Archivio per 24 ottobre 2010

Nuovi diritti per i precari?

23/10/2010 16:14 | LAVOROITALIA

Una nuova legge governativa dà solo 60 giorni di tempo ai lavoratori meno garantiti per fare ricorso una volta scaduto il contratto. La denuncia della Cgil che però nicchia ancora sullo sciopero generale

di Vittorio Bonanni
Bisogna uscire al più presto dal tunnel del berlusconismo e non solo perché il nostro Presidente del Consiglio non vuole essere processato e non tollera il dissenso. Ma anche per tutto ciò che riguarda il mondo del lavoro e le misure che il suo esecutivo sta prendendo su questo tema delicato. L’allarme ora riguarda tanto per cambiare i lavoratori precari, i quali invece di essere aiutati ad uscire appunto da una situazione drammatica che non permette loro di organizzarsi una vita, rischiano di subire una ulteriore vessazione. A contratto scaduto avranno ora solo sessanta giorni di tempo per fare ricorso, dopo di che perderanno ogni diritto. Come dire sparare sulla Croce Rossa. La denuncia arriva dal segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni. «Da una lettura attenta del “collegato lavoro” – dice il sindacalista – emerge quella che è una vera e propria tagliola che si abbatterà presto sui più deboli. Dall’entrata in vigore della legge i lavoratori con i contratti di lavoro precari scaduti avranno 60 giorni di tempo per avvalersi della possibilità di ricorso. Ma nel vuoto informativo che accompagna questa legge i precari non saranno in grado di conoscere in tempo l’esistenza di questa nuova norma». Un nuovo grave danno contro i più deboli, una vera e propria vigliaccata se consideriamo che finora questo termini esistevano «solo per i contratti a tempo indeterminato, mentre per i contratti a termine scaduti non era previsto. E’ evidente – ha aggiunto Fammoni – che un lavoratore temporaneo attenda, ad esempio, di vedere se il contratto sarà reiterato prima di impegnarsi in una causa». Un ulteriore aiuto a quelle aziende intenzionate a togliersi dai piedi dei lavoratori senza pensarci troppo visto che poi tanto, se non si affretteranno, non potranno fare causa, perdendo dopo i due mesi ogni diritto acquisito. La Cgil denuncia anche il fatto che l’articolo 31 della nuova legge non solo vale per il futuro ma anche per le migliaia di precari che hanno già perso il posto di lavoro durante la crisi e che dovranno decidere in fretta il da farsi. Sempre se verranno a sapere in tempo dell’esistenza della nuova norma. Il principale sindacato italiano ha già chiesto al governo di correggere questa legge, pena una evidente macelleria sociale. Se questo non dovesse succedere la confederazione diretta da Epifani farà di tutto per tutelare i lavoratori che saranno colpiti da questo nuovo ed iniquo provvedimento. E’ altresì il caso di aggiungere che ad un governo capace in piena crisi anche solo di pensare e poi introdurre norme così devastanti per chi lavora merita una risposta dura e determinata come lo sciopero generale chiesto lo scorso 16 ottobre nel corso della manifetsazione della Fiom. Ma a Corso Italia l’indecisione regna sovrana. Fino a quando?

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