Archivio per marzo 2011

Guerre umanitarie e risorse energetiche

Basterebbero i pochi minuti, quando non addirittura secondi, del TG Zero all’interno della trasmissione televisiva Annozero, in onda lo scorso 24 marzo per spiegare le poche, ma indubbiamente valide ragioni per scatenare l’attacco in Libia e la guerra umanitaria. Ovviamente queste ragioni sono e rimangono valide solo per coloro che hanno deciso l’inizio dei bombardamenti. Potrebbe essere per l’ennesima volta una banalità, ma anche in questo caso NON CI SONO RAGIONI UMANITARIE !!!

Il motivo dell’attacco è, ed anche qui la banalità si spreca, l’acquisizione di risorse energetiche nella fattispecie: il petrolio.

La Libia pratica la maggiore trattenuta di diritti e tasse verso le compagnie petrolifere sulle esportazioni di petrolio, ma possiede una quantità di petrolio pari a quello che tutto il mondo consuma in un anno e mezzo di tempo. Instaurare un nuovo regime con nuove regole chiaramente significherà dare ai vincitori di questa “benemerita operazione umanitaria” il diritto a sancire quale debba essere il prezzo del petrolio e chi lo deve controllare.

Il nostro ruolo di neocolonialisti in sedicesimo, ha portato negli anni governi di tutti i colori e le sfumature politiche a fare affari con Gheddafi. Questo si doveva evitare ! Invece tra inchini, ossequi e baciamano ci siamo ritagliati il nostro ruolo al banchetto.

Fino a qui nulla di nuovo sotto il Sole, se non l’enorme confusione che regna sovrana anche a sinistra, dove il PD rimprovera il governo di destra di non essere stato troppo interventista in questa campagna. I pochi che ancora hanno chiaro in testa che guerra ed umanitaria sono termini che non possono stare legati si trovano in piazza sabato prossimo e speriamo di essere tanti. C’è veramente bisogno di tutti noi perchè l’assordante silenzio che esce dai luoghi della politica ufficiale è realmente imperdonabile e segna per l’ennesima volta il distacco e lo scollamento del paese reale da quello dei “rappresentanti”.

Annunci

2 APRILE

 

APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE

Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità,

attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce

· CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA

· PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI

· PER L’ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI

· CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,

· PER IL DISARMO, UN’ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE

CHIEDONO

LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA

per fermare la guerra, la repressione

ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.

IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA A ROMA

a MILANO in Piazza Fontana dalle 16.00 alle 19.00 con Parole Musica ed interventi contro la guerra

e IN TANTE PIAZZE D’ITALIA.

A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio

di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee,

incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.

per adesioni: milano@arci.it

Prime adesioni:

Arci Milano, AteneinRivolta Milano, Camera del lavoro Milano, Donne in nero Milano, Emergency Milano, Fiom Milano, Mondo Senza Guerre Milano, Punto Rosso, Rifondazione Comunista. Sinistra Critica

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Intervista a Massimo Rossi (Portavoce FdS)

Cara Sinistra, soltanto la partecipazione diretta

ti salverà  dal politicismo  !!

Sezione | Interviste
Intervista a Massimo Rossi (da controlacrisi.org 28/03/2011).

di Stefano Galieni

Massimo Rossi, un passato nella nuova sinistra, poi fra i fondatori del Prc e da venerdì portavoce nazionale della Federazione era ieri in piazza, con i movimenti per la difesa dell’acqua come bene comune e per ribadire il suo no al nucleare e alla guerra. Ha assunto questo ruolo in un momento difficile e impegnativo tanto per la Fds quanto per il contesto politico e sociale.

«C’è la necessità di far partire davvero la Federazione. Quando è nata è stata, secondo me il giusto tentativo di mettere insieme forze politiche e movimenti che non si ritrovano nel pensiero unico dominante. Sapevamo che sarebbe stato inevitabile un processo in cui gruppi dirigenti e base avrebbero avuto un ruolo diverso. Ora, e in tal senso intendo il mio incarico, si tratta di riuscire ad allargarsi alle tante soggettività collettive e individuali sapendo che si sta costruendo un lavoro in comune e non un partito. Lo possiamo fare prendendo di petto la crisi della forma partito e della rappresentanza per cercare soluzioni creative e non distruttive, partendo da quello che c’è ma sapendo che c’è una società in fermento da intercettare».

Si parte dalla piazza sapendo che ti aspetta una agenda politica molto impegnativa

Venerdì sera ho ricevuto migliaia di complimenti e di incoraggiamenti, ma la risposta che davo era comune. Si tratta di un lavoro collettivo che inizia da subito. Quindi tutti in piazza con la testa o almeno con il cuore per le legittime e condivise rivendicazioni di questi movimenti di cui facciamo parte, mi sembra un buon modo per inaugurare questa impresa. Mi piacerebbe anche partendo da questo riuscire a portare una ventata di novità e dimostrare, con l’aiuto di tutte e di tutti che si possono fare grandi passi.

Ti sei presentato come un “sindaco di movimento”

Di fatto sembra si sia dimostrato, che è possibile ed efficace anche in termine di qualità dei risultati e rispondendo alle attese, amministrare stando dentro ai conflitti e non soffocandoli o tentando di anticiparli. Solo la partecipazione diretta delle persone produce secondo me cambiamento, ci può togliere di dosso le tossine di un modello culturale oltre che politico ed economico. Credo sia un metodo da perseguire anche internamente. I soggetti politici devono superare la modalità dello scontro, la logica di maggioranza e minoranza, la costruzione di fragili equilibri. Bada bene, questo per la mia esperienza è un problema che attraversa tanto i partiti quanto alcuni percorsi nei movimenti. Il movimento per l’acqua ci ha dato una grande prova di capacità do risultare efficace lavorando non sulla base di rapporti di forza ma sull’unità nella priorità dei contenuti. Credo che questo sia fondamentale, anche sapendo che crea discriminanti positive, solchi salutari, opzioni politiche. A mio avviso la guerra, e i piani di Marchionne sono due elementi imprescindibili a cui opporsi, soprattutto in questa crisi dove non ci si può limitare alla difesa. Dobbiamo delineare collettivamente una alternativa e praticarla a dove è possibile per indicare un altra ipotesi di futuro, rivendicando autonomia dal centro sinistra. Basta guardare le realtà locali, spesso le amministrazioni governate da queste coalizioni fanno scelte diverse da quelle che spetterebbero alla sinistra. Non si tratta secondo me di non cercare convergenze, la difesa della costituzione e della democrazia sono fondamentali, ma di difendere la costituzione reale, quella messa sotto attacco da Marchionne contro i lavoratori, quella violata dall’ennesima guerra. Non possiamo limitarci a difendere lo status quo ma lavorare avendo in mente che il problema non è solo Berlusconi ma la mortificazione dei principi fondanti della democrazia e della nostra costituzione. Per questo è importante essere in piazza il 2 aprile contro la guerra, il 6 maggio nello sciopero generale della Cgil e in tutte le vertenze locali e nazionali che abbiano queste caratteristiche.

Nelle ultime elezioni regionali solo nelle Marche si è realizzata una alleanza con Sel. Come è stato possibile?

L’importante è partire da ciò che si pratica. Nei territori diventa più facile valorizzare ciò che c’è nel sociale superando le resistenze e i tatticismi delle segreterie politiche. Noi abbiamo costruito alleanze in campo aperto. Abbiamo nelle Marche riunito non solo le forze politiche ma i comitati ambientalisti, i collettivi studenteschi, i singoli cittadini, creando un contesto da cui era impossibile sfilarsi. Avrebbe significato non condividere le ragioni per cui si faceva politica. Si è rivelato un modo per costruire una unità “per” invece che una unità “di”. Ci hanno favorito le tante persone che avevamo davanti e che ci chiedevano di costruire partecipando.

Questo è un paese in forte fermento ma c’è sfiducia nella politica e spesso prevale un senso di irrappresentabilità.

Hanno buone ragioni a dire che la politica è lontana, ci abbiamo messo tutti del nostro per far maturare questa sfiducia. Dobbiamo però tentare di superarla e non di eluderla, in maniera innovativa. La società deve cambiare dal basso ma se non ci si proietta su dinamiche più globali si rischia la sterilità. Occorre pazienza, capacità di ascolto, voglia di riconoscere nella sfiducia gli elementi costruttivi ma anche quelli distruttivi. Anche le assemblee spesso diventano però spazi di leaderismo e su questo bisogna agire anche perché visto che il tema della rappresentanza è serio, non è possibile che si finisca con affidarci a soggetti conformi al modello di sviluppo imperante e meno alternativi di ciò che sembrano. Conto molto sui tanti lavoratori e sulle loro vertenze, sui gruppi di acquisto solidali, sull’agricoltura delle filiere corte, sul mondo variegato di chi si da da fare. Se ci chiudiamo al nostro interno rischiamo di fare una battaglia navale in un bicchiere d’acqua.

Cosa vuoi dire a chi non ha partecipato alla tua elezione?

Si tratta di dinamiche dovute a problemi interni o di tipo organizzativo, per utilizzare una metafora letteraria, “di configurazione della nave”. Secondo me il problema di costruire bene la nave si pone figuriamoci, e dobbiamo lavorarci tutti ma dobbiamo pensare di più all’oceano da attraversare, provare la “nostalgia” dell’oceano.

C’è chi nella Federazione critica molto il suo carattere monosessuato.

Vorrei evitare di dire cose scontate ma so che su questo versante scontiamo un grave ritardo. Dobbiamo recuperarlo insieme valorizzando e costruendo le soluzioni, praticando le regole senza deroghe o promuovendo principi ancora più stringenti Non amo la politica degli annunci, voglio contribuire anche su questo versante a praticare cambiamento anche nei territori. Dai movimenti femministi dobbiamo imparare come si superano le logiche di dominio che hanno inquinato e inquinano le organizzazioni politiche. Lo ritengo un contributo fondamentale sia per ragioni di giustizia, sia perché fra le compagne trovo più facilmente un approccio diverso e più avvezzo alla condivisione e alla partecipazione che sono i cardini del mio fare politica.

REFERENDUM SUL NUCLEARE

 

NON FACCIAMOCI CONDIZIONARE DALLE RASSICURAZIONI TATTICHE E ANDIAMO CON COSCIENZA A VOTARE AL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO PER FAR SAPERE CHE IN ITALIA NON ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE.

“E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” mormorava il Ministro Prestigiacomo, rivolgendosi ai suoi colleghi di partito, qualche giorno fa in un fuori onda intercettato da un’agenzia. Già lo si sapeva ma la ringraziamo comunque per aver dato riprova agli italiani, con poche battute, del fatto che decisioni come quelle del futuro energetico italiano si giocano in base alla conta degli elettori.

Il dietrofront della Prestigiacomo, come la “pausa di riflessione responsabile” annunciata dal Ministro Romani, possono dunque essere letti in un’ottica di convenienza elettorale. Le ragioni di stato, il bene comune, il futuro dei nostri figli e nipoti, il rispetto dell’ambiente, tutto giocato sul tavolo dell’imminente appuntamento alle urne, in particolare di quello referendario. L’importante è saperlo.

La mossa più efficace in questo senso va riconosciuta al Consiglio dei Ministri che ha annunciato la moratoria di un anno al programma nucleare. L’azione cela una rassicurazione tattica mirata a scoraggiare l’affluenza degli elettori ai Referendum, già messa a dura prova dal mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Il messaggio pone la sicurezza in primo piano e vuole lasciare ad intendere che alla luce della situazione di emergenza e allarme che si è venuta a creare nelle centrali nucleari di Fukushima, in Giappone, il ritorno al nucleare dell’Italia potrebbe essere scongiurato.

Rassicurati anche dalla programmazione di appositi “stress test”, come stabilito dal Consiglio europeo straordinario del 22 marzo, cui sottoporre le centrali europee più vecchie, ma non solo quelle, gli italiani dovrebbero sentire mitigata l’urgenza di esprimere il proprio vincolante parere in occasione del referendum abrogativo del 12 giugno.

Non cadiamo in questo errore

L’unico modo per fermare davvero il nucleare, per far sì che l’attuale “pausa di riflessione” non si concluda nell’arco di un anno riaprendo l’iter per la realizzazione delle centrali

è votare “SI’” al Referendum

Per raggiungere il quorum devono votare almeno 25 milioni di italiani. Non facciamoci condizionare andiamo con coscienza a far sapere che in Italia non abbiamo bisogno del nucleare.

PRC Senago 24/03/2011

INVITO ESTESO

 

Il Gruppo in Provincia di Milano Lista Civica un’Altra Provincia – Partito della Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani

ti invita alla presentazione del Film-Documentario

Vite, Luoghi e Speranze

Sguardi sul presente, per un Altro futuro

Un viaggio nel territorio della Provincia di Milano, realizzato in collaborazione con il C.E.S.E.M., che racconta le storie di resistenza delle lavoratrici, dei

lavoratori, delle cittadine e dei cittadini contro la crisi e la speculazione, contro l’assalto alle risorse ambientali, contro la privatizzazione dei Beni Comuni,

prima fra tutti, l’acqua, per un Altro futuro possibile.

Sabato 2 aprile 2011

Ore 10.00

Sala Consiliare della Provincia di Milano

Corso Monforte 35 – Milano

Ti chiediamo gentilmente di confermare la tua presenza entro il 31 marzo 2011 rispondendo a questa mail o telefonando al 02 7740 2614 da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 18.00.

volantino 2 aprile.jpg



Segreteria Gruppo Consiliare
Lista Civica Un’Altra Provincia
Partito della Rifondazione Comunista
Partito dei Comunisti Italiani
Provincia di Milano
Via Vivaio, 1 – 20122 Milano
tel. 02.77402614 – fax 02.794687
gattialtraprovincia@gmail.com
www.massimogatti.wordpress.com

//

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PRESIDIO OGGI ORE 18.00

 

Stop all’intervento militare

Stop ai bombardamenti

In Europa e nel Mediterraneo soffiano i venti di guerra.

Il via libera alla no-fly zone ha dato fiato alle trombe di chi non vedeva l’ora di dimostrare una” responsabilità” europea finora dimenticata, mettendo a disposizione basi, aerei e soldati.

Non c’è traccia, invece, delle  impegnative parti della risoluzione ONU legate all’iniziativa politica.

Le azioni militari vengono giustificate da ragioni umanitarie: è una menzogna.

La verità è un’altra: i raid hanno come obiettivo un cambio di regime in Libia per il controllo del petrolio, come è già avvenuto in Iraq.

Si tratta in realtà di una aggressione che metterà in ginocchio la Libia, il suo popolo e annienterà il processo democratico iniziato sull’onda delle lotte democratiche  e di massa che hanno cacciato in Tunisia ed Egitto governi autoritari e liberticidi.

Siamo a fianco del popolo libico in lotta contro il dittatore, ma pensiamo che non lo si aiuti con un intervento militare che colpisce le città.

In due mesi di rivolte e rivoluzioni, l’Europa non ha fatto altro che porsi il problema di come bloccare l’arrivo dei profughi, alimentando un clima di paura e odio nei confronti di chi scappava da paesi attraversati da forti conflitti sociali e militari.

Chiediamo l’immediato cessate il fuoco.

Per questo è necessario tornare in piazza per un’ampia mobilitazione contro la guerra, contro  il dittatore libico, contro questo ennesimo intervento militare, a sostegno delle esperienze democratiche del Maghreb e del Mashrek, per difendere il diritto all’accoglienza dei profughi.

Su questi contenuti invitiamo tutti/e i cittadini e le cittadine a mobilitarsi partecipando   al presidio di domani 22 alle ore 18 in San Babila.

Promuovono

Arci

Fiom

Federazione della sinistra

Italia dei Valori

Sinistra Ecologia e Libertà

Aderiscono

Emergency

Milano, comunicato stampa

 

COMUNICATO STAMPA

Stop al nucleare!”Blitz davanti alla Prefettura di Milano,una delegazione della Federazione della Sinistra incontra il viceprefetto.

Alla fine del presidio lampo  di uomini e donne vestiti con tute  bianche e mascherine antigas a simboleggiare la fragilità delle difese umane contro le radiazioni nucleari,una delegazione composta dal Consigliere comunale Basilio Rizzo, Capolista della Lista unitaria “Sinistra per Pisapia” che correrà alle Comunali di maggio,dal Consigliere Provinciale Massimo Gatti
Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI e da Giovanna Capelli e Giansandro Barzaghi della Segreteria provinciale del PRC  hanno incontrato il vice prefetto

La delegazione ha espresso indignazione e preoccupazione per  la posizione irresponsabile del Governo italiano che ignora la tragedia giapponese e, diversamente dagli altri governi europei, prosegue nell’insensata scelta del ricorso all’energia nucleare.Il  piano del Governo ha degli elementi di pura follia e di arroganza politica: non tiene conto delle caratteristiche del territorio italiano per lo  più montuoso  e sismico,disprezza la vite delle persone ,viola il principio di precauzione e il sentire popolare che ha bocciato il nucleare nel referendum nel 1987, è unicamente e acriticamente supino agli interessi privati delle lobby rapaci dei nuclearisti..L’apparente frenata nelle dichiarazioni dei ministri sono ispirate all’opportunismo elettoralista;in realtà prosegue il boicottaggio dei referendum :niente election day,pur con grande spreco di denaro pubblico.

Lista Sinistra per Pisapia -Federazione della Sinistra Milano

LIBIA

L’attacco alla Libia nella quale è pienamente coinvolto il nostro Paese, nuovamente in violazione dell’art. 11 della Costituzione, rischia di essere l’avvio, se non sarà fermato, di una nuova guerra coloniale.

La confusione provocata dalle ragioni “umanitarie” con le quali viene mascherata la guerra, rende più difficile sviluppare una mobilitazione vasta del popolo della pace, che è invece urgente e necessaria.

I compagni e le compagne del coordinamento de “La CGIL che vogliamo” della Lombardia esprimono contrarietà alla decisione presa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia che autorizza la creazione di una no-fly zone con tutti i mezzi disponibili, compreso il ricorso all’uso della forza.

L’Italia ha già partecipato a due spedizioni militari fingendo che fossero umanitarie (Afghanistan e Irak). Una (votata da tutti i partiti contro l’art. 11 della Costituzione) la stiamo ancora combattendo.

I primi bombardamenti su Tripoli con la partecipazione dell’Italia hanno tolto ogni ipocrisia sulle caratteristiche di una vera e propria azione di guerra.

I bellicisti nostrani fanno eco ai bellicisti d’oltre oceano. Obiettivo sarebbe quello di portare “ordine”, il nostro ordine è, ovviamente, quello di mettere le mani sul petrolio, oltre che quello di stabilire il controllo sul paese. Bisogna fermare gli irresponsabili prima che facciano altri danni.

Le implicazioni geopolitiche ed economiche di un intervento militare USA-NATO contro la Libia sono di vasta portata.

La Libia è tra le più grandi economie petrolifere del mondo, con circa 3,5% delle riserve mondiali di petrolio, più del doppio di quelle degli Stati Uniti. Le compagnie petrolifere straniere che operavano prima dell’insurrezione in Libia erano la francese Total, l’ENI dell’Italia, la China National Petroleum Corp (CNPC), Britisch Petroleum, il consorzio petrolifero spagnolo REPSOL, ExxonMobil, Chevron, Occidental Petroleum, Hess, Conoco Phillips.

Manifestiamo il nostro rifiuto ad ogni forma di guerra, intervento militare e uso della forza, anche per risolvere i problemi interni dei paesi.

Prima di tutto fermare le armi e giungere ad una soluzione condivisa, diplomatica e politica, sulla crisi in Libia, senza intervento militare.

Riaffermiano la determinazione a continuare la mobilitazione con tutte le forze pacifiste contro la guerra e per la pace, per cessare il fuoco e l’immediata sospensione di tutte le operazioni offensive in Libia, Siamo per il diritto alla sovranità e all’autodeterminazione per tutti i popoli.

Come si è già cominciato a fare in alcune realtà, invitiamo tutte le associazioni democratiche ad organizzare manifestazioni, presidi, volantinaggi e prese di posizione che esprimano un NO deciso alla logica feroce della guerra e la richiesta, di una offensiva internazionale di pace.


Per questo chiediamo alla Segreteria Nazionale della CGIL di esprimere una chiara e netta posizione contro l’intervento armato in Libia.


21-03-2011 (da  “La  CGIL  che vogliamo” Lombardia)

(Inviata da Coordinamento “La CGIL che vogliamo” Lombardia

Al coordinamento nazionale de “La Cgil che vogliamo”)

ENERGIA PULITA O NUCLEARE ?

 

ENERGIA PULITA o NUCLEARE?

 

Gli ultimi tragici avvenimenti, a seguito del recente terremoto in Giappone, rimettono in prima linea la discussione sulle modalità di produzione dell’energia e questo in un contesto internazionale.

Da anni il dibattito, in previsione della progressiva riduzione del petrolio e di altre materie prime che oggi vengono utilizzate per produrre l’energia, segue due filosofie:

la prima che si basa sulla convinzione che le risorse energetiche siano praticamente illimitate e la seconda che contesta radicalmente questa affermazione e propone un modello di sviluppo sostenibile.

La crisi di livello globale che le economie dei paesi industriali tradizionali ed emergenti stanno affrontando richiede un nuovo pensiero che definisca un nuovo modello di sviluppo economico e sociale che non può più essere basato su un modalità di produzione e stili di vita che hanno causato cambiamenti climatici tali da mettere in discussione, se non si cambierà profondamente, l’avvenire del nostro pianeta.

Il punto centrale è questo: o si cambia lo stile di vita o qualsiasi piccola modifica non fa altro che allungare l’agonia del pianeta.

E su questa questione fondamentale si individua lo spartiacque tra le politiche conservatrici e  quelle che promuovono sostenibilità per le future generazioni.

E basterebbe pensare al tasso di democrazia tra i due modelli:

Il primo richiede di mantenere il potere in poche mani, di ricorrere alle guerre per il controllo delle materie prime, produce un impoverimento complessivo della società che ci fa tornare indietro prima della rivoluzione industriale che fu la base dello sviluppo del XX secolo.

Il secondo è esattamente il contrario: riconosce come BENI COMUNI le risorse naturali come l’acqua, il sole, il vento e si caratterizza dalla partecipazione dei popoli al futuro del proprio paese.

In questa elaborazione del Nuovo Pensiero degli anni 2000, si colloca il dibattito sull’uso delle risorse e quindi la contrapposizione tra utilizzo delle fonti rinnovabili e del nucleare per soddisfare i bisogni energetici del pianeta.

Non possono esserci mediazioni; anche dal punto di vista tecnico e dei costi l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili è meno cara, più sicura e sempre disponibile a differenza di quella nucleare.

Ed in tempi di crisi come quello attuale, basterebbe guardare vicino a noi alla Germania, per scoprire che gli investimenti relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili hanno, in un tempo brevissimo, aumentato l’occupazione creando maggiore ricchezza nel paese e riducendo la dipendenza dalle importazioni, con un saldo positivo nella bilancia commerciale.

Ma basterebbe solamente vedere cosa sta accadendo alle centrali nucleari in Giappone per non avere più dubbi ed intraprendere con forza la strada dello sviluppo delle rinnovabili anche nel nostro paese.

A giugno saremo chiamati, tra gli altri come quello sull’acqua bene pubblico, ad esprimerci sulla possibilità di costruire nuoce centrali nucleari nel nostro paese.

Non ci sono dubbi: la vittoria del NO significa intraprendere la seconda strada: quella dello sviluppo sostenibile a salvaguardia delle future generazioni.

PRC-Senago (18-03-2011)

L’ITALIA E L’ENERGIA ATOMICA

AMBIENTE  – ITALIA

Il nostro è un Paese densamente popolato e ad altà sismicità

Il crollo della gabbia di contenimento del reattore della centrale nucleare di Fukushima colpisce noi italiani anche al di là di fervida solidarietà umana. Colpisce perché è avvenuto in un Paese ad alta sismicità, che contro tali eventi si è da tempo attrezzato in modo ammirevole (lo comprova la tenuta delle città alle scosse fortissime). Colpisce perché questa Italia, il cui governo di centrodestra ha imboccato nuovamente la strada del nucleare, dimenticando sbrigativamente il “no” referendario del 1987, è anch’essa sovente percossa da terremoti importanti contro i quali si è messo in sicurezza poco più del 20 per cento del patrimonio edilizio.
Fra le nostre regioni ne abbiamo soltanto una asismica, la Sardegna, a cui va aggiunta la catena delle Alpi (ma non delle Prealpi, come i mille morti del Friuli ci ricordano).
E’ uno dei motivi per cui si sconsiglia il ritorno al nucleare. Aggiungiamoci che pure l’Italia è densamente popolata – a parte la dorsale appenninica quasi desertificata e però tutta altamente sismica, dalle Madonie al Nord – e che taluni dei siti “probabili” sono a poca distanza da zone colpite da forti terremoti: Montalto di Castro nella Maremma laziale è a pochi Km da Tuscania semidistrutta nel 1971 con 34 morti. Ma Montalto non figura più, chissà perché, fra i Comuni sismici. Dal disastro di Fukushima il referendum dell’Idv contro il nucleare trarrà quindi una notevole spinta. Come avvenne nell’87 dopo Cernobyl.
Vi sono peraltro scienziati, penso al fisico Carlo Bernardini, pienamente favorevoli invece al nucleare. Essi sostengono che l’impianto di Cernobyl era obsoleto e di un tipo proibito in Occidente, ricordano che l’incidente di Three Miles Island negli Usa non fece vittime, affermano che gli EPR francesi sono affidabili, e che l’uranio, una volta esaurito (fra 40 anni?), potrà venire ricavato dal mare come già fanno i giapponesi, mentre delle scorie si è troppo drammatizzato lo smaltimento o il nascondimento. In ogni caso, solo il nucleare ci può salvare dal caro-petrolio il cui rubinetto è in mano a Paesi come la Libia. Per contro il premio Nobel Carlo Rubbia consiglia di potenziare la ricerca sulle centrali di quarta generazione – quelle al torio, minerale che possediamo e che, bruciando, lascia poche scorie – coprendo il periodo di saldatura con le energie rinnovabili, soprattutto con quella solare.
Un altro grande scienziato, il chimico Vincenzo Balzani, accademico dei Lincei, fa rilevare che il nucleare fornisce oggi soltanto il 15 per cento dell’energia elettrica mondiale e che nei prossimi anni le centrali atomiche dismesse saranno tre volte di più di quelle attivate, che queste sono talmente costose da non venire costruite da privati (in Francia sono a carico della Difesa), richiedono almeno dieci anni, salvo ritardi, come in Finlandia. Inoltre il problema della sicurezza (il Giappone conferma) non è risolto e nemmeno quello delle scorie. «Un bel rompicapo», ha ammesso un “guru” del nucleare, Richard Garwin. Poi c’è il confine, molto labile, fra nucleare civile e nucleare militare.
Questione di fondo: l’energia in Italia è troppo cara. Per colpa degli idrocarburi? In parte.
Molto di più perché i nostri produttori sono pochi e “fanno cartello” tenendo alti i prezzi. Il solito difetto oligopolistico delle imprese italiane contro cui si batteva decenni fa Luigi Einaudi.

fonte: Il Centro, (Vittorio Emiliani,L’ITALIA E L’ENERGIA ATOMICA MEGLIO RIPENSACI  SUBITO.)
Controlacrisi.org
DOMENICA, 13 MARZO 2011


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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