Archivio per gennaio 2012

NO TAV: FERMARCI E’ IMPOSSIBILE

Sono ormai lontani gli anni in cui “No Tav” era uno slogan da spiegare ogni volta, il grido di guerra di un pugno di “indiani di valle” che, in un luogo poco conosciuto della provincia di Torino, dichiaravano una guerra persa in partenza. Da allora molta acqua è passata nei nostri torrenti; li abbiamo guadati sotto il sole estivo, al chiaro di luna, con la neve e il ghiaccio sotto gli scarponi, mille volte, e siamo diventati una piccola potenza: quelli che sono in grado di non far dormire la notte ministri dell’interno e delle infrastrutture, commissari dello stato e squali dell’impresa. Quelli che possono dire a tutti i resistenti d’Italia: fermarli è possibile. Sempre pronti, sempre in marcia; consapevoli che essere nel giusto è dura, in questo mondo che nulla sa della pulizia di una vita gradevole, del profumo di resistenza che ancora sprigionano queste montagne. Consapevoli che vale la pena di lottare, nonostante questo voglia dire, naturalmente, anche rischiare la galera, come avviene del resto in tutto il mondo. Oggi vorrebbero confinare i No Tav in carcere, ai domiciliari, al confino nelle loro città; si vorrebbero colpire la valle e il movimento di opposizione all’alta velocità/capacità tentando di terrorizzarli, di spaventarli e criminalizzarli, con gli agenti in borghese che stringono la pistola alla cintola e fanno irruzione nelle case, mettono le mani negli armadi e nei cassetti, trattano in tutta Italia come pericoli per la società persone colpevoli di aver manifestato contro la devastazione ambientale, contro l’incubo della militarizzazione delle nostre vite.
L’operazione poliziesca “Sì Tav” è anzitutto un messaggio politico, un messaggio mediatico. È rivolto, oltre che al movimento, all’intero paese. Si vuole dare una rappresentazione della lotta che ottenga l’obiettivo che la schiera di giornalisti prezzolati non è finora riuscita ad ottenere: rendere i No Tav antipatici alla massa dei telespettatori/elettori/consumatori (gli italiani, così come sono considerati dal potere). L’operazione poliziesca vorrebbe creare una rappresentazione secondo cui, dietro a una “etichetta”, il No Tav, esiste una rete nazionale di oppositori ideologici, estremisti, lontani dalla valle ma vicini ai fantasmi di cui lo stato ha sempre bisogno per sconsigliare ai cittadini di organizzarsi e resistere. I mezzibusti del tg sono stati ben attenti a qualificare gli arrestati non come No Tav “ordinari”, ma come “antagonisti No Tav”: non una parte del movimento, ma una parte estranea al movimento. Illusi. Loro stessi non credono più a ciò che dicono, si vergognano quasi nel dirlo, perché sanno di non essere più creduti. Ormai tutti sanno la terribile e splendida verità: questa valle, tutta la valle, ha preso la strada della resistenza. Le lobbies del Tav, non essendo riuscite quest’estate, proprio attraverso i giornalisti, a infinocchiare la Val Susa con la storia dei black bloc (la valle aveva risposto: “Siamo tutti black bloc!”), provano ora, in modo odioso e patetico, a infinocchiare il resto d’Italia attraverso i magistrati. La valle ha risposto ieri sera, con le fiaccole a Bussoleno: “Siamo tutti colpevoli!”.
Sanno che è un gioco rischioso: la solidarietà valligiana è in queste ore fortissima, quella nel resto d’Italia si sta dimostrando altrettanto estesa e determinata, in un momento in cui un numero sempre più alto di soggetti sociali si ribella alla politica dei sacrifici che vengono assurdamente chiesti per foraggiare la grande finanza. La situazione italiana parla di una degenerazione economica a sociale che è condanna storica del modello di sviluppo che i No Tav hanno sempre contestato; quel modello di cui il governo Monti è ultimo difensore, nel tentativo di arginare la crisi del neoliberismo rendendo l’Italia ancora più liberista. Il movimento No Tav è stato precursore dei conflitti sociali e delle critiche culturali e politiche che si affermeranno, che si stanno già affermando; per questo essere No Tav, per molti in questo paese, è l’ultima bandiera possibile, l’unica pulita: la prima, in verità, di un’epoca di cambiamento che è sempre più urgente veder arrivare.
Non è un caso che la magistratura, nel mettere le manette ai polsi ai No Tav, abbia scelto come volto pubblico il personaggio mediaticamente più spendibile, Giancarlo Caselli; spendibile perché, per la parte più distratta dell’opinione pubblica, può apparire come la persona “onesta” del sistema: quella che non ordinerebbe mai un arresto, se l’arrestato non fosse una persona pericolosa per la collettività. La storia professionale di Giancarlo Caselli è in realtà costellata di pagine tristi, odiose e autoritarie, che nulla hanno a che fare con la lotta contro i potenti, e molto con la lotta contro i movimenti; e questa è storia, anche se troppo poco conosciuta. Non è su questo, tuttavia, che vogliamo qui insistere riguardo alla sua figura. Caselli benedice i poliziotti che sorprendono i No Tav nel sonno perché i No Tav hanno mostrato che contro le mafie si vince davvero, e in maniera trasparente, se ci si organizza dal basso, insieme, in massa; soprattutto, se si evita di propinare una versione comoda e distorta della realtà, secondo cui lo stato e le mafie, all’atto di metter in piedi un cantiere supermiliardario, sarebbero due cose distinte. Caselli benedice le nostre manette perché siamo pericolosi; pericolosi, certo, perché abbiamo mostrato che non ci sono ideologie o partiti di cui abbiamo bisogno per ribellarci: gli schemi sono rassicuranti, noi, invece, imprevedibili. La valle e il Tav sono inconciliabili, così come la militarizzazione e la dignità, la politica cialtrona e l’intelligenza, i lacrimogeni e la libertà di manifestare. Né i valsusini, né coloro che con essi sono stati o sono solidali, in Italia e in Europa, sono uniti tra loro da un’ideologia: la realtà da combattere e quella da affermare sono un vincolo molto più solido, più comprensibile, e per nulla neutrale.
Mentre si svuotano le tasche dei pensionati in tutta la penisola, i pensionati della Val Susa vengono arrestati per essersi opposti alla consegna gratis ai privati di 23 mld di euro di denaro pubblico (previsioni della controparte, sicuramente al ribasso). Mentre il reddito degli italiani perde ogni giorno potere d’acquisto, lo stato spende giornalmente 90.000 euro per militarizzare la valle. Mentre il mondo ruggisce contro il vecchio sistema, e il vecchio sistema porta l’umanità alla rovina, politici e tecnocrati della finanza investono in tecnologie antiquate, in opere pubbliche inutili e dannose, in megatreni, inceneritori, nella privatizzazione dell’acqua (nonostante la voce del popolo!), dei servizi utili, delle risorse. Abbiamo mostrato come combattere contro il malaffare illegale e l’accumulazione capitalistica legale, la devastazione e il governo, gli intimidatori e i partiti, il PD e il PDL, confindustria e i sindacato giallo sia in ultima analisi la stessa cosa. In tutti questi anni il movimento ha affrontato il centro-destra e il centro-sinistra, soldati e mediatori, carrieristi e ruffiani, sindaci di Torino e commissari governativi, le imprese legate al Tav e i loro squallidi servi prezzolati, vergogna della classe operaia. È un movimento che ha visto cose che molti altri italiani non hanno (ancora) visto: la violenza sistematica e oltraggiosa delle divise, gli abusi quotidiani della digos e dei ros, la malafede conclamata della magistratura.
Abbiamo superato la fase difficile di Venaus, dove abbiamo ricacciato le truppe d’invasione con una spallata che impressionò l’Italia; quella di Susa e di Col di Mosso, dove abbiamo impedito la praticabilità del progetto complessivo delle trivellazioni; oggi rispondiamo all’aggressione poliziesca di Chiomonte e all’occupazione militare che ne è seguita con una delle mobilitazioni più grandi, estese ed emozionanti che questo paese ricordi, e che ricorderà in futuro. Ad oggi, non un chiodo per il progetto Tav è stato piantato. Questo è un movimento delle persone contro i robocop, dei beni comuni contro gli interessi privati, delle intelligenze contro la brutalità e l’arroganza che non conoscono discussioni; per questo ha potuto resistere vent’anni alla demonizzazione giornalistica, alle intimidazioni, alla disinformazione, agli incendi dei presidi, alle gomme tagliate, agli arresti, alle botte. Resisteremo anche alla retata della vergogna, alla retata del 26 gennaio. I No Tav non rischiano soltanto la galera, ma la vita durante le manifestazioni; c’è chi ha riportato ferite permanenti, chi ha rischiato e rischia la vista e l’udito, chi è finito in coma. Chi è stato in valle, chi ha visto e ha rischiato con noi, lo sa.  Nella turbolenta fase 2 del governo Monti, in cui ministro-strozzino Passera ha dichiarato ancora che il Tav è opera prioritaria e irrinunciabile, affrontiamo 26 arresti, 41 provvedimenti giudiziari. Non abbiamo paura. I nostri compagni in carcere non hanno paura. Non cederemo di un millimetro, resisteremo un metro e un istante in più di loro. Che sarebbe stata dura, lo sapevamo e lo sappiamo; che sarà forse ancora più dura, in futuro, ce lo aspettiamo. Ma non ci arrenderemo, e l’Italia già se lo aspetta. Vinceremo noi, alla fine. L’Italia pronta a cambiare sarà dalla nostra parte, non dei nostri persecutori. Abbiamo resistito e resistiamo a tutto, perché non rinunciamo a nulla.

Fermarci è impossibile!

Comitato di lotta popolare No Tav – Bussoleno

Annunci

Guido ai domiciliari, il teorema perde i pezzi?

Si chiama giustizia e funziona che ti arrestano all’alba, ti perquisiscono la casa, ti portano in galera, ti fanno il ritratto sui giornali, sei pericolossimo e poi…dopo un giorno ti danno gli arresti domiciliari.

Guido Fissore da questa sera è agli arresti domiciliari, con la prescrizione di vedere e di comunicare solo con i familiari!

Guido ti aspettiamo libero! E Vogliamo tutti i notav liberi/e!

La Valle non si arresta!

Giornata della memoria 2012

Comunicato stampa Federazione della Sinistra Senago

La Federazione della Sinistra nasce, anche a Senago, come esperienza politica “aperta”, che unisce partiti quali il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e altre associazioni e movimenti che si riconoscono nei valori della sinistra, del lavoro, della difesa dei beni pubblici e dell’antifascismo e si battono per la difesa dei ceti più deboli lavorando per una società diversa, migliore per tutti. La Federazione della Sinistra si presenterà alle prossime elezioni amministrative a Senago con una proposta ed un progetto autonomi, aperti a chi condivide i valori citati e vorrà partecipare attivamente alla nostra iniziativa.
Saranno fondamentali la tutela e la difesa del territorio ed una netta discontinuità rispetto alla logica che finora ha visto il consumo di territorio come fonte primaria di finanziamento delle casse comunali. L’espansione della cementificazione si scontra necessariamente con la qualità del vivere quotidiano. Va posto un freno al consumo di territorio a vantaggio della qualità della vita dei senaghesi di oggi e di domani.
La Federazione della Sinistra vigilerà sulla difesa dei beni pubblici, indispensabili e primari. L’uscita dall’attuale fase economica non passa attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni che favoriscono interessi di pochi, a scapito delle comunità. Dietro queste manovre vi è ancora un attacco ai beni pubblici primari tra i quali l’acqua, per la quale i cittadini italiani hanno chiesto, solo pochi mesi, fa la totale gestione pubblica.
Il governo del Comune di Senago deve necessariamente corrispondere ad una sempre maggiore partecipazione dei cittadini e di chi vive, lavora e studia a Senago. Esperienze quali il bilancio partecipato andranno ripetute e andrà rafforzata la partecipazione attiva alla gestione del Comune da parte dei cittadini in nome dell’interesse collettivo.
Siamo per una città aperta e solidale, con una gestione trasparente del bene pubblico, dove la tutela della scuola pubblica, della legalità e della sicurezza “del” lavoro e “nel” lavoro e l’intervento per le diverse generazioni (nidi, asili e scuola primaria da una parte e servizi dedicati agli anziani dall’altra) trovino priorità assoluta.
Oggi la salvaguardia dell’ambiente diviene un punto nodale per chi amministrerà il comune nei prossimi cinque anni e l’impatto di EXPO 2015 ci preoccupa. La tutela della salute dei cittadini è un dovere di chi amministrerà la città e per questo dichiariamo sin da ora la nostra contrarietà a qualsiasi intervento per la realizzazione delle vasche di laminazione a Senago e vediamo certamente con enorme preoccupazione l’ipotesi di realizzare inceneritori e gassificatori in comuni limitrofi al nostro. Non dimentichiamo infine il tema della viabilità, da risolvere tenendo conto dei rischi coinvolti, delle possibili evoluzioni e del territorio in cui viviamo: le tangenziali, da più parti citate come l’unico rimedio possibile, non sono la risposta ai problemi attuali.

21.01.2012
Federazione della Sinistra di Senago
Partito della Rifondazione Comunista
Partito dei Comunisti Italiani
… e cittadini senaghesi

Ce l’hanno fatta: il PD sconfigge se stesso!

Anche questa volta il PD di Senago ce l’ha messa tutta, ed anche questa volta c’è riuscito: ha perso ancora prima di partire.

E’ con questa grave e cocente sconfitta che la COSA (PD, SEL e IPS n.d.r.) si appresta a portare a candidato Sindaco colui che era già stato epurato dalle file del PD in quanto ritenuto indesiderato: Lucio Fois.

Dopo la cacciata, che tutti ricorderete, avvenuta prima delle scorse amministrative, Fois trovò collocazione politica prima in Senago Democratica e quindi, in vista di queste amministrative, nella neonata SEL di Senago.

Ora, ironia della sorte,  si troverà a rappresentare coloro che lo hanno cacciato. Un inizio in decisa salita per lui.

Ma come ha potuto il PD perdere il proprio candidato?

Bè, senza voler fare fantapolitica, tutti sanno che il PD a Senago è sempre stato diviso come un arancia. Alle ultime amministrative un tacito accordo tra lega eduno spicchio del PD, fece perdere le elezioni alla coalizione di sinistra ed aprì le porte al disastro della Sindaca Rossetti che tutti abbiamo potuto vedere. E fu proprio l’epurazione nei confronti di Fois & C. che determinò questo insolito connubio con la lega.

Forse ora la Lega, di certo non parca di tatticismio, ha visto in Lucio Fois il candidato più debole ed intravedendo il modo di aprire un varco nella coalizione di centro-sinistra, ha scatenato le proprie brigate di votanti per farlo eleggere,  assieme ad altri spicchi del PD più o meno insofferenti verso questa loro coalizione che ha voluto escludere importanti forze di sinistra. Riuscendo nell’intento.

E’ chiaro che ora per Fois, sempre ammesso che sarà eletto a Sindaco,  governare sarà un bel problema, con il PD che avrà probabilmente la maggioranza più spezzettata del consiglio comunale e la lega pronta a fargli da spalla già a partire dal ballottaggio. Una situazione decisamente sfavorevole per tutti loro.

Allora “uno spettro si aggira per Senago”, la Federazione della Sinistra , la vera Sinistra a Seango, si presenterà alle prossime elezioni amministrative.

Invertire la rotta della recessione

Di Oliviero  Diliberto (da L’ Unità del 17/01/2012)

L’Europa è sull’orlo dell’abisso. La Grecia sta per fallire e la crisi comincia a colpire anche i paesi considerati più al riparo dalla bufera, a partire dalla Francia. Possiamo discettare quanto vogliamo sulla bontà o meno dei giudizi delle agenzie di rating, ma è un fatto che tutti gli indici dell’economia reale e di quella finanziaria siano ormai da tempo fissi sul segno meno. È il mercato stesso che, con gli spread, sta bocciando da mesi le politiche della Bce e della Commissione Europea imposte dall’asse Merkel-Sarkozy. Perché gli investitori sanno benissimo che l’austerità spinta sino al parossismo produce solo recessione e, dunque, peggiora la sostenibilità dei debiti pubblici. L’Europa deve invertire la rotta, non correggerla. Primo. Per fermare la speculazione e scongiurare catastrofici default bisogna costringere la Banca Centrale Europea a fare da prestatore di ultima istanza e l’Unione Europea ad emettere Eurobond. Secondo. Per uscire dalla crisi bisogna spezzare il nesso austerità-recessione (come continuano a dire premi Nobel dell’economia come Stiglitz, Krugman e Spence) rilanciando politiche neokeynesiane in grado di coniugare il rigore con l’equità, la crescita e l’occupazione. Per questo vanno bocciate le proposte di revisione dei trattati che oltretutto punirebbero in modo assolutamente ingiustificato l’Italia. Terzo. Bisogna pensare a un nuovo ruolo del settore pubblico nell’economia. Lo Stato non può servire soltanto a distribuire agevolazioni alle imprese e a salvare le banche dal fallimento. L’ottusa follia neoliberista che imperversa in Europa può essere superata solo da un’azione politica convergente delle sinistre e delle socialdemocrazie in grado di «osare più democrazia», per dirla con Willy Brandt. Che non significa solo la riconsegna al popolo della sovranità sui luoghi delle decisioni (oggi in mano ai tecnocrati europei). Significa anche e soprattutto una politica in grado di redistribuire a vasti strati della società più – e non meno – diritti, stato sociale e reddito. Significa che la crisi non la devono pagare i giovani, i lavoratori e i pensionati. Significa una rottura definitiva con la subalternità all’egemonia culturale del neoliberismo che ha colpito per troppo tempo i progressisti. Una Bad Godesberg al contrario. Perché questa crisi dimostra che Marx aveva ragione. Basta leggere le posizioni, ad esempio, di Schultz per capire che nella socialdemocrazia europea si è aperto un importante processo di autocritica rispetto alla sua accettazione dell’ideologia neoliberista nei due decenni trascorsi. È l’Italia, anche su questo terreno, a segnare un ritardo preoccupante, perché il PD appare bloccato dalle contraddizioni interne di coloro che spingono in direzione di Fini e Casini. La sinistra, d’altro canto, non può più giocare di rimessa aspettando che il PD sciolga il nodo strategico delle alleanze con il terzo polo. Le vittorie di De Magistris, Zedda, Pisapia e dei referendum per i beni comuni sono state anche vittorie della sinistra contro le ipotesi di un centrosinistra neomoderato. Cosa aspettiamo a sinistra a bandire le divisioni e a formalizzare un patto di unità d’azione tra Idv, Sel e Federazione della Sinistra che renda più incisiva l’opposizione di merito alle politiche del governo Monti e che, insieme, sia in grado di incalzare il Pd sulle cose da fare? Ci unisce il giudizio negativo sulla manovra del Governo Monti, l’intransigenza nello stare dalla parte dei lavoratori e l’idea di dare un futuro al nostro paese nel segno della crescita e della giustizia sociale. Cose ben più importanti dei personalismi e della sterile difesa degli orticelli che continuano a dividerci.

Salviamo Liberazione

Ai responsabili del conto corrente
bancario “M.R.C. S.p.A. Salviamo
Liberazione” presso Banca Popolare
Etica
Cari compagni, care compagne, la
sottoscrizione per Liberazione
lanciata direttore Dino Greco
procede a grande velocità. In
redazione seguiamo con gratitudine
l’aumento giorno dopo giorno della
cifra depositata nel conto corrente
aperto ad hoc, sperando che questa
ed altre iniziative, l’investimento da
parte dei lettori e il nostro impegno
di lotta a far uscire il giornale
assicurino un futuro. Sapete già che
il nostro impegno è chiaro: salvare
insieme la testata e i posti di lavoro.
Sulla base di questa chiarezza di
prospettive, ci permettiamo di
avanzarvi una richiesta.
Dovete sapere che nell’ambito del
confronto sindacale che si imbastirà
– questa volta, ne siamo convinti,
con reciproco spirito costruttivo, a
partire da martedì 17 – noi
sosterremo con fortissima
convinzione l’ammortizzatore
sociale della solidarietà, che già
stiamo praticando. Dividere con
spirito solidaristico il lavoro che c’è
ci sembra l’unica prospettiva reale
di salvaguardia dei livelli
occupazionali attuali, pur con la
disponibilità già dichiarata ad
aumentare se necessario
ulteriormente il sacrificio.
La Mrc, invece, ha proceduto com’è
noto alla richiesta di Cassa
integrazione a zero ore per tutti.
Noi ci battiamo, e ci impegneremo
ai tavoli sindacali, per rovesciare
questa posizione. Ma, qualora
l’azienda non scendesse a più miti
consigli, una disparità tra la
categoria giornalistica e quella
poligrafica giocherebbe molto
malamente ai tavoli. Nel caso
malaugurato di messa in Cassa
integrazione senza l’accordo delle
parti sindacali, infatti, l’Istituto di
previdenza dei giornalisti anticipa
l’importo dovuto al lavoratore in
attesa dell’emanazione del relativo
decreto. L’Inps non fa altrettanto: i
poligrafici, quindi, devono
attendere appunto il decreto. Una
disgraziata eventualità: a compagni
di lavoro – con compiti diversi,
certo, con contratti diversi, ma
appartenenti alla stessa comunità, e
uniti nella stessa lotta, lavoratori
che gomito a gomito producono
insieme il giornale che state
leggendo – si aprirebbero
prospettive diverse: entrambe
disastrose, ma una catastrofica. Alla
drastica riduzione del reddito di
alcuni (i giornalisti) si opporrebbe
l’azzeramento totale, per alcuni
mesi, del reddito di altri (i
poligrafici). Un’eventualità che
oltretutto, com’è evidente, rende
una categoria oggettivamente più
ricattabile dell’altra.
Per quanto ci riguarda, in via
esclusivamente scaramantica,
stiamo già costruendo una cassa
comune proprio per ovviare a
questa ingiustizia.
In cui chi può mette a disposizione
di ogni compagno/a di lavoro che
ne avesse malauguratamente
bisogno l’equivalente di 700 euro al
mese sotto forma di prestito, da
restituire (ovviamente senza
interessi) non appena riscossi gli
arretrati dall’Inps. Abbiamo
calcolato che sarebbero necessari
circa 10mila euro al mese per 5 mesi
per mettere in sicurezza i 14
colleghi discriminati. Superfluo
aggiungere che anche giornalisti in
difficoltà potrebbero attingere e
restituire.
Pensiamo che non sia sbagliato
interpellare pure voi. Cogliendo la
solidarietà che tanti lettori e lettrici
stanno esprimendo alla lotta per la
sopravvivenza, nostra e di
Liberazione, che stiamo
conducendo, vi chiediamo: ritenete
possibile che il Fondo speciale per
la salvezza di Liberazione possa a
sua volta prestare per qualche mese
20-30mila euro per annullare la
sperequazione che vi abbiamo
descritto? E se la risposta fosse
positiva, ritenete possibile prendere
questo impegno subito, prima della
riapertura del confronto sindacale,
per facilitarlo senza interferire?
Quale che sia la vostra risposta, la
accetteremo, comprendendo,
ovviamente, che il Fondo è stato
creato con altri progetti. Solo la
pratica unitaria che stiamo portando
avanti ci ha permesso di individuare
il problema e ve lo esponiamo come
lo abbiamo messo a fuoco. In ogni
caso grazie per averci ascoltato, e
grazie a tutti i lettori e le lettrici che
stanno puntando in proprio, in un
momento economicamente difficile
per tutti, sul futuro di Liberazione.
L’assemblea permanente unitaria
di Liberazione
Unprestito
percolmare
un’ingiustizia
Questo giornale è stato realizzato, oltre che dai giornalisti/e che firmano
gli articoli, da giornalisti/e che li curano e ”confezionano” e da una
quantità di lavoro poligrafico ”invisibile”: archivio fotografico, assistenti
alla redazione che preparano le pagine ”di servizio”, tecnici
che preparano i pdf e mantengono efficiente il sistema, segreteria,
ufficio abbonamenti e sottoscrizioni, amministrazione.
Su tutto, le mani esperte dei grafici senza i quali nulla avrebbe forma.

(Da Liberazione 15/01/2012)

ASSEMBLEA DEL 22 GENNAIO CON I LAVORATORI IN LOTTA PER IL LAVORO

Facciamolo a pezzi 5: CLIMA ed ENERGIA

Iniziamo questo percorso alla scoperta di nuove possibilità per far fronte alle problematiche ambientali divenute oramai una vera emergenza. Un nuovo piano energetico comunale non è un’opzione: è un obbligo per garantire un futuro di autosopravvivenza ai nostri figli che abiteranno questa città.

E’ però anche una grande possibilità di rinnovare la città abbassando i costi dei consumi e della gestione dell’energia. E’ una possibilità per creare nuovi posti di lavoro e per proiettare la nostra comunità verso il consumo zero.

Vi lasciamo quindi a questa prima, intensa, lettura che delinea e descrive un possibile percorso.

Questa pubblicazione presenta in maniera sintetica, ma con un elevato contenuto scientifico, le basi per orientarsi nel mondo del clima e dell’energia al fine di capire come agiscono quei processi che governano l’equilibrio climatico del nostro pianeta. Di fronte ai problemi ambientali di cui il riscaldamento globale è solo l’aspetto più vasto e complesso, economia, industria e singoli individui sono chiamati a cambiare abitudini e obiettivi, costruendo un mondo più sostenibile attraverso l’efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia, la riduzione degli sprechi, la diffusione delle energie rinnovabili. Il primo passo per vincere questa sfida epocale, la cui posta in gioco è il benessere dell’intera Umanità, sta nella formazione di una consapevolezza dalla quale derivino scelte razionali tanto nella politica d’alto livello quanto nella vita quotidiana di ogni persona. Capire per poi poter agire in maniera più consapevole nel percorso della sostenibilità ambientale ed energetica. Queste pagine si pongono proprio questo fine e nascono nell’ambito della Campagna SEE – Energia Sostenibile per l’Europa.

CLIMA ed ENERGIA, capire per agire (.pdf)

Letture per un programma a salvaguardia del nostro territorio

Nella barra laterale trovate un link ad un video di Luca Mercalli: PREPARIAMOCI.

Non è la pubblicità ad un libro ma è l’invito alla lettura di un documento che riteniamo importante per il futuro nostro e dei nostri figli.

PREPARIAMOCI è l’ invito a rivedere il nostro modello di vita. E’ un invito rivolto a tutti i cittadini del mondo, ma è anche un invito rivolto ai cittadini di Senago. E’ un invito al CAMBIAMENTO. Un cambiamento che deve coinvolgere ogni cosa. Un invito a lasciar stare il territorio ed a salvaguardarlo. E’ un invito alo STOP al consumo di territorio, al cambiare i nostri energivori stili di vita che non sono più compatibili con le oramai scarse risorse che il territorio può dare. Che il pianeta terra può dare. E’ un invito alla sobrietà, alla decrescita.

E’ l’invito a resistere ai costruttori di Senago che vogliono a tutti i costi cementificare l’area di Papa Giovanni (si veda il programma di PD-SEL-Insieme Per Senago).

La FEDERAZIONE della SINISTRA di SENAGO accoglie l’invito di questo libro-appello sostenendo l’esigenza di questo cambiamento e ponendo al centro del proprio programma la battaglia STOP al CONSUMO di TERRITORIO per il Comune di Senago.

Questo libro è quasi un manifesto per la politica, o forse lo è già diventato.


Rifondazione c’è!

Proposta di legge di iniziativa popolare: FIRMA anche TU!

SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

Massimo Gatti: consigliere della provincia di milano

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 8.170 follower

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

PETIZIONE: “NO VASCHE”

Firma anche tu la petizione "NO VASCHE" promossa dal COMITATO SENAGO SOSTENIBILE. Clicca sull'immagine
Elezioni 2012

Calendario delle pubblicazioni

gennaio: 2012
L M M G V S D
« Dic   Feb »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031