Archivio per aprile 2011

2 SI ai Referendum Acqua

Perché votare sì ai 2 referendum sull’acqua
Lunedí 25.04.2011 16:03
di Legambiente

Tutti i problemi del servizio idrico in Italia

•18 milioni di cittadini (pari al 30% del totale) scaricano i loro reflui nei fiumi, nei laghi e nel mare senza depurazione
•9 milioni di abitanti (pari al 15% del totale) non sono serviti dalla rete fognaria
•la carenza di fognature e depuratori in Italia ha fatto scattare la procedura d’infrazione europea. Se non s’interviene subito, si rischia di spendere soldi in pesanti multe piuttosto che investirli per realizzare gli impianti e migliorare il servizio
•mancano politiche di efficienza e risparmioe l’adozione di tecnologie appropriate a partire dal riuso delle acque reflue depurate per l’irrigazione e nelle lavorazioni industriali
•il 33% dell’acqua potabile si perdenelle reti colabrodo di trasporto e distribuzione
•a volte l’accesso all’acqua è razionato e la distribuzione nelle case è irregolare, soprattutto nei mesi estivi
•l’acqua ha un costo mediamente basso che non ha disincentivato i grandi consumatori, come agricoltura e industria. Si deve garantire il diritto a tutti, ma anche adottare un sistema tariffario che scoraggi gli sprechi e recuperi risorse per migliorare il servizio
•manca un’authority pubblica forte, autorevole e indipendente per controllare che le gestioni rispondano ai criteri di un uso socialmente equo e ambientalmente sostenibile dell’acqua
Per la risoluzione dei problemi del servizio idrico in Italia. Per modificare il decreto Ronchi che considera erroneamente la gestione privata come la soluzione di tutti i mali e minaccia quelle gestioni pubbliche che hanno garantito un servizio efficace, efficiente ed economico.

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Un poco di dignità… ed anche di onestà !

E’ abbastanza normale che ogni separazione, divorzio o rottura che dir si voglia, lasci per terra cocci più o meno ricomponibili. Ed è altrettanto consueto che gli “ex coniugi” di turno finiscano “agli stracci”. Con la solita lucidità ed ironia lo cantava anche Francesco Guccini, che sicuramente, per quanto profetico, scrivendo la canzone “Quattro stracci”, non pensava certo di riferirsi agli strascichi politici della rottura tra Lega Nord ed il resto del Centrodestra senaghese.

Quel che è meno dignitoso, nella recente frattura della giunta Rossetti è l’emergere di una serie di attacchi, molto sotto la cintura, in cui gli amministratori, o meglio per tutti noi, gli ex-amministratori del comune di Senago si accusano di reciproche nefandezze. Il problema potrebbe essere facilmente derubricabile ad un “affare privato”, se non fosse coinvolta in questa faida l’intera cittadinanza senaghese e la salute di cittadini che pagano per l’inettitudine degli “ex-governanti”.

In una recente intervista (http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/2011/04/20/493126-agguato.shtml) la sindaca uscente ha lanciato nel campo leghista, ed anche in quello dell’opposizione del centrosinistra senaghese, la responsabilità della futura realizzazione delle vasche di laminazione a Senago. Si parla in questo caso di una ormai prossima realizzazione di questo scempio ambientale e paesaggistico e non sembra, dai toni utilizzati, che la scelta sia in qualche modo reversibile. Una conferma la si legge anche nell’editoriale del periodico “Senago noi e la città” scritto da Remo Malvestiti esponente della lista civica la Farfalla, lista che esprimeva la stessa prima cittadina.

Ma cosa ci siamo persi nel frattempo ? Come è possibile che la scelta operata a livello provinciale e/o regionale non sia più controvertibile ? Nel silenzio generalizzato si sono fatti alcuni passi in direzione esattamente opposta a quella dell’interesse generale dei cittadini di Senago. Ma l’ex sindaca dice qualcosa di più. Afferma nella suddetta intervista che “se  all’opposizione fosse realmente interessato il tema delle vasche di laminazione, anziché fare comitati per gettare fumo negli occhi, avrebbero convocato un consiglio comunale urgente. Così facendo avrebbero messo in difficoltà la Lega. Invece hanno chiesto due consigli comunali urgenti su argomenti molto meno importanti”.

Vorremmo molto pacatamente ricordare che, se il tema delle vasche di laminazione, non fosse stato portato all’attenzione della cittadinanza attraverso la fondamentale costituzione di un comitato, che ha fatto prima informazione/controinformazione e poi opposizione, probabilmente ci saremmo trovati con il cantiere in casa senza alcuna cognizione di ciò che stava avvenendo. Il tema delle vasche è oggi all’ordine del giorno solo perchè esiste un comitato antivasche che ha sensibilizzato la cittadinanza e non certo per il fatto che un’amministrazione, tutt’altro che solerte, dibatte oggi sul tema, rimbalzandosi le responsabilità in modo goffo e puerile.

Sarebbe poi importante ricordare che le responsabilità che si hanno stando al governo di una città sono di gran lunga superiori a quelle che si hanno facendo una battaglia politica dall’opposizione, dove ci si scontra con la realtà amara di essere minoranza. Le accuse dell’ex sindaca potrebbero essere rivolte in prima persona alla medesima. Se alla ex prima cittadina fosse importato qualcosa sul tema delle vasche di laminazione avrebbe intavolato una seria discussione con i suoi ex alleati.

Questo è il vero fumo negli occhi, che serve agli amministratori incapaci per trovarsi alibi poco credibili ed ancor meno verosimili. Quanto agli ex alleati leghisti ricordiamo tutti come si stracciarono le vesti in un consiglio comunale della scorsa estate per dire alla cittadinanza quanto fossero contrari alla realizzazione delle vasche a Senago. Il gioco delle parti è sin troppo evidente e i maldestri tentativi di coprirsi con una coperta assai corta altrettanto palesi.

Quando nella scorsa estate venne approvato in Consiglio Comunale un ordine del giorno di unanime contrarietà alla realizzazione delle vasche questo avvenne perchè il “Comitato antivasche” costituito da cittadini aveva già fatto la sua discesa in campo come amerebbe dire un personaggio vicino ai nostri ex amministratori.

Oggi il tema delle vasche è usato come “casus belli”, con le reciproche schermaglie di chi, come la Lega, accusa gli ex colleghi di Giunta di essere intrallazzoni, con il solito tono qualunquista e generico che caratterizza i lumbard ed il resto del centrodestra arroccato sulla difensiva che imputa ai leghisti di aver già svenduto il territorio senaghese per interessi ed equilibri politici che si giocano altrove nella provincia di Milano e nella regione Lombardia.

Sarebbe bene chiedere e pretendere oltre che un po’ di chiarezza anche un poco di dignità ed onestà, soprattutto nei confronti dei cittadini di Senago che, se si troveranno in casa le vasche di laminazione per il contenimento delle piene del Seveso, con il loro salubre contenuto, hanno il diritto di sapere a chi esprimere il loro sentito ringraziamento.

La politica fortunatamente non appartiene solo a coloro i quali abitano i palazzi dell’amministrazione ed i cittadini di Senago si oppongono e si batteranno contro la realizzazione delle vasche di laminazione e lo faranno in presenza di un commissario prefettizio nello stesso modo in cui l’avrebbero fatto con la giunta di centrodestra in carica soprattutto senza farsi riempire gli occhi dal fumo e dalla polvere sollevata dai dilettanti allo sbaraglio che per soli ventidue mesi hanno avuto l’incarico di amministrare la nostra città.

La salutare provocazione di Asor Rosa

di Giovanni Palombarini
Certamente la provocazione di un democratico come Asor Rosa è stata forte (leggi qui). Dire che oggi per difendere i capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano sarebbe necessario l’intervento di carabinieri e polizia può sembrare una bestemmia, anche se chi ha proposto una simile idea è un intellettuale indipendente e isolato, che non ha nulla a che fare con carabinieri e polizia e altri “poteri forti”, che alle spalle non ha partiti, lobby o televisioni, e che scrive di tanto in tanto su un piccolo se pur glorioso giornale.
Eppure oggi simili provocazioni appaiono salutari. In certi momenti gli scandali sono opportuni. Perché tutti sanno benissimo che iniziative di carabinieri e polizia sono per fortuna impossibili. Ma tutti i democratici vedono il succedersi di attacchi forsennati, diretti e indiretti, alla Costituzione repubblicana; la marginalizzazione crescente di quello che dovrebbe essere il fondamento della Repubblica, il lavoro, della sua dignità, dei suoi diritti; un parlamento ridotto, grazie alla subalternità senza incrinature della maggioranza ai voleri e agli interessi del presidente del consiglio (che, grazie alla legge elettorale “porcata”, ha scelto i parlamentari e sceglierà i prossimi), a una sede dove non si discute più ma si praticano prepotenze e risse; la demonizzazione e l’impoverimento della scuola pubblica e gli attacchi a ogni tipo di cultura; i guasti di un conflitto di interessi che non ha eguali al mondo; i disegni, accompagnati da ingiurie di ogni genere, per ridurre l’autonomia e il ruolo degli organismi di garanzia, dalla magistratura alla Corte costituzionale, fino allo stesso presidente della repubblica. Solo ieri Giorgio Napolitano è stato costretto a difendere pubblicamente una magistratura che vuole fare i processi che riguardano l’on. Silvio Berlusconi, da questi definita un’associazione a delinquere con finalità eversive, e a condannare i manifesti sui muri di Milano, opera di un esponente del Pdl, con le scritte «toghe rosse ingiustizia per tutti» e «via le Br dalle procure».
Questa è una democrazia? Da molti anni, in pratica dall’esplosione del “craxismo” negli anni ottanta, si parla nel nostro paese di una democrazia “senza qualità”; ma mai come oggi la definizione appare appropriata. La concezione che sembra ormai passata nella coscienza collettiva è che la democrazia è assicurata dal fatto che ogni cinque anni si vota (dato ovviamente essenziale) e che chi vince può fare tutto, a cominciare da leggi che tutelino i suoi interessi, anche personali. La legittimazione elettorale è l’unico dato che conta. Legalità, partecipazione, indisponibilità di principi fondamentali, rispetto degli equilibri istituzionali passano in secondo piano. Al di là di tutto quanto si va compiendo per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi – dal lodo Schifani al lodo Alfano, dalla prescrizione “brevissima” alle altre “leggi vergogna”, fino all’incredibile attestazione di verità di 315 parlamentari circa la convinzione del presidente del consiglio di avere a che fare, la notte della telefonata alla Questura di Milano, con la nipote di un capo di Stato estero – ad allarmare è soprattutto il disvelarsi sempre più nitido di un disegno complessivo di ristrutturazione dei rapporti sociali e dell’intero sistema istituzionale, corrispondente a una concezione formalistica ed elitaria della democrazia, nell’ambito del quale si è posto all’ordine del giorno il tema di una forte centralizzazione del potere ed è stata posta anche la questione dei limiti della libertà di stampa specialmente con riferimento ai fatti di criminalità politico-amministrativa (si pensi all’originario disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche), con la contemporanea occupazione della Rai.
A fronte di tutto ciò l’opposizione di sinistra appare oggettivamente debole. Da un lato quella tradizionale, che per la sua strategia è stata definita da qualcuno “sinistra delle compatibilità”, ormai riunita nel Pd, non sembrava in grado di contrapporre una politica alternativa a quella delle destre; dall’altro in occasione delle elezioni politiche del 2008 nessuna delle componenti di quella che veniva definita “sinistra antagonista” è riuscita ad avere una rappresentanza in parlamento, e fino a tutto il 2010 non è riuscita a trovare una qualche aggregazione.
Allora, che Giuliano Ferrara se la prenda con uno stuolo di “puritani” allarmati per i rischi che corre la democrazia e per il declino del paese, e in particolare, per la sua proposta/provocazione, con «un italianista che sbaglia congiuntivo e indicativo», i cui innumerevoli scritti sono peraltro nelle librerie di migliaia di italiani, non meraviglia più di tanto (rimane peraltro la curiosità di vedere cosa dirà del messaggio di ieri del Presidente della Repubblica). Quello che sconcerta sono invece gli appelli bipartisan contro “l’antidemocrazia anticostituzionale” di Asor Rosa. Chissà se i sottoscrittori dell’appello riusciranno un giorno a firmarne tutti insieme un altro, contro i programmi per il futuro spavaldamente esposti dal Presidente del Consiglio, contro il degrado della democrazia repubblicana e il declino, anche etico, del paese, che sono sotto gli occhi di tutti.

Liberazione del 20 aprile 2011

REFERENDUM SUL NUCLEARE

(Da Controlacrisi.org 19/04/2011)

Alla fine la paura di essere mandati a casa con la vittoria dei referendum ha fatto tremare le gambe del Governo, che ha deciso di inserire nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all’esame dell’aula del Senato, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese. Questo il testo: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.

Una scelta che avrà come conseguenza immediata la decadenza del quesito referendario contro il nucleare. Rimangono quelli per l’acqua pubblica e sul legittimo impedimento, che rischiano di vedersi ridurre le possibilità di raggiungere il quorum necessario per vincere.

Ma nonostante ciò, bisogna andare avanti con queste battaglie e fare in modo di mobilitare la maggioranza del Paese perché i referendum restanti passino il quorum e vincano i sì.

Cadute di stile e… altre cadute !

Circa ventidue mesi fa, si sentiva riecheggiare per le strade di Senago un coro, che faceva pressappoco così:

“Siamo noi, siamo noi, i padroni di Senago siamo noi !”.

L’intonazione ed il ritmo era quello tipico della curva da stadio, ma proveniva da un furgoncino con a bordo un discreto numero di baldi giovani e di valenti fanciulle che festeggiavano la “storica vittoria” del centrodestra al ballottaggio per l’elezione a Sindaco di Franca Rossetti.

Purtroppo dai tempi dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi, ci si deve anche adeguare ai cori da stadio a sfondo politico. Quando poi ci si mette il Ministro La Russa lo stile è quello tipico di un ultrà, peccato che mai un DASPO sia stato emesso nei loro confronti.

Qualcuno in Consiglio Comunale e su qualche periodico locale si è anche sbracciato per negare con molta disinvoltura ed altrettanta indignazione la presenza di quel coro, ma sembra anche qui di rivivere sempre più la logica berlusconiana che tende a negare anche l’evidenza.

Fortunatamente quel coro non risuona più ed anche la prima amministrazione di centrodestra a Senago ha già finito la propria pessima esperienza di governo della città ed oggi riecheggiano solo i lasciti, molto magri ed insoddisfacenti di una giunta che ha brillato molto per litigiosità ed incapacità e che ben poco ha concluso all’atto pratico.

Si è rischiato che questa esperienza avesse termine ancor prima, ma purtroppo l’accanimento terapeutico ha dato qualche effetto tenendo in vita una amministrazione che non aveva alcun elemento comune di linea programmatica per il governo del territorio, ma aveva invece solamente una grande ed inarrestabile sete di potere fine a se stesso. Da sottolineare che qualche soccorso dall’opposizione è stato forse causa del prolungamento dell’agonia.

Cosa ci rimane dopo la caduta della Giunta Rossetti, avvenuta per effetto delle dimissioni di 12 consiglieri comunali su 20 ?

Ci rimangono le ben magre figure con la gestione del bilancio e le gaffes sul rinnovo della convenzione con l’ErbaMatta, restano le imbarazzanti inadeguatezze della società Multiservizi che viene plasmata in salsa di centrodestra e mette in mostra più di  qualche disservizio. Strano poi che questo capiti proprio agli uomini ed alle donne “del fare”, come li chiamerebbe il premier, quelli che secondo il Presidente del Consiglio hanno capacità amministrative e valenti doti manageriali.

Rimane la gestione pressappochista e scandalosa della questione relativa alle vasche di laminazione in cui la Lega Nord si sbracciava per dire che mai a Senago si sarebbe realizzata una tale opera un vero e proprio scempio ambientale oltre che foriero di gravi rischi per la salute dei cittadini. Questo diceva la Lega senaghese mentre i suoi sodali in Regione Lombardia avevano già preso accordi sopra le nostre teste (vedi l’integerrimo Presidente del Consiglio Regionale ed esponente leghista Davide Boni).

Ora quel camioncino non percorre più le strade di Senago e se lo farà ancora, speriamo solo che sia per andare a sbullonare, svitare e smantellare definitivamente i cartelli che in “lingua padana” indicano l’ingresso a Senago (Senagh) grande simbolico lascito di un’amministrazione che ha espresso tutto il sottovuoto spinto che era in grado di dare mettendo in mostra e in modo paradigmatico il suo enorme nulla.

Ora, per favore, come direbbe il leader minimo Umberto Bossi in una delle sue inenarrabili cadute di stile: “Föra di ball !!!”

Roberto Saviano

di Paolo Persichetti (Liberazione del 17 aprile 2011)
Roberto Saviano ha querelato Liberazione. Una denuncia penale per diffamazione a mezzo stampa è stata depositata nei miei confronti, in qualità di autore degli articoli messi sotto accusa, e del direttore Dino Greco. Sembra che Saviano non abbia gradito il modo in cui ho raccontato, lo scorso 14 ottobre, la vicenda della diffida inoltrata dal centro Peppino Impastato all’editore del suo penultimo libro, La parola contro la camorra. La parola appunto, quella che Saviano dice fin dal titolo di utilizzare come strumento per combattere il crimine organizzato, veicolo di libertà che lui sostiene di difendere contro le molte censure, sempre denunciate ma mai viste; quella parola che distribuisce su tutti i supporti mediatici, a destra e manca degli schieramenti politici, resta legittima solo se da lui pronunciata. La sua parola, intesa come unica parola possibile, che perciostesso esclude le altre, soprattutto se sono critiche nei suoi confronti, se ne raccontano limiti e inesattezze, se ne mettono in mostra la faccia nascosta o molto più semplicemente se dicono: «Noi la pensiamo diversamente da te. Le verità che affermi sembrano prese dal dizionario di monsieur de Lapalisse, per non dire le volte che travalicano la realtà dissolvendosi in fantasie». Come dimostra la sistematica omissione delle fonti che rende impossibile la verifica di quel che scrive. Marta Herling, nipote di Benedetto Croce, l’ha recentemente colto in fallo per aver narrato un aneddoto della vita del filosofo napoletano ripreso da una fonte che – si è poi scoperto – riportava una testimonianza anonima. O ancora, con la denuncia di plagio, solo l’ultima in ordine di tempo, venuta dal settimanale albanese Investigim. Quella parola “altra” che per Saviano non può essere libera ma va confiscata per mezzo dell’intimidazione penale, della richiesta di carcere e dell’accusa di corrività con quelli che lui ha eletto suoi acerrimi nemici mortali, i Casalesi. I suoi critici sono immediatamente considerati amici dei suoi nemici. I familiari e il centro intitolato a Peppino Impastato, militante di Democrazia proletaria, animatore a Cinisi di una emittente libera, “Radio aut”, assassinato nel maggio 1978 dai sicari di Tano Badalamenti, boss ferocemente anticomunista saldamente legato al potere democristiano, avevano segnalato alcune inesattezze presenti nel suo testo e chiedevano di apportare le dovute correzioni. Messo in discussione come amministratore della storia di un’antimafia che non conosce, anche per evidenti ragioni anagrafiche, Saviano non solo ha opposto uno sprezzante silenzio, un’indifferenza che segnala come il rifiuto di adularlo sia per lui una insopportabile e delittuosa ferita narcisistica, ma non ha impedito ad Einaudi di comportarsi ancora peggio. La casa torinese acquistata da Berlusconi ha minacciato i familiari di ritorsioni legali se non avessero smesso di agitarsi pubblicamente. L’intera vicenda potete trovarla con dovizia di particolari sul sito del centro (www.centroimpastato.it). La querela contro Liberazione appare dunque un diversivo, l’espediente che capovolge l’ordine del problema e per giunta suona come una promessa di punizione contro chi ha osato dare voce alle critiche. Del secondo articolo, un corsivo – apparso il 10 novembre del 2011 – sulla sua prestazione televisiva offerta nella prima puntata di Vieni via con me, non so dirvi molto di più se non che sono assolutamente consapevole d’aver commesso l’imperdonabile crimine di lesa maestà. Ma dovrebbe esser noto che a Liberazione non sono graditi i monarchi, tanto più le monarchie intellettuali. Della questione Saviano ci siamo occupati a partire da quello che Alessandro Dal Lago ha definito «il dispositivo». Una funzione intellettuale che appartiene alla particolare categoria degli imprenditori morali, al prototipo dei creatori di norme, come codificato dal sociologo Howard S. Becker che in Outsiders scrive: «Opera con un’etica assoluta: ciò che vede è veramente e totalmente malvagio senza nessuna riserva e qualsiasi mezzo per eliminarlo è giustificato. Il crociato è fervente e virtuoso, e spesso si considera più giusto e virtuoso degli altri». Il dispositivo Saviano con le sue parole, i suoi libri, le sue prese di posizione, la sua semplice presenza, legittimate dalla postura cristica e l’interpretazione vittimistica del proprio ruolo, garantisce sulla verità morale, sempre più distante da quella storica. Una macchina da guerra mediatica messa a totale disposizione degli imprenditori delle emergenze, dei guerrieri delle battaglie giudiziarie contro il crimine. Il risultato è una trasfigurazione della lotta contro le organizzazioni criminali che rende mistica la legalità, edifica una forma di Stato etico che fa della soluzione giudiziario-militare predicata una medicina peggiore del male. Del personaggio Saviano meglio tacere. Gli preferiamo uomini come Vittorio Arrigoni che non si ritenevano depositari di nulla e mettevano in gioco le proprie idee senza imboscarsi dietro potenti gruppi editoriali-finanziari.

Mobilitazione pensionati SPI CGIL

ROMA, 15 APR – Due giorni di mobilitazione dei pensionati della Cgil, a Roma, il 19 ed il 20 aprile.
«Sono ormai più di due anni – spiega lo Spi in una nota – che il sindacato pensionati della Cgil ha avanzato all’attuale Governo una serie di richieste senza avere nessuna risposta». Tra queste, la necessità di garantire alle nuove generazioni una pensione dignitosa; di rivalutare le pensioni in corso, considerando che il 65% dei pensionati percepisce meno di 750 mensili, 4 milioni di questi non arrivano a 500 mensili; di reintrodurre il Fondo nazionale per i non autosufficienti; di dar vita ad un progetto nazionale per assicurare i livelli essenziali di assistenza sanitaria su tutto il territorio del Paese.
«L’iniziativa dello Spi-Cgil – sottolinea il segretario generale Carla Cantone – rientra pienamente nella mobilitazione della Cgil contro questo Governo, in preparazione dello sciopero generale per il 6 maggio. Un Governo che non ha una politica economica, finanziaria, che manca di un progetto concreto per la crescita del Paese, che garantisca l’occupazione, la giustizia sociale e l’equità tra i cittadini». (ANSA).

referendum acqua pubblica

Referendum acqua: le differenze fra i quesiti del Forum e quello dell’IdV



Pubblico un intervento, tratto dalla mailing list della campagna referendaria, di Corrado Oddo, del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, di chiarimento sulle differenze fra i referendum del Forum e quello dell’Italia dei Valori, con l’intenzione di contribuire a fare chiarezza su questa questione.
Nei link allegati in calce i testi normativi di riferimento.

[t.b., 14 maggio 2010]

di Corrado Oddo

Intervengo a proposito dei chiarimenti sui nostri quesiti referendari e su quello di IdV, perché sono girate in lista interpretazioni non del tutto corrette.

1) Sulla differenza tra i nostri quesiti
Il quesito di IdV nella sostanza prevede che l’affidamento del servizio idrico avvenga sulla base delle norme del Codice ambientale, e cioè il decreto legislativo 152/2006 art. 150, e quindi lasciando libertà agli Enti locali di farlo tramite gara o affidamento ad una Spa mista, con la scelta del socio privato tramite gara, o ad una Spa a totale capitale pubblico.
Per il resto rimane in vigore l’art. 23-bis come modificato dal decreto Ronchi e dunque anche le scadenze del 2011 e 2010 entro le quali decadono le attuali Spa a totale capitale pubblico, a meno che si trasformino in Spa miste con l’ingresso di un socio privato almeno al 40%; rimane anche l’obbligo entro la metà del 2013 e la fine del 2015 per far scendere la quota pubblica nelle società quotate prima al 40% e poi al 30%…
E’ evidente che il quesito di IdV non affronta alla radice la questione delle privatizzazione del servizio idrico, visto che quelle fatte finora sono state realizzate proprio tramite l’art. 150 del d. leg.vo 152/2006 e, inoltre, lascia inalterate le scadenze molto ravvicinate di scadenza delle Spa a totale capitale pubblico e di completa privatizzazione delle società quotate.
La differenza fondamentale con i nostri quesiti è dunque questa: noi chiediamo di abrogare tutta la legislazione che ha favorito i processi di privatizzazione, compreso l’art. 150 del d. legislativo 152/2006, per aprire la strada alla ripubblicizzazione del servizio idrico.

2) Sugli effetti dell’approvazione dei nostri quesiti e sulla questione del vuoto legislativo
L’approvazione dei nostri quesiti referendari di fatto comporterebbe il passaggio ad una reale gestione pubblica del servizio idrico. Infatti, nell’immediato, non ci sarebbe un vero vuoto legislativo, perché rimane in vigore l’art. 114 del Testo Unico Enti Locali 267/2000 che prevede la gestione tramite Aziende speciali. Questa, nell’immediato, sarebbe l’unica scelta per i nuovi affidamenti, perché l’art. 114 non lascia libertà di scelta agli Enti Locali tra varie forme, dalla gestione in economia alla gara…
Poi, è evidente che sarebbe necessario intervenire con una riscrittura complessiva della legislazione, perché, anche con la vigenza dell’art. 114, non ci sarebbe più una norma compiuta sull’affidamento del servizio idrico e, in più, il nostro 3° quesito, quello sull’abrogazione della remunerazione del capitale investito, spinge anch’esso in quella direzione, visto che modifica radicalmente il sistema tariffario.
Tutto ciò apre la strada alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.
E’ utile sottolineare, per ribattere a Bersani del PD, che proprio la strada referendaria favorisce una soluzione legislativa che, invece, senza referendum e stante gli attuali rapporti di forza in Parlamento, è oggi del tutto impraticabile.
Va poi detto che, nelle nostre intenzioni, l’idea della ripubblicizzazione non è puramente un cambio di natura giuridica, ma guarda al modello del pubblico partecipato, che va al di là della dicotomia classica pubblico-privato, e, invece, come ci ricorda sempre Rodotà, è quella più adeguata per affrontare la questione della proprietà collettiva di un bene comune, com’è l’acqua. Su questo piano, per esempio, è molto importante la proposta di legge scritta assieme dal Comitato pugliese e dal Forum nazionale assieme alla Giunte regionale Puglia che, oltre a intervenire per ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese, prevede con l’art. 6 proprio il governo pubblico partecipato dell’Acquedotto Pugliese.

3) Sulla questione dell’ammissibilità dei nostri quesiti e di quello dell’IdV
Come ci ricordano i “nostri” giuristi che hanno elaborato i nostri quesiti referendari, la giurisprudenza della Corte Costituzionale nei giudizi di ammissibilità è estremamente ondivaga e utilizza parametri elastici e principi eterogenei. Quindi è difficile, su questo piano, formulare giudizi definitivi e, anzi, è utile diffidare da certezze indiscutibili. Per dirla con una battuta, ma non troppo, forse per convincere la Corte che i nostri quesiti sono inappuntabili bisogna portare tante firme, puntare a raggiungere il milione di firme, cosa che è nelle nostre possibilità visto l’andamento veramente entusiasmante delle prime 3 settimane di raccolta firme.
Ma, al di là di ciò, se devo esprimere un’opinione, mi pare si possa dire che il quesito referendario dell’IdV presenta difficoltà non minore dei nostri quesiti referendari rispetto all’ammissibilità: infatti, come spiegano bene i “nostri” giuristi (consiglio a tutti la lettura della loro relazione), l’obiezione più forte, anche se non veritiera, che si può opporre all’ammissibilità è quella della “norma comunitariamente necessaria”, cioè proveniente da obblighi comunitari, che non sarebbe possibile sottoporre a referendum. Ma questo vale sia per noi che per il quesito di IdV.

Sperando di aver contribuito alla chiarezza necessaria, abbraccio tutt*.


Allegati:



Argomenti collegati:


L’acqua non si vende. Sito internet del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e del coordinamento nazionale promotore dei referendum

Non una authority, ma l’acqua pubblica, di Riccardo Realfonzo

L’acqua non si vende. Partono i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni. Una battaglia di civiltà, una battaglia contro il capitalismo
Giornata mondiale dell’acqua. Preservare l’acqua bene comune e pubblico: una battaglia contro il capitale, una battaglia di civiltà

In difesa dell’acqua bene comune e pubblico. L’appello della manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma

Acqua, come ci sarà tolta. Un articolo di approfondimento sulla legge che privatizza i servizi idrici locali.

– Chi della privatizzazione si è pentito: il caso di Parigi.
– Le rivolte dell’acqua in giro per il mondo: Cochabamba, Kerala.
– Per capire la logica della appropriazione capitalistica dei beni comuni (che trasforma i precedenti proprietari/possessori in poveri, in proletari, in “clienti” dipendenti…) sono illuminanti le pagine del XXIV capitolo del I libro del Capitale di Marx dedicate alla “accumulazione originaria”: in questo post se ne trova una sintesi; vi si può leggere anche la testimonianza di Tommaso Moro, l’autore di Utopia, sul fenomeno delle enclosures con cui nel XVI secolo si attuò la privatizzazione delle terre comuni.
Un Nobel comunista? Sul Nobel per l’economia 2009 a Elinor Olstrom, studiosa statunitense che si occupa da decenni della gestione dei beni comuni i cui studi hanno dimostrato che la gestione più efficiente è quella affidata alle comunità locali.

Diamo la caccia al caccia

di [FP] (UNIMONDO.ORG del 14 APRILE 2011)
Continua la campagna “Stop-F35 Diamo la caccia al caccia”. Come dimostra annualmente Sbilanciamoci in Italia gli investimenti militari complessivi godono di buona salute, mentre si tagliano le spese sociali per scuole e sanità. In particolare lo sviluppo e l’acquisto dei grandi sistemi d’arma non subisce arresti nelle intenzioni di spesa dei Governi.

Il Parlamento, purtroppo in tutt’altre faccende affaccendato, non discute nemmeno delle costosissime scelte di acquisto militare del Governo.

Con questo spirito la campagna “Stop-F35” ha scritto ieri ai capigruppo parlamentari della Camera dei Deputatichiedendo che il Parlamento si faccia carico di un confronto su questo costosissimo progetto che, a parere di molti, corrisponde al più grande della storia italiana in ambito militare: 15 miliardi di euro.

Lo strumento per opporsi ci sarebbe ed è la mozione 408 presentata nello scorso luglio alla Camera dall’on. Savino Pezzotta. Una simile era stata presentata dal senatore Umberto Veronesi (dimessosi lo scorso febbraio) al Senato. Entrambi chiedono al Governo di sospendere il progetto di acquisto degli oltre 130 caccia d’attacco JSF-F35.

Il progetto ha già raddoppiato, come spesso accade, i costi previsti al suo inizio sollevando dubbi nei maggiori paesi partecipanti tra cui la Gran Bretagna (che ha cancellato i propri ordini per la versione ad atterraggio verticale), la Norvegia, i Paesi Bassi e la Danimarca. Anche negli Stati Uniti, capofila di cordata, si stanno sollevando forti dubbi sulla base del costante monitoraggio fatto dal U.S. Government Accountability Office che contesta al progetto forti ritardi, il lievitare dei costi e le scarse garanzie sulla buona riuscita.

La richiesta pubblica della campagna “Stop-F35 Diamo la caccia al caccia” non casualmente venne inviata il 12 aprile 2011, giorno in cui si celebrava la “Giornata Mondiale di azione contro le Spese Militari“ per chiedere ai governi una forte virata nelle loro scelte di spesa. Il disarmo è utile e conveniente, oltre che giusto.

Recuperando una vecchia frase pronunciata da Dwight Eisenhower: “Il disarmo, con reciproco onore e fiducia, è un imperativo continuo. Insieme dobbiamo imparare come comporre le differenze, non con le armi, ma con l’intelletto e con scopi onorevoli.”

Proprio ieri il SIPRI (l’importante istituto di ricerca svedese che monitora annualmente le spese militari pubbliche) ha rilasciato i nuovi dati relativi al 2010: nonostante la profonda crisi economica mondiale e le conseguenti decisioni di tagli sulle spese pubbliche sociali i soldi investiti dai Governi per le armi e gli eserciti sono ancora in crescita: +1,3% rispetto al 2009 porta a complessivi 1630 miliardi di dollari spesi. Non c’è da stupirsi se i conflitti crescono in numero ed intensità, visto che i responsabili pubblici delle nazioni sembrano voler investire in questi ambiti piuttosto che in scuole, ospedali, servizi sociali.

La campagna “Stop-F35 Diamo la caccia al caccia” è stata lanciata nel 2009 e da allora coordinata da Sbilanciamoci! e Rete Italiana per il Disarmo (organismo di coordinamento delle realtà che operano in Italia sul tema del disarmo e che comprende: ACLI, Agenzia per la Pace Sondrio, Amnesty International, Archivio Disarmo, ARCI, ARCI-Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti – Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, ATTAC, Beati i costruttori di Pace, Campagna Italiana contro le Mine, Campagna OSM- DPN, Centro Studi Difesa Civile, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Coordinamento Comasco per la Pace, FIM-Cisl, FIOM-Cgil, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gruppo Abele, ICS, Libera, Mani Tese, Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Nonviolento, OPAL, OSCAR Ires Toscana, Pax Christi, PeaceLink, Rete di Lilliput, Rete Radiè Resch, Traduttori per la Pace, Un ponte per…)

La mobilitazione è poi sostenuta direttamente da Unimondo, GrilloNews e Science for Peace ed ha raccolto 20.000 adesioni online tramite il sito http://www.disarmo.org/nof35 ed oltre 17.000 firme cartacee tramite i moduli sottoscritti in tutta Italia.
A sostegno di questa azione pubblica sono poi partite diverse altre iniziative che hanno fatto aumentare il bacino di sostegno della campagna e dei suoi temi; in particolare vanno ricordate le diverse migliaia di firme raccolte da DisarmiamolaPace e le cartoline di pressione parlamentare promosse sia da Pax Christiche dall’Associazione Papa Giovanni XXIII.

Nessuna guerra può essere giusta e umanitaria

La guerra è storicamente una follia del potere e dell’ economia, oggi serve solo alle multinazionali con la complicità dei governi per il controllo delle risorse  del pianeta e delle materie prime, (dal petrolio, al gas naturale,..)

Ogni grande guerra prende avvio da una menzogna, ingigantita dalla propaganda mediatica per influenzare l’ opinione pubblica in modo che si orienti come i sui  governanti.

Esemplare è stata la guerra “umanitaria” in  Iraq condotta dai governi inglese e americano, sostenuta dalla menzogna di presunte armi di distruzione di massa in possesso del regime di  Saddam Hussein.

La guerra in Libia contro il dittatore Gheddafi mascherata da intervento “umanitario” va considerata in realtà  come quella irachena, l’ ennesima battaglia delle forze USA-NATO per il ricontrollo del petrolio e del gas naturale  presente in grande quantità sul territorio libico.

La  guerra va considerata la massima degenerazione umana di un sistema economico mondiale, quello capitalista, basato sul consumo dissenato e la rapina delle risorse naturali e dei diritti umani.

Un sistema che non contempla  umanità e accoglienza, ma  soprattutto  sfruttamento per quanti costringe all’ esodo forzato lontano dalle proprie terre martoriate da povertà, disertificazione e guerre.

Oggi più che mai dobbiamo essere contro la guerra e i suoi tifosi che dimenticano che la sorte peggiore tocca sempre alle popolazioni civili, come lo dimostra anche la guerra in Libia, una follia che non risolverà i problemi del popolo libico, anzi li aggraverà.

E’ nello spirito della nostra costituzione che riproponiamo le già collaudate bandiere della pace insieme a quelle dei beni comuni, come l’uso pubblico dell’acqua, dei diritti del lavoro, della democrazia e dei diritti umani in tutte le sponde del Mediterraneo, perchè un futuro o c’è per tutti o non c’è per nessuno.

11/04/2011

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

CIRCOLO DI SENAGO


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