Archivio per settembre 2011

L’ ultima rottura di Fausto

Daniela Preziosi: Sinistra inutile, l’ ultima rottura di  Fausto

Bertinotti scettico sull’Ulivo: «Serve accompagnare i movimenti che respirano l’aria della rivolta». Doccia fredda su Sel. Perplessità fra i suoi. Giordano: «Non sono d’accordo ma il dibattito serve. Poi Vendola deciderà»

Contrordine compagni, gli accordi con il Nuovo Ulivo non vanno bene. Naturalmente Fausto Bertinotti non la scrive così, nell’editoriale in uscita nei prossimi giorni sulla rivista Alternative per il Socialismo, ma più o meno è questa la traduzione dal bertinottese che ne danno i suoi esegeti. Il padre nobile di Sinistra ecologia e libertà, alla quale non ha aderito, preferendo la ricerca teorica all’impegno pratico, indica una nuova svolta. Anzi una rottura, come ai vecchi tempi.
L’articolo, in realtà anticipato per stralci dal manifesto del 23 settembre, è la risposta dell’ex presidente della Camera al dibattito aperto da Rossana Rossanda sul tema della crisi. Domani però il settimanale Gli Altri diretto da Piero Sansonetti ne pubblica altri stralci. Che picchiano a sinistra. La sinistra, scrive, «non ha saputo dire di no alla manovra del governo». «Aver accettato di discuterne i contenuti, quand’anche per criticarli, all’interno della sua cornice (che è poi la sua filosofia, cioè la sua ispirazione di fondo) e dei tempi di approvazione dettati dall’oligarchia di comando ha fatto della sinistra un desaparecido, un ente pressoché inutile». Oggetto della critica sembrerebbe il Partito democratico. «È il recinto il fondamento della nuova politica. Dentro o fuori. Se stai dentro è omologazione, se stai fuori è protesta». Il compito della sinistra, quella vera, è dunque «rompere il recinto» altrimenti «lo stato di necessità oggi rivendicato in nome dell’eccezione (la crisi) diventerebbe la regola di un modello economico e sociale regressivo, quello dell’Occidente del XXI secolo». «La politica (della sinistra) potrebbe rinascere solo come l’araba fenice, cioè solo dalle sue ceneri», «alimentare quella rottura da cui possa rinascere un pensiero critico radicato nell’esperienza sociale, un processo di trasformazione e la resurrezione della sinistra».
Ma se questa è l’analisi, «è possibile accettare di essere coinvolti in una impresa di governo? O non succede invece che la stessa accettazione di partecipare a un governo diventa una rinuncia alla lotta politica e dunque una sconfitta storica, una resa?», si chiede Sansonetti. Insomma, attutita dal fascino dialettico, in questo scritto potrebbe esserci una sconfessione della linea di Vendola, e della famosa «foto di Vasto» con Bersani e Di Pietro, ovvero l’incontro di metà settembre in cui si è messa la prima pietra di un’alleanza fra Sel, Pd e Idv?
Anche perché, per inciso, qualche distanza fra Bertinotti e Vendola si è già segnalata. Sulla legge elettorale. L’ex segretario Prc ha firmato fra i primissimi il referendum Passigli per la proporzionale, gradito a D’Alema e poi ritirato dal suo estensore. Vendola ha fatto una raccolta all’ultima firma sul referendum Parisi per il ritorno al Mattarellum, che invece piace a Veltroni. Di base, due idee diverse per andare al voto: correre soli o in coalizione.
Vendola, affaccendato nelle vicende della sua Puglia, per ora non commenta. Ma oggi è atteso a Bologna in un dibattito con Romano Prodi, padre dell’Ulivo e nonno del Nuovo Ulivo. Il suo «cerchio magico», tutti ex bertinottiani, stempera. «La discussione è il lievito della politica, ma forse siamo abituati a far prevalere i personalismi e i rancori. Invece l’analisi di Fausto è limpida», dice Franco Giordano, l’ultimo segretario Prc prima della scissione da Paolo Ferrero. «E io la condivido. Sono solo più ottimista sulla possibilità di un intervento attivo, l’unico che può rendere possibile un big bang per far rinascere la sinistra. In coerenza con le scelte fatte finora, non investirei solo nella rivolta: stiamo nei movimenti per avere la forza necessaria per costruire un grande soggetto di sinistra. Per questo vogliamo le primarie: perché tanto più prospetti una piattaforma politica ed economica alternativa, tanto più si aprono le contraddizioni. Nello stesso Pd. È bastato un incontro a Vasto e si è scatenato di tutto». Rottura, stavolta con Fausto? «Neanche per idea. Con lui c’è sempre da imparare. E comunque, il nostro tentativo potrebbe non riuscire, ma non riesco a pensare che non sia necessario». Così Gennaro Migliore, già capogruppo alla Camera con l’ultimo Prodi: «Stare nei movimenti e in mezzo al tuo popolo è essenziale per essere poi lo strumento della sua battaglia. Bertinotti ha fatto un’analisi sulla quale riflettiamo. Spetterà al leader del partito fare le scelte operative. Le ceneri da cui la sinistra deve risorgere ci sono già: quelle del 2008». Più scettico di tutti invece Claudio Fava, che proviene dalla sinistra Ds: «È il tempo della chiarezza. È vero che in nome dell’emergenza e della crisi un centrosinistra miope costruisce accordi su rischiosi governi tecnici. E per noi il perimetro dell’alternativa non serve a mettere bandierine, ma a rendere fattiva una proposta politica alternativa al berlusconismo e al linguaggio che ci ha lasciato. Quello che mi interessa è verificare se è possibile lavorare ad una concreta ed efficace agenda di governo fra le forze politiche. E non inseguire la profezia di una fine e di un inizio. Un vizio politicista, e un po’ vecchiotto».

FONTE: il manifesto, 29/09/2011
(Controlacrisi.org)

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VIII CONGRESSO PRC SI PARTE !!

PRC ,Con il Comitato Politico Nazionale del 23 e 24 settembre si è avviato il percorso dell’ottavo congresso di Rifondazione Comunista. Esso si colloca nel ventennale della nascita del partito (avvenuta nel 1991 all’indomani dello scioglimento del Pci) e in un contesto di particolare difficoltà. La partecipazione al Governo Prodi (2006-2008), non solo non diede i risultati auspicati, ma contribuì in modo decisivo a determinare la sconfitta alle elezioni del 2008 nel corso delle quali la lista “Sinistra arcobaleno” raccolse un misero 3,1 per cento ( il complesso delle forze che la costituirono due anni prima avevano raccolto oltre il 10 per cento) e determinò l’azzeramento dal Parlamento di qualsiasi rappresentanza dei comunisti e della sinistra di alternativa. All’indomani di quel risultato Rifondazione tenne il suo settimo congresso a Chianciano. La forte contrapposizione tra due opzioni alternative – superare Rifondazione Comunista per dare vita ad una nuova forza di sinistra non comunista e quella di rilanciare Rifondazione – si concluse da un lato con una vittoria di misura del mantenimento del Prc e dall’altro, purtroppo, con una ennesima scissione che indebolì pesantemente il partito.
Questi tre anni (quelli che ci separano dal Congresso di Chianciano), sono stati caratterizzati dal tentativo, sul piano politico e sul piano delle difficoltà economiche e organizzative determinatesi, di uscire da questa situazione. Sul piano politico si è dato vita ad una aggregazione delle forze della sinistra di alternativa: la lista comunista alle europee del 2009 e, subito dopo, la costruzione della Federazione della Sinistra. Sul piano organizzativo si è cercato, con la conferenza di Caserta, di adeguare la nostra organizzazione alle nuove condizioni e su quello economico, con un forte intervento su Liberazione e sull’apparato centrale, di azzerare le perdite del giornale e di ridurre fortemente i costi nazionali del partito.
Ci siamo riusciti?

L’ottavo congresso, come è giusto che sia, farà un bilancio di questo lavoro e valuterà le correzioni che si dovranno apportare, sia in termini di scelte politiche che di gruppi dirigenti.
Sicuramente molte difficoltà persistono sia per quanto riguarda Rifondazione Comunista, sia per quanto riguarda il progetto politico su cui abbiamo investito per riaggregare le forze della sinistra di alternativa e cioè la Federazione della Sinistra.
Va anche detto, tuttavia, che nonostante il sistematico oscuramento e la divulgazione continua di sondaggi che ci davano per scomparsi, le ultime elezioni amministrative hanno dato un esito ben diverso, collocandoci attorno al tre per cento. Inoltre la presenza di Rifondazione nelle lotte sia territoriali che nazionali (basta ricordare la straordinaria partecipazione alla manifestazione della FIOM del 16 ottobre), la persistenza di una capillare organizzazione territoriale che continua a produrre un numero rilevante di Feste di Liberazione e numerose iniziative locali, dimostra una vitalità significativa della nostra organizzazione.
Contemporaneamente possiamo dire che Sel, pur godendo di un’ampia visibilità, non è riuscita ad ottenere quel consenso elettorale che le veniva accreditato. Inoltre il progetto politico che in questi anni ha proposto – la costruzione di una nuova forza di sinistra che si sarebbe dovuta determinare dalla rottura del Pd – non ha trovato le condizioni per realizzarsi e la scelta dell’internità al Nuovo Ulivo e ad un nuovo futuro governo di centro sinistra “a prescindere” ha di fronte a sè scenari forieri di gravi contraddizioni. Come abbiamo potuto sperimentare in questi anni la partecipazione ad un esecutivo ad egemonia Pd, in un contesto di crisi economica e di accettazione di questo partito, da parte di tutte le sue componenti, dei diktat provenienti dall’Europa, non lascia presagire nulla di buono.
In questo scenario la partita a sinistra è ancora aperta, ed è in questo contesto che dovremmo cercare di far svolgere al nostro ottavo congresso un contributo positivo.
Per come è andato il Comitato Politico Nazionale, penso che questa possibilità ci sia.
Innanzitutto quello che avevamo auspicato nei mesi scorsi si è realizzato: una ampia maggioranza – oltre il 90 per cento del Cpn – si riconosce in un unico documento congressuale. Alla fine del post troverete i link di tutti i materiali che la riunione di venerdì e sabato ha discusso: regolamento, documenti ed emendamenti. Va precisato che mentre il regolamento è definitivo, gli altri materiali – sui quali è iniziato il precorso di sottoscrizione delle compagne e dei compagni del Cpn e del Cng e che si concluderà il 3 ottobre – potranno subire alcune variazioni (per esempio il documento di maggioranza del Cpn dovrà essere ridotto e dovrà esservi inserito un capitolo sul mezzogiorno e la questione sarda).
Oltre al documento di maggioranza sono stati presentati altri due documenti. Uno dei compagni e compagne di Falce e Martello sottoscritto, per il momento, da 10 membri del Cpn e uno presentato da una parte dei compagni e delle compagne che allo scorso congresso sostennero il terzo documento – primo firmatario Sandro Targetti – sottoscritto per il momento da 6 membri del Cpn.
Sono stati inoltre presentati 6 emendamenti al documento di maggioranza. Due di “destra” più possibilisti sul tema del governo e della costruzione di una nuova forza di sinistra e quattro di “sinistra” critici nei confronti della proposta di Fronte democratico per battere Berlusconi, sulle primarie di programma e sulla Federazione della Sinistra. I primi presentati da Bonadonna, Valentini e Santilli sono stati respinti con 6 voti a favore, i secondi presentati da Barbarossa, Forenza, De Cesaris sono stati respinti con 9 voti a favore.
Il grosso del Cpn si è riconosciuto, quindi, nel documento politico illustrato da Ferrero che, in sostanza, conferma le proposte politiche emerse negli ultimi documenti votati dagli organismi dirigenti di Rifondazione: Fronte democratico per battere Berlusconi, costruzione dell’unita della sinistra attraverso la proposta di un polo della sinistra di alternativa (la Federazione della Sinistra sulla quale nonostante i limiti occorre continuare ad impegnarsi, è il primo passo in questa direzione), rafforzamento di Rifondazione Comunista.

(Dal blog di Claudio Grassi)

REGOLAMENTO VIII CONGRESSO PRC

Partito della Rifondazione Comunista

 

VIII Congresso Nazionale

 

REGOLAMENTO CONGRESSUALE

 

 

1. L’ VIII Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista è convocato a Napoli dal 2 al 4 dicembre 2011, con all’ordine del giorno la discussione e l’approvazione dei documenti politici e delle modifiche allo Statuto, nonché l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia.

 

2. I documenti licenziati dal C.P.N. – documento proposto dal C.P.N., documenti alternativi sottoscritti nel corso del C.P.N. che indice l’VIII congresso da almeno il 3% delle/dei componenti il C.P.N. o presentati da almeno 500 iscritte/i (di cui al massimo il 25% iscritti in una medesima Regione) – assumono carattere di documenti congressuali nazionali e sono gli unici che verranno presentati, discussi e votati nei Congressi di Circolo. Per stabilire l’esito delle votazioni relativo ai documenti congressuali si farà riferimento alle votazioni avvenute nei Congressi di Circolo, verbalizzate sugli appositi moduli predisposti.

La somma dei voti riportati dai rispettivi documenti ne costituirà per ognuno la base politica di consenso.

Per l’elezione delle/dei delegate/i ai Congressi di Federazione ed a quello Nazionale si procederà ad un recupero proporzionale dei resti con il meccanismo previsto dal successivo art. 12.

 

3. A tutti i documenti nazionali viene riconosciuta pari dignità:

– diritto ad essere stampati in un’unica pubblicazione, posti a conoscenza delle/degli iscritte/i in modo da svolgere i Congressi con la dovuta informazione.

– diritto ad essere illustrati nei Congressi di Circolo. Al fine di garantire tale diritto è consentita la presentazione dei documenti nei Congressi di Circolo anche a iscritt/e di altre Federazioni.

– diritto a essere presentati nei Cpf che eleggono le commissioni federali per il congresso.

– pari trattamento economico.

– diritto ad essere presentati nei circoli con apposite riunioni di illustrazione e approfondimento.

Il giornale del Partito, Liberazione, pubblicherà nel loro assieme tutti i materiali del Congresso e definirà, in accordo con la Commissione Nazionale per il Congresso, gli spazi per il dibattito.

 

4. Le Federazioni, in accordo con la Commissione Nazionale per il Congresso, fissano il calendario di svolgimento dei Congressi di Circolo e la data del Congresso di Federazione.

 

5. Il Comitato Politico Nazionale elegge una Commissione Nazionale per il Congresso formata da  9 componenti.

Il Comitato Politico di Federazione elegge una Commissione per il Congresso composta da:

a) per le Federazioni sino a 500 iscritte/i da un massimo di 7 componenti,

b) per le Federazioni con oltre 500 iscritte/i da un massimo di 9 componenti.

La Commissione per il Congresso Nazionale è formata, proporzionalmente, in base alla percentuale registrata di sottoscrittori ai documenti congressuali da parte dei componenti del Comitato Politico Nazionale. E’ invitato il Presidente del Collegio Nazionale di Garanzia.

La Commissione per il Congresso di Federazione è formata in base alla percentuale di sottoscrittori ai documenti congressuali da parte dei componenti dei Comitati Politici Federali. E’ invitato il Presidente del Collegio Provinciale di Garanzia.

Le/i componenti la Commissione per il Congresso sono elette/i con votazione delle/dei componenti il Comitato Politico Nazionale per quella Nazionale, delle/dei componenti del Comitato Politico Federale per quella di Federazione, sulla base delle proposte avanzate dai sottoscrittori ai vari livelli dei documenti congressuali nazionali, riuniti distintamente per ogni singolo documento.

Ad ogni documento nazionale è garantita la presenza di almeno un rappresentante nella Commissione per il Congresso Nazionale e di almeno un rappresentante nelle Commissioni per il Congresso di Federazione, purché iscritto alla Federazione stessa.

 

6. Compiti della Commissione per il Congresso sono:

a) sovrintendere e coordinare le diverse fasi dell’iter congressuale.

b) assicurare il rispetto del presente Regolamento Congressuale.

c) dirimere controversie e rispondere a eventuali contenziosi e reclami che possono sorgere durante la fase congressuale.

d) controllare la regolarità del tesseramento.

e) designare:

– la Commissione di Federazione, le compagne/i che partecipano ai Congressi di Circolo, quelle/i che non essendo iscritte/i al Circolo vengano indicate/i per la presentazione dei documenti Congressuali nazionali.

– la Commissione Nazionale, le compagne/i che partecipano, in rappresentanza della Direzione nazionale, ai Congressi di Federazione.

Queste/i compagne/i possono essere elette/i come delegate/i ai Congressi di riferimento (Federazione, Nazionale).

f) le decisioni sono assunte a maggioranza semplice dei votanti. In caso di parità il voto del Presidente è decisivo.

 

7. Emendabilità dei Documenti Congressuali.

Contributi emendativi ai singoli Documenti Congressuali Nazionali, possono essere proposti da componenti del Comitato Politico Nazionale loro sottoscrittori.

Vengono assunti se sottoscritti nel corso del C.P.N. da almeno 3 componenti del Comitato Politico Nazionale sottoscrittori dei Documenti di riferimento, ed in questo caso sono resi noti attraverso la pubblicazione del materiale congressuale.

Non è prevista alcuna loro presentazione nei Congressi. Nei Congressi di Circolo, di Federazione e Nazionale saranno sottoposti al voto delle/degli aderenti ai singoli Documenti Congressuali Nazionali di riferimento, se richiesto da almeno una/un iscritta/o, e registrati unicamente se approvati o respinti. I contributi emendativi approvati verranno inviati all’istanza congressuale superiore assumendo il carattere di proposta di modifica.

 

8. Possono essere presentati alla Presidenza del Congresso di Circolo, secondo il calendario dei lavori proposto dalla Presidenza e approvato dal Congresso stesso, ordini del giorno, contributi di carattere integrativo, sostitutivo o di modifica dei testi, ai singoli Documenti Congressuali Nazionali.

Separatamente, le/gli aderenti ai singoli Documenti Congressuali Nazionali, apriranno su di essi la discussione.

Sono accolti i contributi approvati a maggioranza dei voti validi dei votanti ed inviati all’istanza congressuale superiore, assumendo il carattere di proposta di modifica.

 

9. Modalità di votazione.

Il voto per l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia è segreto.

La Commissione elettorale avanza una proposta numerica per l’organismo dirigente e di garanzia che sottopone al voto palese dell’Assemblea. Successivamente avanza una proposta di modalità per la votazione: lista bloccata o aperta.

Laddove lo richieda almeno il 20% delle/degli aventi diritto della platea congressuale la lista è aperta.

In caso di lista bloccata, la Commissione Elettorale avanza la proposta nominativa, proporzionalmente per ogni singolo Documento Congressuale Nazionale e viene votata senza preferenza.

È possibile, eccezionalmente, presentare altre liste nell’ambito di uno stesso documento, laddove lo richieda almeno il 20% tra le/gli aventi diritto al voto nei Congressi di circolo, il 15% nei Congressi di Federazione e in quello Nazionale del Documento stesso.

In tal caso ne discutono e votano esclusivamente le/gli aderenti di quel Documento Congressuale Nazionale.

Risultano elette/i secondo l’ordine di presentazione le/i candidate/i delle rispettive liste, proporzionalmente ai voti ottenuti.

Liste distinte non possono essere costituite e presentate sulla base di alcun documento politico locale.

In caso di lista aperta la Commissione Elettorale avanza proposte nominative per ogni Documento Congressuale Nazionale con una maggiorazione sino al 20% delle/degli eligende/i (e comunque con una maggiorazione di almeno una unità) per i Congressi di Circolo, per i Congressi di Federazione e Nazionale.

Le preferenze attribuibili devono essere pari al 60% delle/degli eligende/i.

In tal caso risultano elette/i le/i candidate/i in ordine decrescente rispetto alle preferenze riportate.

 

10. I Congressi di Circolo, il Congresso di Federazione e Nazionale devono concludersi con la convocazione delle/degli neo-elette/i del Collegio di Garanzia per procedere alla elezione della/del sua/o Presidente, degli organismi dirigenti, per l’elezione della/del Segretaria/o e della/del Tesoriera/e.

11. Per l’elezione delle/dei delegate/i dei circoli ai congressi federali e delle/dei delegate/i dalle federazioni al Congresso nazionale e ai regionali sarà cura di ogni organizzazione prevedere la parità, nelle loro composizioni, di donne e di uomini, salvo che la presenza di genere sul totale degli iscritti non lo renda impossibile e in ogni caso assicurare che la presenza di un sesso rispetto all’altro non sia inferiore al 40% a partire dal livello federale. Per l’ elezione degli organismi dirigenti e di garanzia va rispettata la parità, nelle loro composizioni, tra la presenza di donne e quella di uomini. Analoga regola vale per la formazione dei comitati direttivi di circolo e federazione, per la direzione nazionale, per le segreterie.

Analoga cura dovrà essere posta nel garantire una presenza adeguata di lavoratrici e di lavoratori, delle/degli Giovani Comuniste/i.

La designazione delle/dei delegate/i dovrà essere proporzionale ai consensi ottenuti dai singoli Documenti Congressuali Nazionali ed elette/i con la stessa metodologia applicata per l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia, con l’applicazione della norma per il recupero dei resti (art. 12).

 

12. Per garantire un rapporto di proporzionalità tra i consensi ottenuti dai singoli Documenti Congressuali Nazionali nei Congressi di Circolo e l’invio delle/dei delegate/i alle istanze congressuali superiori si istituisce un meccanismo di recupero dei resti.

Nei Congressi di Circolo vengono elette/i delegate/i in numero pari ai quozienti pieni realizzati da ogni singolo Documento congressuale Nazionale, attribuendo l’ultima/o delegata/o (con quoziente non pieno) al documento che ottiene il resto più alto.

Per il recupero dei resti, quale ne sia la percentuale, vengono indicate/i delle/dei delegate/i supplenti per ogni singolo documento.

Nei Congressi di Federazione verranno recuperate/i tante/i delegate/i supplenti (scelte/i tra quelle/i con i resti più alti) quante/i ne sono necessarie/i per ottenere una composizione della platea congressuale di Federazione corrispondente in modo proporzionale ai consensi espressi globalmente sui Documenti congressuali Nazionali in tutti i Congressi di Circolo della Federazione.

 

13. Svolgono i Congressi tutti i Circoli regolarmente costituiti a norma dello Statuto.

I Comitati Direttivi uscenti provvedono a:

– far pervenire alle/agli iscritte/i i documenti congressuali nazionali.

– comunicare almeno 7 giorni prima a tutte/i le/gli iscritte/i la data, l’ora, il luogo di svolgimento dell’assemblea congressuale e l’orario delle votazioni dei documenti nazionali.

– pubblicizzare la convocazione del Congresso in modo che ogni cittadina/o, interessata/o possa parteciparvi.

– invitare ai lavori congressuali i rappresentanti delle istituzioni, dei partiti e di tutte le associazioni, organizzazioni democratiche presenti sul territorio.

 

14. All’apertura del Congresso di Circolo, gli organismi dirigenti e di garanzia decadono avendo esaurito i propri compiti.

Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta del Comitato Direttivo uscente.

Hanno diritto di voto solo le/gli iscritti con tessera regolarmente registrata – cartellino e quota tessera versata – del 2010, che abbiano rinnovato la tessera per l’anno 2011.  Per le/i nuove/i iscritte/i la tessera deve essere fatta almeno 7 giorni prima della data di apertura del Congresso.

Le/i nuove/i iscritte/i nell’ambito del Congresso hanno diritto di parola e non di voto.

L’elenco delle/degli iscritte/i, qualora venisse richiesto da una iscritta/o, potrà essere consultato e sara’ allegato al verbale del Congresso.

Le/i delegate/i saranno elette/i in rapporto al numero delle/degli iscritte/i al 31 dicembre 2010.

La Presidenza del Congresso propone all’inizio l’ordine dei lavori che prevede i tempi di discussione e d’intervento, l’orario delle votazioni (eccetto la votazione dei documenti nazionali) in modo da consentire la massima partecipazione.

 

15. La discussione è introdotta dalla/dal Segretaria/o uscente o da altra/o compagna/o designata/o dal Comitato Direttivo uscente.

Illustra i temi politici ed organizzativi del Congresso, presenta un bilancio dell’attività del Circolo (relazione di 15 minuti).

Subito dopo vengono illustrati i Documenti Congressuali Nazionali (15 minuti) da parte di sostenitrici/ori designate/i che, qualora non fossero iscritte/i al Circolo, lo possono fare solo se indicate/i con comunicazione scritta dalla Commissione per il Congresso della Federazione.

Al termine del dibattito, se richiesto dalle/dai presentatrici/ori dei Documenti Congressuali Nazionali possono effettuare una replica di 10 minuti.

L’intervento conclusivo sarà tenuto dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Commissione per il Congresso (15 minuti), al temine delle votazioni sui Documenti Congressuali Nazionali.

Dopo la relazione e la presentazione dei Documenti Congressuali Nazionali la Presidenza propone la nomina delle Commissioni (verifica poteri, politica, elettorale).

La composizione delle Commissioni avviene con il criterio adottato per la Commissione per il Congresso (art. 5). Vengono elette con voto palese

 

16. Esaurito il dibattito si procede agli adempimenti congressuali nel seguente ordine:

– relazione Commissione Verifica Poteri atta a certificare la validità dell’Assemblea Congressuale.

– discussione e votazione.

– votazione dei Documenti Congressuali Nazionali, che avviene nell’orario precedentemente stabilito e per appello nominale degli aventi diritto.

– relazione Commissione Politica.

– discussione, votazione sul Documento o Documenti finali.

– discussione e votazione degli eventuali contributi ai Documenti Congressuali Nazionali, da parte dei loro votanti.

– elezione organismi dirigenti e di garanzia.

 

17. Al Congresso di Federazione partecipano delegate/i elette/i nei Congressi di Circolo, secondo le modalità decise dal Comitato Politico di Federazione. Il rapporto iscritte/i-delegate/i di norma non potrà essere inferiore ad 1 ogni 10 iscritte/ i. Il Congresso elegge inoltre i delegati ai Congressi Regionali, in ragione di uno ogni 30 iscritti (o frazione superiore a 15), salvo deroga motivata ed autorizzata dalla Commissione Congressuale Nazionale. Ai Congressi di Federazione verranno recuperate/i tante/i delegate/i supplenti come indicato dall’art. 12. Partecipano con diritto di parola ma non di voto se non elette/i delegate/i consigliere/ i comunali, provinciali, regionali, nonché i componenti del Comitato Politico Federale e del Collegio di Garanzia uscenti. Partecipa una/un compagna/o designata/ o dalla Commissione Nazionale per il Congresso. Tale compagna/o fa parte della Presidenza del Congresso e può essere delegata/ o al Congresso Nazionale.

18. All’apertura del Congresso gli organismi dirigenti e di garanzia della Federazione decadono avendo esaurito i propri compiti.

Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta del Comitato Politico uscente, tenendo in considerazione il risultato congressuale. Il Congresso di Federazione è introdotto da una relazione della/del Segretaria/o che illustra i temi del Congresso ed espone un bilancio dell’attività svolta.

Al termine, la Presidenza propone la nomina delle Commissioni – Verifica Poteri, Politica, Elettorale – determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto dei documenti e dell’elezione delle/dei delegate/i, degli organismi dirigenti e di garanzia.

Le modalità della loro composizione sono analoghe a quelle previste per le Commissioni per il Congresso. Le conclusioni del Congresso saranno tenute dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Commissione Nazionale per il Congresso.

 

19. Alla Presidenza possono essere presentati ordini del giorno che non si configurano come documenti politici locali con riferimento a quelli congressuali nazionali. La Presidenza ne dà notizia e li trasmette alla Commissione Politica.

 

20. I Congressi Regionali saranno convocati dalla Direzione Nazionale. Al congresso Regionale partecipano le/i delegate/i elette/i nei congressi di federazione. Se non elette/i delegate/i partecipano con diritto di parola le/i consiglieri regionali, e le/i componenti del Comitato politico regionale e del Collegio regionale di Garanzia uscenti. Dopo la relazione della/del segretaria/o la Presidenza propone la nomina delle commissioni – verifica poteri, politica, elettorale – e determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto per gli organismi dirigenti e di garanzia (a livello regionale è composto da 5 compagne/ i) per cui valgono le procedure già indicate per i congressi di federazione. Eventuali contenziosi dovranno essere sottoposti al Collegio Nazionale di Garanzia che nei successivi tre giorni dovrà esprimere il proprio parere. Il Congresso verrà convocato dalla Direzione Nazionale e verrà concluso da una/o compagna/o indicato dalla direzione stessa.

 

22. Al Congresso Nazionale partecipano le/i delegate/i elette/i dai Congressi di Federazione in ragione di una/un delegata/o ogni 90 iscritte/i (o frazione superiore a 45).

Per le Federazioni estere, una/un delegata/o ogni 45 iscritte/i (o frazione superiore a 22), garantendo comunque la presenza di una/un delegata/o.

Partecipano inoltre con diritto di parola e non di voto se non elette/i delegate/i  le/i componenti del Comitato Politico Nazionale e del Collegio Nazionale di Garanzia uscenti.

 

23. All’apertura del Congresso gli organismi dirigenti e di garanzia nazionali decadono avendo esaurito i propri compiti. Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta della Direzione uscente, tenendo in considerazione il risultato congressuale.

Il Congresso è introdotto da una relazione del Segretario che illustra i temi politici ed organizzativi del Congresso ed il bilancio dell’attività svolta.

Al termine, la Presidenza propone la nomina delle Commissioni – Verifica Poteri, Politica, Elettorale – determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto dei documenti, dell’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia.

 

24. Per l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia, per la determinazione delle/dei delegate/i si utilizzerà il meccanismo della proporzionale pura. Nel caso di parità di voti o resto uguale per tutti i Documenti Congressuali Nazionali, si dà luogo all’elezione di una/un delegata/o per ciascun documento.

 

25. Il presente Regolamento Congressuale, con le integrazioni demandante alle Federazioni, ha validità per tutte le operazioni ed in tutte le istanze congressuali.

 

26. La validità dei Congressi è quella certificata dalla Commissione Verifica Poteri, sancita dal voto del Congresso.

Il Verbale del Congresso con allegato l’elenco delle/degli iscritte/i, il Documento della Commissione Verifica Poteri, i contributi emendativi ai Documenti Congressuali Nazionali deve essere inviato, al termine del Congresso, ai livelli congressuali superiori.

Al verbale da inviare al Nazionale deve essere allegato anche l’elenco delle/degli iscritte/i del 2010 corredato dai relativi indirizzi.

Il mancato invio, o l’invio di una sola parte di esso, annulla la partecipazione alle istanze congressuali successive.

 

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ALLEGATO al regolamento sulle scadenze congressuali

 

Al fine di garantire un corretto svolgimento dei congressi e il rispetto della pari dignità tra i documenti (art. 3 del regolamento congressuale) viene disposto il seguente calendario congressuale:

 

Pubblicazione su Liberazione dei materiali congressuali:

 

entro il 9 ottobre 2011

 

Presentazioni dei documenti nei Comitati politici federali con relativa sottoscrizione:

 

dal 10 al 16 ottobre 2011

 

Congressi di circolo (nelle federazioni con meno di 400 iscritti):

 

dal 17 ottobre al 13 novembre 2011

 

Congressi di circolo (nelle federazioni con 400 o più iscritti):

 

dal 17 ottobre al 20 novembre 2011

 

Congressi di federazioni con meno di 400 iscritti:

 

17-18-19-20 novembre 2011

 

Congressi di federazioni con 400 o più iscritti:

 

24-25-26-27 novembre 2011

 

Congresso nazionale:

 

Napoli 2-3-4 dicembre 2011

 

Le commissioni provinciali per il congresso dovranno assicurare (in accordo con i direttivi di circolo) una corretta ripartizione dei congressi di circolo all’interno delle date sopra indicate.

 

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(Approvato al Cpn del 23 settembre 2011)

Marchionne: paese che vai FIOM che trovi !

Povero Marchionne anche negli Stati Uniti si stanno accorgendo di che pasta è fatto ed iniziano a prendere le contromisure…

Negli USA non c’è un sindacato come la FIOM, ma qualcuno sta aprendo gli occhi nei confronti di questo illuminato innovatore dell’industria automobilistica !

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Se sciopera anche Chrysler

 di Francesco Paternò

su il manifesto del 20/09/2011

Una percentuale di quasi il 99 per cento suona male in Europa, figuriamoci in America. Ma è così che gli operai di una fabbrica di motori Chrysler a Dundee si sono espressi quando il sindacato Uaw gli ha chiesto: volete scioperare o accettate il cambiamento dei turni di lavoro? Sciopero, sarebbe il primo per Sergio Marchionne al volante della Chrysler. E insieme la fine della sua luna di miele anche in America.
Dopo lo scontro nelle fabbriche della Fiat con la Fiom e i lavoratori in disaccordo sul nuovo contratto, il manager dei due mondi è inciampato in un inedito fronte sindacale americano. Con un atteggiamento che ricorda da vicino il braccio di ferro in Italia. Un pessimo segno sia per il futuro delle relazioni sindacali (ma in America Marchionne non potrà contare su un governo che emana leggine ad hoc), sia per gli ambiziosi obiettivi di gruppo, a rischio rallentamento, 6 milioni di auto prodotte entro il 2014. A fronte di una crisi finanziaria galoppante e all’ombra di una nuova recessione. dalle due parti dell’Atlantico.
A Dundee (come in Italia), in discussione sono le condizioni di lavoro. L’azienda ha comunicato agli operai che una settimana dovranno lavorare di giorno, la successiva di notte. Un turno che non piace a nessuno: in passato, molto di coloro che avevano fatto questa rotazione si erano lamentati con il giornale dell’auto, il Detroit News, sostenendo che si sarebbero cercati un altro lavoro piuttosto che accettare la turnazione, penalizzante per la sicurezza in fabbrica e per la loro vita a casa. Il voto schiacciante di domenica non implica automaticamente lo sciopero, ma il sindacato Uaw ha il via libera per deciderlo quando vuole. La fabbrica è fuori dall’accordo imposto da Marchionne nel giugno del 2009 nell’emergenza della bancarotta e accettato dai lavoratori, che vieta ogni forma di sciopero fino al 2015.
Il caso di Dundee acuisce le tensioni sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Uaw ha firmato venerdì notte una bozza di accordo con la Gm, che adesso farà da stella polare per le trattative parallele con la Chrysler e con la Ford. Più soldi per gli assunti in Gm dopo la bancarotta del 2009, oggi a metà stipendio rispetto a chi era rimasto dentro (come in Chrysler), più posti di lavoro, più bonus. Ma Marchionne non ha mandato giù – e inusualmente lo ha fatto sapere con una lettera di fuoco al New York Times – che il capo di Uaw, Bob King, abbia preferito il tavolo di Gm invece di sedersi al suo. Per il quale era precipitosamente volato via dal salone di Francoforte, mentre l’amministratore delegato di Gm, Dan Akerson, era rimasto in ufficio delegando i suoi negoziatori all’incontro con King.
Se nella forma Marchionne può avere delle ragioni, nella sostanza ha sbagliato: in questa prova di forza perduta, si può leggere che la Chrysler, notoriamente la più debole dei tre costruttori di Detroit, sembra avere anche la più debole delle leadership.
La Chrysler produce meno utili della Gm e della Ford ed è la più dipendente dal mercato nordamericano. Le vendite vanno bene, ma i soldi non bastano mai e soprattutto non arrivano più quelli richiesti al governo. Il Dipartimento per l’Energia di Washington non ha ancora sbloccato la richiesta del 2009 di Marchionne di prestiti agevolati per 3,5 miliardi di dollari, da investire nella ricerca di auto più «pulite». Eppure, l’amministrazione Obama vuole su strada un milione di auto elettriche e ibride, cioè con motore elettrico abbinato a un benzina, entro il 2015. Il 5 agosto scorso ha concesso crediti per 2,4 miliardi dollari per lo sviluppo di una nuova generazione di batterie elettriche. Il giorno successivo, altri 400 milioni sono stati divisi tra tutti i costruttori del Michigan per lo stesso scopo, briciole per Marchionne. Ma va anche detto che la sua Chrysler è la meno virtuosa di Detroit: in listino non ha un modello ibrido. A Washington sanno tutto.

Raccolta firme: NO VASCHE!

Da lunedì prossimo inizieremo la raccolta firme a sostegno dell’iniziativa “NO VASCHE” del Comitato Senago Sostenibile.

Si tratta della petizione promossa dal comitato che si dichiara CONTRO la realizzazione delle VASCHE di LAMINAZIONE a Senago.

Inizieremo dal mercato del lunedì mattina dove troverete i nostri banchetti per la raccolta firme che ovviamente saranno poi consegnate e gestite unicamente dal Comitato promotore, cui Rifondazione Comunista di Senago da il proprio pieno appoggio.

 

DISASTRO ITALIA

Genitori, aprite gli occhi

di Giuseppe Caliceti

Il nuovo anno scolastico ripropone, aggravati, tutti i problemi degli anni precedenti, dopo che sulla scuola pubblica si è scagliata la scure della Gelmini. In dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il sistema culturale che ha nei media il centro di irradiazione ha rimodellato definitivamente l’economia degli affetti e del desiderio di un paio di generazioni. La cultura e l’intelligenza non interessano alla classe dirigente italiana, che al limite se ne riempie la bocca per promuovere le immagini delle aziende, o in chiave paternalistica per accreditare localismi e al massimo pubblicizzare il turismo. I genitori di alunni e studenti devono capire che non esistono più, per i loro figli, diritti acquisiti. Occorre difenderli. Di più: riconquistarseli, questi diritti, perché tanti sono stati già tolti. Insomma, oltre all’impegno che i genitori richiedono ai propri figli nello studio, in questi anni la scuola chiede più impegno anche a loro.
In questi tre anni c’è stata una narrazione bugiarda da parte del governo di quanto è successo a scuola. Affermare che con tagli a fondi e docenti, tagli epocali, la qualità della scuola potesse migliorare, non era solo una cosa impossibile ma un falso. L’ideologia del ritorno al passato come modello per il futuro della scuola ha avuto buon gioco sui genitori degli alunni di oggi perché faceva leva sul loro ricordo dell’infanzia, che però è molto diversa dall’infanzia di oggi. È un modello vecchio, anacronistico, classista, poco solidale verso chi ha più difficoltà di apprendimento. Il fatto è che il minore è visto – e lo dice anche la parola “minore” rispetto a un presunto “maggiore” – come un soggetto non ancora politico, come un progetto di adulto, un prototipo. E non come una persona in fase di crescita. Una persona a tutti gli effetti. Questo comporta tutta una serie di miserie. Occorre tornare a spiegare bene agli studenti, ma anche ai loro genitori, che tra apprendere e informare e/o convincere a fare qualcosa, per esempio comprare un prodotto o pensarla in un certo modo, c’è una grande differenza. Colpisce sempre pensare alla grande quantità di soldi che il mercato spende per convincere e alle somme sempre più esigue e esangui destinate a educare e istruire. Non credo sia un caso.
Il nostro sistema formativo è vecchio: prevede che basti conoscere e magari amare una materia, per saperla insegnare, come dicono Mastrocola e Gelmini. In realtà occorre sempre partire dalla didattica e dalla pedagogia. Se non si parte da lì, non si sta parlando di educazione, di scuola, ma di altre cose. Spesso noi docenti, in questi anni, ci siamo trovati ad insegnare valori e contenuti esattamente opposti a quelli dei politici: pensiamo alla questione immigrazione. Il fatto è che i valori costituzionali sono stati messi in discussione da questo governo in più casi. Molti docenti si sono trovati spiazzati. Non sanno più a chi dar retta: al governo o alla Costituzione? La scuola pubblica è il cuore di qualsiasi democrazia. E al ministero dell’Istruzione abbiamo “saggi” come Vittadini, gran capo di Comunione e Liberazione e fondatore della Compagnia delle Opere: gente che è contro la scuola pubblica e a favore delle private. Gelmini ha gridato mille volte «viva il merito», «premiamo il merito», ma ha fatto esattamente l’opposto con la sua controriforma: ha tolto alle scuole pubbliche italiane che i dati Ocse-Pisa del 2007 reputavano migliori delle private; e la scuola primaria italiana dal 2008 a oggi è scesa dal primo al tredicesimo posto in Europa. Di che merito parla? I genitori di alunni e studenti aprano gli occhi e, se per loro sono veramente la cosa che hanno più cara al mondo, difendano i loro figli da chi gli nega anche solo di sognare un futuro.
da il Manifesto 21 settembre 2011

IL PEGGIO PUÒ ARRIVARE

EDITORIALE di Valentino Parlato

Grande e melmosa è la confusione sotto il cielo. La crisi del finanzcapitalismo investe tutto il mondo occidentale, Stati uniti in testa. In Europa è peggio. C’è un debito da fallimento e c’è un arresto della crescita. La situazione è massimamente contraddittoria: per ridurre il debito bisogna risparmiare, ma risparmiare deprime la crescita. Come uscirne? La risposta è difficile.

Anche l’Italia è in questa situazione. Declassata dall’agenzia di rating Standard&Poor’s per il debito e da un blocco della produttività e della produzione da un po’ di anni. Crescita della disoccupazione e calo della domanda. In contemporanea c’è una brutta crisi politica: anche il berlusconismo fa acqua, non riesce a governare, che è la cosa più seria, ed è travolto da scandali pesanti. C’è il fatto che oggi l’attuale Presidente del Consiglio è l’uomo più ricattato d’Italia, e questa condizione non aiuta alcun governo.
In Italia siamo così a un intreccio di crisi politica e crisi economica e, per esperienza e memoria, tutti sappiamo che quando la crisi economica agisce sulla politica la deriva di destra è inevitabile. Nella situazione data una destra oltre la destra berlusconiana non è affatto da escludere. Come dice il vecchio detto, «al peggio non c’è fine». In una situazione siffatta grande è la responsabilità delle varie sinistre italiane. E qui siamo a un punto assai critico. Se le sinistre tutte, quelle dei partiti e quelle di opinione, per dire dei giornali, faranno loro principale argomento di lotta le escort e i bunga bunga non credo che usciremo da questa situazione e viene da chiedersi: anche fatto fuori Berlusconi (il cui partito è un’accozzaglia in fermento) in che condizioni si troverà la politica italiana? È un interrogativo, a mio parere, da non sottovalutare.
Quindi la domanda torna al che fare delle sinistre, che dovrebbero essere coscienti del fatto che l’opposizione di Confindustria a Berlusconi non è di sinistra, anche se viene enfatizzata sui giornali di sinistra. In una situazione così grave e pericolosa (la minaccia di slittamento a destra è fuori dell’uscio) la sinistra dovrebbe mettere in secondo piano gli scandali e presentare e sostenere un programma unitario di misure economiche contro la crisi. Certo c’è una crisi economica che rende tutto più difficile, ma la sinistra dovrebbe avere la forza di elaborare un programma di riforme economiche e sociali per uscire dalla mortale deriva dell’attuale crisi economica e politica. In altri tempi la sinistra presentava suoi progetti, ricordo per tutti il Piano del lavoro di Di Vittorio.
Nell’attuale pericolosa crisi economica e politica le sinistre tutte dovrebbero convergere in una proposta programmatica forte e realistica. Altrimenti andremo inevitabilmente al peggio, continuando a prendercela con gli scandali berlusconiani, ignorando che ci può essere ancora un peggio dopo Berlusconi.
da il Manifesto 21 settembre 2011

EFFETTO CASA DAL 2012

CASA: SUNIA, MANOVRA CANCELLA DETRAZIONI SU INTERESSI MUTUI PRIMA CASA

Da : Controlacrisi.org

Scomparirà nel 2012 la possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi gli interessi per i mutui prima casa. Non solo. Sarà anche reintrodotta l’Irpef sulla prima casa nella misura del 5% della rendita catastale nel 2013 e del 20% nel 2014. È il Sunia, il sindacato inquilini della Cgil, ad elencare alcuni degli effetti più pesanti che cominceranno a farsi sentire già dal prossimo anno, dovuti al taglio delle detrazioni stabilito con la manovra economica. « La manovra anticipa al 2012 il massacro per inquilini e proprietari», spiega la nota sottolineando come «tutta una serie di agevolazioni per l’inquilino ed il proprietario della prima casa, ancora di più se ha un mutuo da pagare» considerato che l’articolo 1 prevede che la riduzione secca e lineare del 5% dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale scatterà già a partire dal 2012, mentre quella ben più pesante del 20% scatterà dal 2013.
Secondo un’analisi condotta da Sunia e Apu, sarebbero almeno 10 gli ‘scontì fiscali destinati a scomparire: dalle detrazioni per gli inquilini con redditi inferiori a 15 mila euro ed a quelli con un reddito tra 15 mila e 31 mila; dalle detrazioni per l’inquilino lavoratore fuori sede con redditi inferiori a 15 mila e 31 mila a quelle per l’inquilino giovane di età inferiore a trent’anni con nuovo contratto di locazione ed un reddito inferiore ai 15 mila euro; dalla detrazione dei canoni di locazione degli alloggi per i genitori degli studenti fuori sede alle agevolazioni fiscali per i proprietari che affittano in regime di canoni concordati; dalla detrazione sugli interessi dei mutui prima casa a quella prevista per compensi alle agenzie per l’acquisto della prima casa.
«Se a queste misure- conclude il Sunia- si aggiungono il ventilato ulteriore taglio del fondo di sostegno alla locazione, che passerebbe dagli oltre 300 milioni di euro del 2000 a circa 9 milioni, con un ulteriore taglio ad una previsione per il 2011 già ridicola, e l’introduzione, con il federalismo municipale, della cedolare secca che regala alla proprietà più ricca un miliardo e mezzo di euro, appare con tutta evidenza il segno antipopolare delle manovre, che colpiscono esclusivamente la parte più debole della popolazione e non toccano, se non in modo assolutamente marginale, i grandi patrimoni e la rendita».

Il vecchio Marx fa ancora paura

Il seguente articolo, scritto certamente da un non comunista, mostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, quanto siano state errate le ricette dei liberisti e come invece il caro vecchio Karl Marx fosse l’unico ad aver fatto previsioni attendibili.

EUROPA, SALARI, POLITICHE PUBBLICHE

L’emergenza che non vediamo

L’ Economist dedica la copertina alla ricerca del lavoro che non c’è in tutto l’Occidente. Nei 34 Paesi dell’Ocse, i più avanzati del mondo, i disoccupati sono 44 milioni, più o meno gli abitanti della Spagna. Ma per calcolare quanti posti mancano davvero andrebbero considerati anche i lavoratori part-time che vogliono il tempo pieno (un posto ogni due tempi parziali), i dipendenti sottoposti a sospensioni lunghe dall’attività (un posto ogni 1.800 ore di integrazione salariale) e infine gli scoraggiati (coloro i quali non hanno più cercato lavoro negli ultimi tempi). I posti che mancano nell’area Ocse diventerebbero così 100 milioni.
Il diavolo che minaccia l’Occidente è dunque peggiore di quello dipinto dal settimanale britannico. E tuttavia, al di là dei numeri, colpisce l’enfasi dell’antica testata liberale sulla questione del lavoro mentre i governi europei e la Bce combattono il deficit dei bilanci pubblici senza troppo curarsi degli effetti collaterali che deprimono l’economia, e dunque l’occupazione. Certo, da tempo la Banca d’Italia invoca politiche per la crescita basate su riforme a costo zero come quella, peraltro inderogabile, della giustizia civile e quella, tutta da approfondire, del mercato del lavoro. Ma oggi tra la durezza della crisi e il riformismo in stile anni Novanta emerge la stessa distanza che separa i fatti dalle parole: vanno male anche i maestri di quella stagione. E allora torniamo a chiederci se ci possa essere una ripresa duratura senza invertire la ridistribuzione sempre più ineguale della ricchezza, quando sappiamo che il disastro è cominciato dall’insolvenza dei poveri fatti indebitare per farli consumare senza aumentare loro le paghe. E poi crediamo davvero che l’Italia possa basarsi soltanto sull’estero quando le imprese esportatrici, peraltro ottime, importano sempre più componenti? E l’Eurozona potrà mai riprendersi se i suoi 450 milioni di cittadini non torneranno a spendere?
Forse non è un caso se George Magnus, l’economista principe di Ubs che aveva capito la crisi dei mutui «subprime » prima della Casa Bianca, ora scrive su Bloomberg : «Date a Marx una chance di salvare l’economia mondiale». La sua è una provocazione. Ma resta il fatto che il balzo della produttività è avvenuto attraverso il taglio dei costi, il trasferimento delle produzioni nei Paesi emergenti, gli arbitraggi fiscali e regolatori tra legislazioni e non solo attraverso il progresso tecnologico. Un processo che ha congelato i salari reali e aumentato la disoccupazione a tutto vantaggio dei profitti. Un’impresa riceverà applausi, se batte questa strada. Un Paese pure, se avrà l’accortezza di non costringere poi i clienti alla recessione, come invece sta facendo la Germania in Europa. Ma se lo fanno tutti? Se lo fanno tutti, ironizza Magnus, si entra nel paradosso marxiano della sovrapproduzione: il sistema ha fatto investimenti per sfornare una quantità di merci superiore alla sua capacità di consumo. E qualcuno deve pagare il conto.
Se non vogliono resuscitare il rivoluzionario di Treviri o, più probabilmente, esporre a tumulti nordafricani democrazie che ai giovani derubati della speranza sembreranno inutili, i governi dovrebbero porre in cima all’agenda il lavoro, non il deficit dei conti pubblici. E il lavoro si crea attivando la domanda interna. Anche a costo di un po’ di inflazione.
Sul Financial Times , sir Samuel Brittan critica i flirt marxisteggianti. Ma non censura i rischi della stagnazione salariale né gli auspici d’inflazione. Del resto, la Bank of England e la Federal Reserve continuano a stampare moneta, sia pur virtuale. E pur avendo conti peggiori dell’Eurozona, i debiti pubblici di Regno Unito e Usa galleggiano. La Bce non lo fa perché non ha alle spalle un governo che glielo chieda. E l’euro trema.
In queste condizioni, l’Italia non può lasciar correre il deficit né disimpegnarsi sulla riduzione del debito. Ma rischia anche la recessione se non riesce a riorientare il risparmio privato dai deludenti impieghi finanziari verso gli investimenti nell’economia reale attraverso la leva della politica industriale (che non vuol dire un’altra Finsider ma, per esempio, no ai contributi esagerati per le fonti rinnovabili e sì al risparmio energetico). E la domanda interna non parte se, in attesa di poter alzare i salari, non si usa con coraggio la leva fiscale. È possibile, a parità di gettito, trasferire almeno in parte l’Irap alle retribuzioni e al tempo stesso aumentare l’Irpef? Far pagare la sanità a tutti i cittadini secondo aliquote progressive anziché alle imprese e ai dipendenti sarebbe anche un atto di giustizia. E se si vuole fare un po’ di inflazione, a sollievo del debito pubblico, l’Italia dovrebbe convincere l’Eurozona ad aumentare l’Iva, così da spostare un po’ di peso anche sulle importazioni, avendo cura di salvaguardare i redditi bassi con ritocchi dell’Irpef. Insomma, possiamo rialzarci. Ma ci vorrebbe un governo. Capace di politica interna e di politica estera.

(da Il Corriere della Sera)

La patrimoniale è MIA!

Sentire Abete, ex presidente di Confidustria ed attuale di BNL, parlare di patrimoniale mi fa venire da cagare addosso. Quando poi aggiunge che “… sono vent’anni che lo diciamo!”, il tutto si trasforma nella ben nota e meno degna scioltina, tanto che il tempo necessario per raggiungere il bagno svanisce come il bianco di cui erano le mie mutande.

Siamo a Ballarò, nota trasmissione faziosa condotta da un presentatore stile vetero comunista (Floris?). Ospiti Bersani, il fido Alfano ed Abete. Insomma, un covo di rossi compagni dentro al quale un Rifondarolo qualsiasi apparirebbe come un chierichetto in mezzo ad un Conclave.

Ora, possiamo accettare di tutto e di più, come ormai siamo abituati, ma vedere lo sguardo allucinato di Abete che vanta il patrocinio sull’adozione di un’imposta patrimoniale ci sembra veramente un po’ troppo anche per rozzi palati come i nostri.

Allora cerchiamo di capire ed in effetti, se appena alziamo il lenzuolo, si vede il trucco: loro vogliono la patrimoniale sui poveri, una patrimoniale distribuita il più in basso possibile, il tutto per poter così mettere di nuovo le mani sulle pensioni (come fece il dottor Sottile nel 1992) riuscendo ad eliminare il contributo di solidarietà che spettava a loro.

Sta a vedere che ora Rifondazione, che aveva il diritto d’autore sull’idea di una vera patrimoniale, ora si troverà a pagare anche per loro.

La partrimoniale la vogliamo e la vogliamo così: una “patrimoniale sui capitali a partire da un milione di euro”

 

Nella foto “ANSA-Conifera”, vediamo Abete mentre si rivolge alla platea degli imprenditori rampanti, spiegando loro le ragioni del suo nuovo trafilato impegno marxista.


Rifondazione c’è!

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