Archivio per 11 aprile 2011

Nessuna guerra può essere giusta e umanitaria

La guerra è storicamente una follia del potere e dell’ economia, oggi serve solo alle multinazionali con la complicità dei governi per il controllo delle risorse  del pianeta e delle materie prime, (dal petrolio, al gas naturale,..)

Ogni grande guerra prende avvio da una menzogna, ingigantita dalla propaganda mediatica per influenzare l’ opinione pubblica in modo che si orienti come i sui  governanti.

Esemplare è stata la guerra “umanitaria” in  Iraq condotta dai governi inglese e americano, sostenuta dalla menzogna di presunte armi di distruzione di massa in possesso del regime di  Saddam Hussein.

La guerra in Libia contro il dittatore Gheddafi mascherata da intervento “umanitario” va considerata in realtà  come quella irachena, l’ ennesima battaglia delle forze USA-NATO per il ricontrollo del petrolio e del gas naturale  presente in grande quantità sul territorio libico.

La  guerra va considerata la massima degenerazione umana di un sistema economico mondiale, quello capitalista, basato sul consumo dissenato e la rapina delle risorse naturali e dei diritti umani.

Un sistema che non contempla  umanità e accoglienza, ma  soprattutto  sfruttamento per quanti costringe all’ esodo forzato lontano dalle proprie terre martoriate da povertà, disertificazione e guerre.

Oggi più che mai dobbiamo essere contro la guerra e i suoi tifosi che dimenticano che la sorte peggiore tocca sempre alle popolazioni civili, come lo dimostra anche la guerra in Libia, una follia che non risolverà i problemi del popolo libico, anzi li aggraverà.

E’ nello spirito della nostra costituzione che riproponiamo le già collaudate bandiere della pace insieme a quelle dei beni comuni, come l’uso pubblico dell’acqua, dei diritti del lavoro, della democrazia e dei diritti umani in tutte le sponde del Mediterraneo, perchè un futuro o c’è per tutti o non c’è per nessuno.

11/04/2011

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

CIRCOLO DI SENAGO

MARONI, un MINISTRO SUONATO

Di Alessandro Robecchi, pubblicato in Il Manifesto

La Francia, la Tunisia, la Germania, i leghisti che telefonano a Radio Padania. Tra un po’ per prendere a schiaffoni il ministro dell’interno Bobo Maroni bisognerà prendere il bigliettino, come al banco dei salumi (nel caso, salami padani). Ventotto! Sciaf! Ventinove!… Un po’ è che fare il ministro di lotta e di governo non è per niente facile: se durante la settimana devi sistemare gli immigrati e alla domenica devi andare ai dire ai tuoi elettori “abbasso gli immigrati”, il rischio dello sdoppiamento della personalità è forte. Maroni che dice “L’Europa manca di solidarietà” suona sincero come Barbablù che si batte per l’armonia nel matrimonio. E poi c’è che la propaganda ha spesso una scadenza, come le mozzarelle. E proprio come una mozzarella al sole è finito il famoso Decreto Sicurezza, che Bobo Maroni sbandierò nemmeno due anni fa, sull’onda della propaganda delle tivù del barzellettiere di Arcore, che doveva vincere le elezioni impaurendo gli italiani. Come scordare la ridicola sequela di ordinanze dei sindaci-sceriffi? Vietato mangiare panini per la strada, vietato girare con borsoni, vietato bere alcolici, vietato sostare nei parchi in più di due persone, fino al grottesco (vietato chiedere indicazioni stradali alle prostitute, Sanremo) e al fascista (500 euro di bonus ai vigili per ogni clandestino catturato, Adro). Anche tanti sindaci di sinistra ci cascarono con tutte le scarpe, all’urlo belluino di “non lasciamo queste cose alla destra”. Bravi: non lasciamo ‘ste cazzate alla destra, facciamole anche noi (qualcuno ricorda il prode assessore di Firenze Cioni partito per la crociata contro i lavavetri?). Ora, la Corte Costituzionale ha distribuito un po’ di bromuro agli sceriffi e un altro schiaffone a Maroni: le fantasiose ordinanze decadono. L’emergenza era finta. L’ondata di paura era finta. Gran parte del pacchetto sicurezza era finto. Le stelle degli sceriffi erano finte. Di vero ci è rimasto Bobo Maroni, come dire: ancora una volta ci è andata male.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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