Archivio per 14 aprile 2011

referendum acqua pubblica

Referendum acqua: le differenze fra i quesiti del Forum e quello dell’IdV



Pubblico un intervento, tratto dalla mailing list della campagna referendaria, di Corrado Oddo, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, di chiarimento sulle differenze fra i referendum del Forum e quello dell’Italia dei Valori, con l’intenzione di contribuire a fare chiarezza su questa questione.
Nei link allegati in calce i testi normativi di riferimento.

[t.b., 14 maggio 2010]

di Corrado Oddo

Intervengo a proposito dei chiarimenti sui nostri quesiti referendari e su quello di IdV, perché sono girate in lista interpretazioni non del tutto corrette.

1) Sulla differenza tra i nostri quesiti
Il quesito di IdV nella sostanza prevede che l’affidamento del servizio idrico avvenga sulla base delle norme del Codice ambientale, e cioè il decreto legislativo 152/2006 art. 150, e quindi lasciando libertà agli Enti locali di farlo tramite gara o affidamento ad una Spa mista, con la scelta del socio privato tramite gara, o ad una Spa a totale capitale pubblico.
Per il resto rimane in vigore l’art. 23-bis come modificato dal decreto Ronchi e dunque anche le scadenze del 2011 e 2010 entro le quali decadono le attuali Spa a totale capitale pubblico, a meno che si trasformino in Spa miste con l’ingresso di un socio privato almeno al 40%; rimane anche l’obbligo entro la metà del 2013 e la fine del 2015 per far scendere la quota pubblica nelle società quotate prima al 40% e poi al 30%…
E’ evidente che il quesito di IdV non affronta alla radice la questione delle privatizzazione del servizio idrico, visto che quelle fatte finora sono state realizzate proprio tramite l’art. 150 del d. leg.vo 152/2006 e, inoltre, lascia inalterate le scadenze molto ravvicinate di scadenza delle Spa a totale capitale pubblico e di completa privatizzazione delle società quotate.
La differenza fondamentale con i nostri quesiti è dunque questa: noi chiediamo di abrogare tutta la legislazione che ha favorito i processi di privatizzazione, compreso l’art. 150 del d. legislativo 152/2006, per aprire la strada alla ripubblicizzazione del servizio idrico.

2) Sugli effetti dell’approvazione dei nostri quesiti e sulla questione del vuoto legislativo
L’approvazione dei nostri quesiti referendari di fatto comporterebbe il passaggio ad una reale gestione pubblica del servizio idrico. Infatti, nell’immediato, non ci sarebbe un vero vuoto legislativo, perché rimane in vigore l’art. 114 del Testo Unico Enti Locali 267/2000 che prevede la gestione tramite Aziende speciali. Questa, nell’immediato, sarebbe l’unica scelta per i nuovi affidamenti, perché l’art. 114 non lascia libertà di scelta agli Enti Locali tra varie forme, dalla gestione in economia alla gara…
Poi, è evidente che sarebbe necessario intervenire con una riscrittura complessiva della legislazione, perché, anche con la vigenza dell’art. 114, non ci sarebbe più una norma compiuta sull’affidamento del servizio idrico e, in più, il nostro 3° quesito, quello sull’abrogazione della remunerazione del capitale investito, spinge anch’esso in quella direzione, visto che modifica radicalmente il sistema tariffario.
Tutto ciò apre la strada alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
E’ utile sottolineare, per ribattere a Bersani del PD, che proprio la strada referendaria favorisce una soluzione legislativa che, invece, senza referendum e stante gli attuali rapporti di forza in Parlamento, è oggi del tutto impraticabile.
Va poi detto che, nelle nostre intenzioni, l’idea della ripubblicizzazione non è puramente un cambio di natura giuridica, ma guarda al modello del pubblico partecipato, che va al di là della dicotomia classica pubblico-privato, e, invece, come ci ricorda sempre Rodotà, è quella più adeguata per affrontare la questione della proprietà collettiva di un bene comune, com’è l’acqua. Su questo piano, per esempio, è molto importante la proposta di legge scritta assieme dal Comitato pugliese e dal Forum nazionale assieme alla Giunte regionale Puglia che, oltre a intervenire per ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese, prevede con l’art. 6 proprio il governo pubblico partecipato dell’Acquedotto Pugliese.

3) Sulla questione dell’ammissibilità dei nostri quesiti e di quello dell’IdV
Come ci ricordano i “nostri” giuristi che hanno elaborato i nostri quesiti referendari, la giurisprudenza della Corte Costituzionale nei giudizi di ammissibilità è estremamente ondivaga e utilizza parametri elastici e principi eterogenei. Quindi è difficile, su questo piano, formulare giudizi definitivi e, anzi, è utile diffidare da certezze indiscutibili. Per dirla con una battuta, ma non troppo, forse per convincere la Corte che i nostri quesiti sono inappuntabili bisogna portare tante firme, puntare a raggiungere il milione di firme, cosa che è nelle nostre possibilità visto l’andamento veramente entusiasmante delle prime 3 settimane di raccolta firme.
Ma, al di là di ciò, se devo esprimere un’opinione, mi pare si possa dire che il quesito referendario dell’IdV presenta difficoltà non minore dei nostri quesiti referendari rispetto all’ammissibilità: infatti, come spiegano bene i “nostri” giuristi (consiglio a tutti la lettura della loro relazione), l’obiezione più forte, anche se non veritiera, che si può opporre all’ammissibilità è quella della “norma comunitariamente necessaria”, cioè proveniente da obblighi comunitari, che non sarebbe possibile sottoporre a referendum. Ma questo vale sia per noi che per il quesito di IdV.

Sperando di aver contribuito alla chiarezza necessaria, abbraccio tutt*.


Allegati:



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Acqua, come ci sarà tolta. Un articolo di approfondimento sulla legge che privatizza i servizi idrici locali.

– Chi della privatizzazione si è pentito: il caso di Parigi.
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– Per capire la logica della appropriazione capitalistica dei beni comuni (che trasforma i precedenti proprietari/possessori in poveri, in proletari, in “clienti” dipendenti…) sono illuminanti le pagine del XXIV capitolo del I libro del Capitale di Marx dedicate alla “accumulazione originaria”: in questo post se ne trova una sintesi; vi si può leggere anche la testimonianza di Tommaso Moro, l’autore di Utopia, sul fenomeno delle enclosures con cui nel XVI secolo si attuò la privatizzazione delle terre comuni.
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Diamo la caccia al caccia

di [FP] (UNIMONDO.ORG del 14 APRILE 2011)
Continua la campagna “Stop-F35 Diamo la caccia al caccia”. Come dimostra annualmente Sbilanciamoci in Italia gli investimenti militari complessivi godono di buona salute, mentre si tagliano le spese sociali per scuole e sanità. In particolare lo sviluppo e l’acquisto dei grandi sistemi d’arma non subisce arresti nelle intenzioni di spesa dei Governi.

Il Parlamento, purtroppo in tutt’altre faccende affaccendato, non discute nemmeno delle costosissime scelte di acquisto militare del Governo.

Con questo spirito la campagna “Stop-F35” ha scritto ieri ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputatichiedendo che il Parlamento si faccia carico di un confronto su questo costosissimo progetto che, a parere di molti, corrisponde al più grande della storia italiana in ambito militare: 15 miliardi di euro.

Lo strumento per opporsi ci sarebbe ed è la mozione 408 presentata nello scorso luglio alla Camera dall’on. Savino Pezzotta. Una simile era stata presentata dal senatore Umberto Veronesi (dimessosi lo scorso febbraio) al Senato. Entrambi chiedono al Governo di sospendere il progetto di acquisto degli oltre 130 caccia d’attacco JSF-F35.

Il progetto ha già raddoppiato, come spesso accade, i costi previsti al suo inizio sollevando dubbi nei maggiori paesi partecipanti tra cui la Gran Bretagna (che ha cancellato i propri ordini per la versione ad atterraggio verticale), la Norvegia, i Paesi Bassi e la Danimarca. Anche negli Stati Uniti, capofila di cordata, si stanno sollevando forti dubbi sulla base del costante monitoraggio fatto dal U.S. Government Accountability Office che contesta al progetto forti ritardi, il lievitare dei costi e le scarse garanzie sulla buona riuscita.

La richiesta pubblica della campagna “Stop-F35 Diamo la caccia al caccia” non casualmente venne inviata il 12 aprile 2011, giorno in cui si celebrava la “Giornata Mondiale di azione contro le Spese Militari“ per chiedere ai governi una forte virata nelle loro scelte di spesa. Il disarmo è utile e conveniente, oltre che giusto.

Recuperando una vecchia frase pronunciata da Dwight Eisenhower: “Il disarmo, con reciproco onore e fiducia, è un imperativo continuo. Insieme dobbiamo imparare come comporre le differenze, non con le armi, ma con l’intelletto e con scopi onorevoli.”

Proprio ieri il SIPRI (l’importante istituto di ricerca svedese che monitora annualmente le spese militari pubbliche) ha rilasciato i nuovi dati relativi al 2010: nonostante la profonda crisi economica mondiale e le conseguenti decisioni di tagli sulle spese pubbliche sociali i soldi investiti dai Governi per le armi e gli eserciti sono ancora in crescita: +1,3% rispetto al 2009 porta a complessivi 1630 miliardi di dollari spesi. Non c’è da stupirsi se i conflitti crescono in numero ed intensità, visto che i responsabili pubblici delle nazioni sembrano voler investire in questi ambiti piuttosto che in scuole, ospedali, servizi sociali.

La campagna “Stop-F35 Diamo la caccia al caccia” è stata lanciata nel 2009 e da allora coordinata da Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo (organismo di coordinamento delle realtà che operano in Italia sul tema del disarmo e che comprende: ACLI, Agenzia per la Pace Sondrio, Amnesty International, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI-Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti – Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, ATTAC, Beati i costruttori di Pace, Campagna Italiana contro le Mine, Campagna OSM- DPN, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, FIM-Cisl, FIOM-Cgil, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gruppo Abele, ICS, Libera, Mani Tese, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, OPAL, OSCAR Ires Toscana, Pax Christi, PeaceLink, Rete di Lilliput, Rete Radiè Resch, Traduttori per la Pace, Un ponte per…)

La mobilitazione è poi sostenuta direttamente da Unimondo, GrilloNews e Science for Peace ed ha raccolto 20.000 adesioni online tramite il sito http://www.disarmo.org/nof35 ed oltre 17.000 firme cartacee tramite i moduli sottoscritti in tutta Italia.
A sostegno di questa azione pubblica sono poi partite diverse altre iniziative che hanno fatto aumentare il bacino di sostegno della campagna e dei suoi temi; in particolare vanno ricordate le diverse migliaia di firme raccolte da DisarmiamolaPace e le cartoline di pressione parlamentare promosse sia da Pax Christiche dall’Associazione Papa Giovanni XXIII.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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