Archivio per 19 agosto 2011

A volte ritornano… o forse non se ne sono mai andati !

A leggere le cronache di questi giorni non ci rassegna veranente all’idea che tutto sembra fermo al 1992.

Ricordiamo tutti i giorni di Tangentopoli con avvisi di garanzia e richieste di rinvio a giudizio e di autorizzazioni a procedere che detronizzavano una intera classe o casta politica. Aprendo i quotidani odierni non facciamo che sentire di richieste di arresto per questo o quel deputato. Con alcuni che si trasferiscono direttamente da Montecitorio a Poggioreale ed altri che con qualche trucco e sotterfugio riescono ancora a farla franca.

Eppure tra sei mesi saremo nel 2012 e quindi a venti anni di distanza dai fatti che hanno storicamente eliminato una classe dirigente legata all’asse CAF (Craxi-Andreotti-Forlani). Tra tintinnii di monetine fuori dall’Hotel Raphael, ed altri episodi simili, sembra che il tempo non sia trascorso e soprattutto, cosa ancor peggiore, sembra che la storia sia costretta in un destino cinico e baro a ripetersi. Ma soprattutto non siamo usciti dal vortice della corruzione che diviene linea politica della classe dirigente mai così lontana dai bisogni reali del paese.

E non è la solita litania dell’antipolitca o della guerra alla casta dei privilegiati e alle loro auto blu ad essere argomento di discussione, ma sotto accusa deve essere il senso di totale incapacità ad uscire da un vortice di malgoverno teso solo alla salvaguardia di zone franche.

Quasi vent’anni sono trascorsi dal giorno in cui il mariuolo Mario Chiesa cercava goffamente di buttare i soldi di una tangente in un servizio igienico della Baggina.

Ma oggi possiamo dire di essere governati da una classe politica con uno spessore morale superiore a quello di chi governava allora ? Se consideriamo che Berlusconi è frutto anche delle politiche craxiane di quegli anni non ci si stupisce delle tante analogie.

Oggi se è possibile le cose vanno ancora peggio e di peggiore soprattutto vi è stato il trascorrere di 20 anni senza che molto cambiasse. Oggi i vari Papa, Tedesco, Milanese e sopra tutti Berlusconi coltivano i propri affari, quasi alla luce del sole, e il paese sembra non reagisca, con un così scarso sistema immunitario da riuscire ad aver gli anticorpi per liberarci di una classe politica che non ci rappresenta.

Si è detto, e bene ha fatto il PRC e la Federeazione della Sinistra, che siamo disponibili a mettere a disposizione le nostre sedi e le nostre capacità organizzative per le iniziative degli indignati che si stanno facendo largo in Europa. E’ tempo di indignarsi, ma non soltanto e l’indignazione di questi anni è stata fin troppo sopita.

Se davvero il vento è cambiato e vogliamo crederlo e vogliamo soffiare all’unisono con questo vento bisogna assecondare  le indignazioni per un paese che non ha saputo autoriformarsi. Oggi molto pragmaticamente siamo di fronte ad un governo che ha perseguito negli anni la realizzazione del piano politico di Propaganda 2 del noto Venerabile maestro Licio Gelli.

E la politica si interroga sulle riforme istituzionali non sufficientemente portate a compimento. In realtà ci si dovrebbe interrogare sul perchè abbiamo consentito che si realizzasse anche troppo di un disegno perverso e corrotto.

Il ciclo di riforme che da più parti si voleva è stato fin troppo assecondato e le riforme che qualcuno voleva erano il bavaglio alla libertà di indignazione. A vent’anni da Tangentopoli, dagli omicidi di Falcone e Borsellino ed a dieci da Genova 2001 , la pagina più nera della sospensione di democrazia nel nostro paese, con il protagonismo di forze dell’ordine impegnate più in una macelleria messicana che nel controllo di una città, le occasioni perdute sono state troppe e non ne abbiamo altre.

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Due o tre piccole bugie… che ancora resistono

Come spesso capita in ogni fine legislatura, ed il clima è sicuramente da fine legislatura, si discute di sistemi elettorali e come si è detto recentemente il partito che all’opposizione dovrebbe far pesare maggiormente la voce di chi non ha voce, è al solito afono o quando va bene monocorde.

Già si è detto di un referendum che vorrebbe ripristinare nell’attuale sistema, prevalentemente proporzionale, il ritorno alla preferenza insieme all’eliminazione del premio di maggioranza ed alla riduzione delle varie soglie di sbarramento ad una sola. Purtroppo questa iniziativa referendaria è naufragata per la volontà di buona parte del centro-sinistra di dare vita ad un’altra iniziativa.

Da più parti nell’opposizione si vorrebbe infatti un ritorno al sistema maggioritario e la Direzione del Partito Democratico ha approvato un documento in cui indica il maggioritario come proprio modello elettorale di riferimento. Da qui il lancio di un controreferendum, di cui è partita la raccolta firme, che potremmo definire come una bella ed ennesima truffa perpetrata ai danni degli elettori da parti di PD, IdV ed anche con il sostegno di SEL.

IL NOSTRO APPELLO E’ OVVIAMENTE QUELLO DI NON FIRMARE !

Con questo referendum rischieremmo di cadere nell’ennesimo trabocchetto gattopardesco in cui si cambia tutto per non cambiare nulla.

Riassumiamo i tre principali capisaldi della riforma elettorale maggioritaria-uninominale, voluta allora dal famigerato Mario Segni e da un nefasto risultato referendario del 1993 in cui Achille Occhetto, allora segretario PDS, faceva da portaborse o da portaborraccia al suddetto Segni. Da allora nacque il cosiddetto Mattarellum e gli elementi per cui risultava più democratico secondo i suoi sostenitori erano pressappoco questi:

1 – maggiore potere decisionale ai cittadini e minor peso delle segreterie di partito

2 – diminuzione del numero dei partiti presenti in Parlamento

3 – scelta diretta del governo del paese e maggiore governabilità

Si può dire che in diversi anni di sperimentazione del sistema maggioritario, il già citato Mattarellum dal 1994 al 2006, passando per ben tre elezioni e circa 8 governi, di queste vaghe promesse non ne sia stata realizzata nessuna.

Credo che tutti ricordiamo come venivano selezionati i candidati dei diversi collegi uninominali, catapultando spesso candidati  che nulla avevano a che fare con un certo territorio in un determinato collegio solo perchè quella zona o collegio elettorale, poteva garantire meglio l’elezione.

Inoltre la scelta dei candidati medesimi passava attraverso un accordo-compromesso tra le segreterie dei partiti che componevano le coalizioni e che si dividevano i collegi facendo eleggere chi loro desideravano fosse effettivamente presente alla Camera oppure al Senato. In sostanza un sitema solo vagamente più democratico di quello attuale che ci porta ad un parlamento di nominati e non di votati scelti dai cittadini. Votavamo una persona, ma non avevamo fondamentalmente alternative, dal momento che quello schieramento presentava solo quel candidato o quella candidata (do you remember Patrizia Toia e Nando Dalla Chiesa ???) L’unica alternativa era quella di votare candidati di altri schieramenti.

Sulla diminuzione del numero di partiti alla Camera ed al Senato si è anche qui millantato un falso mito. Si veniva eletti con una coalizione, ma una volta in parlamento si faceva parte ugualmente di un partito che poteva essere fatto nascere ad hoc dopo l’elezione. E questo è inevitabile con ogni sistema elettorale poichè la Costituzione Italiana sancisce che l’eletto non ha alcun vincolo di mandato. Conosciamo tutti le ben note evoluzioni-involuzioni del beneventano Clemente Mastella che, eletto da una parte, si spostava poi ad ogni stormir di fronde, facendo così venire meno maggioranze prima solide e poi invece decisamente fragili.

Inoltre, un’altra enorme falsità di rilievo istituzionale è questa: in Italia non si vota direttamente nè il governo e tanto meno il presidente del Consiglio ! Per fare ciò sarebbe necessario modificare la Costituzione. In Italia si è sempre votato, e speriamo sempre si voterà, per un Parlamento perchè la nostra forma istituzionale è quella di una Repubblica Parlamentare e non di una repubblica presidenziale. Quindi per ora i nostalgici degli uomini forti devono darsi una calmata !

Da questo scaturisce che il potere di un parlamento garantisce maggiormente un paese rispetto alle decisioni unilaterali di un presidente, che seppur democraticamente eletto, può fare un po’ ciò che vuole se non viene limitato da alcuni forti organi di controllo e da un sano sistema di veto da parte di altre cariche dello stato.

Per gli apassionati dei viaggi nel tempo si potrebbero ascoltare i discorsi di Segni nel 1993 e sovrapporli a quelli di Walter Veltroni del 2011. E’ decisamente imbarazzante vedere difendere l’indifendibile ed antidemocratico dall’ormai suonato Uolter de noaltri che ripete come una vecchia litania slogan logori e soprattutto ben consumati dal tempo e dalla prova dei fatti.

Ed ancora sarebbe bene ogni tanto sottolineare che la governabilità non è per nulla un valore e quindi la stabilità di un governo non ha maggiore rilievo rispetto alla rappresentatività. Sarebbe invece opportuno che un parlamento rispecchiasse specularmente quella che è la realtà di un paese e quindi fosse composto proporzionalmente rispetto alle opinioni che si manifestano nella libera democrazia dei cittadini.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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