Archivio per luglio 2011

“Dobbiamo fermarli”, un appello contro il Governo delle banche

E’ da più di un anno che in Italia cresce un movimento di lotta diffuso. Dagli operai di Pomigliano e Mirafiori agli studenti, ai precari della conoscenza, a coloro che lottano per la casa, alla mobilitazione delle donne, al popolo dell’acqua bene comune, ai movimenti civili e democratici contro la corruzione e il berlusconismo, una vasta e convinta mobilitazione ha cominciato a cambiare le cose. E’ andato in crisi totalmente il blocco sociale e politico e l’egemonia culturale che ha sostenuto i governi di destra e di Berlusconi. La schiacciante vittoria del sì ai referendum è stata la sanzione di questo processo e ha mostrato che la domanda di cambiamento sociale, democrazia e di un nuovo modello di sviluppo economico, ha raggiunto la maggioranza del Paese.
A questo punto la risposta del palazzo è stata di chiusura totale. Mentre si aggrava e si attorciglia su se stessa la crisi della destra e del suo governo, il centrosinistra non propone reali alternative e così le risposte date ai movimenti sono tutte di segno negativo e restauratore. In Val Susa un’occupazione militare senza precedenti, sostenuta da gran parte del centrodestra come del centrosinistra, ha risposto alle legittime rivendicazioni democratiche delle popolazioni. Le principali confederazioni sindacali e la Confindustria hanno sottoscritto un accordo che riduce drasticamente i diritti e le libertà dei lavoratori, colpisce il contratto nazionale, rappresenta un’esplicita sconfessione delle lotte di questi mesi e in particolare di quelle della Fiom e dei sindacati di base. Infine le cosiddette “parti sociali” chiedono un patto per la crescita, che riproponga la stangata del 1992. Si riducono sempre di più gli spazi democratici e così la devastante manovra economica decisa dal governo sull’onda della speculazione internazionale, è stata imposta e votata come uno stato di necessità.
Siamo quindi di fronte a un passaggio drammatico della vita sociale … continua a leggere su Liberazione

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Finanza da legare. Manifesto degli economisti sgomenti

Con Finanza da legare, traduzione italiana del Manifeste d’économistes atterrés, Sbilanciamoci.info inaugura la collana e-book. Nella prima uscita un gruppo di economisti francesi legge la fase attuale http://atterres.org.

Finanza da legare è il primo di una serie di e-book che Sbilanciamoci.info vuole lanciare per offrire nuovi strumenti di analisi critica dell’economia e nuove proposte su come può essere cambiata. È la traduzione del Manifeste d’économistes atterrés (Les liens qui libèrent), pubblicato nel novembre 2010 in Francia per iniziativa di un gruppo di “economisti sgomenti” di fronte all’incapacità dell’Europa di affrontare la crisi e mettere sotto controllo la finanza che l’ha provocata.

Il Manifesto – che ha raccolto l’adesione di oltre 700 economisti francesi e vasti consensi in altri paesi europei – è un atto d’accusa contro la politica economica dell’Europa, che non ha messo in discussione il dominio della finanza sull’economia reale, continua a seguire le prescrizioni neoliberiste e scarica gli effetti della crisi sulla riduzione della sfera pubblica, con l’effetto di prolungare la recessione e aggravare le disuguaglianze e le ingiustizie sociali.

Il punto di partenza del Manifesto è la denuncia di dieci “false certezze” che condizionano l’azione politica dell’Unione europea e dei governi nazionali. Tra queste, l’idea che i mercati finanziari siano efficienti e capaci di sostenere la crescita, che spesa e debito pubblico siano responsabili della crisi attuale e che la via d’uscita passi per una loro riduzione che “rassicuri” la finanza globale sulla solidità dell’Europa. Idee che hanno mostrato, soprattutto a partire dalla crisi del 2008, la loro mancanza di fondamento e la loro natura ideologica, e che si sono rivelate fallimentari per le politiche europee.

Negli ultimi mesi, l’aggravarsi della crisi finanziaria della Grecia e di altri paesi della periferia dell’Europa ha reso ancora più urgente un cambio di direzione nella politica europea.

La Grecia, non certo esente da colpe pregresse, è chiamata ad affrontare l’emergenza del debito pubblico – largamente detenuto da banche tedesche e francesi – attraverso gravi tagli di bilancio, esasperando la popolazione con forti riduzioni della spesa sociale e drastici tagli ai dipendenti pubblici. Stesso destino accomuna il Portogallo, anch’esso stretto dalle misure previste dall’intervento di “salvataggio” di Unione europea e Fondo monetario. Irlanda e Spagna sono travolte da analoghe crisi, con drastiche riduzioni della spesa pubblica e prospettive di recessione dietro l’angolo. Fuori dall’euro, ma al centro della finanza internazionale, la Gran Bretagna ridisegna il suo bilancio con una stretta sui dipendenti pubblici più dura di quella imposta trent’anni fa dal governo di Margaret Thatcher.

La pressione della finanza è ora sull’Italia. L’attacco della speculazione del luglio 2011 ha rivelato la fragilità della nostra classe politica, prima ancora che della nostra economia. Si sente aria di rassegnazione di fronte alla manovra correttiva di 60, 70 miliardi che nei prossimi anni imporrà sacrifici aggiuntivi al paese. C’è chi la chiama cura, e invece è l’ennesimo colpo inferto alle prospettive di crescita di un paese che fa fatica a rialzarsi. Rassicureremo i mercati al costo di qualche decina di milioni di euro e di un distacco tra la politica dei palazzi e il paese reale che si fa ogni giorno più marcato. Ci rialzeremo più lentamente di altri, perché la latitanza del governo italiano sul fronte delle strategie di sviluppo è più forte che altrove, e i tagli realizzati continuano a colpire l’investimento sul futuro, la scuola, l’università, la ricerca, l’innovazione.

In questo scenario, l’Europa potrebbe fare scelte diverse. Potrebbe aprire una nuova fase di sviluppo che ridimensioni il ruolo della finanza nella politica economica e imponga una nuova direzione al processo di integrazione europea, temi al centro del dibattito sulla “rotta d’Europa” lanciato a luglio 2011 da sbilanciamoci.info e dal quotidiano il manifesto. Per il Manifeste d’économistes atterrés l’integrazione europea deve appartenere ai cittadini, anziché a politici e tecnocrati. “Legare la finanza” appare il primo passo per una strategia economica e sociale che ridefinisca gli obiettivi dello sviluppo, aumenti la partecipazione dei cittadini alle decisioni e legittimi dal basso la costruzione europea.

Le alternative ci sono. Il Manifesto francese propone ventidue iniziative che sono alla base di un disegno economico alternativo e progressista: la riduzione del peso della finanza nelle scelte politiche, la stabilità delle protezioni sociali e della spesa pubblica, la riduzione delle disuguaglianze all’interno dell’Unione, un maggior coordinamento sovranazionale. Un programma complesso, ma necessario, per un rilancio dell’Europa.

Quella del Manifeste d’économistes atterrés non è l’unica voce che chiede politiche economiche diverse, un modello alternativo a quello neoliberista. Il capitolo di Andrea Baranes in questo e-book integra le analisi degli “economisti sgomenti” con una rassegna delle campagne e iniziative che la società civile europea e internazionale ha realizzato in questi anni per costruire un’economia diversa, riformare i mercati finanziari e ridurre il ruolo della finanza nelle scelte economiche e sociali. Molte sono le proposte concrete fin qui avanzate: la tassa sulle transazioni finanziarie, i controlli sui movimenti di capitale, l’armonizzazione fiscale a livello europeo, l’eliminazione dei paradisi fiscali, una nuova architettura per il sistema finanziario globale, lo sviluppo della finanza etica.

Un piccolo glossario sulle “parole difficili” della finanza chiude questo e-book. Vincenzo Comito ne ha curato la stesura.

La ricerca di alternative all’economia e alle politiche dominanti è da anni al centro del lavoro di Sbilanciamoci. La Campagna Sbilanciamoci, che da dodici anni riunisce 48 associazioni della società civile, presenta ogni anno la “Controfinanziaria”, con proposte su come usare la spesa pubblica per la società, i diritti, l’ambiente, la pace. La “Controcernobbio” – un meeting annuale alternativo a quello dell’élite italiana a Cernobbio – mette a confronto le esperienze migliori per costruire un’economia diversa. I rapporti sulla qualità regionale dello sviluppo (Quars) documentano il benessere nelle regioni italiane. Il libro bianco sulla Cooperazione allo sviluppo propone un ruolo internazionale diverso per il nostro paese.

Il sito di informazione economica Sbilanciamoci.info produce una newsletter settimanale con articoli sull’attualità economica e politica e le alternative possibili. Ha pubblicato nel 2010 il volume Dopo la crisi. Proposte per una economia sostenibile (a cura di Andrew Watt, Andreas Botsch e Roberta Carlini, Edizioni dell’Asino) con contributi di trenta economisti americani, europei e italiani sulle politiche concrete per uscire dalla crisi provocata dalla finanza. Di fronte alla crisi della maggiore impresa italiana – la Fiat – Sbilanciamoci ha realizzato con il manifesto nel gennaio 2011 lo speciale “Grosso guaio a Mirafiori” con analisi e proposte sul futuro industriale dell’Italia. Tutti questi materiali si possono scaricare gratuitamente dai siti http://www.sbilanciamoci.org e http://www.sbilanciamoci.info. Una scheda completa sulle attività di Sbilanciamoci è alla fine di questo e-book.

Per la realizzazione di questo e-book ringraziamo Philippe Askenazy, uno dei promotori del Manifeste d’économistes atterrés, che ha accolto la nostra proposta di traduzione italiana, suggerita inizialmente da Vincenzo Comito. Armanda Cetrulo ha realizzato la traduzione e Matteo Lucchese ha curato il volume. Ringraziamo Roberta Carlini, Giulio Marcon, Mario Pianta, Cristina Povoledo e Guglielmo Ragozzino per i loro suggerimenti. Javier Cabrera, Arnaldo Filippini e Antonella Licitra, del gruppo AnAlphabet, hanno realizzato il progetto grafico e l’impaginazione del volume.

(fonte: http://www.sbilanciamoci.info)

Beni comuni in vendita

La manovra in parlamento sarà immediata; questo è il momento delle decisioni irrevocabili, come si diceva una volta.

Sotto le bombe – Moody’s e compagni che tirano alle banche italiane mentre è Giulio Tremonti, alle spalle dell’onorevole Milanese, l’anatra zoppa – si è formata da noi un’Unione sacra che solo la misurata retorica del presidente chiama «coesione». L’opposizione si è liquefatta, affidandosi a una di quelle parole dal suono magico: tregua.
«Ecco come arrivare al pareggio subito». Il Sole 24Ore (Roberto Perotti e Luigi Zingales) ha titolato così un editoriale dal soave occhiello: «Decalogo draconiano». Confindustria e governo vi hanno attinto largamente, o forse lo hanno largamente ispirato. Se al primo punto del decalogo sono indicate le privatizzazioni delle imprese pubbliche rimaste, o per meglio dire la vendita dei pacchetti azionari detenuti in nome del Tesoro dalla Cassa dei depositi e prestiti; se al secondo compare l’eliminazione delle Fondazioni bancarie, è il terzo che conta davvero. Vi è intimata la privatizzazione delle municipalizzate, le imprese che gestiscono nelle città i trasporti, l’acqua, l’elettricità, i rifiuti. Tremonti lo ribadisce ai banchieri riuniti in assemblea, escludendo il caso dell’acqua, ormai protetta dal risultato referendario del mese scorso. Sostiene Tremonti: gli enti locali saranno spinti a vendere «attraverso un sistema di incentivi e disincentivi». Detto altrimenti, chi si adegua e vende i beni comunali riceverà i contributi dello stato, che mancheranno invece ai sindaci riottosi.
È facile notare che un simile comando è tipico di uno stato centralista che vuole eliminare ogni forma di autonomia locale. La misura riporta l’intero quadro politico indietro di decine di anni, agli albori della prima repubblica, con buona pace del federalismo proclamato ogni due giorni. Un secondo aspetto è che lo stato centrale – il governo di concerto con l’opposizione – in questo modo di fatto s’impadronisce di beni e attività che non sono suoi, privandone i comuni e gli abitanti. Sono beni comuni che lo stato, con il ricatto, costringe a vendere, per contenere i propri debiti, impietosire la finanza internazionale e mostrare la propria modernità.
Inoltre la cessione di attività decisive come i trasporti urbani mette le città alla mercé dei fondi e delle banche che hanno anticipato i mutui necessari agli investimenti. Infine, chi garantirà il servizio già pubblico? Se il fondo straniero, nuovo proprietario della rete tranviaria, dovrà scegliere tra maggiori profitti e migliori vetture, come si comporterà? Siamo sicuri della continuazione del servizio notturno? Chi avrà davvero la forza di imporre regole al nuovo proprietario, potente, di nazionalità indefinita, che opporrà sempre i diritti superiori del capitale?
I giorni dell’attacco finanziario all’Italia sono ormai alle spalle. Qualcuno è convinto che il paese abbia retto, tanto che l’attacco è stato respinto. A ben vedere la finanza internazionale ha inferto un colpo alla straordinaria Italia dei referendum. Primo paese del capitalismo avanzato, l’Italia si era mostrata capace di ribellarsi e di scegliere la via dei beni comuni, della democrazia partecipata, del rifiuto al nucleare. Era un colpo intollerabile per coloro che si considerano i padroni del mondo: andava subito cancellato. Occorreva un segnale forte, valido per tutti, in Europa e fuori: nessuna libertà a chi si oppone. Il segnale è arrivato: i beni comuni delle città italiane sono in vendita.

articolo pubblicato su il manifesto del 14 luglio 2011

(fonte: http://www.sbilanciamoci.info)

Genova dieci anni dopo

genova 2001-2011

Solo il tempo dirà cosa è riuscito a produrre un movimento così ampio, ricco di idee, che nel 2001 ha provato a mettere in discussione l’egemonia liberista. Radio Popolare l’ha raccontato in presa diretta.

E oggi, insieme a “E” continua a farlo.

Buon ascolto.

radiopopolare

Quella notte alla DIAZ – sul sito di Radiopopolare

LAVORARE PER COSTRUIRE LA SPALLATA SOCIALE AL GOVERNO DELL’AUSTERITY

Il Partito della Rifondazione Comunista mette a disposizione la propria organizzazione politica, le propri sedi, per la costruzione della giornata “Global Revolution” indetta dagli Indignados in tutta Europa contro le politiche di austerity per il 15 ottobre. Il CPN invita i propri militanti a divenire parte attiva nella costruzione di questo importante appuntamento ed a favorire la generalizzazione delle pratiche di resistenza popolare contro il nuovo Euro Plus Pact e le finanziarie lacrime e sangue che il nostro governo assieme alla commissione europea hanno deciso nei mesi scorsi.
Occorre già da ora lavorare per costruire la spallata sociale al governo dell’austerity a partire dal prossimo autunno, in Italia come in Europa.

ordine del giorno approvato al CPN del PRC

La manovra Speedy Gonzales

70 miliardi di euro. Tagli in ogni settore (tranne che nei settori privilegiati della politica). Tasse. Svendita dei beni dello Stato. Ticket. Tagli agli asili. Tagli all’università. Accise sulle bollette eccetera, eccetera e ancora eccetera.

E tutto questo avviene, come per magia, alla velocità della luce e col benestare della cosiddetta opposizione (parlamentare), che non si oppone.

La storia di questo paese è costellata di manovre finanziare d’ogni sorta e dai nomi più svariati che, nel loro significato, lasciavano sempre intendere l’entità del prelievo che spettava di subire al popolo. Dalla “manovrina”, piccolo prelievo (si trattava sempre di milioni di euro) attuato in genere dopo la classica “Manovra” e dal succinto compito di aggiustare l’insufficienza della precedente, alla “manovra d’autunno” dai toni e dai colori sgargianti, come quelli delle banconote di più grossa taglia, ad indicare che il prelievo avrebbe assunto dimensioni cospicue, fino alla “manovra lacrime e sangue” (per alcuni chimata anche “la manovra del Conte Dracula” emanata dall’allora soprannominato dottor Sottile) di cui è inutile chiarirne il significato ma la cui consistenza era senza dubbio inferiore a quella di adesso. Ma non era ancora capitata, nella nostra tragicomica storia che dura da ben 150 anni, la manovra “Speedy Gonzales”.

E’ si! Questa volta gli ingredienti ci sono tutti: il grosso formaggio da prendere, formato dall’insieme degli stipendi sempre più bassi del popolo lavoratore; il mitico Speedy Gonzales e suo cugino piedelento Rodriguez (Berlusconi e Brunetta) e la sua compagine di amici topi che abbraccia indistintamente tutto il parlamento, Bersani in testa; infine Duffy Duck ben impersonato, fosse solo per assonanza nel modo di parlare ed un po’ anche per la sua gestualità, dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che apparentemente fa di tutto per non far rubare il formaggio, confondendo le sembianze del suo acido lavoro dietro il suo sguardo da incredulo e vittima nel contempo, ma complice del ben noto topo nella truffa perpetuata ai danni di chi il fomaggio lo ha guadagnato e sudato col proprio lavoro e lo detiene come unica misera risorsa per sopravvivere. 

E la storia vede inevitabilmente Speedy, rapido e veloce più del solito,  rubare l’intero bottino dividendoselo poi con l’inerme Duffy, alla faccia del popolo denudato da questa magnifica banda del buco!

Arriba! Arriba! Ándale! Ándale!

La nuova satira (fatta da chi non sa di farla)

Leggetevi anche i commenti postati sul video originale (cliccate qui). Sono ancora meglio del filmato (ih ih ih … ops, scusate l’inopportuna ed incontenibile risata).

Di seguito ne riportiamo solo alcuni (eh eh eh) dei centinaia inseriti.

Commenti principali

  • E non era meglio un figlio tossico?

    cicciobellini 13 ore fa 23
  • …capra!capra!capra!capra!cap­ra!capra!capra!capra!capra!cap­ra!capra!capra!capra!capra!cap­ra!capra………………….­…………

    aretusa15 13 ore fa 7
mostra tutto

Tutti i commenti (139)

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  • meglio gay, altro che padano,meglio gay

    8annetta 33 minuti fa
  • @MassiGa carissimo. ti confermo che MEDIA è latino e non”una parola derivata dal latino”. perciò non è un “inglesismo”. è latino! dunque, confermo, si scrive MEDIA e si pronuncia MEDIA. certo che dico MASS-MEDIA, ma non MASS-MIDIA. ci mancherebbe altro! con affetto!

    AlbAlb70 51 minuti fa
  • TU STUDI?

    Ti fai il .ulo, studiando all’università, laureandoti con il massimo dei voti….

    ..poi ARRIVA IL FIGLIO DI UN POLITICO, che alla terza bocciatura all’esame di maturità viene individuato come soggetto adatto a fare politica, per tanto mertia uno stipendio di 12.000euro mensili.

    E tu, con la tua laurea puoi pure ANDARE ALL’ESTERO, in Italia è PURA OCLOCRAZIA.

    mamabil 2 ore fa
  • 3:59 plu…pru..pluuuu..plulalismo HA HA HA HA….

    Ma non era il padre quello che ha avuto un ictus?

    losydney 2 ore fa
  • Ma perché non fanno una bella secessione della Brianza e se lo tengono tutto per loro!? Tanta intelligenza è sprecata con gente come noi…

    forzatoro1978 5 ore fa 2
  • caro renzo, non basta caxxeggiare sulla rete per diventarne esperto, purtroppo bisogna studiarla e mi sa che tu con lo studio non ci vai tanto d’accordo…

    jhoonz1 6 ore fa
  • Questo si è fatto un acido negli anni 70 e non ne è più uscito..

    morononno 6 ore fa

 

 

Depressione sull’Atlantico

di MARIO PIANTAIL MANIFESTO del 12 LUGLIO 2011
Tutta l’Europa che conta era ieri a Bruxelles a discutere di come Roma dovrà replicare le penitenze finanziarie di Atene, Dublino, Lisbona e Madrid. Ma se la crisi agita il Mediterraneo, altrettanto inquiete sono le acque dell’Atlantico. Il prossimo 2 agosto gli Stati uniti si troveranno in insolvenza, a meno di un accordo politico in extremis. La maggioranza repubblicana della Camera rifiuta di votare la legge necessaria per portare il limite del debito Usa oltre gli attuali 14.300 miliardi di dollari (circa il 100% del Pil), dopo aver respinto il piano da 4000 miliardi di dollari in dieci anni proposto da Obama per tagliare pensioni e sanità (ma non la spesa militare, la metà di quella mondiale) e limitare le deduzioni fiscali.
In tutte le capitali dell’occidente, la preoccupazione principale è rassicurare la finanza. Le banche, salvate dai governi dopo il grande crollo del 2008, hanno ripreso a speculare attaccando il debito degli stati.
Tengono sotto tiro i più fragili paesi della periferia europea – ieri hanno “votato” una sfiducia record contro il governo italiano – ma tengono d’occhio anche i conti fallimentari di Gran Bretagna e Stati uniti.
L’Italia precipita nel vuoto di una politica degna di questo nome. L’Europa annaspa sul debito pubblico – meno di 300 miliardi di euro – di un paese che rappresenta il 2% del Pil dell’Unione. Gli Usa scivolano in un declino annunciato. Nessun governo mette un freno a speculazione e agenzie di rating, nessuno pensa all’economia reale, a che cosa produrre, al lavoro, ai redditi sempre più disuguali.
La nuova grande depressione è già qui, in questa generale incapacità di capire come funziona l’economia e nella subalternità a una finanza irresponsabile. I tagli ai bilanci di Grecia, Italia e Usa fanno cadere ancora di più l’economia e l’occupazione: l’Italia è da anni a crescita zero, Atene vede il Pil cadere del 3%, negli Usa ci sono 14 milioni di senza lavoro. Tutto questo avvita una spirale che aumenta il debito in rapporto al Pil e rende più probabili le insolvenze. Sui due lati dell’Atlantico i politici sono accecati dalla loro stessa ideologia, un tardoliberismo finanziario che ha dimenticato le lezioni sia della crisi degli anni trenta che del boom del dopoguerra, sostenuto dall’espansione della domanda e dal ruolo della stato.
Anziché venire “rassicurata”, la finanza dev’essere messa nelle condizioni di non devastare ulteriormente le economie più ricche del pianeta. Quattro semplici misure, discusse da anni e pronte per essere realizzate, potrebbero cambiare in breve tempo i rapporti di forza, le aspettative dei mercati, ed evitare la depressione che ci aspetta. L’Unione europea potrebbe rilanciare la domanda con l’emissione di 100 miliardi di eurobond, titoli europei garantiti dal bilancio dell’Unione, destinati a finanziare la riconversione a un’economia sostenibile: ricerca, risparmio energetico e fonti rinnovabili, piccole opere pubbliche, tutela del territorio. Il debito pubblico dei paesi dell’area euro può essere garantito dall’Unione monetaria, azzerando così gli spazi di speculazione e definendo poi accordi specifici con le banche più esposte. Le minacce della speculazione si possono ridurre drasticamente con l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie che colpisca per lo 0,05% le operazioni su tutti i mercati finanziari e delle monete. Infine, la creazione di un’agenzia di rating pubblica europea potrebbe mettere a tacere gli annunci interessati delle tre agenzie attuali. Quattro idee che funzionano, al posto del conformismo lacrime e sangue.

Un po’ di relax

Clicca sull’immagine sottostante e da buon Comunista … MANGIALI TUTTI!

 

 

“Quand che la merda …”

Finisce qui, nel 2011, la breve e “fulgida” epoca di una ex sindaca di centrodestra.

Ancora prima della rovinosa caduta della ex giunta Rossetti il Comune aveva collocato dei cartelli stradali con la scritta Senagh”, per segnalare allo “straniero” l’ingresso nel paese. Una scelta dialettale che voleva forse dimostrare l’orgoglio territoriale del padano e magari il suo noto pregiudizio verso l’estraneo, o è solamente incapacità  politica nell’amministrare la cosa pubblica, che porta a spendere i soldi dei cittadini a vanvera invece di usarli con giudizio per chiudere le buche nelle strade di Senago o “Senagh”.
Eppure e noto a tutti i cittadini che all’ingresso del nostro territorio esistono già dei cartelli con la scritta italiana, Senago, anche se pasticciati con adesivi padani.

Dopo la caduta della giunta Rossetti, la Lega Nord, il PDL, la Farfalla, l’UDC e Alleanza per Senago o “Senagh” cosa lasciano ai senaghesi? Una eredità molto pesante nel comune e nel paese: dalle buche nelle strade, alle erbacce sui marciapiedi, a un bilancio che nessuno vuole, un piano del governo del territorio che non c’è, la “Casa della Salute” già costruita ma non funzionante, la manutenzione dei  parchi inesistente. E per finire il problema più grave e che la regione Lombardia a dispetto dei No dei Cittadini e del Comitato Senago Sostenibile, insista ancora nel  suo progetto di due vasche di laminazione per contenere quattro milioni di metri cubi di acque luride, inquinate e inquinanti, provenienti dalle piene del torrente Seveso.

E stato distribuito un volantino firmato Lega Nord e Alleanza per Senago o “Senagh” dal contenuto che ricorda l’imbonitore di Arcore. Un volantino che rassicura i senaghesi, che possono stare tranquilli, con l’arrivo di una figura istituzionale come il commissario prefettizio che provvederà a fare ciò che la ex sindaca ha sempre bloccato, quelle scelte  amministrative fondamentali, come le manutenzioni stradali, e poi continua scaricando colpe sugli ex alleati di centrodestra, PDL, UDC, la Farfalla.

Comunque e illusorio far credere ai senaghesi  che da oggi fino alla prossima primavera, sarà il Commissario Prefettizio a risolvere i problemi lasciati insoluti dalla ex giunta Rossetti. E per  pur brava che sia il commissario non ha sicuramente la bacchetta magica.

Penso che i senaghesi “ringraziano” di cuore la ex sindaca e la sua ex compagine di centrodestra, per  il proficuo “SGOVERNO” del paese e per tutti quei risultati non raggiunti nel più breve tempo possibile, meglio di così non potevano fare.

In conclusione voglio citare un detto milanese.

Quand che la merda la munta l’scagn,
o la spussa o la fa dan

Tradotto (per chi non è di “Senagh”):

Quando la merda è troppa, o che puzza o che fa danno.

Ogni riferimento a fatti o persone e puramente casuale.


Rifondazione c’è!

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SinistraSenago: per la Senago che vogliamo!

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