Archivio per 9 giugno 2011

Un teatrino tutto suo

di Alessandro Robecchi – pubblicato in Il Manifesto

La notizia che anche il PdL utilizzerà lo strumento delle primarie per eleggere il candidato alle prossime elezioni politiche ha generato un’ondata di entusiasmo nella destra italiana. In esclusiva mondiale, il manifesto è in grado di presentare la lista dei candidati.
Silvio Berlusconi – Anziano imprenditore estraneo al teatrino della politica, ha aperto un teatrino tutto suo, con luci soffuse e palo per la lap dance. Vantaggi: può garantire una campagna elettorale a budget illimitato. Svantaggi: gli elettori potrebbero vomitare sulla scheda causando qualche problema durante lo scrutinio.
Marina Berlusconi – Imprenditrice di mezza età, è partita da zero e si è fatta da sola. Guida un’azienda sottratta ai legittimi proprietari grazie alla corruzione di un giudice, dettaglio che garantirebbe una continuità etica alla leadership del centrodestra.
J.K. – Giovanissima danzatrice del ventre yemenita. La sua candidatura alle primarie del PdL sarà valida solo in caso di voto nel maggio 2013, data in cui sarà maggiorenne da pochi giorni.
Claudio Scajola – Un politico a tutto tondo, pare sia candidato alle primarie del PdL a sua insaputa. Due volte ministro e due volte dimissionario, potrebbe essere una garanzia per la sinistra in caso di incoronazione a candidato premier.
Cicciuzzo ‘a Mitraglia – Sostenuto dall’ala legalitaria del PdL (Cosentino e Dell’Utri), si presenta come elemento in grado di cementificare l’alleanza al Sud. In caso contrario, potrebbe cementificare gli avversari politici. Attenzione, è armato.
Fabrizio Cicchitto – Veterano di numerose formazioni democratiche, i suoi capi sono sempre finiti in galera (Licio Gelli) o latitanti (Bettino Craxi), cosa che fa ben sperare per le primarie del PdL.
Roberto Formigoni – Anziano beat cattolico, sogna da tempo un ruolo di primo piano nella politica nazionale. Cita Don Giussani e si veste come Elton John. Francamente, sarebbe meglio il contrario.

NICHI SCIOGLIE SEL, MA NON AVVISA FAVA

Sul sito di SEL è apparso un intervento molto netto (seppur come al solito educato) di Claudio Fava che deve aver preso un coccolone nel leggere l’intervista a Nichi Vendola sul Corriere della Sera. Il povero Fava non aveva aderito al PD per fare una nuova sinistra e si ritrova nel PD senza che nessuno glielo avesse comunicato. Certo è strano che si lamenti il leaderismo quando si è fondato un partito che porta il nome del leader sul simbolo. la maggior parte dei commenti sono simpatetici ed esterrefatti quanto Fava. Probabilmente quando tempo fa Giordano aveva dichiarato le stesse cose sul Manifesto non era stato preso sul serio. Ora è chiaro che la strategia del gruppo ex-rifondarolo non è quella di fare una Linke italiana ma quella di provare a scalare il Pd o comunque di accomodarcisi dentro (o ai lati). Stupisce che Fava non si sia mai interrogato sulle ragioni del sostegno enorme dato a Vendola dalle corazzate informative di De Benedetti, da La7 e dai settori veltroniani della RAI 3. Ovviamente a rispondere alle perplessità sinistroidi di Claudio Fava non poteva che essere lo stratega della scissione vendoliana Gennaro Migliore. Eccovi i due interventi.

Mettiamoci in gioco, ma oltre i vecchi soggetti politici
di Claudio Fava

L’intervista di Nichi Vendola al Corriere della Sera propone un punto di partenza sostanziale e assolutamente condiviso (“mettersi tutti in gioco…”) ma suggerisce un cambio sostanziale di rotta sul quale sarà bene discutere tra noi, a cominciare dall’assemblea nazionale del 18 giugno.
Il primo punto è la retrocessione di SEL a un “movimento”, se la giornalista riporta correttamente le parole di Nichi. Nel nostro congresso fondativo di ottobre (fondativo di un nuovo partito) abbiamo spiegato che la forma partito, così come ci viene consegnata dalle esperienze del secolo scorso, ci appare oggi inadeguata e insufficiente. Va ripensata, migliorata, superata in avanti. Ma chiudere SEL nell’astrattezza di un movimento è una soluzione riduttiva. Vogliamo sperimentare forme nuove di organizzazione, di partecipazione, di democrazia – ci siamo detti a Firenze – lavorando alla costruzione di un partito che non sia il nostro punto di arrivo. Dev’essere uno strumento, una comunità aperta alla vita reale, insomma il lievito per costruire, con altre forze, con altre storie, un’alternativa nel paese. Derubricare SEL a movimento, rinunciando anche a sperimentare il suo potenziale di innovazione politica, non è il cammino che ci eravamo dati.

Il secondo punto, più di merito, riguarda la prospettiva indicata da Nichi e riassunta nel titolo dell’articolo: noi e il PD in un nuovo soggetto. Non mi sembra questa la nostra ambizione. Superare i vecchi soggetti politici del centrosinistra in un cantiere che apra, in Italia e altrove, a una cultura e a una pratica politica di segno radicalmente nuovo è cosa ben diversa dalla fusione fredda tra noi e il partito di Bersani. Fondersi al PD oggi significa solo aggiungere una corrente di sinistra, organizzata e legittimata, al patchwork irrisolto che è stata fino ad ora l’esperienza dei Democratici. Peraltro in questi tre anni i risultati elettorali e politici hanno bocciato senza rimedio l’idea veltroniana di un partito a vocazione maggioritaria e onnivora. Noi e il PD insieme, anche se con un nome nuovo di zecca e quadri dirigenti rinnovati, saremmo figli di quella proposta. Sbagliata ieri e oggi.

Mescolare non vuol dire accorpare. Vuol dire costruire a sinistra un campo nuovo di forze che vadano bel oltre l’esperienza del PD e di SEL. Vuol dire ripensare un principio di rappresentanza che oggi è irrisolto (chi rappresenta davvero, nelle istituzioni, gli operai di Mirafiori? I precari delle università? Il ceto medio impoverito e arrabbiato?).

E’ un processo che non permette accelerazioni né semplificazioni, altrimenti si riproducono gli stessi errori che i Ds e la Margherita consumarono fondando insieme il PD. Non me ne vogliano Bettini e La Torre: il big bang non si annuncia girando un interruttore ma fabbricandone le condizioni culturali e politiche fuori dai nostri partiti ancor prima che nei nostri gruppi dirigenti. Ed essere noi e il PD cofondatori di un nuovo soggetto politico sarebbe oggi un’operazione tutta dentro il perimetro della politica più tradizionale.

Non è questa la nostra ambizione e non credo che sia questo il senso vero delle parole di Nichi, ma su questi passaggi, sdrucciolevoli se lasciati alle libere interpretazioni, è bene discutere senza l’ansia di arrivare ai titoli di coda della nostra storia. Siamo nati otto mesi fa: un po’ di strada a piedi, prima di archiviare SEL, vale ancora la pena farla.

Claudio Fava

………………………………………………

Confesso di essere un po’ stupito da alcune reazioni di stupore che hanno accolto l’intervista di Nichi Vendola al “Corriere della Sera”, come se questa rappresentasse un repentino cambiamento di rotta e non, invece, la declinazione concreta nelle condizioni date di quanto ci siamo riproposti sin dall’inizio dell’esperienza di Sinistra Ecologia e Libertà.
Nessuno, credo, mira ad archiviare Sel, che è in tutta evidenza un partito e non un movimento. Partito, però, che sa di non rappresentare in sé il punto d’arrivo. Partito che si differenzia programmaticamente da tutti gli altri perché non mette la propria sopravvivenza in testa alla lista delle priorità, come è abituale in ogni forza politica. Partito che considera l’impollinazione il suo primo dovere e che si dà come missione la nascita di una forza di sinistra ampia, radicalmente nuova, dotata di canali di comunicazione diretta con le realtà sociali che ambisce a rappresentare.

Questa è, del tutto esplicitamente e senza alcuna ambiguità, la nostra vocazione. Ma i percorsi concreti attraverso cui realizzarla dipendono dalle circostanze, dalle mutazioni repentine e spesso non prevedibili di un quadro politico e sociale traversato da trasformazioni rapidissime e profonde. Richiedono agilità e capacità di adattarsi con rapidità alle circostanze senza impegnarsi nella battaglia impossibile per adattare loro alle nostre aspettative.

Nel concreto, ci misuriamo oggi con un quadro in cui il big bang che avevamo previsto e atteso è di fatto già iniziato, e squassa non solo la sinistra ma l’intero assetto politico del Paese. Non ci si presenta nelle forme aduse di una scissione di partito. Non arriva nelle solite vesti: quelle di una spaccatura tra l’ala centrista e quella di sinistra del Partito democratico.

Però vedere il Pd scivolare spesso sulle nostre posizioni e rivendicare con orgoglio quelle primarie che aveva tanto contrastato, scoprire che molti dirigenti di quel partito, da Bettini a Vita, passando per il presidente della Toscana Rossi e Latorre… si accostano progressivamente ad analisi molto simili alle nostre, significa o no qualcosa d’importante? Possiamo considerarla una prima scossa tellurica profonda e destinata a moltiplicarsi o dobbiamo chiudere gli occhi perché quella trasformazione non si presenta sin nei particolari nella forma che avevamo previsto? Mentre assistiamo a reazioni scomposte di Fioroni e Follini, in nome della negazione in nuce della voglia di sinistra che c’è nel paese.

Anche io, come Claudio Fava, ritengo che sia da contrastare rigorosamente ogni tentazione di fusione a freddo. Ma una cosa è battere eventuali suggestioni del genere, tutt’altra rinunciare a intercettare quel che si agita nella sinistra di questo paese: nella sua rappresentanza politica e con forza infinitamente maggiore nelle sue radici sociali. Una cosa è bocciare in anticipo e senza appello ogni forma di ingegneria politicante, tutt’altra non vedere che sul tavolo, oggi, c’è l’obbligo di rimediare all’assenza, in Italia, di una forza politica che si richiami al socialismo e all’ambientalismo europeo.

A queste necessità, direi, cerca di rispondere l’analisi di Nichi, che io condivido in pieno. Discuterla e verificarla è sacrosanto e necessario. Scambiarla per un tentativo di “fusione fredda”, invece, è un abbaglio che rischia di portarci a fare di Sel l’ennesimo partitino statico e dedito all’autoconservazione. L’opposto di quel che vogliamo sia io che Claudio Fava.

Gennaro Migliore

Da Controlacrisi.org


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