referendum acqua pubblica

Referendum acqua: le differenze fra i quesiti del Forum e quello dell’IdV



Pubblico un intervento, tratto dalla mailing list della campagna referendaria, di Corrado Oddo, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, di chiarimento sulle differenze fra i referendum del Forum e quello dell’Italia dei Valori, con l’intenzione di contribuire a fare chiarezza su questa questione.
Nei link allegati in calce i testi normativi di riferimento.

[t.b., 14 maggio 2010]

di Corrado Oddo

Intervengo a proposito dei chiarimenti sui nostri quesiti referendari e su quello di IdV, perché sono girate in lista interpretazioni non del tutto corrette.

1) Sulla differenza tra i nostri quesiti
Il quesito di IdV nella sostanza prevede che l’affidamento del servizio idrico avvenga sulla base delle norme del Codice ambientale, e cioè il decreto legislativo 152/2006 art. 150, e quindi lasciando libertà agli Enti locali di farlo tramite gara o affidamento ad una Spa mista, con la scelta del socio privato tramite gara, o ad una Spa a totale capitale pubblico.
Per il resto rimane in vigore l’art. 23-bis come modificato dal decreto Ronchi e dunque anche le scadenze del 2011 e 2010 entro le quali decadono le attuali Spa a totale capitale pubblico, a meno che si trasformino in Spa miste con l’ingresso di un socio privato almeno al 40%; rimane anche l’obbligo entro la metà del 2013 e la fine del 2015 per far scendere la quota pubblica nelle società quotate prima al 40% e poi al 30%…
E’ evidente che il quesito di IdV non affronta alla radice la questione delle privatizzazione del servizio idrico, visto che quelle fatte finora sono state realizzate proprio tramite l’art. 150 del d. leg.vo 152/2006 e, inoltre, lascia inalterate le scadenze molto ravvicinate di scadenza delle Spa a totale capitale pubblico e di completa privatizzazione delle società quotate.
La differenza fondamentale con i nostri quesiti è dunque questa: noi chiediamo di abrogare tutta la legislazione che ha favorito i processi di privatizzazione, compreso l’art. 150 del d. legislativo 152/2006, per aprire la strada alla ripubblicizzazione del servizio idrico.

2) Sugli effetti dell’approvazione dei nostri quesiti e sulla questione del vuoto legislativo
L’approvazione dei nostri quesiti referendari di fatto comporterebbe il passaggio ad una reale gestione pubblica del servizio idrico. Infatti, nell’immediato, non ci sarebbe un vero vuoto legislativo, perché rimane in vigore l’art. 114 del Testo Unico Enti Locali 267/2000 che prevede la gestione tramite Aziende speciali. Questa, nell’immediato, sarebbe l’unica scelta per i nuovi affidamenti, perché l’art. 114 non lascia libertà di scelta agli Enti Locali tra varie forme, dalla gestione in economia alla gara…
Poi, è evidente che sarebbe necessario intervenire con una riscrittura complessiva della legislazione, perché, anche con la vigenza dell’art. 114, non ci sarebbe più una norma compiuta sull’affidamento del servizio idrico e, in più, il nostro 3° quesito, quello sull’abrogazione della remunerazione del capitale investito, spinge anch’esso in quella direzione, visto che modifica radicalmente il sistema tariffario.
Tutto ciò apre la strada alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
E’ utile sottolineare, per ribattere a Bersani del PD, che proprio la strada referendaria favorisce una soluzione legislativa che, invece, senza referendum e stante gli attuali rapporti di forza in Parlamento, è oggi del tutto impraticabile.
Va poi detto che, nelle nostre intenzioni, l’idea della ripubblicizzazione non è puramente un cambio di natura giuridica, ma guarda al modello del pubblico partecipato, che va al di là della dicotomia classica pubblico-privato, e, invece, come ci ricorda sempre Rodotà, è quella più adeguata per affrontare la questione della proprietà collettiva di un bene comune, com’è l’acqua. Su questo piano, per esempio, è molto importante la proposta di legge scritta assieme dal Comitato pugliese e dal Forum nazionale assieme alla Giunte regionale Puglia che, oltre a intervenire per ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese, prevede con l’art. 6 proprio il governo pubblico partecipato dell’Acquedotto Pugliese.

3) Sulla questione dell’ammissibilità dei nostri quesiti e di quello dell’IdV
Come ci ricordano i “nostri” giuristi che hanno elaborato i nostri quesiti referendari, la giurisprudenza della Corte Costituzionale nei giudizi di ammissibilità è estremamente ondivaga e utilizza parametri elastici e principi eterogenei. Quindi è difficile, su questo piano, formulare giudizi definitivi e, anzi, è utile diffidare da certezze indiscutibili. Per dirla con una battuta, ma non troppo, forse per convincere la Corte che i nostri quesiti sono inappuntabili bisogna portare tante firme, puntare a raggiungere il milione di firme, cosa che è nelle nostre possibilità visto l’andamento veramente entusiasmante delle prime 3 settimane di raccolta firme.
Ma, al di là di ciò, se devo esprimere un’opinione, mi pare si possa dire che il quesito referendario dell’IdV presenta difficoltà non minore dei nostri quesiti referendari rispetto all’ammissibilità: infatti, come spiegano bene i “nostri” giuristi (consiglio a tutti la lettura della loro relazione), l’obiezione più forte, anche se non veritiera, che si può opporre all’ammissibilità è quella della “norma comunitariamente necessaria”, cioè proveniente da obblighi comunitari, che non sarebbe possibile sottoporre a referendum. Ma questo vale sia per noi che per il quesito di IdV.

Sperando di aver contribuito alla chiarezza necessaria, abbraccio tutt*.


Allegati:



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