Archivio per gennaio 2011

Roulette russa

IMMIGRAZIONE: CLICK DAY; CGIL, E’ ROULETTE RUSSA
(ANSA) – ROMA, 31 GEN – ”Questa mattina, in circa 24
secondi
si e’ consumata la graduatoria del decreto flussi: siamo alla
roulette russa”. Cosi’ Vera Lamonica, segretaria confederale
della Cgil con delega all’immigrazione e alle politiche sociali,
ha commentato i primi dati sul click day.
”Il sito del ministero dell’Interno – spiega Lamonica – ha
ricevuto 335 mila registrazioni e 302 mila click d’invio della
domanda. Il che vuol dire, se non ci saranno registrazioni dell’
ultima ora, che per gli altri due click day ci saranno soltanto
33 mila domande circa a fronte di 46 mila offerte teoriche, che
noi avevamo gia’ annunciato come un vero e proprio bluff”.
”Le domande inviate oggi – precisa la sindacalista – sono
circa sei volte di piu’ dei posti messi a disposizione e quindi
la stragrande maggioranza saranno destinate al cestino.
Nonostante questo i Patronati hanno lavorato senza sosta per
cercare di assistere tutti coloro che dovevano presentare la
domanda e da stamattina abbiamo ricevuto centinaia di telefonate
che segnalavano disfunzioni sul sito del Ministero dell’
Interno”.”Anche coloro che saranno rientrati nella graduatoria, e che
come sappiamo, sono in gran parte gia’ in Italia irregolarmente
– prosegue Lamonica – per l’effetto combinato fra la Bossi-Fini
con il reato di clandestinita’ saranno a rischio. Di questa
situazione a farne le spese, oltre agli immigrati, saranno le
famiglie e i datori di lavoro che ancora una volta vedranno
frustrata la loro volonta’ di mettersi in regola”. (ANSA).
NE -31-GEN-11 16:02

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FIOM, sciopero riuscito

Roma, 28 gen.(Adnkronos) – Sciopero riuscito per la Fiom che oggi ha chiamato a raccolta il popolo delle tute blu contro gli accordi aziendali chiusi da Fiat per i siti di Pomigliano e Mirafiori. L’adesione, stimano i metalmeccanici della Cgil, è stata superiore al 70% e le 18 manifestazioni regionali oltre alle 4 provinciali hanno registrato, ovunque, «una grande partecipazione». Sopratutto quelle organizzate davanti agli stabilimenti del Lingotto, da Massa a Cassino, da Termoli, a Pomigliano d’Arco, da Melfi a Vibo Marina fino a Termini Imerese, il sito industriale che sarà dismesso definitivamente a dicembre di quest’anno. Per ciò che riguarda il gruppo Fiat, la Fiom segnala «l’ottimo risultato» conseguito dall’iniziativa a Torino. Alla Powertrain (ex Meccaniche), l’unico reparto produttivo oggi in funzione a Mirafiori, le adesioni allo sciopero al primo turno hanno toccato infatti l’80% dei dipendenti. I lavoratori delle Carrozzerie e quelli delle Presse erano invece in cassa integrazione. In Cig anche i dipendenti degli stabilimenti Fiat auto di Pomigliano d’Arco (Napoli) e di Termini Imerese (Palermo). Negli altri due principali stabilimenti Fiat auto, e cioè Cassino (Frosinone) e Melfi (Potenza), le adesioni allo sciopero, al primo turno, si sono collocate intorno al 50%. Alla Teksid di Torino sciopero oltre l’85%, mentre alla Ftp Iveco (Fiat Industrial), sempre a Torino, adesioni al 70%. Alla Iveco di Mantova e alla Magneti Marelli di Bari, 70%

P.S.

Milano, manifestazione riuscitissima,piazza Duomo piena come non si vedeva da anni.

Ottimi interventi tra cui quelli di Landini, Don Gallo , Gad Lerner e figlia di Gino Strada,  studenti e delegati   di varie realta.

Ora sciopero generale e su la testa !!

 

Viva Zapatero !!

 

Viva Zapatero! s’intitolava così il film della Guzzanti di qualche anno fa, chissà cosa ne penserà oggi le regista sentendo che Zapatero, ha avviato una dura strategia di austerità ancora peggio di quella di Tremonti. Una strategia per il risanamento finanziario e la ristrutturazione economica del paese che fa pagare il prezzo ai lavoratori. Domani Josè Luis Zapatero, icona del socialismo europeo, uno dei tanti obama boys che strappavano lacrime ed applausi varerà una riforma delle pensioni che sposta da 65 a 67 anni l’età legale del pensionamento. Dopo settimane di confronto con i leader dei due grandi sindacati del paese, oggi il premier ha raggiunto un pre-accordo anche con Ugt e Ccoo. In cambio del via libera ai 67 anni, i sindacati hanno ancora una volta aderito alla teoria della riduzione del danno che spesso fa rima con complicità, ottenendo che rimanga la possibilità di andare in pensione a 65 anni, ma con 38,5 anni di contributi, invece dei 35 attuali (il governo proponeva 41 anni! Sigh). Per la pensione piena a 67 anni invece ci vorranno 37 anni di contributi. L’età minima per la pensione anticipata passa da 61 a 63 anni. La riforma entrerà in vigore progressivamente dal 2013 al 2027, con un innalzamento di 1,5 mesi all’anno dell’età del pensionamento. Zapatero «può spiegare in Europa che l’età del pensionamento passa a 67 anni come in Germania: cioè nel paese che difende l’ ortodossia fiscale Ue». Capirete che se la Spagna dei socialisti alza a 67 anni il resto viene da se, ed in Italia come del resto dell’Europa tra qualche settimana sentiremo le stesse sirene, se lo hanno fatto loro perchè non lo facciamo noi? Queste misure sono altamente impopolari per la spagna e guarda caso, come spesso avviene nella storia europea sono i socialisti al governo a far pagare il prezzo della crisi ai lavoratori. Del resto la logica bipolare si presta perfettamente a questo meccanismo autoritario, contro sinistra o centro destra, è sempre il mercato che comanda. Vale per la Grecia come per il Portogallo. Secondo la stampa di Madrid Zapatero potrebbe avere deciso di ‘immolarsì sul fronte del riordino economico del Paese: puntando a fare adottare le riforme più impopolari per poi farsi da parte rinunciando a ricandidarsi nel 2012… vatti a fidare del centro sinistra al governo in tempi di crisi.
(Controlacrisi.org 27/01/2011)

Mister X

 

Era chiaro che c’era un super cattivo a Napoli. Mister X, uno che non si sa chi sia ma esiste. E’ un personaggio che, come ci descrive Tremante, segretario provinciale del PD, telefonava a Cozzolino e Martusciello del Pdl, un soggetto misterioso che è riuscito a far votare alle primarie gente di destra. Mister X è riuscito, inoltre, a far votare 1.606 persone in otto ore, oltre a registrarle, farle firmare e restituire il resto dell’euro dato per poter partecipare al voto. Mister X non è solo veloce, capisce bene anche di economia, riuscendo a spuntare il prezzo a seconda delle etnie: 20 euro per i ragazzi italiani di Piazza del Plebiscito, come scrive il Mattino, e 5 euro per i cinesi, come dice Repubblica. Così le primarie, oltre che produrre un’eruzione di clientela politica sono riuscite a riprodurre la questione di classe all’interno del loro funzionamento. Sempre Mister X, ieri sera ha quasi provocato una rissa interna al PD con i “cozzolianiani” che hanno tentato di linciare il povero Tremante accusato di voler dare il comune alla destra. Un conflitto talmente aspro che costringe Bersani ad intervenire su Napoli. “Basta litigi” fa sapere, annunciando il suo arrivo in città per venerdì. Intanto continuano le ricerche di Mister X. “Esca allo scoperto”, dice ancora Tremante.
(Controlacrisi.org 26/01/2011)

A proposito di: “CANONE TV”

Era il lontano 1996 e la LEGA, dopo la breve esperienza di governo con l’ex alleato Berluskaiser (come allora lo chiamava il capitano del carroccio), tornava nei ranghi di partito di opposizione, prestandosi a smussare i propri lati in attesa di poter un giorno tornare a governare il paese.

Così riprendono le vecchie campagne di propaganda, attuate con toni meno severi dei precedenti. Nasce quindi il manuale di resistenza fiscale, l’organo di diffusione delle idee leghiste e base per la futura indipendenza della padania.

E’ quello un breve manualetto che si apre con un’inopportuna citazione a Ghandi (forse scritta dal mite Borghezio a suon di bastonate sulle lastre di piombo per la stampa) per proseguire, attraverso le pochissime pagine, verso la sintesi d’azione che dovrebbe determinare il nuovo corso politico del movimento leghista:

1) compensazione dei crediti verso lo Stato

2) obiezione morale

3) disdetta del canone RAI

Al di là dei primi due punti che, data l’incomprensibilità debbono essere stati redatti dal commercialista di Bossi con lo scopo di far evadere le tasse a tutti i cosidetti padani, il terzo punto è il più curioso ed esplicativo circa il carattere di questo movimento.

Molti ricorderanno, quando la Lega era ancora in fasce, l’invito sgolato a “Bruciare i libretti dalla RAI” per non pagare più il canone, definito un sopruso e liberarsi così definitivamente da Roma centralista.

Ebbene, col tempo questo invito si è un po’ affievolito divenendo un moderato atto da compiere a suon di carte bollate e balzelli tra i vari uffici della burocrazia statalista, sempre pronti a mettere il bastone in mezzo alle ruote del carroccio. Non è ben chiaro il perchè di un così repentino cambiamento. Forse il fatto che non avevano capito che a fronte di una bel falò, le ceneri andavano comunque reccolte e puntualmente la finanza si presentava a casa del malcapitato che aveva seguito lo stolto consiglio della dirigenza e dei filosofi, se così si può dire, leghisti.

Fatto stà che, col passare degli anni e dei governi, l’atteggiamento della Lega si è ulteriormente attutito, e forse è anche radicalmente mutato, possiamo dire che è girato di 360 gradi. Come spiegarlo ora ai propri adepti? Bè, basta non spiegarlo. E così hanno fatto.

La lega è al governo dall’8 maggio 2008 e, salvo eventi tanto inaspettati quanto impossibili ma auspicati, lo rimarrà ancora. Intanto ce la fa pagare e con gli interessi.

Ebbene, nel 2008 il canone TV era di €.106.

Nel 2009 è stato aumentato dalla Lega a €.107,5

Nel 2010 è stato aumentato dalla Lega a €.109

Nel 2011 andremo a pagare €.110,5 e questo grazie sempre alla Lega, che ha voluto questo ennesimo aumento.

Insomma, di coerenza non se ne parla di certo in quegli ambienti e nemmeno di cura per le cose dette e sostenute in passato.  Chissa in futuro cosa ci aspetta, considerando quello che sta già accadendo in questi giorni. Ci fa paura solo a pensare a come attueranno il federalismo fiscale!

Forse un motto potrà qualificarlo meglio di ogni altro discorso:

PIU’ TASSE PER TUTTI. Grazie Lega!

Elenco aumenti della tassa di possesso della televisione VOLUTI dalla LEGA:

2008    €.106
2009    €.107,5
2010    €.109
2011    €.110,5

P.S. La scadenza è vicina, non dimenticatevi di pagare il canone TV.

Sui tetti per difendere la ricerca pubblica – seconda puntata

Alla fine la Riforma Gelmini delle università pubbliche italiane è diventata legge, appena in tempo per essere un indigesto regalo natalizio per studenti e ricercatori. La sua attuazione aspetterà ora il vaglio dei decreti attuativi, uno scoglio forse non così semplice da valicare, visto lo stallo che anche la riforma federalista sta attraversando in questa analoga fase. La ministra ha continuato con i suoi slogan di grande ed epocale riforma ed anche noi punto per punto cerchiamo di smentire queste parole d’ordine piuttosto abusate oltre che falsificanti di una legge che mette in luce solo il disprezzo di questo governo nei confronti di ogni cosa pubblica.

In una spinta tesa a moralizzare gli atenei italiani si è detto che non doveva essere più permesso assumere in una università figli, figlie, mogli, mariti e parenti in genere. Ebbene cosa prevede questa epocale riforma al riguardo ? Semplicemente che non sarà possibile assumere persone che hanno legami di parentela fino al quarto grado con dipendenti che lavorano nello stesso dipartimento. Dipartimento e non Università ! Questo è un passaggio fondamentale ! Sapete quanto tempo impiega il barone di turno a chiedere il trasferimento da un dipartimento in cui ha sempre operato (definiamolo A) ad un dipartimento differente (chiamiamolo B)  ? Probabilmente un giorno e basta una richiesta scritta al direttore del dipartimento B che la accoglierà senza alcun rilievo. Nel frattempo, un parente molto stretto (anche di primo grado) verrà assunto nel dipartimento A e tutto avverrà a norma di legge, di legge Gelmini ovviamente ! Questa è la lotta a parentopoli che opera il Governo Berlusconi.

Cosa cambia poi soprattutto sul fronte studentesco ? Una cosa molto semplice: il fondo per il diritto allo studio subisce un taglio di finanziamento dell’ordine del 90-95%. Il 10% delle borse di studio viene destinato ai capaci e meritevoli che risiedono nella regione in cui è situata l’università. Questo piace sicuramente agli amici in camicia verde della Lega Nord, che hanno fortemente voluto e sponsorizzato il provvedimento. In realtà, a voler ben guardare, forse la Corte Costituzionale potrebbe avere qualche rilievo da sollevare. Ma il peggio deve ancora venire ! Il fondo per il diritto allo studio viene sostituito con una sorta di prestito d’onore, in sostanza un mutuo che permetterà, a detta del Governo, ai meritevoli di studiare nella futura università del post-riforma in cui le tasse necessariamente lieviteranno per effetto dei tagli sul comparto scuola/università/ricerca. Questo prestito dovrà poi essere restituito una volta raggiunto il conseguimento della laurea. In sostanza i giovani impareranno semplicemente prima ad essere dei buoni debitori in una società a misura di banca e non di uomo.

Ma come arginerà la fuga dei cervelli il nostro mirabolante governo con questa legge ? L’università italiana esporta all’estero un gran numero di ricercatori e ha la scarsa capacità di attrarre studiosi dall’estero in Italia. Questo è un dato storico che negli ultimi anni è diventato ormai un triste primato. Nell’ottica di una riforma che per ben una dozzina di volte riportava nel testo che il provvedimento doveva risultare senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica si capisce benissimo che non si investe in ricerca e quindi in futuro e parafrasando i fratelli Coen verrebbe proprio da dire che, non puntando sul proprio futuro, l’Italia non è un paese per giovani !

La figura del ricercatore universitario assunto a tempo indeterminato, come la conosciamo oggi, è destinata a scomparire e verrà sostituita da una figura precaria che avrà un contratto di tre anni rinnovabile per altri tre. Alla fine del ciclo di sei anni si potrebbe, vincendo un concorso e se l’università di riferimento avrà una situazione finanziaria che lo permetterà, avere la possibilità di stabilizzare finalmente la propria posizione. Questo, a conti fatti non prima dei 36-38 anni per i più fortunati. Si capisce bene che in realtà siamo in presenza di un forte incentivo ai giovani a fuggire e molto presto da questo paese. Altro che diminuzione dell’età media in cui si prende servizio in una università italiana.

Ma i concorsi che premieranno davvero i più meritevoli come funzioneranno ? In realtà le università chiameranno da un elenco i candidati risultati idonei in una graduatoria nazionale, ma potranno introdurrre alcuni criteri di selezione che loro ritengono facciano al caso proprio e spesso questo potrà tradursi con una discrezionalità che molto spesso in passato è stato sinonimo di clientele e baronie e che in futuro non verrà certo cancellato.

Dulcis in fundo la Riforma Gelmini impone alle Università pubbliche l’ingresso di soggetti privati all’interno dei Consigli di Amministrazione. Generalmente un privato che entra in un consesso del genere lo fa perchè guidato da interessi specifici e probabilmente condizionerà, mediante finanziamento ad hoc, gli indirizzi di ricerca su cui l’ateneo deve puntare. Tutto questo metterà le università al servizio dei privati ed inoltre toglierà totalmente la libertà di ricerca che finora è stata elemento forte della ricerca di base delle università pubbliche italiane. Una privatizzazione mascherata in cui ancora una volta si privatizzano i profitti socializzando le perdite. I privati investono anche nelle università straniere dove il sistema universitario è certamente migliore del nostro, ma in nessun modo possono pilotare la ricerca di base decidendo le linee guida dei gruppi di ricerca.

Un giorno statistiche alla mano sapremo se le promesse del ministro Gelmini sono divenute realtà o se invece quelle cassandre che hanno lanciato una serie di allarmi salendo sui tetti a chiedere una riforma diversa hanno invece avuto ragione cogliendo nel segno. Purtroppo nel frattempo saremo qui a sperimentare ancora le nefaste politiche scolastiche ed universitarie di questo centrodestra.

ULTIMI GIORNI CONTRO LE SCORRETTEZZE !!

 

di Checchino Antonini (Liberazione del 19 gennaio 2011)
Ultimi giorni per glissare la tagliola anti-precari, la norma del collegato lavoro che stabilisce un tetto per contestare contratti a termine irregolari. Ennesima sanatoria per le imprese più scorrette. Come dire si parli ora o si taccia per sempre. Il tempo scadrebbe il 23 gennaio ma, siccome è domenica, c’è ancora meno tempo per attivarsi. Prima del collegato lavoro, entrato in vigore il 24 novembre scorso, solo la prescrizione – cinque anni – fermava la possibilità di denunciare un padrone che ti costringeva a lavorare con un contratto illecito o con ruoli diversi da quelli stabiliti sulla carta. La nuova norma, l’articolo 32 del collegato, ha applicazione retroattiva, si riferisce cioè anche a tutti i contratti scaduti. Per quelli ancora in corso, il termine dei sessanta giorni partirà dalla conclusione del contratto.
Corso Italia, la Cgil, stima tra i 100 e i 150mila i ricorsi in arrivo specie da medici e insegnanti, per il settore pubblico, o tra gli addetti precari della comunicazione, per il settore privato, Poste e Rai in prima fila nel campionato delle irregolarità datoriali. Certo, la questione non è che sia stata pompata dagli organi di stampa e, alla carenza informativa si va a sommare la paura, sempre decisiva nella governance delle relazioni industriali, di entrare in rotta di collisione con le aziende che spesso, Rai e Poste sono un caso da manuale, attingono a una sorta di bacino di precarietà. Spesso i contratti sono stagionali e passano più di sessanta giorni tra un rinnovo e l’altro e l’impugnazione potrebbe compromettere il rientro.
Anche il governo s’è sottratto all’obbligo di informare i lavoratori attraverso una campagna mirata di puvbblicità istituzionale ma questo è lo stesso esecutivo che, quando ha adoperato quello strumento, lo ha fatto per insinuare che le morti bianche siano colpa dei morti, perché non si vorrebbero abbastanza bene. Dunque non si stupisce nessuno che il sito di Sacconi non accenni a scadenze di alcun tipo nell’articoletto che riassume la truffa del collegato lavoro.
«Norma sbagliata, ingiusta e con vizi di incostituzionalità», sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil scettico sulla possibilità che si riesca a ridurre il contenzioso, vista la mole di ricorsi previsti, alzando il livello di trasparenza.
Ecco come sfruttare al meglio questo scampolo di tempo: buona norma quella di entrare in contatto – di persona o virtualmente – con il sindacato per avviare la causa e capire se il proprio contratto sia impugnabile. Tuttavia è sufficiente una raccomandata con ricevuta di ritorno per avvisare l’azienda dell’intenzione di procedere. Dopodiché ci saranno 270 giorni per produrre le carte necessarie e portarle al giudice del lavoro.
Utilissimo il sito dei Giovani comunisti che, assieme ai loro compagni di strada della Fgci, già al congresso della Federazione della sinistra hanno lanciato una vera campagna di informazione e attivazione. In rete, appunto, c’è una serie di materiali per i lavoratori e per la lavoratrici precarie, a termine, a progetto, a tempo, in apprendistato. Si tratta impugnative per ricorsi in proprio o mediante l’assistenza di un legale. Tra la modulistica suggerita ci sono anche quella di un’impugnativa per lavoro nero, per licenziamento verbale e di contestazione trasferimento. Oltre a schede e tabelle riepilogative del famigerato lavoro. Su un altro sito molto utile, controlacrisi.org, c’è la storia interessante di un lavoratore, a tutti gli effetti dipendente, che viene inquadrato in un call center con un contratto a progetto, anche se il suo rapporto è invece chiaramente di lavoro subordinato. Il giudice del lavoro di Reggio Calabria ha condannato l’azienda (telefonate outbound) a convertire il contratto a tempo indeterminato e a riconoscere al lavoratore un risarcimento della bellezza di 46.961 euro. Capito perché Sacconi ci teneva molto alla tagliola antiprecari?

BENVENUTI A SENAGO città gemellata con Gruyères (Svizzera)

Il benvenuto è già stato messo (come si può vedere dai cartelli affissi ai quattro cantoni della città e scritti in puro dialetto meneghino), il gemellaggio è questione di pochi giorni, giusto il tempo che impiegherà la delegazione della città svizzera di Gruyères, nota per il famoso e gustoso formaggio “Gruviera”, a controllare la costante e continua formazione di genuine buche su tutte le strade del nostro territorio.

Si, è da settembre che le buche incombono indisturbate, giusto i mesi che occorrono al grazioso formaggio per formarsi in tutto il suo gusto, ed alle gentili buche per ampliarsi nella giusta misura che consente ad uno sprovveduto automobilista, motociclista o ciclista, di carambolare a bordo strada rimanendo, nella migliore delle ipotesi, con le ruote ed i cerchioni sfasciati.

Non sappiamo se i nuovi cartelli, che ci aiutano a capire che siamo in territorio leghista, erano nel loro programma, certo è che questa è la prima vera grande opera del nuovo governo a tiratura LEGA-PDL (parafrasando il berluska che ce l’aveva tanto con la metamorfosi del PCI, potremmo dire anche noi, al posto di PDL, “FORZA ITALIA – PARTITO DELLE LIBERTA’ – ITALIA etc.”).

Ecco, forse i leghisti il loro contentino l’hanno avuto, dopo che qualche mese fa la lega aveva pestato i piedi per terra. Ora basta. E lo speriamo anche noi.

Le strade di Senago sono impraticabili dalla quantità indescrivibile di buche che divorano il manto stradale.

Anche per i pedoni è impossibile uscire se cadono due gocce d’acqua, pena dover ritornare a casa annaffiati dalle innumerevoli spruzzate che le auto infliggono ad ogni buca che attraversano.

E mettere le pezze (vedi foto a fianco ripresa in Don Rocca – autore “lox”), come stanno facendo in questi giorni per le voragini maggiori, non serve proprio a nulla: alla prima pioggia zacc! … la buca si riforma più grande di prima.

Insomma, la pratica del non fare o del fare male sembra ben avviata. Peccato che il tutto avviene sulle spalle dei contribuenti ovvero i soliti che pagano l’incapacità di politici inetti a gestire la cosa pubblica.

Ma non è la sola questione.

Per chi si muove a piedi il benvenuto è ben visibile a chiunque. Ogni via della città è bollata dai sacri escrementi canini che proprio la lega stessa aveva voracemente adottato a causa civile per la propria campagna elettorale, propinandosi a paladina della guarra alla merda.

Ma si sa, chi di merda ferisce di merda perisce. Ed oggi più che mai, le vie sono innondate da colate di urine e torte ansimanti sull’asfalto. Ma le famigerate guardie padane (o squadroni – come ai tempi che furono -) dove sono? Noi un suggerimento ce l’avremmo!

Per non restare sul volgare si potrebbe spostare l’argomento sui rifiuti. La città ha sempre sofferto della maleducazione di molti che abusano del territorio spargendo rifiuti in ogni dove. E’ accaduto tante volte e la colpa, in certi casi, non è certo da attribuire agli amministratori che possono solo prendere atto della violenza perpetuata al territorio e mandare le squadre di raccolta a ripulire con molta umiltà.

Quando però questo avviene ad opera dell’amministrazione stessa, che appunto dovrebbe rendere il più alto esempio alla comunità, ciò diviene imperdonabile. Infatti, proprio oggi domenica 16 gennaio 2011, passando di fronte al palazzo del Comune di via San Bernardo, era ben evidente un sacco della raccolta differenziata con improntato un adesivo, posto dagli addetti alla raccolta, con la scritta di “NON CONFORMITA'” del contenuto. BRAVI.

E bravo al cittadino che ha fatto pervenire in redazione la foto del misfatto. Lo stesso cittadino che ha denunciato che proprio nel pomeriggio, ha dovuto aiutare una ragazza in difficoltà che è stata molestata da un automobilista di passaggio, mentre lei stava facendo jogging per le vie della città. Più sicurezza intimavano i LEGHISTI prima di governare questa città. Ora il loro unico obbiettivo raggiunto è stato di aver messo il cartello “SENAGH” ad ogni accesso, quasi un monito più che un segno di benvenuto.

Allora di fronte ai moniti ci spogliamo e ci vestiamo oggi da ebreo, poi da mussulmano, comunista, gay, prete, terrone, nero, protestante, cinese, albanese, insomma, siamo tutto e tutti tranne che essere SENAGHES!

Un sindaco Fiom per Torino. Le opposizioni dovrebbero riconoscere nel sindacato un alleato contro il berlusconismo

di Paolo Flores d’Arcais, Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2011

Per vincere un referendum basta un voto oltre il 50 per cento. Ma quello di Mirafiori non era un referendum. Doveva essere un plebiscito. Un plebiscito ottenuto col ricatto, anzi con la rappresaglia preventiva di massa: se vince il No siete licenziati tutti, perché portiamo via la Fiat da Torino. I “sindacati di comodo” avevano perfino fissato l’asticella dell’umiliazione che avrebbe dovuto annientare la Fiom: un 80 per cento di Sì. Sappiamo come è andata. Il Sì ha ottenuto il 54%, ma solo grazie al voto dei quadri e impiegati (che hanno approvato i sacrifici di chi sta alla catena, non i propri!). Fra gli operai avrebbe prevalso di nove voti, e nei reparti dove il diktat si applicherà davvero, lastratura e montaggio, ha vinto nettamente il No.

Questo risultato, comunque modestissimo per la volontà di potenza di Marchionne, è stato ottenuto non solo con l’immondo ricatto di rappresaglia preventiva che abbiamo ricordato, ma con il linciaggio morale che additava nei lavoratori delle carrozzerie i responsabili dei licenziamenti di massa dell’indotto (cinque per ogni licenziato Fiat, si diceva, con linguaggio da decimazione), con l’intimidazione vera e propria ai sindacalisti Fiom che distribuivano volantini (“se vince il No veniamo in massa a casa tua, perché ci dovrai mantenere tu”), con il dispiegamento di tutta la potenza di fuoco mediatica di un regime che si è immediatamente riconosciuto nella prepotenza anti-operaia di Marchionne (il Dna anticostituzionale non è acqua). E con l’ostilità puntuale e masochistica del maggior partito di opposizione (presunta), che si è bensì diviso, ma tra l’infamia del “sì a Marchionne senza se e senza ma” di un puffo rottamatore in foia di carriera, di un sindaco di Torino appiattito sullo slogan padronale degli anni Cinquanta (“ciò che va bene per la Fiat va bene per l’Italia”) e lo slalomismo ponziopilatesco dei big del partito, che comunque “se fossi un operaio Fiat voterei Sì”.
Per non parlare della Cgil e del suo neosegretario generale, Susanna Camusso, che ha bensì alzato la voce contro Marchionne, ma solo in zona cesarini e nel disfattismo di uno sciopero generale rifiutato, benché il suo predecessore e sponsor Epifani lo avesse promesso (a nome della Cgil, non suo personale) a un milione di manifestanti Fiom il 16 ottobre in piazza san Giovanni.

Il risultato del voto è perciò questo: Marchionne non ha più alibi, deve mantenere la solenne promessa dell’investimento annunciato, e articolarla nel piano industriale fin qui custodito come un ennesimo segreto di Fatima. Mentre la Fiom, isolata e aggredita – anche nel mondo del centrosinistra che pure dovrebbe vivere quel sindacato come una propria costola – dimostra non solo di essere in modo schiacciante il sindacato più rappresentativo dei lavoratori, ma raccoglie anche rispetto e consenso crescenti, in modo esponenziale, nella società civile democratica. L’organizzazione di Landini, di Airaudo, di Cremaschi, dimostra di avere la capacità di difendere i sacrosanti diritti degli operai che rappresenta, e al contempo di difendere gli interessi generali costituzionali, a repentaglio definitivo nella convergenza a tenaglia tra concezione padronale dello Stato del Putin di Arcore e concezione aziendale “credere obbedire produrre” dell’italiano di Detroit.

Perché, come è evidente a chi conosca appena le tabelline, il diktat di Marchionne non nasce da calcolo economico. È stato lui stesso, qualche anno fa, a dichiarare che il costo del lavoro incide nel prodotto Fiat per un modestissimo 7%. Se dunque ora gli operai alla catena verranno spremuti anche un 5% in più (il che per la qualità della loro vita sarà tremendo), la competitività dell’auto modello Marchionne aumenterebbe dello 0,35%. Tre o quattro decine di euro per vettura. Niente, insomma. Marchionne non mirava in primo luogo a prodotti più competitivi, ma all’annientamento della Fiom, al dominio in fabbrica senza possibilità di contestazione organizzata e organizzabile, alla “obbedienza pronta, cieca e assoluta” degli operai, ora e sempre, nei confronti delle mutevoli esigenze del padrone.

È quello che NON ha ottenuto. La Fiom è più forte che mai. E lo scontro sul diktat Marchionne, ormai presentato come il modello di tutte le relazioni industriali e anche di quelle costituzionali (“Marchionnizzare l’Italia” è il titolo ormai quasi quotidiano dell’apertura del “Foglio” di Giuliano Ferrara), non può che spostarsi a livelli più generali. Nelle fabbriche, con lo sciopero nazionale dei metalmeccanici del prossimo 28 gennaio. E nel paese, nella politica, nelle vicende elettorali. Perché, se lasciati soli, alla lunga (e anche alla breve, purtroppo), gli operai saranno sconfitti, e con loro i precari, e gli studenti, e tutti i democratici. Ma se le opposizioni riconosceranno nella Fiom la punta di diamante dell’Italia che può risorgere dalle macerie cui l’ha ridotta il berlusconismo, la “vittoria” più che dimezzata di Marchionne potrebbe inaugurare la caporetto anche di Berlusconi. Ecco perché sarebbe auspicabile, e anzi necessario, che un sindacalista Fiom si candidasse alle primarie di Torino contro lo spento e subalterno Fassino, per sconfiggere poi il berlusconian-leghista d’ordinanza. Il nome, sotto la Mole, lo conoscono tutti.

(16 gennaio 2011)

AREA CGIL E SCIOPERO FIOM DEL 28 GENNAIO

(Da Area CGIL che vogliamo) 14/1/2011 Agli   aderenti all’area “La Cgil che vogliamo” della Lombardia

La CGIL che vogliamo sostiene lo sciopero generale dei lavoratori metalmeccanici.

L’Area Congressuale “La Cgil che vogliamo“ a fronte della gravità dell’attacco ai diritti sindacali e contrattuali dei lavoratori previsti dall’accordo per Mirafiori, sostiene lo sciopero generale indetto dalla Fiom per il 28 gennaio 2011.

L’Area è impegnata nel costruire iniziative nelle categorie e nei territori per garantire il massimo della partecipazione alle manifestazioni previste per le giornate del 27 gennaio 2011 a Bologna e 28 gennaio 2011 in tutti gli altri territori; nelle forme e nelle modalità decise dalle strutture ad ogni livello.

Il 28 gennaio lo sciopero con la manifestazione per tutta la Lombardia si terrà a Milano, il concentramento è alle ore 9,30 ai Bastioni di Porta Venezia; in corteo si arriverà in Piazza Duomo per il comizio conclusivo.

Cari Saluti,

Coordinamento Regionale Lombardo

La Cgil che vogliamo

 

15-01-2011 P.S.

Riteniamo che dopo l’ esito referendario Fiat Torino,  la Fiom ed i lavoratori hanno perso con i numeri ma non nei reparti operai, (prossime infomazioni), hanno anche sicuramente conquistato nuove adesioni alle lotte; infatti non si possono cedere diritti in cambio di lavoro

(L’accordo di Pomigliano, quello separato sulle deroghe al contratto nazionale e quest’ultimo di Mirafiori negano: il diritto di sciopero, il diritto alla salute, quello alla sicurezza e alla rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro.)

 

Pertanto, invitiamo tutti/e ad aderire alla manifestazione di Milano Venerdì  28 Gennaio ore 9.30.

 

15-01-2011( PRC Senago)

 


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

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