Archivio per 22 settembre 2011

DISASTRO ITALIA

Genitori, aprite gli occhi

di Giuseppe Caliceti

Il nuovo anno scolastico ripropone, aggravati, tutti i problemi degli anni precedenti, dopo che sulla scuola pubblica si è scagliata la scure della Gelmini. In dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il sistema culturale che ha nei media il centro di irradiazione ha rimodellato definitivamente l’economia degli affetti e del desiderio di un paio di generazioni. La cultura e l’intelligenza non interessano alla classe dirigente italiana, che al limite se ne riempie la bocca per promuovere le immagini delle aziende, o in chiave paternalistica per accreditare localismi e al massimo pubblicizzare il turismo. I genitori di alunni e studenti devono capire che non esistono più, per i loro figli, diritti acquisiti. Occorre difenderli. Di più: riconquistarseli, questi diritti, perché tanti sono stati già tolti. Insomma, oltre all’impegno che i genitori richiedono ai propri figli nello studio, in questi anni la scuola chiede più impegno anche a loro.
In questi tre anni c’è stata una narrazione bugiarda da parte del governo di quanto è successo a scuola. Affermare che con tagli a fondi e docenti, tagli epocali, la qualità della scuola potesse migliorare, non era solo una cosa impossibile ma un falso. L’ideologia del ritorno al passato come modello per il futuro della scuola ha avuto buon gioco sui genitori degli alunni di oggi perché faceva leva sul loro ricordo dell’infanzia, che però è molto diversa dall’infanzia di oggi. È un modello vecchio, anacronistico, classista, poco solidale verso chi ha più difficoltà di apprendimento. Il fatto è che il minore è visto – e lo dice anche la parola “minore” rispetto a un presunto “maggiore” – come un soggetto non ancora politico, come un progetto di adulto, un prototipo. E non come una persona in fase di crescita. Una persona a tutti gli effetti. Questo comporta tutta una serie di miserie. Occorre tornare a spiegare bene agli studenti, ma anche ai loro genitori, che tra apprendere e informare e/o convincere a fare qualcosa, per esempio comprare un prodotto o pensarla in un certo modo, c’è una grande differenza. Colpisce sempre pensare alla grande quantità di soldi che il mercato spende per convincere e alle somme sempre più esigue e esangui destinate a educare e istruire. Non credo sia un caso.
Il nostro sistema formativo è vecchio: prevede che basti conoscere e magari amare una materia, per saperla insegnare, come dicono Mastrocola e Gelmini. In realtà occorre sempre partire dalla didattica e dalla pedagogia. Se non si parte da lì, non si sta parlando di educazione, di scuola, ma di altre cose. Spesso noi docenti, in questi anni, ci siamo trovati ad insegnare valori e contenuti esattamente opposti a quelli dei politici: pensiamo alla questione immigrazione. Il fatto è che i valori costituzionali sono stati messi in discussione da questo governo in più casi. Molti docenti si sono trovati spiazzati. Non sanno più a chi dar retta: al governo o alla Costituzione? La scuola pubblica è il cuore di qualsiasi democrazia. E al ministero dell’Istruzione abbiamo “saggi” come Vittadini, gran capo di Comunione e Liberazione e fondatore della Compagnia delle Opere: gente che è contro la scuola pubblica e a favore delle private. Gelmini ha gridato mille volte «viva il merito», «premiamo il merito», ma ha fatto esattamente l’opposto con la sua controriforma: ha tolto alle scuole pubbliche italiane che i dati Ocse-Pisa del 2007 reputavano migliori delle private; e la scuola primaria italiana dal 2008 a oggi è scesa dal primo al tredicesimo posto in Europa. Di che merito parla? I genitori di alunni e studenti aprano gli occhi e, se per loro sono veramente la cosa che hanno più cara al mondo, difendano i loro figli da chi gli nega anche solo di sognare un futuro.
da il Manifesto 21 settembre 2011

IL PEGGIO PUÒ ARRIVARE

EDITORIALE di Valentino Parlato

Grande e melmosa è la confusione sotto il cielo. La crisi del finanzcapitalismo investe tutto il mondo occidentale, Stati uniti in testa. In Europa è peggio. C’è un debito da fallimento e c’è un arresto della crescita. La situazione è massimamente contraddittoria: per ridurre il debito bisogna risparmiare, ma risparmiare deprime la crescita. Come uscirne? La risposta è difficile.

Anche l’Italia è in questa situazione. Declassata dall’agenzia di rating Standard&Poor’s per il debito e da un blocco della produttività e della produzione da un po’ di anni. Crescita della disoccupazione e calo della domanda. In contemporanea c’è una brutta crisi politica: anche il berlusconismo fa acqua, non riesce a governare, che è la cosa più seria, ed è travolto da scandali pesanti. C’è il fatto che oggi l’attuale Presidente del Consiglio è l’uomo più ricattato d’Italia, e questa condizione non aiuta alcun governo.
In Italia siamo così a un intreccio di crisi politica e crisi economica e, per esperienza e memoria, tutti sappiamo che quando la crisi economica agisce sulla politica la deriva di destra è inevitabile. Nella situazione data una destra oltre la destra berlusconiana non è affatto da escludere. Come dice il vecchio detto, «al peggio non c’è fine». In una situazione siffatta grande è la responsabilità delle varie sinistre italiane. E qui siamo a un punto assai critico. Se le sinistre tutte, quelle dei partiti e quelle di opinione, per dire dei giornali, faranno loro principale argomento di lotta le escort e i bunga bunga non credo che usciremo da questa situazione e viene da chiedersi: anche fatto fuori Berlusconi (il cui partito è un’accozzaglia in fermento) in che condizioni si troverà la politica italiana? È un interrogativo, a mio parere, da non sottovalutare.
Quindi la domanda torna al che fare delle sinistre, che dovrebbero essere coscienti del fatto che l’opposizione di Confindustria a Berlusconi non è di sinistra, anche se viene enfatizzata sui giornali di sinistra. In una situazione così grave e pericolosa (la minaccia di slittamento a destra è fuori dell’uscio) la sinistra dovrebbe mettere in secondo piano gli scandali e presentare e sostenere un programma unitario di misure economiche contro la crisi. Certo c’è una crisi economica che rende tutto più difficile, ma la sinistra dovrebbe avere la forza di elaborare un programma di riforme economiche e sociali per uscire dalla mortale deriva dell’attuale crisi economica e politica. In altri tempi la sinistra presentava suoi progetti, ricordo per tutti il Piano del lavoro di Di Vittorio.
Nell’attuale pericolosa crisi economica e politica le sinistre tutte dovrebbero convergere in una proposta programmatica forte e realistica. Altrimenti andremo inevitabilmente al peggio, continuando a prendercela con gli scandali berlusconiani, ignorando che ci può essere ancora un peggio dopo Berlusconi.
da il Manifesto 21 settembre 2011

Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

settembre: 2011
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930