Archivio per agosto 2011

Una ronda per Penati

pubblicato in Il Manifesto da Alessandro Robecchi

Ma il Filippo Penati di cui si parla tanto, colpevole di concussione secondo la Procura e “solo”  di corruzione secondo il Gip, è lo stesso Filippo Penati che andava distribuendo lezioncine di legalità a destra e a sinistra (soprattutto a sinistra)? E’ per caso lo stesso Filippo Penati che diceva amenità tipo “Milano non è la capitale del Burundi, ma ci sono troppi rom e clandestini”? Si tratta della stessa persona? Il Filippo Penati di cui oggi il Pd discute animatamente se debba dimettersi da tutte le cariche, fare un passo indietro, rinunciare alla prescrizione in modo da essere da esempio per la diversità della sinistra di fronte alla questione morale, è per caso lo stesso Filippo Penati che un tempo faceva il presidente della Provincia di Milano e – primo gonzo in tutta Italia – sganciava 250.000 euro ai comuni che volevano organizzare le ronde? Il famoso sceriffo della sinistra che sapeva illuminare le plebi oppresse con frasi come “Basta parlare di accoglienza, i rom non sono mica i Gipsy Kings?”. Come mai il Pd vuole liberarsi di lui adesso che l’hanno beccato, mentre prima – quando sembrava un Calderoli qualunque – lo faceva crescere nelle gerarchie e nelle cariche del partito? Persino Pierferdinando Casini disse (aprile 2009): “Penati mi fa venire il latte alle ginocchia se segue la Lega sul terreno delle ronde”. Erano i tempi del decreto sicurezza, dei sindaci sceriffi. Erano i tempi del “Non si può lasciare la sicurezza alla destra!”. Tempi in cui il Pd – oggi tanto impegnato a sembrare “diverso” – si sbracciava tanto per essere “uguale”. Passati appena un paio d’anni, Penati non va in carcere perché la prescrizione per i reati di corruzione è stata dimezzata. Una specie di nemesi storica: law & order non tirano più, a far paura non sono i Rom ma la Borsa, non gli stranieri ma i banchieri, non il Burundi, ma la crisi. La stella degli sceriffi era di latta, la paura percepita era una truffa e la sinistra che si travestiva da destra una farsa orribile e vergognosa. E’ sempre antipatico dire: “Io l’avevo detto”, e allora non lo dirò. Dopotutto, Penati non è mica i Gipsy Kings!

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Manovra indecente, finirà la crociata “progressista” ?

Chissà se anche ora, dopo il pacco confezionato ad Arcore, continueremo ad assistere al coro, talvolta minaccioso talaltra petulante, di forze politiche o di parti di esse, che chiedono alla Cgil di rinunciare all’effettuazione dello sciopero generale contro la manovra del governo. Dal governo, ovviamente, non ci si può aspettare nulla di diverso. Stupisce semmai che gli appelli, ora accorati ora indignati, siano, una volta di più, bipartisan, con in testa un gruppo consistente di “responsabili” del Pd che rimproverano alla Cgil di avere smarrito quella paralizzante vocazione unitaria che tanto era loro piaciuta negli ultimi tempi. A Cisl e Uil, per altro, non è necessario rivolgere alcun invito perché la loro inerzia, la loro servile acquiescenza filopadronale e filogovernativa sono così scontate da rendere superfluo che ad esse si chieda alcunché. Il padre, diciamo “nobile”, di questa nuova crociata “progressista” è Walter Veltroni, capace come nessun altro di ricollocarsi, di volta in volta, a destra di se stesso. Per lui (e per la nutrita truppa “democratica” che ne segue le gesta) il solo sciopero buono non è quello unitario, ma – semplicemente – quello che non si fa. Tuttavia, la cosa più sconcertante l’abbiamo letta qualche giorno fa su “la Repubblica” per la firma di Tito Boeri, autore di quello stupefacente “La Cgil sciopera contro una manovra che non c’è”. Purtroppo, sia pure all’insaputa della corte “giavazziana”, la manovra c’è. Eccome. E l’accordo raggiunto lunedì ad Arcore dal direttorio della maggioranza è lì a benedire la più dura ed indecente persecuzione dei lavoratori e della povera gente e l’assoluzione da ogni contributo dei ricchi, a partire da quelli che lucrano, che barano, che rubano, che malversano di più. Una perla, fra tutte, è uscita dal maleodorante cilindro: gli anni di studio riscattati dai laureati non potranno essere più computati ai fini dell’età pensionabile. Una cosetta che in un colpo solo aumenta fino a 12 (dodici) anni il tempo di lavoro necessario per guadagnare il diritto alla pensione! Berlusconi può legittimamente brindare a champagne! Si tratta ora di vedere come, alla fine della giostra, si comporrà il colpo solenne: se col gas nervino o con la mazza chiodata; se con i tagli agli enti locali o col ripescaggio dell’aumento dell’Iva; se distruggendo ciò che resta delle pensioni di anzianità o eliminando quelle di reversibilità; se smantellando le prestazioni assistenziali o revocando ogni voce deducibile dalla denuncia dei redditi. Oppure “mixando” questo campionario. Di certo c’è quello che è stato già fatto e che è bene ricordare: dai tickets sulle visite diagnostiche e sul pronto soccorso al blocco degli stipendi e dei contratti degli statali, dalla mancata rivalutazione delle pensioni al taglio lineare su tutte le prestazioni previdenziali, dal prelievo fiscale esteso al piccolo investimento azionario al sequestro dei trasferimenti agli enti locali e alla privatizzazione delle aziende municipalizzate. Poi c’è quello che è già acquisito e che nessuno (né dal centrodestra né dal centrosinistra) più contesta, come il congelamento del Tfr e lo scippo delle tredicesime imposto ai dipendenti pubblici. Altrettanto certo è che non sarà colpita e neppure tiepidamente ostacolata la speculazione finanziaria: della “Tobin tax”, volta a colpire le transazioni finanziarie speculative, sistematicamente evocata e subito tumulata, non si farà nulla; l’imposta patrimoniale non vedrà la luce, neppure nelle forme più blande e simboliche, perché – come senza senso del pudore piagnucola Marcegaglia – i ricchi pagano già troppo; i capitali frutto di mille pratiche evasive e trasferiti nei paradisi fiscali (della cui fantastica consistenza ci ha reso edotti la Banca d’Italia) non saranno neppure sfiorati.

Dino Greco

da Liberazione (31 agosto 2011)

Champagne sulle spalle dei lavoratori

Che ti vada di traverso, avrà pensato più di un operaio alla frase del premier: “Preparo lo champagne”, in merito alle modifiche alla manovra economica. Festa grande nel governo per non aver dovuto mettere le mani in tasca agli italiani, eliminando il contributo di solidarietà e ammorbidendo i tagli agli enti locali, senza procedere poi ad un annullamento delle province e all’aumento dell’Iva.

Si procede invece a una modifica sulle pensioni, non saranno più conteggiati gli anni di servizio militare e Università, stretta sulle società di comodo (non si sa come) e, ovviamente, sull’evasione fiscale.

Mentre il premier pensa già al bunga bunga noi rimaniamo preoccupati. Pochi giorni fa servivano misure straordinarie per rientrare nei conti un anno prima del previsto (2013), 45 miliardi di euro, e alla fine salta praticamente qualsiasi soluzione finora adottata. Soprattutto salta qualsiasi possibilità che dal momento difficile si potesse trarre qualche opportunità, un esempio su tutti: l’abolizione dell province.

La nuova manovra dice molto di più: non è cambiato nulla. Ci sembra di vedere ancora lo stesso film ormai bollito, a cui assistiamo da troppo tempo. C’è Scajola, indagato a sua insaputa, a crearci quel tanto di deja vu che basta. C’è il premier che parla delle tasche degli italiani. Ci sono i privilegi delle caste che vengono salvati a scapito della meritocrazia, quando si toglie il contributo di solidarietà (Gilioli su Piovono rane parla di corruzione) a scapito degli anni di università che non saranno più conteggiati per la pensione.

[…]E ora anche la Lega, […] capitola sulle pensioni.

Risultato? Chi è ricco non paga, chi lavora da una vita dovrà farlo qualche anno in più, ma solo se ha avuto la balzana idea di laurearsi. Chi brinda in un momento del genere lo fa sulle spalle dei lavoratori, su quell’articolo 8 della manovra che annulla di fatto l’art. 18. Che gli vada tutto di traverso.

di Michele Azzu
(30 agosto 2011)

da http://www.tzetze.it

Piccole teorie economiche

In questi anni di crisi della politica, dell’economia e soprattutto della finanza e della speculazione, si sono ascoltate diverse valutazioni da parte degli esperti nel settore e tutti convengono nel valutare il nostro periodo come una fase in cui si è avviati verso una recessione. Diminuzione dei consumi e livellamento della crescita del Prodotto Interno Lordo; il famoso e citatissimo PIL.

Non si capisce per quale ragione, forse la si può intuire, gli economisti che vanno per la maggiore, di scuola liberale e che hanno mostrato finora religiosa fedeltà e credulità nei confronti del mercato e delle sue leggi, secondo loro incontrovertibili ed infallibili, siano tutti convinti che il problema di questo o quel paese, generalmente del cosiddetto occidente industrializzato, sia la scarsa crescita economica e quindi sempre il mancato aumento del PIL.

In sostanza, per i devoti dell’economia di mercato e del capitalismo, il PIL è sempre destinato a crescere e non può stazionare o addirittura diminuire. O comunque si deve lavorare sempre in direzione di una sua espansione. Ora basterebbe il flmato in allegato, che non ha bisogno di grandi teorie a corredo ed un paio di altri esempi per dimostrare che è probabilmente sbagliata la teoria della crescita continua e del cosiddetto “sviluppismo”. Un qualsiasi corpo non può dilatarsi oltre misura pena la sua fine.

Il palloncino scoppia, ma l’antico scrittore Fedro raccontava la favola della rana e del bue. La rana presuntuosa pensando di poter crescere all’infinito gonfiò il petto fino a esplodere. Ora perchè in un pianeta come la Terra, che ha dimensioni finite e risorse energetiche finite, si dovrebbe sempre assistere ad una crescita e non ad una contrazione ? Per quale ragione saremmo destinati tutti a crescere senza un limite ?

Il limite c’è e sono le risorse finora abusate del pianeta e la crescita di alcuni paesi e delle loro economie rispetto ad altri è solo frutto di condizioni temporanee e transitorie, una sorte di principio dei vasi comunicanti, crescono Brasile, Cina, India e Sudafrica, iniziando a seguire il modello occidentale errato perchè danno libero sfogo allo sfruttamento delle loro risorse naturali e del loro territorio. Inoltre la loro crescita avviene nella misura in cui i paesi occidentali, sempre alla ricerca di un mercato con il più basso costo del lavoro e la minore tutela della salute dei lavoratori, trasferiscono le loro produzioni in quei paesi. Ma anche la crescita delle economie di questi stati è destinata ad avere un ridimensionamento, presto o tardi, per le stesse ragioni di finitezza già citate.

Amava dire uno dei padri nobili della sinistra di casa nostra, tale Luigi Pintor che: “Una società che ha per obiettivo la crescita è come un individuo che ha per modello l’obesità”. Probabilmente una frase del genere ha molto più valore e significato di ogni altra grande teoria di macroeconomia.

Ogni proposta politica che viene fatta dovrebbe oggi fare i conti proprio con le caratteristiche del pianeta: è uno solo, ha risorse non infinite che necessariamente ed in modo sempre più drammatico chiedono di essere redistribuite.

BUON COMPLEANNO GENERALE GIAP

L’eroe dell’indipendenza è nato il 25 agosto 1911 in una provincia nel centro-nord del Paese. Il suo nome è legato alle guerre contro francesi, giapponesi e statunitensi. Ancora oggi è ricordato per la battaglia nella piana di Dien Bien Phu, nel 1954, che ha messo fine alla guerra di Indocina. Egli è anche voce critica del governo e del Partito.

Hanoi (AsiaNews) – Dopo aver sconfitto in serie francesi, giapponesi e americani, pare aver vinto anche il fattore tempo: è il generale Vo Nguyen Giap, eroe dell’indipendenza vietnamita, che proprio oggi compie 100 anni. Egli è nato il 25 agosto 1911 nella provincia di Quang Binh, centro-nord del Paese, in una famiglia povera e composta da sette fratelli, alcuni dei quali morti giovani. Attivo politicamente fin dal tempo della scuola, egli è stato espulso da un liceo di Hue per aver organizzato delle proteste studentesche. Ma il suo nome è legato a doppio filo alle guerre combattute in Indocina nella seconda metà del ‘900, tanto che il popolo vietnamita lo considera la seconda personalità più importante della nazione, dopo lo “zio” Ho Chi Minh.

Do Quy Doan, vice-ministro della Cultura, ha ricordato come “alcuni dei più importanti e gloriosi avvenimenti sono associati al suo nome e alla sua causa”. Ieri il generale a quattro stelle ha ricevuto una delegazione di politici e leader del Partito comunista, che hanno voluto festeggiarlo per il centenario. Egli possiede ancora oggi una villa in stile coloniale ad Hanoi, poco distante il mausoleo di Ho Chi Minh, in pieno centro città, dove fino a tre anni fa riceveva ancora capi e leader di Stato stranieri. L’agenzia ufficiale Viet Nam News riporta i “ringraziamenti” dell’anziano leader e il suo “rinnovato impegno” per la conquista di nuovi obiettivi.

L’impresa più famosa della sua carriere militare risale al maggio 1954, con la storica umiliazione dell’esercito francese nella piana di Dien Bien Phu. Il generale Giap, grazie a un’abile contromossa sul campo, riesce a tagliare le linee transalpine, provocandone il collasso e mettendo fine alla guerra di Indocina. In questi giorni il governo di Hanoi gli ha dedicato una mostra fotografica, con foto in bianco e nero datate di decenni.

Tuttavia, negli ultimi anni si è più volte scontrato con il governo vietnamita, accusato di promuovere politiche sin troppo “filo-cinesi” a discapito dell’indipendenza territoriale ed economica del Paese. Tra le altre, la battaglia contro il programma di estrazione della bauxite negli Altipiani centrali, il cui sfruttamento (a vantaggio di Pechino) ha provocato critiche di ambienti scientifici e ambientalisti.

Infine, per le sue accuse di corruzione verso i leader politici e per le critiche alla burocrazia e al Partito, fu emarginato dalla scena politica per 25 anni. In un suo intervento al Congresso nel 2006 ha più volte insistito sulla necessità di trasparenza e democrazia e di un’azione decisa contro la corruzione. “Un partito che nasconde i suoi difetti è in rovina – ha scritto Giap su un giornale di Stato – un partito che ammette e fa chiarezza sui suoi errori è coraggioso, forte ed onesto”.

Controlacrisi.org fa gli auguri di buon compleanno al compagno Giap e vi segnala il link a
un suo libro degli anni ’60 con prefazione di Ernesto Che Guevara: http://www.bibliotecamarxista.org/autori/giap.htm

E se avessimo ragione ? Sarebbe solo l’ennesima volta !

A sentire le proposte economiche che maturano fuori degli italici confini viene alla mente un vecchio saggio. Un saggio signore per l’appunto, a cui non mancava quel filo di barba bianca che conferisce ancor più saggezza e che avrebbe detto:

“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”.

Infatti, a sentire le proposte in ambito economico e fiscale di alcuni leader europei, sembra quasi di rivivere l’esperienza di qualche congresso ormai trascorso del Partito della Rifondazione Comunista. O qualche seduta degli incontri dei Social Forum di Porto Alegre. Ed invece si tratta di riunioni tra capi di stato, decisamente liberali della cara e vecchia Europa.

Sembrano ormai crollati alcuni inviolabili tabù ! Tempo fa, solo qualche anno fa, il PRC presentava insistentemente proposte relative all’introduzione di una tassa patrimoniale per far pagare le rendite e non solo il reddito da lavoro (generalmente dipendente) e per poter mettere ordine a quella selva infinita (“selvaggia, aspra e forte” avrebbe detto il sommo poeta Dante Alighieri) della finanziarizzazione e della speculazione nel mercato globale delle borse.

I comunisti, generalmente lungimiranti, proponevano già 10-12 anni fa la cosiddetta Tobin Tax, che oggi sembra essere in fase di studio avanzato da parte della Comunità Europea e potrebbe essere prossima una sua introduzione. Si tratta, come noto, di una tassa sui guadagni ottenuti mediante transizioni finanziarie muovendo denaro da un capo all’altro del mondo e senza che questo venga minimamente impegnato all’interno di una qualsiasi industria manifatturiera e non. Ebbene i comunisti venivano tacciati di essere i soliti rozzi e poco avvezzi alle logiche del mercato, anche dai loro alleati di centro-sinistra, Ulivo compreso. Lo stesso Tobin, premio Nobel per l’economia ed economista rigorosamente conservatore, vedendo che la tassazione da lui proposta era usata come cavallo di battaglia per proposte fiscali alternative da parte di partiti più che progressisti, piano piano si dissociava.

Fa piacere, con qualche anno di ritardo, notare che invece le proposte di patrimoniale e Tobin Tax non siano più quella efferata bestemmia che appariva un tempo, ma siano viste come una modalità praticabile per far pagare chi finora ha evaso e trafugato altrove i propri ingenti guadagni senza versare un obolo all’erario statale.

Quindi, anche se sempre inascoltati, come quando si proponeva l’aumento della tassazione delle rendite, adeguandoci al resto dell’Europa, passando cioè al 20% invece dell’attuale 12,5% si aveva assolutamente ragione. Oggi addirittura viene messo in pratica dal governo di centro-destra. Peccato essere stati tacciati di voler bloccare il mercato e la sua salvifica economia trainante e trionfante. E peccato anche che coloro i quali definivano irricevibili le nostre proposte le facciano proprie oggi. Povero Bersani deve essere proprio a corto di idee. E non vogliamo ricordare anche l’ormai scomparso Padoa Schioppa, così riottoso nei confronti di una tassa patrimoniale. L’allora Ministro dell’Economia del secondo governo Prodi, mai sufficientemente vituperato (il Governo ed anche il Ministro), lasciò il suo segno nella storia per aver operato il famoso cuneo fiscale tutto a favore delle aziende e per aver lasciato ai posteri la battuta stupida ed improvvida, oltre che di cattivo gusto, sui giovani “bamboccioni”.

Comunque, poichè il ruolo della Cassandra inascoltata, ma che finisce sempre per stare dalla parte della ragione, non è neanche poi così simpatico da svolgere, sarebbe bene rispolverare anche un po’ di altre proposte politiche in ambito di economia che i comunisti sostengono da tempo. E magari metterle in atto !

Resistono di converso alcuni luoghi sacri ed inviolabili che non è possibile invece toccare e nemmeno sfiorare.

Non è possibile, come si dovrebbe invece, e da tempo immemorabile, fare una seria e decisa lotta all’evasione fiscale. La perdita di gettito per l’erario pubblico pare si aggiri ad una cifra attorno ai 125 miliardi di euro l’anno calcolando la sola evasione IRPEF. Se andassimo ad aggiungere i meccanismi di erosione ed elusione che coinvolgono anche i versamenti di contribuzione INPS avremmo poi cifre da capogiro da reinvestire nel comparto pensioni che renderebbero superflua qualsiasi iniziativa relativa al settore della previdenza. Persino la prima riforma previdenziale del governo Dini nel 1995, che introdusse il sistema contributivo, non sarebbe stata necessaria recuperando l’evasione della contribuzione INPS e separando adeguatamente previdenza ed assistenza. Stesso destino avrebbero avuto tutti i ritocchi alla previdenza operati da ogni governo che si è succeduto da allora ad oggi alla guida del Belpaese. Poiché a Confindustria è cara la previdenza perché da quel fondo ricava i denari per pagare la cassa integrazione ed è caro sempre a Marcegaglia, Montezemolo e soci sostenere la previdenza privata, una gran bella spinta all’indebitamento INPS porta di conseguenza alla inderogabilità di ogni taglio che si propone in ambito previdenziale ed alla indispensabilità di fare ricorso ai famigerati fondi pensione di gestione ovviamente più che privata. Banche ed Assicurazioni ringraziano.

Non è inoltre possibile diminuire la spesa in ambito militare, perché è ben noto che il nostro paese, da potenza militare e bellica quale è, deve dotarsi di aerei da guerra sofisticati come gli “Eurofighters” e di portaerei all’altezza dei nostri rilevanti compiti nelle missioni di cosiddetta pace come la ben nota “Cavour”. In quelle missioni, sembra che si usino soldi pubblici per pagare i taleban perché ci attacchino, ma con un po’ meno solerzia di quella che usano contro altri eserciti. In sostanza spendiamo il doppio degli altri paesi, perché nel nostro eterno doppiogiochismo vogliamo stare con l’acquasanta, ma tenerci comunque buono il diavolo, perché non si può mai sapere. La recente esperienza in Libia ne è una controprova evidente. Baciamo le mani a Gheddafi e poi partecipiamo ai bombardamenti su Tripoli. Wikileaks proprio in questi giorni sembra avere rivelazioni interessanti a proposito del nostro tenere i piedi in due scarpe nella “missione umanitaria” in Afghanistan (http://www.indianexpress.com/news/italy-paid-taliban-not-to-attack-its-troops-wikileaks/831163/).

Ma ancora incrollabile ed inattaccabile resiste la sacra, e non potrebbe essere altrimenti, inviolabilità degli interessi della chiesa cattolica apostolica romana. Nessuno è pronto a proporre un taglio al famigerato 8 per mille e nemmeno una revisione forte di alcuni privilegi accordati agli edifici di proprietà della Santa Sede che, pur essendo dedicati ad attività lucrative quali alberghi ed attività turistiche in genere, non sono soggetti al pagamento dell’ICI. Al riguardo il buon vecchio Bersani, quando faceva il Ministro delle attività produttive contribuì anch’egli a garantire la sopravvivenza dei privilegi di Oltretevere. Pare di sentirlo, un po’ caricaturato da Crozza, con il suo “Oh ragassi, non possiamo mica fare la guerra al Vaticano, quelli lì con le guardie svissere ci battono !”

Chissà che come su Tobin Tax e patrimoniale tra qualche decennio ci scopriremo ad avere ragione anche di questi inviolabili tabù, così dispendiosi dal punto di vista economico, ma così vantaggiosi dal punto di vista del ritorno elettorale.

Ultima annotazione. Sarebbe opportuno far sapere che l’economia reale non è quella che segue l’indice MIB della  Borsa di Piazza Affari, bensì quella legata al mondo produttivo. Oggi la crisi parte dalle tantissime dismissioni ed esternalizzazioni, quando non addirittura dalle migrazioni, operate dalle industrie manifatturiere che, come Marchionne insegna, trasferiscono altrove i propri centri di produzione lasciando il paese senza più un tessuto produttivo. La borsa è e rimane pura e semplice speculazione. Se le manovre economiche devono essere condotte al fine di guadagnare liquidità che poi viene ancora bruciata nelle piazze affari di tutto il mondo allora è bene che nessuna manovra economica venga più realizzata. Quindi la crisi finanziaria se la paghino le banche che l’hanno generata e le agenzie di valutazione che ancor peggio speculano giocando nel doppio ruolo di investitori e di valutatori. Giocatori ed arbitri allo stesso tempo.

Ultimissimo elemento. I comunisti erano i soli che contestavano il Trattato di Maastricht per le implicazioni economiche che conteneva e per l’assoluta assenza di contenuti sociali e questo già dai primi anni ’90. Ora per effetto di quel trattato siamo l’Europa che siamo, cioè delle banche e non dei popoli !

E’ necessario ulteriormente ribadire, e a questo punto senza alcuna modestia, che avevamo ragione ? 

I soliti noti colpiscono ancora !

Le proposte, che in questi giorni vengono presentate nella manovra economica tutta lacrime e sangue, che si predispone, secondo la maggioranza di centro-destra, a far rientrare il debito pubblico italiano nei limiti richiesti a livello europeo, si arricchiscono ogni giorno di nuovi elementi e nuovi capitoli.

Nella finanziaria in discussione in questi giorni si parla ovviamente di nuove tasse, chiaramente da far pagare ai lavoratori dipendenti, si discute di tagli alle pensioni e cosa strana lo fa ogni governo dal 1995 ad oggi, ci si anima sulla questione dell’abolizione dell’articolo 18 e quanti soldi porti questa cancellazione così cara a Confindustria ancora non l’abbiamo capito, si propone un po’ velatamente e con un pizzico di sana vergogna l’ennesimo condono attraverso un altro scudo fiscale, si annunciano le solite draconiane misure nei confronti di quei fannulloni ed impenitenti che lavorano alle dipendenze dello stato e si perseguono ulteriormente i tagli agli enti locali portando i comuni e le regioni a non garantire più alcun servizio alla cittadinanza.

Il contributo di cosiddetta solidarietà riguarda ovviamente una gran parte di lavoratori dipendenti che hanno redditi sopra i 90mila ed i 150mila euro. Sia ben chiaro che nessuno di questi contribuenti diverrà povero e questi redditi possono essere ovviamente colpiti, ma l’impressione è che la manovra sia per l’ennesima volta unidirezionale. Si toccano i redditi e si lasciano intoccate le rendite. Si calcola già che solo il 10% dei potenziali pagatori del suddetto contributo sia costituito da lavoratori autonomi. Eppure già Marcegaglia, annuncia proteste vibranti. Da notare che tra le proposte circolate inizialmente figurava anche un contributo ad hoc per i lavoratori autonomi, ma che era fissato, guarda caso, a partire da una soglia di reddito ben inferiore, circa 55mila euro. Di questa proposta nessuna traccia. Scomparsa subito. La indiscussa ed incontrovertibile volontà del governo Berlusconi di stare comunque e sempre dalla parte degli evasori fiscali è l’unico elemento forte di coerenza del nostro esecutivo.

Sull’ennesima riforma, o sarebbe bene dire taglio, alla previdenza sociale chiaramente Confindustria e PdL spingono con forza trovando in questo caso una Lega Nord un po’ riottosa che vedrebbe ovviamente ledere la propria base di popolarità o forse meglio di popolanità. Tuonava qualche giorno fa anche il leader Bossi, ormai costretto a fare i conti con una discreta impopolarità in costante aumento che lo ha portato a desistere dal tenere alcuni comizi agostani. Nonostante le invettive contro i nani veneziani e le ballerine di corte, sembra comunque profilarsi all’orizzonte un ulteriore ritocco alle pensioni, attraverso un innalzamento dell’eta pensionistica per le donne.

Sull’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quello sul licenziamento per giusta causa, si continua a spergiurare che è parte integrante delle richieste che la Banca Centrale Europea ha inviato al governo italiano, ma su questo tema nessuno ha ancora visto nulla di esplicito. E’ sin troppo esplicita e da tempo, la volontà di cancellarlo attraverso un intervento legislativo e saltando a piedi pari ogni trattativa sindacale. Ora, dando per scontato che CISL e UIL, negli ultimi tempi firmano qualunque porcata venga loro proposta, o quasi, è altrettanto scontato che se si insiste su questo tema, così poco in grado di fornire un entrata a favore dell’erario pubblico, si può andare incontro solo alle grandi manifestazioni che portarono ai 3 milioni di cittadini al Circo Massimo di qualche anno fa. E forse rischieremmo che proponendo l’estensione dell’art. 18 a tutti i lavoratori anche Bersani questa volta potrebbe darci ragione e quindi sarebbe bene non toccare più l’argomento. Quanto alla direzione in cui ci conduce la sfrenata rincorsa ad una continua flessibilizzazione del mercato del lavoro mi pare che se ne abbia prova quotidianamente nella ottusa precarizzazione delle ormai poche certezze dei lavoratori del nostro paese.

Paiono invece già scongiurate le possibilità di un ennesimo scudo fiscale perché sembra esserci un limite a tutto. Anche Berlusconi di fronte all’ennesimo condono da presentare agli italiani, cercando di favorire sostanzialmente dei ladri senza poterlo apertamente dichiarare, ha provato un moto di sana vergogna. Sembra che lo stesso Vaticano, che di ladri ben si intende, lo IOR e Marcinkus ancora pesano sulle coscienze d’Oltretevere, abbia avanzato dichiarazioni piuttosto ostili nei confronti dell’ennesimo scudo fiscale.

Sui tagli ai dipendenti pubblici ormai non si discute nemmeno più, perché sembrano essere un cavallo di battaglia di grande popolarità e Brunetta, il nano veneziano (Bossi dixit), sembra essere già lanciato verso questa nuova crociata. Da notare che i dipendenti pubblici si trovano con lo stipendio bloccato per 4 anni senza il normale adeguamento ISTAT al costo della vita e senza i previsti scatti di anzianità. Ovviamente, se questo non è mettere le mani nelle tasche delle persone possiamo discutere di tutto, ma chiaramente sarà ancor più esplicito dare mano libera alla manomissione di TFR e tredicesime dei dipendenti statali.

Sui tagli agli enti locali sicuramente la Lega Nord proverà gli imbarazzi maggiori. Dovrebbe spiegare a tutti gli italiani, padani e non, come è possibile la realizzazione di un federalismo senza alcuna autonomia economica. I tagli agli enti locali si ripetono ormai da anni, e ad opera di diversi governi, e questo si traduce praticamente nella incapacità da parte dei comuni di garantire servizi alla cittadinanza oppure nella impossibilità di garantirli allo stesso prezzo: esempio pratico anche a Senago si potrà assistere all’aumento delle quote relative alle mense scolastiche oppure alla variazione in rialzo di alcune tariffe di competenza comunale quali la Tassa sui Rifiuti.

Questa serie di provvedimenti non è una diretta intromissione nelle tasche dei cittadini, ma si traduce chiaramente nella necessità di pagare più onerosamente servizi che erano garantiti a tariffe migliori. Quindi, è bene che Berlusconi smetta con la pantomima del cuore grondante di sangue, perché le mani delle tasche degli italiani le ha messe e le sta tenendo da ormai 4 anni. Consigliamo al presidente del consiglio di arrestare l’emorragia del suo cuore se vuole evitare il peggio oppure di chiamare il 118 prima che sia troppo tardi.

A volte ritornano… o forse non se ne sono mai andati !

A leggere le cronache di questi giorni non ci rassegna veranente all’idea che tutto sembra fermo al 1992.

Ricordiamo tutti i giorni di Tangentopoli con avvisi di garanzia e richieste di rinvio a giudizio e di autorizzazioni a procedere che detronizzavano una intera classe o casta politica. Aprendo i quotidani odierni non facciamo che sentire di richieste di arresto per questo o quel deputato. Con alcuni che si trasferiscono direttamente da Montecitorio a Poggioreale ed altri che con qualche trucco e sotterfugio riescono ancora a farla franca.

Eppure tra sei mesi saremo nel 2012 e quindi a venti anni di distanza dai fatti che hanno storicamente eliminato una classe dirigente legata all’asse CAF (Craxi-Andreotti-Forlani). Tra tintinnii di monetine fuori dall’Hotel Raphael, ed altri episodi simili, sembra che il tempo non sia trascorso e soprattutto, cosa ancor peggiore, sembra che la storia sia costretta in un destino cinico e baro a ripetersi. Ma soprattutto non siamo usciti dal vortice della corruzione che diviene linea politica della classe dirigente mai così lontana dai bisogni reali del paese.

E non è la solita litania dell’antipolitca o della guerra alla casta dei privilegiati e alle loro auto blu ad essere argomento di discussione, ma sotto accusa deve essere il senso di totale incapacità ad uscire da un vortice di malgoverno teso solo alla salvaguardia di zone franche.

Quasi vent’anni sono trascorsi dal giorno in cui il mariuolo Mario Chiesa cercava goffamente di buttare i soldi di una tangente in un servizio igienico della Baggina.

Ma oggi possiamo dire di essere governati da una classe politica con uno spessore morale superiore a quello di chi governava allora ? Se consideriamo che Berlusconi è frutto anche delle politiche craxiane di quegli anni non ci si stupisce delle tante analogie.

Oggi se è possibile le cose vanno ancora peggio e di peggiore soprattutto vi è stato il trascorrere di 20 anni senza che molto cambiasse. Oggi i vari Papa, Tedesco, Milanese e sopra tutti Berlusconi coltivano i propri affari, quasi alla luce del sole, e il paese sembra non reagisca, con un così scarso sistema immunitario da riuscire ad aver gli anticorpi per liberarci di una classe politica che non ci rappresenta.

Si è detto, e bene ha fatto il PRC e la Federeazione della Sinistra, che siamo disponibili a mettere a disposizione le nostre sedi e le nostre capacità organizzative per le iniziative degli indignati che si stanno facendo largo in Europa. E’ tempo di indignarsi, ma non soltanto e l’indignazione di questi anni è stata fin troppo sopita.

Se davvero il vento è cambiato e vogliamo crederlo e vogliamo soffiare all’unisono con questo vento bisogna assecondare  le indignazioni per un paese che non ha saputo autoriformarsi. Oggi molto pragmaticamente siamo di fronte ad un governo che ha perseguito negli anni la realizzazione del piano politico di Propaganda 2 del noto Venerabile maestro Licio Gelli.

E la politica si interroga sulle riforme istituzionali non sufficientemente portate a compimento. In realtà ci si dovrebbe interrogare sul perchè abbiamo consentito che si realizzasse anche troppo di un disegno perverso e corrotto.

Il ciclo di riforme che da più parti si voleva è stato fin troppo assecondato e le riforme che qualcuno voleva erano il bavaglio alla libertà di indignazione. A vent’anni da Tangentopoli, dagli omicidi di Falcone e Borsellino ed a dieci da Genova 2001 , la pagina più nera della sospensione di democrazia nel nostro paese, con il protagonismo di forze dell’ordine impegnate più in una macelleria messicana che nel controllo di una città, le occasioni perdute sono state troppe e non ne abbiamo altre.

Due o tre piccole bugie… che ancora resistono

Come spesso capita in ogni fine legislatura, ed il clima è sicuramente da fine legislatura, si discute di sistemi elettorali e come si è detto recentemente il partito che all’opposizione dovrebbe far pesare maggiormente la voce di chi non ha voce, è al solito afono o quando va bene monocorde.

Già si è detto di un referendum che vorrebbe ripristinare nell’attuale sistema, prevalentemente proporzionale, il ritorno alla preferenza insieme all’eliminazione del premio di maggioranza ed alla riduzione delle varie soglie di sbarramento ad una sola. Purtroppo questa iniziativa referendaria è naufragata per la volontà di buona parte del centro-sinistra di dare vita ad un’altra iniziativa.

Da più parti nell’opposizione si vorrebbe infatti un ritorno al sistema maggioritario e la Direzione del Partito Democratico ha approvato un documento in cui indica il maggioritario come proprio modello elettorale di riferimento. Da qui il lancio di un controreferendum, di cui è partita la raccolta firme, che potremmo definire come una bella ed ennesima truffa perpetrata ai danni degli elettori da parti di PD, IdV ed anche con il sostegno di SEL.

IL NOSTRO APPELLO E’ OVVIAMENTE QUELLO DI NON FIRMARE !

Con questo referendum rischieremmo di cadere nell’ennesimo trabocchetto gattopardesco in cui si cambia tutto per non cambiare nulla.

Riassumiamo i tre principali capisaldi della riforma elettorale maggioritaria-uninominale, voluta allora dal famigerato Mario Segni e da un nefasto risultato referendario del 1993 in cui Achille Occhetto, allora segretario PDS, faceva da portaborse o da portaborraccia al suddetto Segni. Da allora nacque il cosiddetto Mattarellum e gli elementi per cui risultava più democratico secondo i suoi sostenitori erano pressappoco questi:

1 – maggiore potere decisionale ai cittadini e minor peso delle segreterie di partito

2 – diminuzione del numero dei partiti presenti in Parlamento

3 – scelta diretta del governo del paese e maggiore governabilità

Si può dire che in diversi anni di sperimentazione del sistema maggioritario, il già citato Mattarellum dal 1994 al 2006, passando per ben tre elezioni e circa 8 governi, di queste vaghe promesse non ne sia stata realizzata nessuna.

Credo che tutti ricordiamo come venivano selezionati i candidati dei diversi collegi uninominali, catapultando spesso candidati  che nulla avevano a che fare con un certo territorio in un determinato collegio solo perchè quella zona o collegio elettorale, poteva garantire meglio l’elezione.

Inoltre la scelta dei candidati medesimi passava attraverso un accordo-compromesso tra le segreterie dei partiti che componevano le coalizioni e che si dividevano i collegi facendo eleggere chi loro desideravano fosse effettivamente presente alla Camera oppure al Senato. In sostanza un sitema solo vagamente più democratico di quello attuale che ci porta ad un parlamento di nominati e non di votati scelti dai cittadini. Votavamo una persona, ma non avevamo fondamentalmente alternative, dal momento che quello schieramento presentava solo quel candidato o quella candidata (do you remember Patrizia Toia e Nando Dalla Chiesa ???) L’unica alternativa era quella di votare candidati di altri schieramenti.

Sulla diminuzione del numero di partiti alla Camera ed al Senato si è anche qui millantato un falso mito. Si veniva eletti con una coalizione, ma una volta in parlamento si faceva parte ugualmente di un partito che poteva essere fatto nascere ad hoc dopo l’elezione. E questo è inevitabile con ogni sistema elettorale poichè la Costituzione Italiana sancisce che l’eletto non ha alcun vincolo di mandato. Conosciamo tutti le ben note evoluzioni-involuzioni del beneventano Clemente Mastella che, eletto da una parte, si spostava poi ad ogni stormir di fronde, facendo così venire meno maggioranze prima solide e poi invece decisamente fragili.

Inoltre, un’altra enorme falsità di rilievo istituzionale è questa: in Italia non si vota direttamente nè il governo e tanto meno il presidente del Consiglio ! Per fare ciò sarebbe necessario modificare la Costituzione. In Italia si è sempre votato, e speriamo sempre si voterà, per un Parlamento perchè la nostra forma istituzionale è quella di una Repubblica Parlamentare e non di una repubblica presidenziale. Quindi per ora i nostalgici degli uomini forti devono darsi una calmata !

Da questo scaturisce che il potere di un parlamento garantisce maggiormente un paese rispetto alle decisioni unilaterali di un presidente, che seppur democraticamente eletto, può fare un po’ ciò che vuole se non viene limitato da alcuni forti organi di controllo e da un sano sistema di veto da parte di altre cariche dello stato.

Per gli apassionati dei viaggi nel tempo si potrebbero ascoltare i discorsi di Segni nel 1993 e sovrapporli a quelli di Walter Veltroni del 2011. E’ decisamente imbarazzante vedere difendere l’indifendibile ed antidemocratico dall’ormai suonato Uolter de noaltri che ripete come una vecchia litania slogan logori e soprattutto ben consumati dal tempo e dalla prova dei fatti.

Ed ancora sarebbe bene ogni tanto sottolineare che la governabilità non è per nulla un valore e quindi la stabilità di un governo non ha maggiore rilievo rispetto alla rappresentatività. Sarebbe invece opportuno che un parlamento rispecchiasse specularmente quella che è la realtà di un paese e quindi fosse composto proporzionalmente rispetto alle opinioni che si manifestano nella libera democrazia dei cittadini.

Senago, area sud: progetti nascosti

Rifondazione Comunista di Senago ha partecipato all’audizione che il Comitato Senago Sostenibile ha avuto il 27 luglio presso la 12ma Commissione Ambiente della Provincia e specificatamente convocata per parlare del tema delle vasche di laminazione a Senago ed approva e sostiene la linea tenuta dal Comitato nella sua esposizione.

Rifondazione Comunista appoggia da sempre, e continua a farlo, il Comitato nella sua battaglia per la salvaguardia del territorio del nostro Comune. Ci sembra che ora sia venuto il tempo delle domande cui forse i precedenti amministratori di destra, che ci hanno portato le vasche in casa, potranno risponderci.

Apriamo allora le pagine dell’archivio, nemmeno tanto lontano, dell’operato del nostro Comune. E vediamo che un progetto, il famigerato “piano delle buone azioni” edito da Agenda 21 Locale, era già stato allocato proprio sulle aree che ora si vogliono destinate a ricevere il fango ed i veleni del torrente Seveso: sotto la voce “Uso Sostenibile del Territorio”, vie era stata progettata una specifica azione che coinvolgeva l’allora ignota area destinata ora forse alle vasche di laminazione:

– Prevedere nel progetto d’ambito di riqualificazione delle aree delle due cave, l’utilizzo del suolo come Parco
pubblico. Il modello assimilabile potrebbe essere quello della cava di Paderno.

Un altro obbiettivo individuato dal gruppo di lavoro era quello di “Aumentare e mantenere l’area arborata” nel nostro Comune mediante la segunete azione:

– “Le aree agricole attualmente indicate nel PRG vigente, devono essere mantenute e tutelate e, se possibile, incrementate e portate a standard comunale”

Guarda a caso anch’essa riguardava proprio le aree a sud di Senago, oramai le ultime aree dove l’agricoltura e la cura del suolo sono ancora possibili e dove vogliono invece costruire le famigerate vasche di laminazione.

Ci chiediamo allora:

“Perchè la giunta Rossetti, sostenuta dalla destra e dalla lega, ha fin dall’inizio del suo mandato e come prima azione, chiuso il progetto AGENDA 21 LOCALE a Senago?”

Quali interessi avevano gli amministratori su quelle areee in particolare, ovvero sulle terre dove volevano (e vogliono) far sorgere le vasche di laminazione? Politici, per rispondere ad ordini superiori (vedi lega in regione) o personali?

Approfondiremo certamente questi ed altri punti al rientro dalle vacanze. Per ora lasciamo i dubbi (forse certezze) aperti ed invitiamo tutti i senaghesi, oltre che a riflettere su questi punti, ad appoggiare il Comitato Senago Sostenibile nel suo umile ed importante lavoro atto a salvaguardare il futuro per le prossime generazioni.

Visitate il sito del Comitato Senago Sostnibile

 


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