Archivio per 20 aprile 2011

La salutare provocazione di Asor Rosa

di Giovanni Palombarini
Certamente la provocazione di un democratico come Asor Rosa è stata forte (leggi qui). Dire che oggi per difendere i capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano sarebbe necessario l’intervento di carabinieri e polizia può sembrare una bestemmia, anche se chi ha proposto una simile idea è un intellettuale indipendente e isolato, che non ha nulla a che fare con carabinieri e polizia e altri “poteri forti”, che alle spalle non ha partiti, lobby o televisioni, e che scrive di tanto in tanto su un piccolo se pur glorioso giornale.
Eppure oggi simili provocazioni appaiono salutari. In certi momenti gli scandali sono opportuni. Perché tutti sanno benissimo che iniziative di carabinieri e polizia sono per fortuna impossibili. Ma tutti i democratici vedono il succedersi di attacchi forsennati, diretti e indiretti, alla Costituzione repubblicana; la marginalizzazione crescente di quello che dovrebbe essere il fondamento della Repubblica, il lavoro, della sua dignità, dei suoi diritti; un parlamento ridotto, grazie alla subalternità senza incrinature della maggioranza ai voleri e agli interessi del presidente del consiglio (che, grazie alla legge elettorale “porcata”, ha scelto i parlamentari e sceglierà i prossimi), a una sede dove non si discute più ma si praticano prepotenze e risse; la demonizzazione e l’impoverimento della scuola pubblica e gli attacchi a ogni tipo di cultura; i guasti di un conflitto di interessi che non ha eguali al mondo; i disegni, accompagnati da ingiurie di ogni genere, per ridurre l’autonomia e il ruolo degli organismi di garanzia, dalla magistratura alla Corte costituzionale, fino allo stesso presidente della repubblica. Solo ieri Giorgio Napolitano è stato costretto a difendere pubblicamente una magistratura che vuole fare i processi che riguardano l’on. Silvio Berlusconi, da questi definita un’associazione a delinquere con finalità eversive, e a condannare i manifesti sui muri di Milano, opera di un esponente del Pdl, con le scritte «toghe rosse ingiustizia per tutti» e «via le Br dalle procure».
Questa è una democrazia? Da molti anni, in pratica dall’esplosione del “craxismo” negli anni ottanta, si parla nel nostro paese di una democrazia “senza qualità”; ma mai come oggi la definizione appare appropriata. La concezione che sembra ormai passata nella coscienza collettiva è che la democrazia è assicurata dal fatto che ogni cinque anni si vota (dato ovviamente essenziale) e che chi vince può fare tutto, a cominciare da leggi che tutelino i suoi interessi, anche personali. La legittimazione elettorale è l’unico dato che conta. Legalità, partecipazione, indisponibilità di principi fondamentali, rispetto degli equilibri istituzionali passano in secondo piano. Al di là di tutto quanto si va compiendo per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi – dal lodo Schifani al lodo Alfano, dalla prescrizione “brevissima” alle altre “leggi vergogna”, fino all’incredibile attestazione di verità di 315 parlamentari circa la convinzione del presidente del consiglio di avere a che fare, la notte della telefonata alla Questura di Milano, con la nipote di un capo di Stato estero – ad allarmare è soprattutto il disvelarsi sempre più nitido di un disegno complessivo di ristrutturazione dei rapporti sociali e dell’intero sistema istituzionale, corrispondente a una concezione formalistica ed elitaria della democrazia, nell’ambito del quale si è posto all’ordine del giorno il tema di una forte centralizzazione del potere ed è stata posta anche la questione dei limiti della libertà di stampa specialmente con riferimento ai fatti di criminalità politico-amministrativa (si pensi all’originario disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche), con la contemporanea occupazione della Rai.
A fronte di tutto ciò l’opposizione di sinistra appare oggettivamente debole. Da un lato quella tradizionale, che per la sua strategia è stata definita da qualcuno “sinistra delle compatibilità”, ormai riunita nel Pd, non sembrava in grado di contrapporre una politica alternativa a quella delle destre; dall’altro in occasione delle elezioni politiche del 2008 nessuna delle componenti di quella che veniva definita “sinistra antagonista” è riuscita ad avere una rappresentanza in parlamento, e fino a tutto il 2010 non è riuscita a trovare una qualche aggregazione.
Allora, che Giuliano Ferrara se la prenda con uno stuolo di “puritani” allarmati per i rischi che corre la democrazia e per il declino del paese, e in particolare, per la sua proposta/provocazione, con «un italianista che sbaglia congiuntivo e indicativo», i cui innumerevoli scritti sono peraltro nelle librerie di migliaia di italiani, non meraviglia più di tanto (rimane peraltro la curiosità di vedere cosa dirà del messaggio di ieri del Presidente della Repubblica). Quello che sconcerta sono invece gli appelli bipartisan contro “l’antidemocrazia anticostituzionale” di Asor Rosa. Chissà se i sottoscrittori dell’appello riusciranno un giorno a firmarne tutti insieme un altro, contro i programmi per il futuro spavaldamente esposti dal Presidente del Consiglio, contro il degrado della democrazia repubblicana e il declino, anche etico, del paese, che sono sotto gli occhi di tutti.

Liberazione del 20 aprile 2011

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