Sui tetti per difendere la ricerca pubblica – prima puntata

Da più parti, ci si chiede perchè oggi gli operai salgono sulle torri ed i carri ponte delle fabbriche, i migranti sulle gru dei cantieri, gli studenti sui monumenti delle piazze italiane e i ricercatori sopra i tetti delle università. La risposta fondamentalmente è una sola: per essere visibili e forse anche ascoltabili. Perchè il paradosso ci induce ad andare più in alto, o più lontano, perchè da vicino nessuno riesce a comprendere il diritto negato all’altro. Nelle università italiane, ancora oggi, ricercatori e studenti salgono sui tetti, ed in modo assolutamente pacifico, semplicemente perchè qualcuno sta distruggendo quel poco di ricerca e di università pubblica che ancora rimangono in un’Italia sempre più votata al cieco autolesionismo e che qualcuno vorrebbe vedere abbeverarsi solo alla fonte del Grande Fratello.

Se volessimo buttarla sul ridere potremmo dire che saliamo sui tetti perchè, come i famosi nani sulle spalle degli ancor più famosi giganti, vogliamo vedere più lontano. Ma la visuale si perde inesorabilmente su un panorama desolato. Il disegno di legge Gelmini purtroppo ha la vista ed il fiato molto corto. La ministra Gelmini, come ha già fatto in tutte le altre scuole di ogni ordine e grado, taglia finanziamenti anche alla ricerca universitaria. E lo fa con l’arroganza e la protervia di chi sembra voler moralizzare un mondo ormai totalmente privo di etica.  Come se proprio nel Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana fossimo in presenza di chicchessia che possa vagamente fare la morale a qualcuno.

Quando la ministra parla della riforma dell’università inizia a snocciolare una serie ormai nota di slogan. Una serie di parole d’ordine assolutamente vuote che stridono ancor più ferocemente con la realtà dei contenuti della riforma. La controriforma, come dovremmo veramente chiamarla, porta il nome della Gelmini, ma è assolutamente ed innegabilmente opera del suo collega Tremonti che opera una riforma a suon di tagli ed all’insegna del risparmio. Nemmeno un euro di investimento !!! A fronte di ciò che fanno Germania e Stati Uniti, per portare due soli esempi, che pur in presenza di manovre economiche da lacrime e sangue, investono ulteriormente nella ricerca con una lungimiranza che non abita negli italici confini.

Ma veniamo un po’ all’analisi di queste parole d’ordine che il Ministro Gelmini indica come punti di forza della riforma universitaria: lotta alle parentopoli, eliminazione dello strapotere dei baroni (notoriamente i professori ordinari con maggior potere), più diritto allo studio, nuovo sistema di governo delle università, lotta alla fuga dei cervelli, valorizzazione del merito, valutazione della ricerca e della didattica, lotta alla autoreferenzialità delle università, apertura degli atenei a collaborazioni con soggetti esterni e privati, lotta alla precarietà, ingresso con un ruolo stabile ed a tempo indeterminato negli atenei ad una età inferiore alla media anagrafica attuale. Una serie di elementi che ci porterebbero a dire che sarebbe veramente opportuno sostenere un disegno di legge che si prefigge di risolvere tutta questa serie di problemi che davvero influiscono sulla scarsa efficienza ed efficacia del sistema universitario del nostro paese.

Il primo falso mito di questa riforma è uno dei più palesemente falsi ed inverosimili: la lotta alle baronie. Il Ministro dovrebbe spiegarci per quale ragione la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) ha sposato e caldeggiato fin dall’inizio l’approvazione di questo progetto di riforma e ne chiede tuttora a gran voce la sua rapida conversione in legge. E se non sono baroni proprio i rettori ??? Nella nuova università ridisegnata da Gelmini, il Consiglio di Amministazione assumerà ogni potere sia di ordine politico per la scelta delle linee guida dell’ateneo che per le questioni di ordine meramente economico. Ebbene i nuovi CdA non verranno più eletti, come avviene oggi, ma verranno nominati dal Rettore. Quindi nelle università si procederà ad eleggere un Rettore, cosa che già avviene, che provvederà ovviamente a circondarsi di un gruppo di provata fedeltà, che mai e poi mai potrà sfiduciarlo perchè direttamente a lui legato. Tutto questo nell’ottica ministeriale dovrebbe togliere potere a chi finora lo ha gestito nelle università italiane. Invece fa cadere ogni minimo sistema di controllo. Si spaccia per democratizzazione un lento ed inesorabile declino verso la dittatura. E i baroni sentitamente ringraziano…

(continua)

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