Archivio per maggio 2011

MILANO E’ LIBERA!

Milano, ore 15,01: MILANO E’ STATA LIBERATA DALLE FORZE PARTIGIANE ENTRATE IN CITTA’ SIN DALLA PRIMA MATTINATA DI IERI.

E’ iniziato tutto alle 8,00 di domenica mattina.

Prima uno sparuto gruppo di partigiani è entrato timidamente in città, dove ha cercato di liberare i molti prigionieri tenuti al bando dalla destra. Sono stati liberati gruppi di poveri commercialisti, liberati scantinati interi dov’erano tenuti prigionieri famosi Architetti, Avvocati, Notai e Imprenditori d’ogni razza.

Sono poi riusciti ad occupare alcuni dei luoghi nevralgici dove risiedeva la becera destra facinorosa e da dove governava e controllava la città imponendo la propria tirannia.

Così sono caduti in mano ai partigiani prima la Scala, Luini (che fa i migliori panzerotti di ilano), poi il castello Sforzesco, la Rinascente, la Borsa, e via via che passava il tempo sempre più gente scendeva in piazza con le bandiere rosse ed aiutava i partigiani ad occupare tutti luoghi simbolo dell’economia e della politica di questa città fino a che oggi, alle 15,01, le bandiera rossa della liberazione svettava tra le mani della “Madunina”.

E’ stato allora che il CNL ha diramato questo comunicato:

“Italiani, ora che Milano è stata liberata, nessuno più potrà fermarci. All’8 settembre di Milano seguirà un nuovo 25 aprile per la nostra Nazione. Ora finalmente si può gridare, “FORZA ITALIA COMUNISTI”!

Nella foto aerea (ANSA-PRAVDA-AEROFLOT), appena scattata, si vede la città di Milano assediata dalle bandiere rosse.

I partigiani lanciano ora un appello: “Le colpe dei genitori non devono ricadere sui figli: BATTMAN, resisti nel tuo bunker, verremo a liberare anche te da quella vecchia arpia!”

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Il referendum sul nucleare si può fare così

Da Controlacrisi.org 28/05/2011

L’emendamento governativo all’art. 5 della legge di conversione del decreto-legge n.34 del 2011 rivela in maniera palese l’intento del legislatore, del resto apertamente dichiarato dal Presidente del Consiglio e dai principali esponenti della maggioranza, di impedire lo svolgimento del referendum abrogativo contro l’installazione in Italia di centrali nucleari, già fissato per il 12 e il 13 giugno. È pur vero che tale emendamento prevede l’abrogazione delle norme sottoposte a referendum. Tuttavia esso esprime, nel suo primo comma, la chiara volontà non già di abbandonare, come propongono i quesiti referendari, bensì di sospendere la «definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare», in attesa e «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare». Tale volontà è confermata dal comma 8 dell’emendamento, che prevede che «entro dodici mesi dall’entrata in vigore» della legge sarà adottato un piano energetico nazionale che non esclude affatto, ma implicitamente include l’opzione nucleare, in evidente contrasto con la proposta referendaria.

Fu proprio con riferimento a un simile contrasto che la Corte Costituzionale, con le sentenze nn. 68 e 69 del 1978, decise che, qualora una nuova disciplina legislativa, pur abrogando «le singole disposizioni cui si riferisce il referendum», non ne modifichi «i principi ispiratori» e «i contenuti normativi essenziali», allora «il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative». I sottoscritti auspicano perciò che l’Ufficio per il referendum presso la Corte di Cassazione, sulla base dell’accertamento dell’evidente contrasto tra i principi ispiratori dell’emendamento approvato e l’intento dei proponenti del referendum, voglia trasferire il quesito referendario sul primo e sull’ottavo comma di tale emendamento, così consentendo agli elettori di pronunziarsi contro la pervicace volontà del legislatore di non abbandonare il programma nucleare.

*** Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Eva Cantarella, Mario Caravale, Paolo Di Lucia, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Domenico Gallo, Raniero La Valle, Guido Martinotti, Stefano Rodotà, Massimo Siclari, Federico Sorrentino

Le posizioni retrive della Confindustria su crisi e referendum

Da Controlacrisi.org (26/05/2011)

Crisi, Cremaschi:Confindusria critica  governo da destra. Vuole privatizzare  beni comuni, tornare al nucleare e cancellare contratto nazionale

Uno dei problemi di questo paese sono le posizioni retrive della Confindustria che, quando critica il governo, lo fa da destra, e che non ha da proporre al paese nient’altro che la continua regressione sociale e culturale». Questo il commento di Giorgio Cremaschi, della Cgil, al discorso di Emma Marcegaglia.
Oggi – aggiunge Cremaschi – Confindustria «si scaglia contro il referendum e rivendica la privatizzazione dell’acqua. Ancora una volta l’associazione delle imprese italiane sceglie i facili guadagni dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, piuttosto che la dura fatica della competizione sui prodotti e sull’innovazione». Per l’esponente sincadale «c’è un’assoluta continuità tra la scelta della Confindustria di cancellare, sotto la spinta della Fiat, il contratto nazionale e quella di rivendicare, contro l’opinione pubblica democratica e lo stesso buon senso, la privatizzazione dell’acqua oggi, il nucleare domani».

Calendario dei banchetti a Senago per i 4 SI ai referendum del 12 e 13 Giugno :

Sabato 28 maggio dalle 9.00 alle 12.00 in via XXIV Maggio (Comitato Referendario) Posta (PRC)

Domenica 29 maggio dalle 9.00 alle 12.00 P.zza Tricolore (Comitato Referendario) P.zza C. Marx (PRC)

Tutti i lunedì dalle 9.oo alle 12.00 al mercato (PRC)

Giovani e azzerati

Intervista da IL MANIFESTO  a Ferrarotti: “I nostri giovani azzerati,produciamo richezza come cadaveri”
di FRANCESCO PATERNÒ – IL MANIFESTO del 24 MAGGIO 2011
800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. Si tratta dell’8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato. Il sociologo Franco Ferrarotti: «Fino a quando reggeranno le fa. «Il paese è affetto da una crisi di orientamento. E basta col tabù del lavoro intellettuale-manuale»

Il sociologo Franco Ferrarotti ha anticipato la fotografia Istat della situazione del nostro paese – e dei suoi giovani in particolare – nel suo ultimo recente libro, dal titolo fin troppo eloquente: «La strage degli innocenti».

Professore, che cosa lo ha più ha colpito dell’ultimo rapporto Istat sull’Italia?

Quello che tutti sanno: che l’Italia è ferma, che non si produce ricchezza o se ne produce pochissima, più o meno quella fisiologica che producono anche i cadaveri. Siamo in una posizione grave, perché non producendo ricchezza non si amplia il ciclo economico e non ci sono nuovi posti di lavoro. E dunque cosa succede in un simile momento che prevedo per altro molto lungo, forse un lustro o due? Chi ha il posto se lo tiene, e giustamente dal loro punto di vista i sindacati proteggono questa fascia sociale. Però qui c’è un’intera generazione che cerca di entrare nel mercato del lavoro e non ce la fa. Tra i 18 e 25 la disoccupazione è del 30%, più di tre volte del dato nazionale. Stiamo per diventare l’unico paese tra quelli tecnicamente progrediti che sta azzerando una generazione di giovani da cui dipende il suo futuro.

Cosa ci tiene ancora in piedi?

Mi chiedo: come mai non si ribellano i giovani, quantomeno come stanno facendo in Spagna? Perché in Italia c’è un ammortizzatore segreto che si chiama famiglia allargata, fatta di zii e nonni oltre che di genitori. Ma è una situazione che sta in piedi fino a quando i risparmi familiari reggeranno. L’1% della popolazione possiede il 5% della ricchezza, la maggioranza della popolazione è sempre più povera. I dati ci dicono che c’è una proletarizzazione del ceto medio, ceto che pur di non confondersi con l’inferno dell’egualitarismo socialista, continua a votare il centrodestra, un segno di analfabetismo politico che fa paura. Non ci sono nuovi investimenti, chi ha ricchezza la porta all’estero, le rendite finanziarie sono le meno tassate del mondo e nemmeno c’è obbligo di dichiararle. Insomma, tra i paesi sviluppati l’Italia è l’unico dove si può essere nullatententi ad altissimo reddito.

E domani?

Molti giovani cercano un posto a tempo indeterminato e trovano solo call center con contratti di tre mesi. Non si può vivere così. Ormai, di questi tre milioni di giovani disoccupati, più di un milione ha rinunciato a cercar lavoro. Io credo che ci sia un problema molto serio, non solo di coesione sociale immediata, ma anche di formazione del cittadino. Siamo in presenza di un governo che non governa, che mira a durare e non a dirigere. Sono d’accordo sull’importanza di tenere in ordine i conti pubblici, ma non si possono tenere a posto i conti di un povero cadavere, cioè di una intera popolazione. Abbiamo pure gli stipendi più bassi d’Europa. Pensi che l’altro giorno negli Stati Uniti il presidente Obama ha concesso una franchigia a 4 milioni di dollari per le eredità venture, cioè soldi non tassabili in modo che li diano ai figli. Significa che bisogna trovare un compromesso positivo fra la difesa dei conti pubblici, ma anche operare degli investimenti per dare speranze e lavoro ai giovani. Il paese è affetto da una crisi di orientamento.

Lei ha insegnato per più di cinquant’anni: oggi consiglierebbe ai suoi studenti di andare all’estero?

I miei sempre cari giovani devono in primo luogo capire che non ci sono più studenti italiani, greci, tedeschi. Siamo cittadini europei, bisogna sapere le lingue europee e capire che la vecchia frattura tipicamente italiana tra lavoro intellettuale e lavoro manuale non ha più senso. Ogni attività lavorativa è degna, il lavoro non è merce, qui invece siamo in qualche modo condizionati dalla qualità del lavoro. Bisogna far cadere questi tabù. E capire che casa e bottega non è più possibile, che bisogna andare là dove c’è lavoro. Essere nello stesso tempo abitanti del villaggio e cittadini del mondo.

L’Istat segnala un peggioramento della «qualità dell’occupazione». Come legge questo dato?

Oggi, evidentemente, il laureato non solo del Mezzogiorno è il morto in casa, aspetta di trovare chissà che lavoro. Mentre in realtà, grazie alla immigrazione del sommerso, l’economia italiana ha ancora un certo grado di mobilità di cui ha estremo bisogno. Esempi? Fonderie nel nord est, verniciature delle scocche di automobili al Lingotto, pomodori in Puglia, olive in Calabria. Chi li fa questi lavori? Conosco bene gli Stati Uniti: lì in estate i ragazzi di qualunque famiglia si guadagnano da mangiare facendo i lavori più strani. Come accadeva una volta, si riconosce dignità anche al lavoro qualunque. Questo nella struttura italiana non ha fatto breccia: mi chiedo se non ci sia anche una responsabilità sindacale. Certamente c’è una responsabilità culturale: vale a dire la mitizzazione della laurea, del pezzo di carta. Credo che in Italia si stia tornando a queste vecchie stratificazioni che non hanno più senso.

REFERENDUM 12 e 13 GIUGNO

Finalmente si parla di Rifondazione Comunista

Mi raccomando, al ballottaggio scegliete i MODERATI come la Moratti & C, perchè se vinciamo noi, Milano sarà  …. (clicca per guardare il video)!

Le destre non si battono con il centro

da Il Riformista di mercoledì 18 maggio 2011 (www. Controlacrisi.org)

INTERVENTO
Ci vuole un polo di sinistra per battere il Cav

Caro direttore, nonostante l’assoluta invisibilità mediatica di cui siamo stati oggetto, la Federazione della Sinistra cresce nelle elezioni amministrative e dà il suo contributo alla sconfitta delle destre e alla qualificazione del profilo del centrosinistra.
In primo luogo, nelle elezioni provinciali, la somma dei voti delle forze che fanno parte della Federazione della Sinistra dà luogo a un risultato del 4,1%.
Questo dato rappresenta una crescita sia rispetto alle elezioni europee (era il 3,5% ), che rispetto alle elezioni regionali (era il 3,4%).
Nulla di clamoroso, tuttavia rappresenta una crescita reale della Federazione e ci parla – per rimanere a sinistra – di un risultato percentuale identico a quello di Sel (4,1% pure loro) e di poco inferiore a quello dell’IdV (4,8%).
Non male visto il completo oscuramento di cui siamo stati oggetto.
In secondo luogo, la candidatura di Pisapia nelle elezioni primarie a Milano era stata sostenuta da Sel e dalla Federazione della Sinistra, che a Milano totalizza un 3,2%, così come la candidatura di de Magistris a Napoli è stata sostenuta dall’IdV e della Federazione della Sinistra, che totalizza il 3,6%.
Anche qui, nulla di incredibile ma certola Federazione della Sinistra è stata protagonista dei due fatti politici più rilevanti avvenuti nelle elezioni: la possibilità concreta di sconfiggere le destre ad opera di candidati di sinistra vera.
Dalle elezioni esce quindi confermata la validità della nostra proposta politica: la possibilità concreta di battere le destre attraverso una alleanza tra le forze di centrosinistra e di sinistra – senza alleanze con il centro – e la necessità di unire le forze della sinistra al fine di modificare profondamente il profilo programmatico e politico del centrosinistra.
In particolare vorrei soffermarmi su quest’ultimo elemento.
Il punto in Italia non è solo sconfiggere Berlusconi, ma anche il berlusconismo e a tal fine sono – a mio parere – necessari due elementi.
In primo luogo è necessario che lo schieramento che concorre alla sconfitta di Berlusconi sia riconoscibile sul piano sociale e culturale.
Serve uno schieramento che motivi le persone ad andare a votare: l’esatto contrario di cosa accadrebbe con una innaturale alleanza con il centro.
In secondo luogo è necessario unire la sinistra, sia per costruire un punto di riferimento nella società, sia per essere più forti nella discussione con il Partito democratico.
Vendola pare affidare alle primarie la soluzione di ogni problema politico e programmatico con il centrosinistra.
Noi non abbiamo nulla contro le primarie ma riteniamo indispensabile, al fine di modificare realmente il profilo del centro sinistra, che la sinistra di aggreghi e faccia sentire la sua voce unitariamente.
Penso alla guerra, alla lotta alla precarietà, al contrasto ai diktat di Marchionne, per non fare che alcuni esempi.
In altri termini in Italia occorre costruire una sinistra, unitaria, plurale, federata, che al di là delle differenze, possa costituire un punto di riferimento per determinare un’uscita da sinistra dal berlusconismo.
Noi rivolgiamo questa proposta a tutte le forze di sinistra (da Sel all’IdV, alle forze che si collocano più a sinistra) e riteniamo che proprio il risultato elettorale ci dica che nessuno a sinistra è autosufficiente e che nessuno da solo è in grado di incidere efficacemente sulla realtà del quadro politico.
Costruire quindi un polo politico della sinistra è la nostra proposta e riteniamo sia la condizione per battere Berlusconi e il berlusconismo.

Piccole e grandi differenze

In un gioco tra i più frequenti nelle riviste di enigmistica, ci si esercita a trovare le differenze tra due disegni. A volte il compito risulta arduo perchè sono piccole sottigliezze che si celano tra i tratti dell’autore e che si individuano soltanto con un colpo d’occhio davvero impeccabile.

Questo ovviamente non vale per i due candidati che si affronteranno al ballottaggio per le elezioni milanesi il 29-30 maggio e che si sono affrontati fino a qualche giorno fa per il primo turno delle elezioni del Consiglio Comunale e del sindaco di Milano. Si pensi a Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. In questo caso la sgraziata e arrogante campagna elettorale del centro destra berlusconian-morattiano stride così fortemente con un atteggiamento deciso, ma per nulla aggressivo, del canidato di sinistra. Inoltre, la solita tendenza a gettare fumo negli occhi dei cittadini è questa volta smascherata in modo evidente. Pisapia, durante la campagna elettorale, ha sempre parlato di Milano e dell’amministrazione di una città che è stata spesso presa a modello come prototipo per una politica nazionale che segue a ruota ciò che avviene nel capoluogo lombardo. Letizia Moratti e l’ingombrante Silvio Berlusconi hanno spesso trasferito la partita in un ambito sostanzialmente diverso, cercando la polemica, l’accusa calunniosa ed infamante, ma tacendo in modo imbarazzante le proprie incapacità amministrative e la propria gestione così poco oculata. Basterebbe pensare all’esercito di consulenti ed allo stuolo di comparse lautamente stipendiati di cui si è circondata in questi cinque anni la prima cittadina di Milano. Berlusconi ha impostato la campagna elettorale come un referendum sulla sua persona e lo ha clamorosamente e sonoramente perso.

Giuliano Pisapia, si diceva, non è un moderato. Non lo è per frequentazioni politiche, ma lo è forse per la sua capacità di coniugare la sua provenienza dalla cosiddetta “buona borghesia” milanese con la sua radicalità politica mai in discussione. Lo è nel temperamento, così lontano e diametralmente opposto alla retorica berlusconiana ed alla protervia dei demagoghi di centrodestra come La Russa, Bossi, Santanchè ed altri.

E forse, questa tornata elettorale dovrebbe insegnare qualcosa anche ai maestri e padri fondatori del PD, sempre pronti a dispensare le ricette con cui si vincono sicuramente le contese elettorali. Secondo i demiurghi D’Alema, Veltroni e Cacciari i candidati sono da scegliersi in ambito centrista, con minori connessioni possibili con ambienti legati al  lavoro ed agli operai e con una buona dose di appoggio da parte delle gerarchie cattoliche. Questo è, a grandi linee, l’identikit del candidato ideale per vincere le elezioni senza spaventare l’elettorato cosiddetto moderato e conquistando il famigerato centro. Quel centro che, dati alla mano, non ha forse la consistenza che piacerebbe ai terzopolisti Casini, Fini e Rutelli che escono decisamente ridimensionati da un confronto che li vede schiacciati.

In questa tornata elettorale a Milano, come a Napoli, dove De Magistris, sostenuto da IdV e FdS va al ballottaggio contro la destra escludendo il candidato del PD, si registrano i risultati più interessanti. Questi esiti dovrebbero comunicare ai teorici della vocazione maggioritaria del Partito Democratico e della autosufficienza del PD che esiste un  panorama politico dichiaratamente di Sinistra ed alla sinistra del PD stesso che non può essere fagocitato ed assorbito nelle semplici logiche dell’alternanza, ma che chiede un rinnovamento ed una alternativa che il Partito Democratico da solo non può, non è capace e forse non vuole nemmeno offrire.

Spesso tra le differenze emerge anche la grande distanza che caratterizza l’elettorato del PD dal gruppo politico che lo dirige. Oggi la base di quel partito vede cose che i propri dirigenti nazionali e locali non vedono o preferiscono non guradare.

Per tornare alle piccole e grandi differenze tra Pisapia e Moratti sarebbe utile soffermarsi per un istante sui quartieri generali in cui i candidati milanesi hanno fissato i loro comitati elettorali. Questo aspetto appare di per sè una piccolezza nel gioco delle differenze citato all’inizio, ma analizzando bene i luoghi deputati ad ospitare i candidati, si capisce che la differenza non è poi così sottile.

La candidata di centro destra aveva il suo comitato elettorale presso la Fondazione Cariplo, mentre Pisapia situava il proprio al Teatro dell’Elfo. La differenza inizia a farsi più marcata quando consideriamo che si tratta, per la prima, di una fondazione che nasce direttamente da una banca e per il secondo di un teatro.  Sono in gioco due visioni politiche sostanzialmente diverse in questa scelta. Nella scelta di un teatro si indica di privilegiare la cultura, il mondo della comunicazione attraverso le forme artistiche ed un mondo che ha la sua stretta connessione con la scuola, la formazione ed anche le università. Una sensibilità che non trova riscontro e risonanza nella controparte di centro destra. Del resto il destino che il mondo della scuola in ogni ordine e grado ha avuto con le amministrazioni di centrodestra e la sua situazione di sfacelo è sotto gli occhi di tutti. Letizia Moratti è stata inoltre Ministro della Pubblica Istruzione e dell’università e Ricerca prima della Gelmini e questo la dice lunga…

Scegliendo una banca non si può che ammiccare alle simpatie per il mondo speculativo e un po’ arraffone dei furbetti di casa nostra, dove le banche decidono che Parmalat è affidabile e scaricano sui risparmiatori i debiti di Callisto Tanzi. E’ il mondo dell’economia globale, nel senso deteriore del termine, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che con un termine un po’ forte, ma del tutto vicino alla realtà, potremmo chiamare i veri affamatori di popolo, quelli che soffiano sul fuoco delle privatizzazioni, delle esternalizzazioni e così via. Quel mondo confindustriale che applaude il manager di Thyssenkrupp e si straccia le vesti per l’ “eroico Marchionne”.

Ed allora forse, una differenza che appariva così sottile all’inizio, comincia con lo scavare una voragine da cui emergono poi due mondi totalmente diversi e così in grado di mostrare per l’ennesima volta, se ancor ce ne fosse bisogno, che la equidistanza in politica, così cara talvolta ai dirigenti del PD, è l’illusione più sciocca a cui si possa credere. Illusione nella quale non solo cade la sinistra moderata italiana, visto che il direttore del Fondo Monetario Internazionale, quello Strauss-Kahn oggi implicato in problemi di giustizia non di poco conto, era il candidato in pectore destinato a divenire, per il Partito Socialista Francese, il principale favorito alla presidenza della Repubblica.

In sostanza, senza tirare in ballo i concetti di destra e sinistra parodiati anche da Gaber in una famosa canzone, le differenze ci sono e sarebbe bene che a sinistra facessimo tutto per metterle in evidenza piuttosto che seguire i cattivi profeti alla Cacciari che tentano invece di sfumare il tutto giocando a chiudere gli occhi.

Abbiamo sempre bisogno di un nemico da combattere .

Ghé nien de fa, in milanese non c’è niente da fare, non c’è giorno che passi che la televisione non ci propini un dato sul disastro economico e sociale in cui si sta riducendo il nostro paese, ma per questo governo e per la sua maggioranza il problema principale è che questa Italia è in mano ai comunisti.
Di volta in volta a turno i molto onorevoli della maggioranza, denunciano un problema (comunista) nella giustizia, nell’informazione, nelle istituzioni e nella scuola, che bisogna “riformare”.
Ed è così che la nuova ed ennesima sortita, questa volta a cura della signora Carlucci e company, denuncia i libri di testo scolastici. Colpevoli, come disse anche Berlusconi della scuola pubblica, di inculcare nelle menti giovanili idee di sinistra e comuniste.
D’altronde siamo in clima di guerra e guerra sia, fuori dal paese con i bombardamenti e quant’altro e guerra in casa contro la costituzione, le istituzioni e il nemico di sempre, i comunisti e la sinistra in generale.
Basta e ora di finirla, è una vergogna e un indecenza, siete ridicoli.
E la sensazione di repulsione e di rigetto non è nella campagna diffamatori, che c’è sempre stata anche in passato nello scontro tra forze politiche vedi i comunisti che mangiano i bambini, ma nell’ignoranza tradotta in virtù e portata fino all’estremo del rincoglionimento di se stessi e nel disprezzo verso i cittadini.
Ogni regime tende ad “adeguare” la cultura del paese al sistema politico ed economico esistente, e dal dopo guerra quest’Italia è sempre stata governata da una Democrazia Cristiana e dal pensiero FIAT voluntas tua e a parte due legislature “incompiute” di governo Prodi tra, l’altro anche lui democristiano, Berlusconi e i suoi accoliti o meglio sudditi l’hanno fatta sempre da padroni. Mentre i comunisti italiani non sono mai stati veramente al governo di questo paese però si son sempre battuti democraticamente per sostenere e attuare appieno i principi fondamentali della nostra Costituzione: Pace, Libertà, Uguaglianza, Democrazia, principi sani per vivere in una comunità che si vuole chiamare “società civile”, cosa che invece i nostri governanti non hanno nella sostanza mai rispettato e attuato e forse è per questo che la vogliono cambiare.
Ma il vero problema di tali sortite e che fanno parte di una cultura per sostenere oggi e perpetrare nel tempo ciò che la nostra storia ha già conosciuto. La necessità delle guerre, dei nemici da combattere con ogni mezzo fuori e dentro il paese e il mantenimento delle disuguaglianze nel mondo.

L’esser felici di vivere questo scampolo di vita perché vivi in questa umanità e condividi le cose che ci circondano su questa terra non fa parte del loro vil pensiero. Essi sono parte integrante di questo sistema tossico e inquinante come un disastro nucleare che sta distruggendo il pianeta.
E noi dobbiamo ripartire da qui, ripulire il pianeta da questa cultura di guerra che vuole la supremazia del libero mercato fine a se stesso per l’opulenza di pochi a discapito dei molti, Marchionne come Berlusconi.
Ciò che dobbiamo chiederci e se i nostri figli e i figli dei nostri figli dovranno combattere gli uni contro gli altri in una guerra perenne, fratricida e disumana. Bertrand Russell e Albert Einstein dissero “il dilemma che abbiamo di fronte e se dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l’umanità dovrà rinunciare alla guerra”.

L’elogio della “non moderazione”

“Ho inteso dire che le frequentazioni politiche di Giuliano Pisapia non erano da persona moderata !” Così ripeteva come un disco rotto Letizia Moratti in una conferenza stampa dove il suo imbarazzo era secondo solo alla sua stupidità. Per la signora Brichetto Arnaboldi detta Moratti è elemento di pregio e di grande onore dirsi moderata/o.

Il fatto, o meglio l’antefatto, è ormai noto e riguarda l’accusa a Pisapia da parte della Moratti di essere stato condannato per un reato (furto di auto), per il quale Pisapia è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.  L’uso della calunnia è arma ormai nota e abusata dal centrodestra e presto il risultato elettorale ci dirà quanto questo boomerang ha influito nel voto dei milanesi.

In poche parole, essere un moderato, in quanto tale, sarebbe per la sindaca una grande virtù. Assegnare un valore alla moderazione fine a se stessa è un azzardo a dir poco esagerato. Personalmente provo simpatia per chi moderato non è e possiede la coerenza ed il coraggio di dichiararlo in modo netto ed esplicito. E questo, se si vuole, è semplicemente un ideale proseguimento di quella logica e quella linea che ci lega a quel bellissimo scritto di Antonio Gramsci passato alla storia come “Odio gli indifferenti” (http://www.antoniogramsci.com/cittafutura.htm).

La moderazione ha coinciso spesso con una sorta di indifferenza e di mancata partecipazione. Non è poi per nulla degna di grande rivelazione l’affermazione secondo cui Giuliano Pisapia non è politicamente moderato. Una persona che, nel corso della sua storia politica, passa, con coerenza, da Democrazia Proletaria a Rifondazione Comunista ed infine approda a Sinistra Ecologia e Libertà, cosa volete che sia ? La sindaca di Milano ha affermato una ovvietà che un bambino non sottolineerebbe nemmeno.

Sarebbe però opportuno sottolineare la moderazione che alberga nello schieramento che sostiene Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti. Credo non sia da moderati affrontare una campagna elettorale con circa 12 milioni di euro forniti dal marito petroliere, il quale può donare alla consorte una preziosa dote (e lo fa per la seconda volta a 5 anni di distanza) con cui affrontare una campagna elettorale dove mai la candidata ha parlato delle tematiche sull’amministrazione di Milano.

Non è moderato possedere una casa con la “batcaverna” come il figlio della sindaca che, in barba a regole e norme vigenti, ha ristrutturato uno stabile ad uso industriale per farne una abitazione privata con tutti i comfort del caso violando tutta una serie di regolamenti e sperando in un condono che mammina avrebbe certamente approvato.

Non penso sia moderato avere in lista, perchè ancora c’è, nonostante la cancellazione o l’abiura del PdL, il candidato Stefano Lassini responsabile della campagna di affissione dei manifesti contro i magistrati di Milano assimilati a brigatisti e terroristi.

E’ poco moderato dare ospitalità nelle prorpie liste a candidati come Marco Clemente, che intrattengono rapporti con la destra estrema (Casa Pound o altre amenità del genere alberganti nelle medesime fogne) oltre che con l’ndrangheta e che, in una itercettazione avrebbe detto “Speriamo che muoia come un cane” riferendosi ad un gestore di un locale non intenzionato a pagare il pizzo.

Non è ovviamente di stampo moderato la lista “La Destra” di Storace che sostiene la Moratti in questa folle campagna elettorale milanese  ! Come moderati non sembrano essere gli alleati della Lega Nord che tra i suoi dirigenti ed esimii rappresentanti annovera Borghezio e Salvini che brillano per proposte quali la presenza sulle metropolitane e mezzi pubblici di vagoni destinati agli extra-comunitari.

Erano forse moderate le frequentazioni di un tale Ignazio La Russa, oggi ahinoi Ministro della Difesa, abile scalciatore e picchiatore di giornalisti. Oggi più che ministro appare assimilabile ad un gorilla al servizio del Presidente del Consiglio. Probabilmente le sue frequentazioni ed i suoi comportamenti hanno poco di moderato anche oggi !

E sulla moderazione di Daniela Santanchè vogliamo parlarne ???

Sappiamo quali simpatie legano spesso il mondo imprenditoriale milanese con la destra di casa nostra e sappiamo che Letizia Moratti ha negli anni coltivato assiduamente questi rapporti. Che sia moderato anche stare dalla parte di coloro i quali applaudono la morte di sette operai ? Che sia da moderati esprimere solidarietà al manager di una ditta responsabile delle più gravi mancanze e carenze per la sicurezza dei lavoratori ?

Se questi sono i moderati preferisco di gran lunga gli estremisti come Giuliano Pisapia !!!


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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