarmente anticonformista, ironico e teso verso valori di giustizia sociale, democrazia e libertà. Ancora sedicenne nel 1894 pubblica con alcuni anarchici catanesi un giornalino di carattere scientifico e sociale: il Lucifero,  già dal titolo appare la carica eversiva e anticlericale che una pubblicazione del genere poteva avere in una zona di periferia quale Catania. A meno di un mese dalla sua apertura il giornale fu chiuso dalle autorità dello Stato essendo ritenuto pericoloso e sovversivo, Concetto Marchesi fu condannato a un mese di reclusione, pena che scontò al suo diciottesimo anno di età quando venne prelevato e arrestato in università. Una tra le più importanti letture del giovane Marchesi fu il Manifesto del partito Comunista, testo da lui ritenuto molto importante per la sua formazione e paragonato ad un raggio di sole. Nel 1895 si iscrive ufficialmente all’allora Partito Socialista, nel 1899 si laurea in lettere a Firenze. Sotto il profilo intellettuale Marchesi fu uno spirito vivissimo, che rifuggiva ogni erudizione, ma non per questo fu privo di dottrina e metodo. Si può dire che parte della sua sensibilità politica sia maturata anche dall’assidua frequentazione con i classici latini, che interpretò in saggi ancora oggi attuali. Benché anticlericale Marchesi fu un studioso libero da preconcetti e questa cosa non gli impedì di studiare con profitto anche autori della latinità cristiana.
Alcuni anni dopo la laurea, nel 1906, incomincia ad insegnare al liceo classico di Pisa, nel 1915 vince un concorso a cattedra a Messina e nel 1923, laureatosi in giurisprudenza timoroso di perdere la cattedra per le idee antifasciste, viene trasferito a Padova dove rimane fino alla fine della sua carriera.
Sul piano politico il 1921 è un anno importante per Marchesi (e per ogni comunista italiano!): in seguito al Congresso di Livorno Marchesi aderisce al nascituro Partito Comunista d’Italia. Per l’Italia sono anni drammatici, che già preludevano alla “rovina della Patria”, per usare delle parole di un valente allievo di Concetto Marchesi. Nei suoi interventi politici di quegli anni, contenuti nella Rassegna comunista, Marchesi denuncia la sostanziale equivalenza di fascismo e democrazie borghesi. Nell’impegno teorico di quegli anni è ben evidente una sua tendenza anticlericale, già emersa nel Lucifero e mai assopita. In un altro intervento non risparmia una pesante critica al Partito Popolare: “In un luogo è con gli agrari, in un altro è coi contadini; qui è coi fascisti, là è coi socialisti” (ahimè attualissima, benché siano cambiati i “referenti” di tale cambiamento). Con trasferimento a Padova e il completamento della carriera accademica, l’impegno politico “pubblico” del grande latinista pare si fosse assopito, tornò comunque a risvegliarsi nel 1943! In quell’anno i contatti con membri militanti del Partito si fecero più assidui: venne contattato da Giorgio Amendola. A maggio comunicò a Maria José la disponibilità del Partito Comunista ad appoggiare un governo antifascista, durante l’estate di quell’anno Marchesi partecipò a numerosi incontri segreti tra gli esponenti della varie correnti del regime volti a delineare la fisionomia del Paese dopo la caduta del Regime. A settembre accadono eventi importanti nella vita di Marchesi: l’uno riceve la carica di Magnifico Rettore dell’Università di Padova, carica che inizialmente rifiuterà e il dieci fonda il comitato del CLN del Veneto. La questione del rettorato è molto dibattuta, dopo una prima rinuncia della carica, Marchesi accetta sotto le spinte dell’allora ministro repubblichino Alberto Biggini. Tale scelta fu criticata molto dai suoi compagni, ma si rivelò molto saggia: Marchesi come condizione per l’accettazione pose la garanzia del rispetto dell’immunità dell’Università. Nel frattempo Marchesi segretamente nel rettorato coordina le azioni del CLN anche grazie ai suoi collaboratori: il socialista Meneghetti e l’azionista Trentin. La fine di quell’anno fu molto turbolenta: a Padova gli studenti si scontravano e lui fu costretto a muoversi prima a Firenze, per poi tornare ancora a Padova, successivamente a Milano e poi in Svizzera, dove coordinò con molti sforzi le attività militari antifasciste. Al primo di dicembre si data il giustamente noto appello agli studenti, testo attualissimo, che si merita di essere citato…

Studenti dell’Università di Padova!

Sono rimasto a capo della Vostra Università finche speravo di mantenerla immune dall’offesa fascista e dalla minaccia germanica; fino a che speravo di difendervi da servitù politiche e militari e di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio ed al segreto. Tale proposito mi ha fatto resistere, contro il malessere che sempre più mi invadeva nel restare a un posto che ai lontani e agli estranei poteva apparire di pacifica convivenza mentre era un posto di ininterrotto combattimento.
Oggi il dovere mi chiama altrove.
Oggi non è più possibile sperare che l’Università resti asilo indisturbato di libere coscienze operose, mentre lo straniero preme alle porte dei nostri istituti e l’ordine di un governo che – per la defezione di un vecchio complice – ardisce chiamarsi repubblicano, vorrebbe convertire la gioventù universitaria in una milizia di mercenari e di sgherri massacratori. Nel giorno inaugurale dell’anno accademico avete veduto un manipolo di questi sciagurati, violatori dell’Aula Magna, travolti sotto l’immensa ondata del vostro irrefrenabile sdegno. Ed io, o giovani studenti, ho atteso questo giorno in cui avreste riconsacrato il vostro tempio per più di venti anni profanato; e benedico il destino di avermi dato la gioia di una così solenne comunione con l’anima vostra. Ma quelli che per un ventennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa e mentito e calunniato, hanno tramutato in vanteria la disfatta e nei loro annunci mendaci hanno soffocato il loro grido e si sono appropriata la vostra parola.
Studenti: non posso lasciare l’ufficio di Rettore dell’Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalle violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell’Italia e costruire il popolo italiano.
Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c’è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c’è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.
Studenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina; per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l’oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dall’ignoranza, aggiungete al labaro della Vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo.

Rientrato a Roma nel gennaio del 1945, riprese attivamente l’attività politica nel PCI e ricoprì cariche pubbliche, facendo tra l’altro parte dell’Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo. Nel 1946 fu eletto alla Costituente; è famoso lo sdegno con il quale reagì contro l’inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi: il suo intransigente anticlericalismo lo portò a dissidere con Togliatti con il quale intrattenne comunque rapporti di stima e amicizia. Dopo l’esperienza della Costituente, Marchesi nel ’48 fu eletto deputato del PCI (meriterebbe un contributo a pare l’analisi dei suoi discorsi parlamentari editi dalla Camera dei Deputati) e parallelamente si concluse la carriera accademica, rimase deputato fino alla morte avvenuta nel 1957. Nel concludere questo intervento su quello che fu definito da Calvino il “più pessimista e solitario di tutti i comunisti” vorrei tornare alle parole sempre molto attuali scritte da lui in un articolo ai giovani del 1944, riferendosi alla ferocia del fascismo dice: l’impunità fu accordata al pugnale dell’assassino, mentre fumavano gli incendi delle Camere del Lavoro e delle Cooperative operaie, e gli uomini venivano massacrati sotto gli occhi delle loro donne dalle eroiche schiere degli squadristi armati con le armi del regio esercito […] il mondo intellettuale e accademico, come quello padronale – dal grande al piccolo padrone – fu quasi tutto al servizio della smisurata vergogna: e per più di vent’anni si mantenne animato da una mai svigorita libidine di servitù. Sprecherei il vostro tempo dicendo per filo e per segno come queste parole siano ancora attuali. Benché i tempi siano mutati, esse sono un monito vivissimo contro le degenerazioni violente del potere e contro tutte quelle azioni materiali e intellettuali volte a indebolire e distruggere le fasce meno protette della società. Marchesi fu un vero patriota, anche se non è generalmente conosciuto, il suo contributo fu vitale per la formazione della nostra Patria (mi ostino a usare questo termine spogliandolo di ogni connotazione ideologica, ma riferendomi, come ho detto all’inizio, al risultato della lotta di migliaia di persone volonterose e coraggiose!). La sua figura di grande comunista, intellettuale e abile politico non può che essere un “baluardo morale” contro tutti gli esempi negativi che giungono dai nostri governanti, questa non è retorica passatistica, ma seria e sincera ammirazione per un personaggio che parla e insegna ancora oggi… Il suo impegno politico concretizzatosi nella stesura della Costituzione e sulle riflessioni sul mondo della scuola e dell’università sono ancora condivisbili. In un momento di generale crisi della scuola e della cultura sono interessati i suoi moniti a tener vivo l’interesse su materie quali il latino, così capaci di formare l’intelligenza delle persone. Tutti coloro i quali criticano alla sinistra un’eccessiva banalizzazione della scuola dovrebbero leggere le parole di Marchesi: egli sosteva la necessità di una scuola difficile, ma aperta tutti! Scuola difficile non significava esclusione di coloro che non avevano i mezzi materiali, ma strumento di riscatto e garanzia di valorizzazione del merito (parole ora trite e ritrite, ma lontane!). Il già citato Luciano Canfora disse: la scuola facile è un regalo avvelenato alle classi popolari,  l’estrema sensibilità del comunista Concetto Marchesi lo capì molto prima!  Ci sarebbe ancora molto da dire sul suo assetto politico e sui suoi rapporti non sempre positivi con i compagni di partito, ma si rischia di invadere il campo invalicabile e insondabile della vita personale di un uomo. Da strenuo difensore della condizione di indispensabilità del comunismo Marchesi ebbe una visione particolare – forse influenzata dai suoi studi di latinista – delle vicende dell’URSS e di Stalin considerato da lui un valoroso condottiero, che fece dell’URSS una potenza militare che incute rispetto. Molti pensano che la lunga astensione dalla vita politica (dal 1924 al 1942) tagliò fuori Marchesi dalla conoscenza delle turbolente vicende politiche dell’URSS e lo portò ad avere quella particolare visione di Stalin. Infine, concludendo assolutamente, a Marchesi si deve la correttezza stilistica e la bella forma della nostra Costituzione, che è in alcune sue parti quasi un testo poetico!

Un classico tutto attuale

21 febbraio 1848 Karl Marx e Friedrich Engels pubblicano il Marx-Engels- Il Manifesto del Partito Comunista… 21 febbraio 2012, ed è un testo ancora attuale, un vero classico!

Una risata vi seppellirà ! Purtroppo troppo tardi, ma vi seppellirà !

Dopo le esternazioni, nelle scorse settimane dei ministri del governo italiano, ecco puntuali arrivare sul binario di viale dell’Astronomia le stronzate di Emma Marcegaglia. Ricordiamo tutti le battute fuori luogo e molto spesso quasi autobiografiche di Monti sul posto fisso monotono o della Cancellieri sulla voglia di trovarsi un lavoro vicino a mamma e papà con figli e figlie di ministre che lavorano nella stessa università di mamma Fornero e papà Deaglio.

Forse sarebbe il caso di rispondere con ironia, piuttosto che con la rabbia, alle solite nefandezze e prepotenze di chi esercita il potere come sfoggio del proprio putridume culturale.

Nei giorni scorsi la cara Emma nazionale, dopo un mandato come rappresentante dei giovani industriali, ed ora sul finire del proprio incarico come rappresentante dei senior di Confindustria, si è lasciata andare a commenti, diciamo poco onorevoli, sul ruolo del sindacato: “Vorremmo un sindacato che lotta anche fortemente con noi per tutelare il lavoro, ma che non protegge assenteisti cronici,  ladri e chi non fa bene il proprio lavoro”.

Ed allora sarebbe bene ricordare chi sono i Marcegaglia, prima che a qualcuno possa sfuggire e soprattutto prima che la sabbia di tutte le clessidre scorra inesorabile donandoci l’oblio.

Il Gruppo Marcegaglia è un gruppo industriale e finanziario che opera in Italia e all’estero con 50 società e più di 6.500 dipendenti nel settore metalsiderurgico e in una serie diversificata di altri comparti produttivi. Il gruppo, che è interamente controllato dalla famiglia Marcegaglia, fattura 4,2 miliardi di euro ed ha registrato nello scorso decennio un tasso di crescita medio del 15 per cento (del 20 per cento negli ultimi 5 anni) (dati 2008-09).

Nel 2006 Steno Marcegaglia, padre della presidentessa di Confindustria e fondatore del gruppo, imputato nel processo ’Italicase-Bagaglino’, viene condannato a 4 anni e un mese per il reato di bancarotta preferenziale, in parte condonato.

Nel 2008 la Marcegaglia Spa ha patteggiato una sanzione di 500 mila euro più 250 mila euro di confisca per una tangente di 1 milione 158 mila euro pagata nel 2003 a Lorenzo Marzocchi di EniPower.

La sua SpA controllata N.e./C.c.t. spa ha invece patteggiato 500 mila euro di pena, e ben 5 milioni 250mila euro di confisca. Oltre al patteggiamento dell’azienda, Antonio Marcegaglia, fratello della leader dei galantuomini di Confindustria, ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena per il reato di corruzione.

Negli scorsi mesi su segnalazione delle Autorità svizzere, erano in corso indagini per accertare l’utilizzo e la legalità di diversi conti cifrati all’estero.

Il gruppo Marcegaglia spa è anche uno dei principali azionisti della CAI, la mitica compagnia di volenterosi che avrebbe dovuto, con i soldi di noi poveri pirla, salvare la compagnia nazionale di volo Alitalia. Un altro grande miracolo italiano.

Tutte le condanne e le indagini a carico dei citati nell’articolo sono atti pubblici e non indiscrezioni. Tutti possono accedere e controllare.

Alcuni organi di stampa hanno fatto notare come l’azienda di famiglia Marcegaglia SpA utilizzi procedure di ottimizzazione fiscale grazie ad holdings in Irlanda e in Lussemburgo (Il Fatto Quotidiano e Report rispettivamente agosto e novembre 2011).

Emma Marcegaglia ha dichiarato a più riprese nel 2009 che lo Scudo Fiscale è un “male necessario” (dichiarazioni ad agenzie di stampa ottobre e dicembre 2009). Successivamente, nell’ambito dell’inchiesta per falso in bilancio relativa alla sua azienda, la parte dell’inchiesta riguardante l’evasione fiscale viene archiviata perché i capitali oggetto dell’inchiesta sono stati scudati (ancora Report novembre 2011). Ad ottobre 2011 ha dichiarato che lo scudo fiscale “non è la scelta giusta in quanto premia i furbi” (RaiTre ottobre 2011).

Alcuni osservatori, come ad esempio l’Ing. De Benedetti, sostengono che la Marcegaglia abbia iniziato tardivamente a fare opposizione al governo Berlusconi, avendo fatto affari con quel governo. “È noto, e credo che sia un’operazione del tutto corretta, che la Marcegaglia ha affittato ad un prezzo considerato da tutti risibile le attrezzature buttate via per il vertice del G8 della Maddalena del 2009 e questa è stata una decisione del governo Berlusconi” (La7 e Unità novembre 2011).

Alla fine di questo cursus honorum, le cui notizie sono reperibili facilmente in rete (tra le fonti principali alcuni siti: www.thepopuli.it e it.wikipedia.org), potremmo concludere che il silenzio è sempre uno strumento molto prezioso. Bisogna saperne fare buon uso. Consigliamo alla presidente di Confindustria un po’ di questo sano esercizio oppure di seguire i vecchi e classici consigli di “non sputare contro vento” oppure di non gettare “la solita merda nel ventilatore”. Il rischio di imbrattarsi è altissimo !!!!!

Per chiuderla in filosofia ci piace citare il Rasoio di Occam ed il Rasoio di Hanlon due principi metodologici che insegnano a capire e classificare molte delle affermazioni di persone che occupano, forse immeritatamente, posizioni di potere e responsabilità.

Rasoio di Occam è il nome con cui viene contraddistinto un principio espresso dal filosofo William of Ockham, noto in italiano come Guglielmo di Occam. Tale principio, nella sua forma più immediata suggerisce l’inutilità di formulare più teorie di quelle che si siano formulate per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Occam impone di evitare cioè ipotesi aggiuntive, quando quelle iniziali sono sufficienti. Se una teoria funziona è inutile aggiungere una nuova ipotesi. (fonte wikipedia)

Il Rasoio di Hanlon, formulato sul modello di quello, più noto, di Ockham, suggerisce di considerare, come causa di una fattispecie, l’ipotesi più immediatamente verosimile rispetto a quella meno probabile. Il concetto è attribuito a un non meglio identificato Robert J. Hanlon, il quale avrebbe formulato, o quantomeno avrebbe reso noto, tale assunto intorno al 1980.

Esso può essere riassunto come “Non attribuire a cattiveria ciò che puoi facilmente spiegare con la stupidità” o, in un’altra forma più semplificata: “Non presumere mai cattiveria laddove la stupidità basti”. (fonte wikipedia)

GRECIA: LA LOTTA CONTINUA

«Si tratta del fallimento controllato del Paese e del fallimento incontrollato del popolo greco». Il segretario del partito comunista greco (Kke), Aleka Papariga, commenta così l’accordo raggiunto in nottata a Bruxelles dall’Eurogruppo per la concessione di un secondo pacchetto di aiuti alla Grecia. «Il popolo greco non sarà trascinato dal nuovo accordo. Deve anzi scacciare la paura di un fallimento e rafforzare il Kke e insistere nelle lotte quotidiane» (contro i creditori). Circa il fatto che una rappresentanza della troika si insedierà in maniera permanente ad Atene, Papariga ha detto che «il governo voleva un commissariamento perchè questa è una nuova maniera per terrorizzare il popolo e per far passare queste politiche. Il popolo da domani deve continuare la sua lotta».

(Da Controlacrisi.org 21/02/2012))


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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