Piccole teorie economiche

In questi anni di crisi della politica, dell’economia e soprattutto della finanza e della speculazione, si sono ascoltate diverse valutazioni da parte degli esperti nel settore e tutti convengono nel valutare il nostro periodo come una fase in cui si è avviati verso una recessione. Diminuzione dei consumi e livellamento della crescita del Prodotto Interno Lordo; il famoso e citatissimo PIL.

Non si capisce per quale ragione, forse la si può intuire, gli economisti che vanno per la maggiore, di scuola liberale e che hanno mostrato finora religiosa fedeltà e credulità nei confronti del mercato e delle sue leggi, secondo loro incontrovertibili ed infallibili, siano tutti convinti che il problema di questo o quel paese, generalmente del cosiddetto occidente industrializzato, sia la scarsa crescita economica e quindi sempre il mancato aumento del PIL.

In sostanza, per i devoti dell’economia di mercato e del capitalismo, il PIL è sempre destinato a crescere e non può stazionare o addirittura diminuire. O comunque si deve lavorare sempre in direzione di una sua espansione. Ora basterebbe il flmato in allegato, che non ha bisogno di grandi teorie a corredo ed un paio di altri esempi per dimostrare che è probabilmente sbagliata la teoria della crescita continua e del cosiddetto “sviluppismo”. Un qualsiasi corpo non può dilatarsi oltre misura pena la sua fine.

Il palloncino scoppia, ma l’antico scrittore Fedro raccontava la favola della rana e del bue. La rana presuntuosa pensando di poter crescere all’infinito gonfiò il petto fino a esplodere. Ora perchè in un pianeta come la Terra, che ha dimensioni finite e risorse energetiche finite, si dovrebbe sempre assistere ad una crescita e non ad una contrazione ? Per quale ragione saremmo destinati tutti a crescere senza un limite ?

Il limite c’è e sono le risorse finora abusate del pianeta e la crescita di alcuni paesi e delle loro economie rispetto ad altri è solo frutto di condizioni temporanee e transitorie, una sorte di principio dei vasi comunicanti, crescono Brasile, Cina, India e Sudafrica, iniziando a seguire il modello occidentale errato perchè danno libero sfogo allo sfruttamento delle loro risorse naturali e del loro territorio. Inoltre la loro crescita avviene nella misura in cui i paesi occidentali, sempre alla ricerca di un mercato con il più basso costo del lavoro e la minore tutela della salute dei lavoratori, trasferiscono le loro produzioni in quei paesi. Ma anche la crescita delle economie di questi stati è destinata ad avere un ridimensionamento, presto o tardi, per le stesse ragioni di finitezza già citate.

Amava dire uno dei padri nobili della sinistra di casa nostra, tale Luigi Pintor che: “Una società che ha per obiettivo la crescita è come un individuo che ha per modello l’obesità”. Probabilmente una frase del genere ha molto più valore e significato di ogni altra grande teoria di macroeconomia.

Ogni proposta politica che viene fatta dovrebbe oggi fare i conti proprio con le caratteristiche del pianeta: è uno solo, ha risorse non infinite che necessariamente ed in modo sempre più drammatico chiedono di essere redistribuite.

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