Archivio per 28 ottobre 2011

DOPO IL 15 OTTOBRE

DOPO IL 15 OTTOBRE
Il 15 ottobre, centinaia di migliaia di lavoratori, studenti, disoccupati, precari, pensionati e chi ne ha più ne metta, hanno attraversato il centro di Roma per manifestare contro il capitalismo e i suoi padroni, le banche in primo luogo, ma soprattutto perché vogliono una credibile alternativa di sistema.
Da questo punto di vista, il corteo è stato un successo e soprattutto è stata una manifestazione politica e combattiva e non rituale, dove non ci si accontenta più della marcia colorata con i palloncini dopo la quale, spesso, si torna a casa senza aver concluso nulla: la gravità della crisi che stiamo vivendo modifica qualitativamente la coscienza della massa e quindi anche cortei non sono più delle belle passeggiate per le vie della Capitale a suon di musica, ma diventano un momento di confronto politico e di lotta.
Ma è stato anche un passo avanti. I cortei hanno lo scopo di far prendere coscienza, a chi li anima, della propria forza collettiva: persone che tutti i giorni lottano isolate nella propria scuola, facoltà, azienda, si rendono conto che sono parte di una classe sociale che se lotta insieme ha la forza di rovesciare il sistema oppressore che tutti subiamo.
Ovviamente, di questo, nessun telegiornale ne ha parlato. I media hanno preferito concentrarsi sui “violenti” che hanno sfasciato le vetrine e bruciato le auto.
Su questo punto abbiamo l’obbligo di spendere qualche parola, anche cercando di capirne le ragioni.
C’è chi si oppone agli scontri perché denuncia l’uso della violenza in quanto tale; è una lettura superficiale e vanno chiariti alcuni punti. È o non è violenza sottoporre una persona a un lavoro sottopagato e senza diritti, far morire mediamente 5 persone al giorno sul posto di lavoro, bombardare popoli per il profitto di pochi, licenziare, negare un’istruzione, un lavoro, un futuro? La risposta è si: questo sistema si basa su una violenza che viene esercitata da pochi contro troppi, violenza che verrà utilizzata dagli stessi pochi ogni qualvolta sentono che il sistema è minacciato, perciò quando scendiamo in piazza, dobbiamo essere consapevoli di ciò che potrebbe accadare ed essere pronti all’autodifesa.
Bisogna, a questo punto, fare un distinzione fondamentale e cioè tra la violenza delle devastazioni di qualcuno e la resistenza di massa in piazza alla repressione poliziesca. La differenza è qualitativa: l’autodifesa del movimento e dei suoi partecipanti fatta dal movimento stesso è sacrosanta! Tutta la retorica sulla non-violenza, in questo caso decade: presentarci con le mani alzate davanti ai cordoni della polizia mentre carica non è che convince la polizia a non attaccare per chissà quale atto caritatevole. Loro attaccheranno e noi ci difenderemo con tutti i nostri mezzi.
Con un servizio d’ordine politico e organizzato sarebbe andata diversamente. Il servizio d’ordine ha infatti un duplice ruolo: da un lato, respinge gli attacchi della polizia o di chi si infiltra, dall’altro, frena anche chi all’interno del movimento fa provocazioni o “atti vandalici” di qualsiasi tipo. Guardacaso, i provocatori hanno agito senza problemi proprio negli spezzoni dove non c’era un servizio d’ordine; dove invece era presente (spezzone di Rifondazione, Fiom) sono stati subito allontanati o non hanno neanche provato a entrarvi.
Ed è proprio questo che è mancato: un servizio d’ordine per tutto il corteo, organizzato e preparato.
La gestione della Piazza del 15 ottobre, da parte delle forze dell’ordine ha preso la direzione della ricerca dello scontro con i manifestanti usando come pretesto i vandalismi di via Cavour, che non sono un problema, ma una risorsa (per loro) e infatti sono stati una scusa per attaccare il corteo già arrivato in Piazza San Giovanni con il lancio di lacrimogeni, idranti e caroselli di blindati lanciati a tutta velocità sulla folla.
Ma queste sono solo alcune delle conseguenze dei vandalismi di Via Cavour, perché ovviamente sono iniziate le percuisizioni nelle case degli attivisti, una campagna mediatica contro il movimento, il blocco dei cortei nel I Municipio di Roma per 30 giorni (anche la manifestazione che la FIOM doveva fare venerdi 21 è stata negata, permettendo soltanto un presidio) a cui si sommano proposte di legge iper-repressive, come la Legge Reale, la legge che allarga le libertà repressive della polizia consentendo anche l’uso delle armi da fuoco contro i manifestanti, una legge che dal 1974 al 1989 ha causato 254 morti e 371 feriti (Libro Bianco sulla Legge Reale).
Proposte, queste che sono arrivate dall’”opposizione parlamentare” (!), cioè dal PD e IdV con l’assenso di Vendola; Maroni intanto pensa a misure come l’arresto preventivo, il Daspo, tentando di fare esattamente come ha fatto per gli stadi (perché allora non fare, già che ci siamo, anche la “Tessera del Manifestante” o i tornelli d’ingresso alle piazze da dove partiranno i prossimi cortei?!?).
Rifondazione Comunista, giustamente, si oppone alle proposte di queste misure, sia quelle di Maroni sia quelle dell’IdV e PD.
Infine, come detto all’inizio, cerchiamo di capire le regioni delle devastazioni. Gli arrestati o fermati erano tutti giovani sotto i 30 anni, che cercano una via d’uscita, disperata, a un sistema che non offre loro nulla. La risposta è sbagliata, ma il problema esiste. E spesso, le risposte delle organizzazioni politiche e sindacali non sono adeguate (governo di centrosinistra che porta avanti le stesse politiche sotto un’altra bandiera, tavoli di trattativa con Confindustria che non concede nulla –e perché dovrebbe farlo, poi, dato che difende gli interessi della borghesia-). Finchè le proposte in campo saranno queste, atti di questo tipo ci saranno sempre.
Allora, a partire da Rifondazione Comunista, offriamo vere prospettive di lotta, impostiamo il conflitto di classe nelle scuole e nelle aziende e rompiamo frontalmente con il sistema capitalista, fino ad arrivare, in ultima analisi, a una vera e credibile alternativa a questo sistema.



Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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