LIBIA

L’attacco alla Libia nella quale è pienamente coinvolto il nostro Paese, nuovamente in violazione dell’art. 11 della Costituzione, rischia di essere l’avvio, se non sarà fermato, di una nuova guerra coloniale.

La confusione provocata dalle ragioni “umanitarie” con le quali viene mascherata la guerra, rende più difficile sviluppare una mobilitazione vasta del popolo della pace, che è invece urgente e necessaria.

I compagni e le compagne del coordinamento de “La CGIL che vogliamo” della Lombardia esprimono contrarietà alla decisione presa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia che autorizza la creazione di una no-fly zone con tutti i mezzi disponibili, compreso il ricorso all’uso della forza.

L’Italia ha già partecipato a due spedizioni militari fingendo che fossero umanitarie (Afghanistan e Irak). Una (votata da tutti i partiti contro l’art. 11 della Costituzione) la stiamo ancora combattendo.

I primi bombardamenti su Tripoli con la partecipazione dell’Italia hanno tolto ogni ipocrisia sulle caratteristiche di una vera e propria azione di guerra.

I bellicisti nostrani fanno eco ai bellicisti d’oltre oceano. Obiettivo sarebbe quello di portare “ordine”, il nostro ordine è, ovviamente, quello di mettere le mani sul petrolio, oltre che quello di stabilire il controllo sul paese. Bisogna fermare gli irresponsabili prima che facciano altri danni.

Le implicazioni geopolitiche ed economiche di un intervento militare USA-NATO contro la Libia sono di vasta portata.

La Libia è tra le più grandi economie petrolifere del mondo, con circa 3,5% delle riserve mondiali di petrolio, più del doppio di quelle degli Stati Uniti. Le compagnie petrolifere straniere che operavano prima dell’insurrezione in Libia erano la francese Total, l’ENI dell’Italia, la China National Petroleum Corp (CNPC), Britisch Petroleum, il consorzio petrolifero spagnolo REPSOL, ExxonMobil, Chevron, Occidental Petroleum, Hess, Conoco Phillips.

Manifestiamo il nostro rifiuto ad ogni forma di guerra, intervento militare e uso della forza, anche per risolvere i problemi interni dei paesi.

Prima di tutto fermare le armi e giungere ad una soluzione condivisa, diplomatica e politica, sulla crisi in Libia, senza intervento militare.

Riaffermiano la determinazione a continuare la mobilitazione con tutte le forze pacifiste contro la guerra e per la pace, per cessare il fuoco e l’immediata sospensione di tutte le operazioni offensive in Libia, Siamo per il diritto alla sovranità e all’autodeterminazione per tutti i popoli.

Come si è già cominciato a fare in alcune realtà, invitiamo tutte le associazioni democratiche ad organizzare manifestazioni, presidi, volantinaggi e prese di posizione che esprimano un NO deciso alla logica feroce della guerra e la richiesta, di una offensiva internazionale di pace.


Per questo chiediamo alla Segreteria Nazionale della CGIL di esprimere una chiara e netta posizione contro l’intervento armato in Libia.


21-03-2011 (da  “La  CGIL  che vogliamo” Lombardia)

(Inviata da Coordinamento “La CGIL che vogliamo” Lombardia

Al coordinamento nazionale de “La Cgil che vogliamo”)

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