La donna tra “festini” e lotta di classe

LA DONNA TRA “FESTINI” E LOTTA DI CLASSE

di Federica Carasi (Giovani Comunisti Milano) 23/02/2011
Da qualche mese a questa parte gli scandali giudiziari e sessuali del Presidente del consiglio sono
riportati praticamente in ogni prima pagina dei quotidiani, oltre che nei telegiornali delle principali
reti televisive.
Ora, alle intercettazioni telefoniche e ai dati sui “salari” percepiti dalle ragazze coinvolte nello
scandalo (per partecipare a una cena veniva dato loro l’equivalente di ciò che in un anno percepisce
un operaio in cassa integrazione), si sono aggiunte anche le foto delle stesse durante i festini di
Arcore o in qualche altra villa del premier sparsa in giro per l’Italia.
Prostituzione minorile (già, non tutte all’epoca dei fatti avevano già compiuto i 18 anni) e
concussione sono i due reati più gravi di questa vicenda. Reati sui quali sono già state aperte
numerose inchieste, con l’invito a Berlusconi e agli altri personaggi coinvolti di presentarsi davanti
ai magistrati.
Fanno francamente ridere i tentativi di difesa messi in campo dagli avvocati del premier, dove le
frasi più ricorrenti sono “Berlusconi è perseguitato dai giudici” oppure “voleva solo aiutare delle
povere ragazze con problemi”.
Giustamente, l’opposizione non ha tardato a farsi sentire ed è scesa in piazza, dove oltre a gridare
allo scandalo, hanno portato parole d’ordine come quelle della moralità e il rifiuto dell’immagine
della donna che ci viene proposta dalla classe dirigente di questo Paese.
È giustissimo affermare che le vere donne sono quelle che dopo il lavoro dedicano altre ore del loro
tempo (14 ore in più rispetto all’uomo) per le faccende domestiche.
Fa specie però pensare che coloro che hanno fatto queste sacrosante affermazioni sono anche coloro
che hanno partecipato attivamente al peggioramento dello stato sociale, senza preoccuparsi
minimamente di attuare serie politiche per l’emancipazione femminile.
Il decadimento della scuola pubblica, consultori che chiudono, rette degli asili nido troppo salate
sono tutte misure che sono state prese dalla classe dirigente per promuovere l’immagine della
donna-angelo del focolare: lei dovrà prendersi cura della casa e dei figli, meglio lasciare all’uomo il
compito di portare lo stipendio a casa.
In realtà, da tutta questa vicenda, chi ne esce peggio è proprio la donna, perché ancora una volta si è
dimostrato che se una donna vuole avere delle possibilità nel mondo del lavoro o nella vita in
generale, non viene giudicata per le proprie capacità ma solo sulla base del proprio corpo.
In Italia solo il 46.4% della popolazione femminile ha un lavoro (stando in ambito europeo, peggio
di noi c’è solo la Turchia, dove sono occupate solo il 25% delle donne). Di queste più dell’80% è
single o non ha famiglia, perciò chi pensa di poter fare una famiglia o chi ne ha già una, non è certo
facilitata.
Poi ci sono le donne che un lavoro ce l’hanno e che lottano per tenerselo stretto. Negli ultimi mesi
abbiamo assistito a grandi lotte operaie, a esempio quelle degli stabilimenti Fiat di Pomigliano e
Mirafiori. Tantissime donne ne hanno preso parte come ne hanno preso parte in passato. Non
dimentichiamoci infatti che le conquiste dei diritti delle donne sono arrivate con le lotte operaie e
sociali che hanno investito in nostro Paese negli anni ’60 e ’70.
Sarà ancora così, perché, in ultima analisi, l’emancipazione femminile passa dalla lotta di classe.
Donne, operaie, lavoratrici: facciamo sentire la voce di chi lavora ad esige con la lotta rispetto,
dignità, salario e stato sociale. Facciamola sentire a tutti quei signori che parlano ma non fanno
nulla. Così ci conquisteremo il diritto a partecipare alla lotta di classe a pari merito dei nostri
compagni maschi.
E lì si che i padroni si spaventano!

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