Archivio per 8 luglio 2011

Crisi e risorse, tasse eque sui patrimoni

di Alfonso Gianni

su il manifesto del 29/06/2011

Il governo Berlusconi, con l’acqua alla gola, cerca di raggranellare consensi con qualunque mezzo. Ma dimostra scarsa fantasia. Siamo tornati alla promessa della riduzione delle tasse. La proposta delle tre aliquote in effetti comporta una riduzione sensibile delle tasse, ma per i redditi alti, con conseguente e ulteriore nocumento per la giustizia fiscale e le entrate dello stato. L’incremento dell’Iva completerebbe lo scempio.
Bisognerebbe che la sinistra non si facesse intimidire e quindi non si limitasse alla difensiva. Né si facesse cullare dall’illusione di evitare l’argomento per non perdere voti. Non è la furbizia che ci salverà. Se non si vuole uscire dalla crisi con un massacro sociale bisogna prendere il coraggio a quattro mani e dire che una riforma fiscale è indispensabile, ma nella direzione opposta a quella prospettata da Tremonti.
Non si tratta solo di ribadire che vogliamo portare la tassazione delle rendite finanziarie almeno al 20%, come era già nel programma del secondo governo Prodi, né che vogliamo solo introdurre una tassazione sulle transazioni finanziarie internazionali dello 0,05%, come lo stesso Parlamento europeo ha indicato, né che ci limitiamo a proseguire con maggiore incisività la lotta all’evasione e all’elusione fiscali. Tutto questo va bene, ma non basta in una situazione di profonda crisi quale quella attuale. In tempi di scarsa o nessuna crescita la soluzione migliore per reperire risorse pubbliche è l’introduzione di una equa tassazione sui patrimoni immobiliari e non. Ovvero c’è bisogno di una patrimoniale. La terribile parola è ormai sulla bocca di molti e ogni timidezza al riguardo dovrebbe essere bandita. Certamente si può e si deve discutere su che forma una simile tassazione deve assumere. Ma che a una soluzione del genere si debba giungere sono in pochi ormai a dubitarne. Bastano forse tre esempi.
Eugenio Scalfari nei suoi editoriali non propone tanto una patrimoniale, ma piuttosto la cosiddetta eurotassa, come quella istituita dal primo governo Prodi alla fine del ’96 e che serviva a garantire l’ingresso dell’Italia nell’euro. Di ben altra natura e forza è la proposta avanzata dalla Cgil, che vuole istituire una tassa ordinaria sulle grandi ricchezze ispirata al modello francese, con una previsione di imposta mediamente dell’1% a carico delle famiglie che abbiano una ricchezza superiore agli 800 mila euro. La tassa colpirebbe quindi solo il 5% della popolazione, potrebbe generare un gettito di circa 15 miliardi l’anno e avrebbe carattere strutturale e permanente. Il terzo esempio è forse più sorprendente. È stato illustrato pochi giorni fa da Luigi Abete, presidente di Assonime, la storica associazione fra le società per azioni italiane fondata nel 1910. Si tratta di un’imposta annuale sulle attività patrimoniali delle persone fisiche, con un’aliquota dell’1%. Abete non la vuole chiamare patrimoniale perché la base imponibile sarebbe costituita dalla ricchezza netta delle famiglie, cioè al netto dell’indebitamento. La grandezza di questa ricchezza è stimata dalla Banca d’Italia in otto volte il reddito disponibile, a dimostrazione della elevata patrimonializzazione della ricchezza italiana. Quindi, afferma lo stesso Abete, l’imposta proposta dovrebbe rappresentare «una componente essenziale di trasparenza ed equità, in un sistema nel quale i percettori di redditi superiori ai 100 mila euro annui sono circa 390 mila, meno dell’1% dei contribuenti, mentre la ricchezza netta delle famiglie ammonta a 8.600 miliardi».
Naturalmente si può e si deve discutere per affinare una proposta che sia equa ed efficace. Si può a lungo discettare su quale debba essere la parte esclusa dal contributo (la soglia degli 800 milioni pare a me troppo elevata). Soprattutto si dovrebbe sciogliere l’alternativa se si punta a un prelievo straordinario o a una misura strutturale (propenderei nettamente per questa seconda). Tutte le soluzioni qui riassunte partono comunque da un’unica consapevolezza: per far ripartire l’economia c’è bisogno di reperire in fretta consistenti risorse pubbliche da spendere per misure di politica economica anticicliche.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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