Archivio per 8 gennaio 2012

Marcegaglia e Confindustria chiedano scusa al paese e ringrazino Mario Monti

L’ultima manovra del Governo Monti, anche se non sarà probabilmente nè l’ultima nè quella risolutiva, non è soltanto depressiva o recessiva, come hanno detto tanti che sembrano saperla lunga in economia. Non è un segreto per nessuno che la manovra non è nemmeno un lontano esempio di equità come ci si sarebbe attesi dalle dichiarazioni del megapresidente-bocconiano. Dalla squadra di ministri-professori e tecnici di ogni sorta, come quella che da poco più di un mese ci (s)governa, ci saremmo attesi un maggiore sforzo  di fantasia ed una maggiore capacità di andare a scovare risorse dove finora sono rimaste ben occultate e celate.

Ma, del resto i baroni universitari che stanno al governo, sono ovviamente cresciuti e hanno fatto carriera accademica in un clima ed in un paese che tra democristiani e forzaitolioti non ha mai, nemmeno nei brevi periodi di governi di centrosinistra, perseguito sentieri della politica economica anche solo vagamente alternativi a quelli già noti. Pagano i soliti ed anche nei soliti modi.

Ma la manovra, come si diceva, è molto più che recessiva e depressiva: la manovra è repressiva e lo è nel senso letterale del termine. Reprime la povertà nel senso che tende ad eliminare quasi fisicamente i poveri. Come scrive Eduardo Galeano, un saggio, arguto ed illuminato pensatore in possesso di quella buona dose di pensiero critico che manca oggi alla maggior parte dei commentatori di casa nostra: “il neoliberismo è l’espressione più efficace del crimine organizzato”

L’economia odierna ha ormai trovato il modo per eliminare la povertà dal pianeta: “Basta eliminare i poveri”. Con le lacrime più ipocrite e coccodrillesche che la storia ricordi la Ministra Fornero ha sfoggiato una sorta di solidarietà nei confronti degli ultimi e dei poveri. Possiamo tranquillamente rispedire la Ministra, le lacrime da coccodrillo e le cipolle che quelle lacrime han favorito al mittente.

Se si prova su di sè la vergogna ed il disagio di compiere manovre così inique oltre che ingiuste e vigliacche sul substrato meno abbiente della popolazione si dovrebbe avere parimenti la dignità di abbandonare un esecutivo che è stato voluto a gran voce da chi in Italia non ha mai pagato il conto della propria evasione fiscale. Marcegaglia e Confindustria hanno fortemente sponsorizzato l’attuale governo ed ora che nessuna patrimoniale e nessuna seria lotta all’evasione fiscale è stata introdotta in manovra Marcegaglia dovrebbe chiedere scusa al paese e ringraziare il bocconiano-presidente.

Anche l’aggravio di tassa per i cosiddetti beni scudati, palesemente ricchezze evase all’erario pubblico attraverso la fuga all’estero, sono decisamente qualcosa che sfiora il ridicolo rispetto al peso sociale che pagheranno coloro i quali ritarderanno il pensionamento e chi invece continuerà a rimanere nel limbo della disoccupazione o nell’inferno della precarietà.

Chi ha trasferito beni all’estero è sicuramente un sodale di Emma Marcegaglia o comunque più incline a frequentare gli ambienti di Confindustria piuttosto che le catene di montaggio dove ancora resistono.

Sarebbe da indagare la strana indignazione della leader degli industriali nei confronti del Governo Berlusconi, o quanto meno dovremmo indagare quante volte Confindustria ed i suoi accoliti hanno favorito con il proprio voto l’ascesa al potere del tycoon di Arcore. Eppure agli occhi dei meno informati potrebbe apparire che la Emma nazionale rivesta oggi il ruolo di una Pasionaria o di una paladina di un buon governo. Invece ancora una volta gli interessi dei pochi hanno prevalso sulla giustizia sociale e sull’equità fiscale.

Oggi come scrive bene in un suo recente libro Pietro Ingrao “Indignarsi non basta !”, ma ogni altra manifestazione del proprio disagio e malcontento verrà presto additata di essere condotta in modo volgare e violento dall’informazione che ancora oggi siede al fianco di chi siede nella famigerata stanza dei bottoni. Il Governo Monti gode di un sostegno dal punto di vista mediatico decisamente bypartisan quando non ancora consociativista come si diceva ai tempi andati.

Le banche hanno generato il debito con gi effetti violenti che si ripercuotono quotidianamente su famiglie, lavoratori, studenti e pensionati. Gli sforzi maggiori anche in Europa da parte di Merkel e Sarkozy sono però volti al rifinanziamento ed alla ricapitalizzazione proprio degli istituti di credito, cioè degli attuali affamatori dei popoli.

In ogni situazione in cui si è richiesto a gran voce una maggiore forza di contrattazione dei cittadini e si è manifestata una consapovelezza dei propri mezzi la risposta del potere è sempre stata di tipo violento. Dove si sono chiesti processi democratici decisionali più allargati la risposta è giunta sempre attraverso le forze dell’ordine trasformando e trasferendo una richiesta sociale in un problema di ordine pubblico anche nella democratica patria del Premio Nobel per la Pace Barack Obama.E le manifestazioni represse a Wall Street lo stanno a dimostrare. Per non parlare degli esempi di casa nostra da Genova 2001 alla Val di Susa dei giorni nostri. 

Parlare oggi delle condizioni per una “nuova rivoluzione” tra mille virgolette e tutte le cautele del caso quando si parla di un termine così lontano dal vocabolario odierno appare decisamente azzardato ed improprio, ma sarebbe bene iniziare a ripercorrere i corsi e ricorsi storici delle epoche trascorse per rendersi conto che la divaricazione delle condizioni sociali tra poveri e ricchi non può che favorire anche risposte al di fuori delle cosiddette regole democratiche.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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