Archivio per luglio 2011



Genova 2001-2011

Genova è sempre vicina e presente nella nostra quotidianità. Basta vedere i fatti recenti accaduti in Val di Susa per ricordarci quanto le vicende del G8 del 2001 potevano già essere interpretate come “prove generali di regime”.

Allora vogliamo inserire nel nostro percorso in rete, un piccolo contributo che ci aiuta a comprendere, ed a meglio ricordare, cosa furono i fatti di Genova e le conseguenze che da essi derivarono per la nostra società.

Vi invitiamo quindi a sfogliare il sito del “Comitato Piazza Carlo Giuliani” invitandovi a riflettere sulle parole di apertura: Chi non ha memoria non ha futuro!

visita il sito del Comitato Piazza Carlo Giuliani

Il vento è cambiato ?

“Cos’è questo rumore ?”

“E’ il vento che ci sta parlando !”

“E cosa dice ?”

“Non lo so, non lo parlo il ventoso !”

I più piccoli riconosceranno in queste poche battute un dialogo reso famoso nel cartone animato “L’era glaciale 3”.

Ovviamente non c’è nessuan intenzione di fare una recensione, tra l’altro piuttosto tardiva, di un cartoon che ha avuto le sue buone fortune nelle sale cinematografiche.

Si parla però del vento ed in questo periodo la metafora del vento che cambia è stata usata ed abusata per descrivere la situazione politica del nostro paese. Una sorta di rivoluzione secondo alcuni, anche qui il termine è decisamente esagerato, le rivoluzioni sono ben altra cosa !

Ma il risveglio del senso civico è sicuramente notevole: le elezioni a Milano e a Napoli e nel resto delle altre Province e Città d’Italia, seguito a ruota dal risultato referendario su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Il vento sembra essere cambiato perchè ci siamo finalmente decisi a riimpadronirci del nostro destino. Qualcuno, forse non a torto, parla della eredità di Genova 2001 e dei semi che iniziano a dare buoni frutti. Libertà è partecipazione canterebbe ancora oggi Giorgio Gaber.

Non tutto poi è filato liscio, perchè laddove anche in Val Susa, i cittadini hanno legittimamente chiesto di poter disporre della loro terra in modo consapevole, contrastando la realizzazione della TAV, hanno ricevuto ricordi sotto forma di ematomi e manganellate che sono stati dispensati loro in modo molto generoso. A dieci anni esatti dai fatti di Genova è bene stare sempre all’erta. Il potere manifesta le proprie prerogative sotto forma di forza muscolare sempre più o meno nello stesso modo.

In questo caso c’è qualcuno, il Governo di destra, che non parla ancora bene il ventoso, come diceva il furetto Buck personaggio del cartone sopra citato. E sempre il governo, o qualche solerte servitore del Presidente del Consiglio, aveva inserito in Finanziaria una norma “ad hoc” perchè Fininvest non pagasse subito la forte ammenda a cui, ora è confermato, è stata condannata, perchè colpevole di aver acquisito la Mondadori con modalità fraudolente .

Questo, ovviamente, a insaputa di Berlusconi che non ha scritto di suo pugno la norma. Quante sorprese nell’esecutivo ? Ministri che si trovano case pagate da altri senza saperlo, affitti agevolati a tariffe assolutamente fuori mercato per residenze a due passi dal Colosseo.  E dire che sono atti che provengono da fieri sostenitori di questa salvifica economia di mercato…Parafrasando un vecchio slogan si potrebbe dire: “Tremonti e Scajola uniti nella lotta !” (quanto meno quella sul caro affitti) e chissà che non chiedano la riedizione dell’equo canone.

Ma tutto questo fa parte di un contesto e di un vecchio modello di politica che il nuovo vento dovrebbe spazzare via. Speriamo in fretta.

Se il referendum ha avuto con la sua forza dirompente la volontà di far tornare a contare i cittadini, che hanno detto in modo più che maggioritario (possiamo dire bulgaro ?) che il bene comune deve rimanere pubblico e che chi gestisce la cosa pubblica non scrive leggi per sè o per il tornaconto di una lobby, ma per la buona amministrazione dello stato, allora la norma pro-Fininvest non solo non doveva essere scritta, ma nemmeno  pensata. Neanche dalla mente più perversa e malata. Il governo di un paese è visto come servizio al paese stesso e non ad una persona che, per fare i propri interessi non esita a nominare tra i suoi Ministri i “cretini” di turno. Ma come direbbe qualcuno la mamma dei cretini è sempre gravida e genera per parti plurimi.

Ma c’è qualcuno anche fuori dalla maggioranza che non conosce bene la lingua dei venti. Strano perchè essendoci dei provetti navigatori ed appassionati velisti sarebbe opportuno che capissero dove porta il vento. Infatti il Partito Democratico dopo aver cavalcato un risultato positivo alle amministrative, che è stato solo parzialmente un proprio successo, ha provato anche ad incassare il referendum come risultato della propria lungimiranza politica.

Ora con molta onestà, su entrambi i fronti la vittoria del PD è molto parziale e non è nemmeno spendibile come vittoria, perchè Pisapia vince le primarie a Milano contro il PD e a dispetto del suo corpo dirigente, che poi lo sostiene, ma Pisapia non è espressione di quel partito. E batte la Moratti anche perchè è rappresentanza di un modo diverso di vedere il governo di una città. A Napoli, ancor peggio, De Magistris estromette il candidato di PD e Sinistra e Libertà dal ballottaggio. Qui anche il buon Nichi Vendola non ha bene interpretato il vento… Chiaro che al secondo turno il PD dia indicazione di voto per DeMagistris. E che poteva fare ? Invitare a votare per il centrodestra ? Anche il PD ha dei limiti, almeno il PD nazionale. E’ pur vero che tutto il mondo è paese, ma non tutto il mondo è Senago.

Pare che quanto al goffo e disperato tentativo da parte di Bersani di appropriarsi della vittoria referendaria, senza aver contribuito allo straccio di una sola firma raccolta, qualcuno abbia già comunicato al segretario PD che può continuare a “pettinare bambole” ed “asciugare scogli” o altre simili amenità a lui care, ma si scordi di pensare al referendum sui beni comuni come ad una sua vittoria. Infatti amministrazioni in cui il PD fa da capofila privatizzano il servizio idrico e quant’altro. Perciò il trionfalismo di Bersani è oltre modo fuori luogo. Quanto ai goffi tentativi di portare avanti una riforma elettorale come il Mattarellum, ripristinando i collegi uninominali e facendo tornare indietro le lancette dell’orologio, fanno parte  anche queste di una cattiva interpretazione dei consigli spirati da Elio, non il cantante, ma il mitologico dio dei venti.

Infatti il PD non fa in tempo a gioire di un piccolo contributo ad un grande risultato che, interpretando male, e per l’ennesima volta il vento, va a sbattere sulla questione dell’abolizione delle Province. Un velista alla deriva non c’è che dire. Con la determinante astensione del PD non passa la discussione del disegno di legge costituzionale sull’abolizione delle Province. Pare che il sito del PD sia stato preso di mira dagli stessi militanti che non capiscono il perchè di una posizione in questo caso così poco pronta a cavalcare una battaglia, che in tempi di rigore economico e di senso della misura dei costi della politica, va sicuramente affrontata. La soluzione può non stare certamente tutta e solo nella scomparsa delle Province, ma oggi più che mai una certa cura dimagrante dell’apparato burocratico statale e locale deve essere affontata. Un colpo in difesa della casta, l’astensione del PD in Parlamento, che sembra non essere ben digerito dagli stessi elettori del PD che, per l’ennesima volta, sanno meglio orientarsi, rispetto al gruppo dirigente, con la rosa dei venti.

Si potrebbe chiudere con una battuta di un vecchio saggio, al quale chiesero un giorno la differenza tra socialdemocrazia e comunismo. Il vecchio saggio rispose che pensava alla socialdemocrazia come ad una gallina ed al comunismo come ad un’aquila. Il saggio, tale Vladimir Lenin, osava addirittura affermare che: “….le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile”.

Ma tutto questo fa sorgere spontanea un’altra domanda: ma il PD è almeno socialdemocratico ???

Vabbè ci diranno che non è più tempo di discussioni sui massimi sistemi e che le ideologie fanno parte del passato…

Comunque se qualcuno volesse divertirsi in uno studio di ornitologia tra aquile e galline ha ancora questo week-end per una visita alla mostra “Avanti Popolo – Il PCI nella storia d’Italia” (www.ilpcinellastoriaditalia.it) in via Lambruschini a Milano, vicinanze Bovisa, ingresso gratuito. Scusate lo spot.

Dicono che a tratti in alcuni documenti ed in filmati d’epoca vi siano anche corsi di ventoso.

 

Crisi e risorse, tasse eque sui patrimoni

di Alfonso Gianni

su il manifesto del 29/06/2011

Il governo Berlusconi, con l’acqua alla gola, cerca di raggranellare consensi con qualunque mezzo. Ma dimostra scarsa fantasia. Siamo tornati alla promessa della riduzione delle tasse. La proposta delle tre aliquote in effetti comporta una riduzione sensibile delle tasse, ma per i redditi alti, con conseguente e ulteriore nocumento per la giustizia fiscale e le entrate dello stato. L’incremento dell’Iva completerebbe lo scempio.
Bisognerebbe che la sinistra non si facesse intimidire e quindi non si limitasse alla difensiva. Né si facesse cullare dall’illusione di evitare l’argomento per non perdere voti. Non è la furbizia che ci salverà. Se non si vuole uscire dalla crisi con un massacro sociale bisogna prendere il coraggio a quattro mani e dire che una riforma fiscale è indispensabile, ma nella direzione opposta a quella prospettata da Tremonti.
Non si tratta solo di ribadire che vogliamo portare la tassazione delle rendite finanziarie almeno al 20%, come era già nel programma del secondo governo Prodi, né che vogliamo solo introdurre una tassazione sulle transazioni finanziarie internazionali dello 0,05%, come lo stesso Parlamento europeo ha indicato, né che ci limitiamo a proseguire con maggiore incisività la lotta all’evasione e all’elusione fiscali. Tutto questo va bene, ma non basta in una situazione di profonda crisi quale quella attuale. In tempi di scarsa o nessuna crescita la soluzione migliore per reperire risorse pubbliche è l’introduzione di una equa tassazione sui patrimoni immobiliari e non. Ovvero c’è bisogno di una patrimoniale. La terribile parola è ormai sulla bocca di molti e ogni timidezza al riguardo dovrebbe essere bandita. Certamente si può e si deve discutere su che forma una simile tassazione deve assumere. Ma che a una soluzione del genere si debba giungere sono in pochi ormai a dubitarne. Bastano forse tre esempi.
Eugenio Scalfari nei suoi editoriali non propone tanto una patrimoniale, ma piuttosto la cosiddetta eurotassa, come quella istituita dal primo governo Prodi alla fine del ’96 e che serviva a garantire l’ingresso dell’Italia nell’euro. Di ben altra natura e forza è la proposta avanzata dalla Cgil, che vuole istituire una tassa ordinaria sulle grandi ricchezze ispirata al modello francese, con una previsione di imposta mediamente dell’1% a carico delle famiglie che abbiano una ricchezza superiore agli 800 mila euro. La tassa colpirebbe quindi solo il 5% della popolazione, potrebbe generare un gettito di circa 15 miliardi l’anno e avrebbe carattere strutturale e permanente. Il terzo esempio è forse più sorprendente. È stato illustrato pochi giorni fa da Luigi Abete, presidente di Assonime, la storica associazione fra le società per azioni italiane fondata nel 1910. Si tratta di un’imposta annuale sulle attività patrimoniali delle persone fisiche, con un’aliquota dell’1%. Abete non la vuole chiamare patrimoniale perché la base imponibile sarebbe costituita dalla ricchezza netta delle famiglie, cioè al netto dell’indebitamento. La grandezza di questa ricchezza è stimata dalla Banca d’Italia in otto volte il reddito disponibile, a dimostrazione della elevata patrimonializzazione della ricchezza italiana. Quindi, afferma lo stesso Abete, l’imposta proposta dovrebbe rappresentare «una componente essenziale di trasparenza ed equità, in un sistema nel quale i percettori di redditi superiori ai 100 mila euro annui sono circa 390 mila, meno dell’1% dei contribuenti, mentre la ricchezza netta delle famiglie ammonta a 8.600 miliardi».
Naturalmente si può e si deve discutere per affinare una proposta che sia equa ed efficace. Si può a lungo discettare su quale debba essere la parte esclusa dal contributo (la soglia degli 800 milioni pare a me troppo elevata). Soprattutto si dovrebbe sciogliere l’alternativa se si punta a un prelievo straordinario o a una misura strutturale (propenderei nettamente per questa seconda). Tutte le soluzioni qui riassunte partono comunque da un’unica consapevolezza: per far ripartire l’economia c’è bisogno di reperire in fretta consistenti risorse pubbliche da spendere per misure di politica economica anticicliche.

Siamo in buone mani.

In che mani è finito questo Paese? Non è difficile saperlo.

A parte il presidente del consiglio, plurindagato e di cui si sanno tutti i misfatti, l’altro bell’imbusto che si proclama capobanda di questa traballante barca che è l’Italia, è il ministro dell’economia Giulio Tremonti.

Mentre da una parte prende e porta a casa un bottino di oltre 50 miliardi di euro (e pare che non siano del tutto sufficienti) prelevandolo direttamente dalle tasche dei cittadini, dall’altra elargisce titoli nobiliari ai colleghi Ministri, come ha fatto con Brunetta, definendolo “proprio un cretino” (vedi il video).

Noi non siamo certo qui a difendere le ragioni nobiliari del piccolo ministro e ce ne guardiamo bene dall’inserirci nelle loro diatribe di famiglia, forse livemente fuori tema rispetto ad un dibattito politico che era stato preparato per presentare la tagliola della finanziaria al popolo incurante.

Ma non finisce qui. Lo stesso Ministro Tremonti, ha avuto, fino a pochi giorni fa, uno stretto consigliere politico che probabilmente è colui che più di tutti ha contribuito a costruire il salasso da 50 miliardi di euro. Si tratta del deputato Pdl Mario Milanese,   sul quale ora grava una pesante richiesta di arresto: le accuse contestate sono di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere.

Niente male per chi collabora col Ministro dell’economia di un paese quasi vicino allo sbando economico.

La principale ipotesi di reato che torna, ancora una volta per Milanese (cinquantenne deputato di origine irpine che risulta essere stato già in contatto anche con alcuni faccendieri implicati nell’indagine sulla P3), è di corruzione.

Si tratta almeno del quarto episodio che la Procura di Napoli avrebbe individuato a carico dell’ex plenipotenziario del ministero delle Finanze. Proprio quel Milanese che, invece, appena qualche settimana fa è stato prezioso testimone nell’inchiesta sulla P4 durante un faccia a faccia con il generale della Guadia di Finanza, capo di Stato maggiore, Michele Adinolfi.

La P3 e la P4, che vengono dopo la P2. Non confondiamoci, non si tratta del numero dei parcheggi di un grande aeroporto, anche se qualcosa in comune vi è: l’aggettivo “grande“.

P4, erede della Loggia Massonica P2 e della più recente P3, è la GRANDE associazione a delinquere che, attraverso il controllo dell’informazione e dell’economia del paese, cerca di sovvertirne i poteri democratici, al fine di sottometterli al proprio controllo ed arbitrio.

Ecco. Il fantasma di Gelli e della P2 torna a materializzarsi e non occorre fare molta strada per capire che forse, il piano di rinascita nazionale cui la loggia originaria s’ispirava, ora è quasi realizzato. Basta vedere il numero di deputati ex appartenenti alla P2 per capirne l’entità delle infiltrazioni. Ricordiamo, giusto per continuare a fare chiarezza su aspetti reali, il numero di tessera d’iscrizione di Silvio Berlusconi alla loggia massionica P2: tessera n. 1816.

Per fare memoria, andate a rileggervi l’elenco dei piduisti di allora. Con un po’ di fortuna se ne troveranno diversi che adesso occupano indegnamente il nostro parlamento.

leggi l’elenco dei membri della loggia P2

Brunetta parla, Tremonti lo demolisce: “E’ un cretino”

Bè, contenti loro, a noi va bene così e non possiamo che condividere (in tutti i senti).

Buona visione.

 

Questo governo continua a giocare sulla nostra pelle.

L’Europa delle banche, della finanza, dei ricchi ha provocato la crisi speculando sul denaro con sporchi giochi finanziari. Questo governo, immorale e populista di Bossi e Berlusconi, fa pagare la crisi finanziaria ai pensionati, ai lavoratori e ai poveri con la manovra estiva di 47 miliardi di euro.

  • Con il blocco della rivalutazione delle pensioni.
  • L’aumento dell’età pensionabile.
  • Lo stop alle nuove assunzioni nella scuola, al rinnovo dei contratti pubblici e il congelamento dei salari.
  • L’aumento dei ticket sui medicinali e visite diagnostiche.
  • L’aumento dell’IVA, che si aggiunge a quelle di luce e gas.
  • Taglio di 6 miliardi agli enti locali che si rifletteranno pesantemente sui servizi sociali comunali, alla faccia del così detto federalismo.

Una manovra economica che peserà ulteriormente sulle nostre tasche, mentre  lor signori ricchi, non torcerà un capello.

Questa manovra finanziaria ingiusta va contrastata e respinta con la protesta di popolo, mobilitando tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche della sinistra, decise a difendere nelle piazze e nelle istituzioni i diritti dei tanti, contro gli interessi dei pochi.

Caro Presidente

di Valentino Parlato (pubblicato in “il manifesto” 5 luglio 2011)

Caro Presidente

Caro Signor Presidente,
mi permetto di rivolgermi a lei per la mia antica frequentazione del Cespe, il centro di politica economica del Pci. Con tutto il rispetto, lei è stato ingannato a proposito della Val di Susa. La popolazione della Valle sta subendo una violenza insopportabile, che arriva tra le sue case. Non poche saranno abbattute. Si è creata una situazione che più che a una servitù di passaggio, assomiglia a una servitù per la vita. La violenza è sempre deprecabile, ma in Val di Susa siamo di fronte a una violenza grande, del denaro.
I lavori continueranno per dieci e più anni. I bambini cresceranno in miniera, tra polvere e camion di residui di scavo; enormi macchinari disumani e orribili scoppi rumorosi. Le fonti sotterranee saranno compromesse o si perdranno come troppo spesso avviene per gli scavi nella montagna. Forse l’acqua sparirà del tutto – nessuno dei fautori del tunnel ha fatto studi in proposito – e la Valle dovrà essere rifornita dalla pianura, con appositi trasporti di acqua da bere. L’agricoltura perfetta della Valle, i legumi, il vino d’altura, spariranno senza rimedio. Tutto un prevedibile disastro ecologico in cambio di un treno inutile, esagerato simbolo di una concezione sconfitta; e per eseguire un ordine ingiusto.
Caro Presidente, lei ci ha insegnato che gli ordini ingiusti non si eseguono, agli ordini ingiusti si resiste. Lei, Presidente, ha affermato nel suo comunicato che «non si può tollerare che legittime manifestazioni di dissenso, cui partecipano pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge».
Ci son dunque due leggi e anche chi protesta è dentro la legge, non solo chi ha il compito di farla rispettare. Tutto questo deve offrire un’ampia materia di riflessione a ogni persona che non viva di preconcetti. Proviamo dunque a discutere nel merito delle cose. Il treno Tav dà lavoro oggi e ne darà per anni. Domani, il treno entrerà in un progetto di viaggiatori e scambi di merci altissimo e crescente.
Ma è proprio così? In verità, l’oggi è ben diverso da come spesso lo si racconta: traffici e passeggeri sono in netta diminuzione rispetto alle previsioni sulle quali l’opera era stata decisa.
Per il futuro la vera preoccupazione è che la Valle e il mondo siano soffocati dall’inquinamento, dal troppo pieno; che l’acqua pulita venga a mancare e anche il nutrirsi possa presentare qualche problema maggiore. Per questo una Valle fertile e pulita è un obiettivo intelligente e di primaria importanza.
Noi sappiamo, presidente, che lei si occupa d’altro, ma resta il fatto che le cifre sui traffici alla base del tunnel sono tutte sbagliate. Dire «forse sono discutibili», come i più democratici dei commentatori dei giornali di lunedì lasciano intendere è troppo poco; sono sbagliate e basta. Per questo, moltissimi esperti del ramo oggi sono convinti che il tunnel sarebbe un errore, un po’ come lo era una centrale nucleare nelle settimane precedenti il referendum; solo che prevale la morale lassista dell’«Intanto facciamolo. A qualcosa servirà». Oppure si vuol tramutare il treno Tav in un simulacro? Qualcosa di somigliante al cappello dell’imperatore al quale Guglielmo Tell non volle inchinarsi, non volle rendere omaggio, in una Valle poco lontana?
Presidente, venga nella Valle. Si renderà conto di tutto con i suoi occhi, con il suo alto senso di giustizia.

Manovra economica e norma pro Fininvest

Ma chi se ne frega della norma pro Fininvest!

Certo, perchè con questa scusa, che sospende la destinazione dei 750 milioni di euro che da Fininvest dovrebbero cadere nelle casse di De Benedetti qualora la cassazione decidesse per il risarcimento definitivo (parliamo dell’ormai datato processo detto Lodo Mondadori), e di cui il popolo non godrà nemmeno di un centesimo, non si parla della manovra finanziaria.

Manovra che andrà ad infilare le mani dello stato direttamente nei portafogli dei cittadini per prelevare 43 miliardi di euro.

Questa finanziaria (qui potete leggere la cartella consegnata a Napolitano), forse più di ogni altra, colpirà in modo particolare i redditi bassi. Innalzamento dell’età pensionistica, diminuzione degli aumenti della pensione, ticket sanitario, blocco degli stipendi, stop alle assunzioni, tagli all’istruzione, aumento delle accise e delle imposte di bollo, insomma, di tutto e di più.

Se occorre recuperare 43 miliardi di euro, qualcuno dovrà pur tirarli fuori, no?

Intanto i vari pinocchio spergiurano che, per far fede al loro programma, non inalzeranno le tasse.

E mentre le banche fanno a gara per garantire fidejussioni praticamente gratis a copertura dei 750 milioni contesi tra Fininvest e De Benedetti, alle famiglie italiane non resta che chiedere l’ennesimo prestito per pagare i debiti di questo malandato Stato, confidando di avere ancora un lavoro come garanzia per le banche.

Siamo in democrazia, potete scegliere: alta velocità o manganellate in testa

di Alessandro Robecchi, pubblicato in Il Misfatto

Il revival dell’estate: la manganellata della polizia torna prepotentemente di moda! – Per una volta, la Lega unisce l’Italia: Bobo Maroni invia poliziotti meridionali a picchiare montanari piemontesi  – La lentezza dei trasporti è un problema nazionale: le bastonate della polizia ci hanno messo dieci anni da Genova alla Val di Susa!

Il must dell’estate 2011? Il livido da manganello! La cicatrice da carica della polizia, il setto nasale deviato e l’intossicazione da lacrimogeno. Si sa che le mode hanno i loro corsi e ricorsi e così, passati dieci anni da Genova 2001, rieccoci ad apprezzare alcuni tratti stilistici che credevamo dimenticati. Certo, qualche avvisaglia del revival si era vista in piccole avanguardie attentissime all’evoluzione del costume, per esempio la sala Bunga-Bunga della discoteca di Arcore, dove le ragazze già mesi orsono si vestivano da poliziotte (e poi, dopo gli scontri, da infermiere). Piccoli segnali, ma nulla in confronto alla presentazione ufficiale della stagione estiva, avvenuta settimana scorsa in Val di Susa. “La musica elettronica ci aveva un po’ distratto – dice un funzionario di Polizia – ma ora siamo tornati alle vecchie care percussioni: non avete idea di come suoni la testa di un No-tav, il nostro comandante dice che è fatta apposta”. Nostalgia, dunque? “Ma no – risponde un questurino – c’è stata un’evoluzione. A Genova picchiammo Boys-scout, suorine, pacifisti con le mani alzate che erano venuti apposta. Oggi, invece, bastoniamo direttamente cittadini del luogo, insomma, facciamo servizio a domicilio”.
Come tutti sanno, ogni moda, dalla minigonna, ai pantaloni a zampa di elefante, alla mano pesante della polizia, ha le sue radici sociali. “Ovvio – dice un funzionario della celere – e anche qui la lezione viene da Genova 2001. Oggi se non hai il numero di Bisignani come puoi fare carriera? Solo spaccando qualche testa, come è avvenuto dieci anni fa: tutti i funzionari filmati mentre picchiavano cittadini disarmati sono stati promossi!”. “Però – aggiunge – non dovete pensare che lo facciamo solo per lavoro, ci vuole passione!”. Come dopo ogni sfilata che si rispetti, anche dopo le bastonate distribuite in Val di Susa, lo stilista si è fatto avanti per prendere l’applauso della platea. Bobo Maroni, ha percorso per ultimo la passerella, e ha raccolto unanimi consensi dal governo e anche da parte dell’opposizione: “La Lega – ha detto – è sempre vicina ai popoli e alla loro autodeterminazione. A meno che non ci sia in ballo un affare da parecchie centinaia di milioni di euro. In quel caso sappiamo picchiare la gente anche meglio degli altri, e lo abbiamo dimostrato. Ci siamo esercitati sugli ultras degli stadi, ora sui cittadini della Val di Susa e domani chissà, ogni italiano potrebbe avere il suo livido da manganello. Oltretutto costa meno di un piercing o di un tatuaggio: è gratis e offre lo Stato italiano!”.

La controTremonti di Sbilanciamoci

La manovra del governo è iniqua e fa sprofondare ancor più l’Italia nella recessione. Non è vero che non c’è alternativa. Sbilanciamoci! propone la sua ricetta, sulle spese e sulle entrate. Ecco il documento

La manovra di Tremonti varata in queste ore dal governo affossa ancora di più il paese nella depressione economica, deprime le possibilità di ripresa dell’economia, fa pagare alla parte più esposta del paese il peso e le conseguenze di questa crisi. Il pareggio di bilancio del 2014 non ci è stato imposto dall’Unione Europea. È una scelta politica di Tremonti che in questo mondo rischia di portare il paese ancora di più nella recessione. È una manovra tutta concentrata furbescamente nel 2013-2014, quando – speriamo – potrebbe esserci un altro governo a fronteggiare l’emergenza economica.

Dopo mesi di inutile ottimismo e di stupida sottovalutazione della portata della crisi, il governo si trova a dover prendere amaramente atto del fallimento della sua politica economica, della fallacia delle sue previsioni iniziali, della futilità delle speranze dell'”effetto traino” legato alla possibile ripresa dell’economia mondiale. Dopo tre anni di provvedimenti tappabuchi, di mezzemisure all’insegna del marketing e di fumo negli occhi, la situazione economica del paese è gravissima, ed il peggio deve ancora venire. Avere tenuto sotto (parzialissimo) controllo i conti pubblici, senza rilanciare l’economia e la domanda interna, senza dare adeguata protezione sociale ed ai redditi si è dimostrata una strategia fallimentare ed autolesionista, senza futuro.

continua a leggere sul sito di sbilanciamoci


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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