Archivio per 21 novembre 2011

BASTA LA PATRIMONIALE ? (Che non ci sarà)

«Se non ci sarà la patrimoniale, non ci sarà più nemmeno il cambiamento». A sostenerlo il leader di Sel e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite a ‘Che tempo che fa’, il programma di Fabio Fazio. Dopo aver ricordato che, in realtà, il governo Berlusconi senza che nessuno se ne rendesse conto chiaramente aveva già messo la patrimoniale sui ceti medio bassi, «abbiamo bisogno -osserva Vendola- di iniziare la musica di questo governo nuovo dallo spartito della patrimoniale».

Il problema è sempre lo stesso e Vendola pare non accorgersene. Insomma, domandiamo al governatore della Puglia, basta la patrimoniale per sostenere l’insostenibile governo Monti? Basta la patrimoniale, che riteniamo una misura giusta per far pagare chi i soldi ce li ha, per digerire gli attacchi preannunciati dal programma di Monti alle pensioni, al mondo del lavoro, ai beni pubblici? Secondo noi no e vorremmo che almeno a sinistra ci fosse chiarezza su questo. Partiamo dal fatto che il governo Monti è stato ‘eletto’ dalla troika (Fmi, Bce, Ue), non dal popolo, e che quindi risponde ai diktat della stessa. Dunque, non solo attuerà le misure vergognose del precedente governo Berlusconi (riforma gelmini, tagli agli ee.ll., legge stabilitaà, etc.), ma ne aggiungerà altre non meno pesanti, come quelle della proposta ‘Ichino’ che smonta l’articolo 18. Misure che non ci faranno certo uscire dalla crisi, anzi la peggioreranno, aumentando disuguaglianze, disoccupazione, povertà.

Questo il nuovo e drammatico quadro che abbiamo davanti e la sinistra ha una sola scelta: organizzare un’opposizione forte e duratura. Tutte quelle forze sociali e politiche che si pongono all’opposizione del governo monti devono stabilire fra loro un patto di consultazione permanente al fine di non disperdere le forze e connettere tutte le lotte in campo, da quelle dei lavoratori a quelle degli studenti a quelle in difesa dei beni comuni. Nessuna ambiguità è accettata, o di qua o di là. Il patto deve avere carattere costituente della sinistra d’alternativa su precise proposte: patrimoniale, difesa del lavoro, stato sociale, scuola pubblica, riconversione ambientale della produzione, lotta alla precarietà, no alla guerra.

Un’opposizione non solo politica, ma anche culturale per passare dall’antiberlusconismo all’antiliberismo, che è la sfida più difficile. Perché deve essere chiaro il pregiudizio positivo che si sta diffondendo e che ha terreno fertile grazie anche all’operazione di mistificazione della realtà portata avanti in questi giorni dai media, anch’essi omogeneamente schierati (caduto il mostro, arriva l’eroe e se poi taglia i costi della politica diventa addirittura il salvatore della patria, ridà fiducia ai mercati e si giustificano così quelle misure inaccettabili). A sinistra dobbiamo essere bravi a fare un’operazione verità contrapponendo fatti e dati, spiegando alla gente chi ha causato la crisi, chi la paga, chi ci guadagna e come se ne esce. Quindi, spiegare che la speculazione è alimentata dalla Bce, che ricapitalizza le banche private e non compra, come fanno tutte le altre banche centrali nel mondo, titoli di stato sul mercato primario, ma solo sul secondario a speculazione già avvenuta. L’Italia l’anno prossimo dovrà rinegoziare oltre 400 mld e dovrà farlo alle condizioni dettate dalla speculazione, cioè a interessi proibitivi, costringendola ad altre manovre correttive di decine di miliardi di euro l’anno. La strategia è finalizzata a tenere l’acqua fino alla gola, mantenendola a quel livello pericoloso per giusitficare misure di riduzione forzata del debito tramite l’austerità e contemporaneamente lasciare la speculazione libera di massacrarci.

Noi abbiamo il dovere di spiegare alla gente che sono le politiche neoliberiste la causa della crisi e del peggioramento delle condizioni materiali delle persone, non lo spostamento di masse rocciose nel sottosuolo. E che solo verticalizzando il conflitto contro questi poteri e contro chi li sostiene si può sperare nel cambiamento. Le condizioni peggioreranno sempre di più, il conflitto sociale aumenterà e la politica, quella di sinistra, dovrebbe essere lì a dare una direzione, un progetto politico. Altro che contentino con una ‘mini’ patrimoniale che forse neanche si farà.

(da CONTROLACRISI.ORG 21/11/2011)

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