Archivio per 9 settembre 2011

Economisti liberisti: geni, furbi, ciarlatani o cialtroni ?

Con un po’ di sarcasmo recentemente qualcuno ha definito gli economisti come scienziati in grado di fare ottime previsioni sul passato. Sostanzialmente un buon libro di storia è molto più utile.

Sulla base dell’esperienza che ognuno di noi vive quotidianamente sembra che non vi sia tema su cui l’economista di grido, ovviamente di stampo liberale e liberista, non debba dire la propria con una platea pronta a prostrarsi ai suoi piedi. Non c’è trasmissione televisiva e dibattito che si rispetti in cui, parlando di crisi e di ogni altra questione di attualità politica, non intervenga il guru economico di turno ad offrirci le proprie infallibili ricette.

I bocconiani in genere vanno per la maggiore. Se si dovesse arrivare alla nascita di un governo tecnico, perchè Berlusconi ha definitivamente terminato la benzina, il nome che puntualmente viene offerto per la presidenza di questo esecutivo di “unità nazionale” è quello di Mario Monti, altro economista di chiara fama.

Si verificano in realtà una serie di incredibili paradossi. Non è facile dimenticare che fior di economisti teorizzavano la possibilità di creare un infinito numero di posti di lavoro attraverso la riduzione delle sicurezze e delle garanzie di chi ha già una occupazione. Questa linea di pensiero, che parte da lontano, la ricordiamo sin dai tempi del referendum del 1985 quando vennero ignobilmente cancellati alcuni punti di indennità di contingenza, il meccanismo di automatico adeguamento dei salari al costo della vita. Allora si diceva che il sacrificio della scala mobile avrebbe generato effetti virtuosi dal punto di vista occupazionale. Il senno del poi ci ha detto tuttaltro.

Dai tempi delle fandonie craxiane di allora gli economisti di grido hanno continuamente inanellato una moltitudine infinita di previsioni errate eppure continuano a rimanere in sella e l’opinione pubblica sembra non avere alcuna alternativa ai modelli proposti da queste menti geniali. Per non parlare delle infinite volte in cui sentiamo il ritornello ormai logoro sulle privatizzazioni che dovrebbero essere la panacea di ogni male. Le liberalizzazioni dovrebbero contribuire a fare abbassare i prezzi delle merci ed invece accade viceversa.

Ovviamente vi  sono anche economisti che non appartengono al cosiddetto mainstream e che affrontano con un approccio, si direbbe di tipo keynesiano, le sfide che l’economia odierna pone di fronte a noi. Alcuni tra loro non disdegnano certo l’intervento dello Stato nell’economia e non soffrono di terribili irritazioni cutanee quando si pronuncia la parola patrimoniale. Vi sono economisti che non  vedono necessariamente nelle borse la cartina di tornasole di tutto ciò che avviene nel mondo economico globale, ma guarda caso sono comunque relegati in un angolo e la loro opinione non gode certo della cassa di risonanza che è fornita ai bocconiani di turno.

Purtroppo il mondo dell’informazione dà respiro solo ai liberisti più sfrenati, che guarda caso continuano imperterriti a non azzeccarne una, ma che altrettanto imperterriti perseguono nel loro atteggiamento oltranzista e arrogante di chi si sente l’unico depositario e portatore della verità. Le agenzie di rating, quelle stesse mitiche entità che ritenevano affidabilissimo l’istituto bancario Lehman Brothers due giorni prima del suo totale tracollo, sono ancora oggi coloro i quali dettano il bello ed il cattivo tempo. Offrono pagelle a destra e manca senza provare la benchè minima vergogna.

La litania che ci tocca sorbire è sempre la solita: i mercati non si fidano di noi. Non sarebbe forse il caso di misurare quanto è oggi affidabile il sistema dei mercati dagli stessi cittadini ? Siamo noi a non fidarci dei mercati !!!

Ogni anno ci troviamo di fronte al panorama in cui l’attenzione di opinione pubblica e mezzi di informazione è catalizzata dall’immarcescibile e un po’ mondano meeting di Cernobbio, sulle rive del Lago di Como, organizzato dalla ancor più mitica House Ambrosetti. Il gotha dell’economia nazionale ed internazionale vi si ritrova con cadenza fissa. Su questi ineffabili e lungimiranti santoni si dirà qualcosa in seguito.

Tremonti spergiurava fino a pochi mesi fa che l’Italia aveva i mezzi per non subire alcun attacco speculativo ed inoltre il Ministro garantiva non fosse necessario alcun intervento straordinario. Pochi mesi dopo assistiamo alla seconda eccezionale manovra e non sappiamo ancora se sarà l’ultima di questo anno solare. L’Italia sarebbe uscita prima e meglio dalla crisi globale ed invece sembra che le cose non stiano proprio così. Altra previsione poco azzeccata.

Abbiamo avuto maestri economici che hanno propagandato la flessibilità nell’ambito del lavoro vendendola come eldorado delle opportunità ed oggi riscontriamo che la totale precarietà in cui si dibatte oggi il mondo del lavoro è praticamente l’elemento disarmante che non permette alle giovani generazioni di costruire un futuro degno di tale nome. Fomentando conflitti intergenerazionali si dice ai giovani che le garanzie dei propri genitori sono la zavorra e la pietra tombale delle loro future opportunità.

La chiusura finale va dedicata a quella che non è stata una previsione, ma un’osservazione a posteriori. Segnale inequivocabile che non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire. Pare che il Ministro Brunetta (altro economista come il collega Tremonti) abbia affermato che l’adesione allo sciopero indetto dalla CGIL per il giorno 6 settembre abbia raccolto l’adesione del solo 3% dei lavoratori.  Casualmente la stessa percentuale di denaro che sembra essere richiesta ai possessori di redditi superiori ai 300mila euro in una delle più recenti versioni della Finanziaria. Probabilmente dall’alto del suo profilo avrà confuso i numeri…

Ma veniamo come si diceva ad House Ambrosetti; la fondazione in questione è stata incaricata dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) di presentare una serie di valutazioni e di progetti su come riformare il sistema accademico italiano. Tutto questo nel periodo in cui le università di casa nostra erano già vessate anche dalla Riforma Gelmini. Alcune università più lungimiranti di altre hanno commissionato studi ancor più articolati per farsi indicare la strada da percorrere al fine di riformare, ed in modo fondante, la propria vita di ateneo. Ebbene per la modica cifra di 230mila euro la fondazione in questione avrebbe concluso uno studio per un ateneo lombardo ritenuto dai più un noto feudo leghista. House Ambrosetti avrebbe concluso che:

“…l’Università in questione dopo attenta analisi al momento non risulta essere competitiva con atenei quali l’Università di Oxford e l’Università di Harvard”. Testuali parole sono state pronunciate dal rappresentante di questi economisti di enorme spessore. Si pensa e si ritiene, oltre ogni ragionevole dubbio, che un bimbo di 4-5 anni al modico costo di un gelato sarebbe stato in grado di giungere alle stesse lungimiranti e geniali conclusioni.

Sarebbe bene che rinunciassimo a concedere un simile livello di credibilità a degli autentici scommettitori al buio. Soprattutto perchè giocano con soldi che non appartengono a loro. Per dirla con una delle metafore bersaniane fidarci di questi economisti è come affidare all’orco cattivo il racconto delle fiabe della buona notte dei nostri bimbi. Una realtà che diventa sempre e troppo spesso il suo rovescio. Ora per quale ragione dovremmo seriamente ancora affidare le sorti economiche del paese ad un simile stuolo di consiglieri che manifestano ogni giorno di più di essere in realtà ipocriti ciarlatani ? Probabimente i consigli di lorsignori andrebbro rispediti al mittente.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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