Piccole e grandi differenze

In un gioco tra i più frequenti nelle riviste di enigmistica, ci si esercita a trovare le differenze tra due disegni. A volte il compito risulta arduo perchè sono piccole sottigliezze che si celano tra i tratti dell’autore e che si individuano soltanto con un colpo d’occhio davvero impeccabile.

Questo ovviamente non vale per i due candidati che si affronteranno al ballottaggio per le elezioni milanesi il 29-30 maggio e che si sono affrontati fino a qualche giorno fa per il primo turno delle elezioni del Consiglio Comunale e del sindaco di Milano. Si pensi a Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. In questo caso la sgraziata e arrogante campagna elettorale del centro destra berlusconian-morattiano stride così fortemente con un atteggiamento deciso, ma per nulla aggressivo, del canidato di sinistra. Inoltre, la solita tendenza a gettare fumo negli occhi dei cittadini è questa volta smascherata in modo evidente. Pisapia, durante la campagna elettorale, ha sempre parlato di Milano e dell’amministrazione di una città che è stata spesso presa a modello come prototipo per una politica nazionale che segue a ruota ciò che avviene nel capoluogo lombardo. Letizia Moratti e l’ingombrante Silvio Berlusconi hanno spesso trasferito la partita in un ambito sostanzialmente diverso, cercando la polemica, l’accusa calunniosa ed infamante, ma tacendo in modo imbarazzante le proprie incapacità amministrative e la propria gestione così poco oculata. Basterebbe pensare all’esercito di consulenti ed allo stuolo di comparse lautamente stipendiati di cui si è circondata in questi cinque anni la prima cittadina di Milano. Berlusconi ha impostato la campagna elettorale come un referendum sulla sua persona e lo ha clamorosamente e sonoramente perso.

Giuliano Pisapia, si diceva, non è un moderato. Non lo è per frequentazioni politiche, ma lo è forse per la sua capacità di coniugare la sua provenienza dalla cosiddetta “buona borghesia” milanese con la sua radicalità politica mai in discussione. Lo è nel temperamento, così lontano e diametralmente opposto alla retorica berlusconiana ed alla protervia dei demagoghi di centrodestra come La Russa, Bossi, Santanchè ed altri.

E forse, questa tornata elettorale dovrebbe insegnare qualcosa anche ai maestri e padri fondatori del PD, sempre pronti a dispensare le ricette con cui si vincono sicuramente le contese elettorali. Secondo i demiurghi D’Alema, Veltroni e Cacciari i candidati sono da scegliersi in ambito centrista, con minori connessioni possibili con ambienti legati al  lavoro ed agli operai e con una buona dose di appoggio da parte delle gerarchie cattoliche. Questo è, a grandi linee, l’identikit del candidato ideale per vincere le elezioni senza spaventare l’elettorato cosiddetto moderato e conquistando il famigerato centro. Quel centro che, dati alla mano, non ha forse la consistenza che piacerebbe ai terzopolisti Casini, Fini e Rutelli che escono decisamente ridimensionati da un confronto che li vede schiacciati.

In questa tornata elettorale a Milano, come a Napoli, dove De Magistris, sostenuto da IdV e FdS va al ballottaggio contro la destra escludendo il candidato del PD, si registrano i risultati più interessanti. Questi esiti dovrebbero comunicare ai teorici della vocazione maggioritaria del Partito Democratico e della autosufficienza del PD che esiste un  panorama politico dichiaratamente di Sinistra ed alla sinistra del PD stesso che non può essere fagocitato ed assorbito nelle semplici logiche dell’alternanza, ma che chiede un rinnovamento ed una alternativa che il Partito Democratico da solo non può, non è capace e forse non vuole nemmeno offrire.

Spesso tra le differenze emerge anche la grande distanza che caratterizza l’elettorato del PD dal gruppo politico che lo dirige. Oggi la base di quel partito vede cose che i propri dirigenti nazionali e locali non vedono o preferiscono non guradare.

Per tornare alle piccole e grandi differenze tra Pisapia e Moratti sarebbe utile soffermarsi per un istante sui quartieri generali in cui i candidati milanesi hanno fissato i loro comitati elettorali. Questo aspetto appare di per sè una piccolezza nel gioco delle differenze citato all’inizio, ma analizzando bene i luoghi deputati ad ospitare i candidati, si capisce che la differenza non è poi così sottile.

La candidata di centro destra aveva il suo comitato elettorale presso la Fondazione Cariplo, mentre Pisapia situava il proprio al Teatro dell’Elfo. La differenza inizia a farsi più marcata quando consideriamo che si tratta, per la prima, di una fondazione che nasce direttamente da una banca e per il secondo di un teatro.  Sono in gioco due visioni politiche sostanzialmente diverse in questa scelta. Nella scelta di un teatro si indica di privilegiare la cultura, il mondo della comunicazione attraverso le forme artistiche ed un mondo che ha la sua stretta connessione con la scuola, la formazione ed anche le università. Una sensibilità che non trova riscontro e risonanza nella controparte di centro destra. Del resto il destino che il mondo della scuola in ogni ordine e grado ha avuto con le amministrazioni di centrodestra e la sua situazione di sfacelo è sotto gli occhi di tutti. Letizia Moratti è stata inoltre Ministro della Pubblica Istruzione e dell’università e Ricerca prima della Gelmini e questo la dice lunga…

Scegliendo una banca non si può che ammiccare alle simpatie per il mondo speculativo e un po’ arraffone dei furbetti di casa nostra, dove le banche decidono che Parmalat è affidabile e scaricano sui risparmiatori i debiti di Callisto Tanzi. E’ il mondo dell’economia globale, nel senso deteriore del termine, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che con un termine un po’ forte, ma del tutto vicino alla realtà, potremmo chiamare i veri affamatori di popolo, quelli che soffiano sul fuoco delle privatizzazioni, delle esternalizzazioni e così via. Quel mondo confindustriale che applaude il manager di Thyssenkrupp e si straccia le vesti per l’ “eroico Marchionne”.

Ed allora forse, una differenza che appariva così sottile all’inizio, comincia con lo scavare una voragine da cui emergono poi due mondi totalmente diversi e così in grado di mostrare per l’ennesima volta, se ancor ce ne fosse bisogno, che la equidistanza in politica, così cara talvolta ai dirigenti del PD, è l’illusione più sciocca a cui si possa credere. Illusione nella quale non solo cade la sinistra moderata italiana, visto che il direttore del Fondo Monetario Internazionale, quello Strauss-Kahn oggi implicato in problemi di giustizia non di poco conto, era il candidato in pectore destinato a divenire, per il Partito Socialista Francese, il principale favorito alla presidenza della Repubblica.

In sostanza, senza tirare in ballo i concetti di destra e sinistra parodiati anche da Gaber in una famosa canzone, le differenze ci sono e sarebbe bene che a sinistra facessimo tutto per metterle in evidenza piuttosto che seguire i cattivi profeti alla Cacciari che tentano invece di sfumare il tutto giocando a chiudere gli occhi.

Annunci

0 Responses to “Piccole e grandi differenze”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...




Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

maggio: 2011
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  
Annunci