LA FOTO STRAPPATA

Con Monti, sebbene per un tempo determinato e per fare la patrimoniale, o contro Monti senza se e senza ma. Le strade della sinistra si potrebbero dividere di nuovo. Ma stavolta lo strappo potrebbe essere irricucibile, come mai nella storia degli ultimi vent’anni della sinistra: o di qua o di là. Di là, insieme al Pdl e a Berlusconi, c’è il segretario del Pd, preoccupatissimo dei costi politici che il suo partito pagherà per l’appoggio al governo Monti. Pier Luigi Bersani avverte gli (ex?) alleati del Nuovo Ulivo che l’appoggio al governo di transizione è la «condicio si ne qua non» si farà l’accordo per le elezioni, quando arriveranno. Di qua ci sono i pochissimi no al governo del neosenatore, la Federazione della sinistra e l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, non a caso quest’ultimo al centro di un ciclone mediatico con pochi precedenti, forse uno: quello della Rifondazione del ’98. Non a caso Vendola, dal fronte opposto, gli esprime solidarietà.

Per Sinistra ecologia e libertà, benché forza extraparlamentare e quindi non impegnata a votare in parlamento, il sì al governo di transizione è tormentato. Il massacro mediatico a cui viene sottoposto in queste ore Di Pietro fa tornare lo spettro del ’98, quella rottura con il primo governo Prodi che Fausto Bertinotti pagò cara. Nichi Vendola è in visita ufficiale in Cina. La mattina si riunisce la segreteria di Sel. In serata da Pechino parte un videomessaggio che testimonia la strettoia. «L’unica cosa che dovrebbe fare un governo di scopo è imporre all’Italia una patrimoniale pesante. Cioè un discorso che non può essere in continuità con le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi». In pochi mesi «si possono fare soltanto alcune operazioni di segno capovolto rispetto a ciò che si è fatto in questi anni, a ciò che ha fatto l’Europa liberista. Mettere al centro delle politiche di risanamento l’equità sociale, stimolare la crescita purché sia una crescita ambientalmente e socialmente sostenibile». Assomiglia al programma di Mario Monti? Sel mette molte condizioni al suo appoggio «esterno»: che il governo si chiuda entro giugno, che faccia la patrimoniale, che non ci siano fra i ministri berlusconiani storici, anche se presentabili. Tutti paletti difficili, forse impossibili. Sel, è la conclusione «non apre ad una soluzione pasticciata», ma «ad un percorso breve, con un obiettivo mirato», «ma la vera medicina è il voto, la democrazia». Di qua, invece, c’è la Federazione della sinistra, che sentenzia un no netto al governo di transizione. La mattina, un sit in di Rifondazione comunista davanti al ministero del Tesoro «contro la speculazione delle banche» e per «elezioni subito». Per il segretario Paolo Ferrero, «la speculazione finanziaria in Europa c’è perché la Bce è l’unica banca centrale del mondo a non comprare direttamente i titoli di Stato. Finché la Bce continuerà a prestare i soldi alle banche private, ma non agli Stati, la speculazione continuerà. Per questo chiediamo che si cambi la politica europea: è la condizione per impedire la speculazione. Di fronte ad un problema del genere bisogna che decida il popolo, non i tecnocrati europei e, sotto dettatura, il Parlamento italiano». Allarme rosso anche per Oliviero Diliberto, segretario del Pdci. «Un governo composto da chi, fino a ieri, si è fatto la guerra in parlamento e nel Paese è una sorta di governo-truffa». Il Pdci propone «un patto di consultazione» alle «forze democratiche dentro e fuori dal parlamento, che sono contrarie al governo tecnico e chiedono elezioni immediate perché hanno a cuore la democrazia e i destini delle masse popolari».Ma dentro il parlamento, a parte la Lega, al momento c’è solo l’Italia dei valori. Di Pietro lo dice, il suo no al governo Monti. Ma lo dice malissimo: Pdl e Pd «si accorgeranno che non possono stare insieme perché due maschi dentro la camera da letto non fanno figli». Battuta impresentabile ma «involontaria», dirà in serata, scusandosi, mentre sul web e sulle agenzie si scatena l’inferno contro di lui, in prima fila le associazioni gay che (giustamente) lo impallinano. Quanto a Monti, stima per l’uomo, dice l’ex pm, l’Idv dice no e poi valuterà i suoi provvedimenti di volta in volta. Ma nel suo partito non la pensano tutti come lui. Domani mattina dovrà convincere i gruppi parlamentari.

(Da CONTROLACRISI.ORG)

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