Archivio per settembre 2010

UNA RIFORMA CLASSISTA

di Galapagos (il manifesto del 30 settembre 2010)
Esplodono le contraddizioni che i più avveduti avevano previsto parecchi anni fa: una Unione europea fondata sulla moneta comune (e su un a Banca centrale europea) era nulla, non avrebbe retto a lungo. La moneta unica doveva essere il terminale di un processo di integrazione tra stati e non la premessa dell’unificazione. I risultati sono sotto gli occhi: con l’ultima crisi economico-finanziaria, nata da bolle speculative cresciute per supplire ai deficit di welfare, l’Europa è implosa. Per evitare la catastrofe sono stati bruciati centinaia (forse migliaia) di miliardi di euro. Quasi tutti per salvare banche e istituzioni finanziarie. Solo gli spiccioli sono finiti alla struttura, cioè al lavoro, che dovrebbe essere l’elemento fondante l’Unione europea e e non, come ora, l’Europa dei capitali.
Il progetto di modifica del Patto di stabilità varato ieri dalla Commissione europea si muove lungo questa china e coinvolge gli stati nel processo di stabilizzazione dei conti pubblici e dell’euro, moneta forte, ma non stabile, visto che rappresenta paesi con livelli disuguali di sviluppo economico. Apparentemente il progetto di Barroso può sembrare di buon senso, ma non lo è perché punta a dare norme comportamentali (prevedendo anche sanzioni) agli stati che, a cascata, si rifaranno sui loro cittadini. Dentro non c’è nessuna prescrizione per quanto riguarda i livelli di welfare (sanità e istruzione, per primi) e neppure una norma comune sull’imposizione fiscale. Si dice unicamente che gli stati devono rispettare i parametri di Maastricht: deficit massimo tendente a zero e debito entro la soglia del 60% del Pil con l’obbligo di abbattimento di 1/20 del debito eccessivo ogni anno. Il che significa, a bocce ferme, che l’Italia nel prossimo triennio – se il nuovo patto fosse in vigore – dovrebbe abbattere il debito del 3% l’anno. Cosa possibile se si desse impulso alla crescita, se fossero varati provvedimenti (con soldi pubblici) che le fanno volano. Ma questo non è permesso, neppure negli anni di «vacche grasse»: in quegli anni i singoli paesi dovranno attuare un pollice di bilancio prudente. Insomma, occorrerà essere formichine quando la congiuntura va bene e sacrificarsi quando va male o meno bene.
«Sacrificarsi» si fa per dire: a stringere la cinghia saranno chiamati solo i lavoratori e i futuri pensionati. Gli sarà chiesto il contenimento e perfino la riduzione dei salari e di andare in pensione sempre più tardi. Insomma, questo progetto di revisione finirà per ritorcersi contro la gente comune. Con un di «più»: se i loro governanti sono stati imbroglioni (come in Grecia, dove il governo conservatore ha nascosto lo stato dei conti pubblici) arriveranno multe salate. E pagarle saranno loro, gli incolpevoli. Se, invece, si tratta di banchieri niente paura: saranno assistiti nei disastri e certamente non ci rimetteranno neppure la liquidazione.
Annunci

LA SVEGLIA

CRISI:SPAGNA; SINDACATI, ADESIONE SCIOPERO AL 74%, INCIDENTI
(ANSA) – MADRID, 30 SET – Il tasso di adesione allo sciopero generale convocato oggi in Spagna contro la riforma del mercato del lavoro e’ stata finora del 74%, hanno indicato i sindacati Ugt e Ccoo, che hanno anche denunciato alcuni incidenti fra scioperanti e polizia, in particolare a Madrid.
Davanti all’impresa aeronautica Eads-Casa di Getafe, alla periferia della capitale, secondo il dirigente di Izquierda Unida Javier Viondi la polizia ha sparato alcuni colpi per aria per disperdere un picchetto di sciopero. Il comando della polizia di Madrid ha confermato gli spari, ma ha parlato, secondo El Pais online, di un incidente isolato. In scontri con le forze dell’ordine in tutto il paese, secondo i sindacati, 12 persone sono rimaste contuse, e 30 sono state fermate.
Secondo il portavoce di Ugt Jose’ Ricardo Martinez, ”lo sciopero e’ stato piu’ duro a Madrid”. Per i sindacati lo sciopero ha avuto una adesione del 61% nel settore della stampa, del 70% in Tv e radio. I giornali a Madrid oggi non sono arrivati nelle edicole, per lo sciopero della distribuzione.
Il livello di adesione e’ stato inoltre, secondo i sindacati, del 30% nei grandi centri commerciali, del 45% nel piccolo commercio,del 40% nel settore alberghiero e del 98% nei servizi di pulizia. A Madrid i bidoni di immondizia non sono stati raccolti oggi e sono rimasti nelle strade. A fine mattinata, secondo l’ente elettrico, il consumo elettrico industriale ha registrato un calo del 21%, scendendo ai livelli di un giorno festivo. (ANSA).
CEF
29-SET-10 13:37
GRECIA: MANIFESTAZIONI E SCIOPERI TRASPORTI E SANITA’ CONTRO TAGLI
Atene, 29 set. – (Adnkronos/Dpa) – Manifestazioni e scioperi di trasporti e personale sanitario ospedaliero stanno nuovamente creando gravi disagi in Grecia, sempre in protesta contro la rigida austerity ordinata dal governo socialista di George Papandreou. Ad Atene si sono fermati autobus, filobus e tram, mentre in tutto il paese hanno incrociato le braccia i ferrovieri, paralizzando il traffico su rotaia. In sciopero anche i medici degli ospedali pubblici, che hanno rifiutato di curare i pazienti per 24 ore. A questo si aggiungono le proteste dei farmacisti, che hanno proclamato una serrata per protestare contro i piani del governo di liberalizzarne la professione. Le proteste giungono mentre il paese si trova alle prese con il blocco degli autotrasportatori, in atto da due settimane, che hanno lasciato vuoti i supermercati delle principali citta’ e isole. I camionisti protestano contro il piano di liberalizzazione previsto dal governo. La Grecia deve ottemperare agli obblighi di austerity e riforma economiche imposte dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario internazionale in cambio di un megaprestito di 110 miliardi di euro, che ha per ora evitato al paese la bancarotta.
(Ses/Col/Adnkronos)
29 sett10 11.51

LAVORO: ISTAT, AUMENTANO ORE SCIOPERO GRANDI IMPRESE A LUGLIO
Roma, 29 set. (Adnkronos) – Le ore di sciopero effettuate nelle grandi imprese nel mese di luglio sono state pari a 2,7 per mille ore lavorate, con un aumento di 1,4 ore di sciopero per mille ore lavorate rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e di 0,1 ore nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-luglio. Lo comunica l’Istat.
Nelle grandi imprese dell’industria le ore di sciopero effettuate a luglio sono state pari a 4,5 per mille ore lavorate, con una crescita di 2,1 ore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e di 1,0 ore nel confronto tra i primi sette mesi del 2010 e il medesimo periodo del 2009.
Nelle grandi imprese dei servizi il numero delle ore di sciopero nel mese di luglio e’ stato pari a 1,7 per mille ore lavorate, con un aumento di 1,0 ore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e una diminuzione di 0,4 ore nel confronto tra il periodo gennaio-luglio 2010 e il medesimo periodo del 2009.
(Sec/Col/Adnkronos)
29-SET-10 12:00

E Senago si trova proprio in mezzo!

Dal sito ufficiale di Alessandro Robecchi

Milano. Sarà una grande opera a cura del Comune (Letizia Moratti), della Regione Lombardia (Roberto Formigoni) e del Governo italiano (Silvio Berlusconi) a caratterizzare l’Expo milanese del 2015. Si tratta di una enorme figura di merda, che sorgerà accanto ai grattacieli di City Life. La figura di merda di Milano sarà alta 170 metri, aperta al pubblico, visibile a tutti e già se ne parla in tutto il mondo. “Stiamo facendo la più grande figura di merda del mondo e diventeremo famosi per questo”, ha detto la sindaca di Milano Letizia Moratti alla conferenza stampa di presentazione. La grande opera, finanziata da capitali pubblici (le multe dei cittadini milanesi e i soldi risparmiati dalla città su servizi, trasporti e asili nido) e privati, sorgerà vicino al nuovo centro direzionale, dove architetti pazzi stanno realizzando grattacieli storti e altre orribili speculazioni edilizie. “Finalmente la città avrà un simbolo all’altezza della sua fama – ha detto il governatore della Lombardia Formigoni – e tutto il mondo potrà ammirare la nostra figura di merda”. Per tutti gli altri lavori dell’Expo del 2015 il ritardo è spaventoso e si dubita addirittura che i lavori saranno finiti per tempo, ma una cosa è certa: la figura di merda è l’unica cosa sicura al momento, e anche l’unica opera per cui si sono trovati i terreni. Per tutti gli altri progetti previsti, si pensa ora a una collocazione degna, come per esempio il tinello di casa Moratti, il cantiere della Darsena sui Navigli (che si prevede terminerà nel 2745), o il parcheggio dello Stadio Meazza. Alla cerimonia di presentazione non sono mancate le polemiche. “Chi dice che non facciamo niente per Milano non sa quello che dice e lancia accuse a vuoto – ha tuonato la sindaca – Guardate il plastico! Guardate che immensa figura di merda che stiamo facendo”. Purtroppo, alla grande figura di merda di Milano si potrà arrivare solo in macchina, perché le nuove linee della metropolitana non sono più in programma e quelle che si riusciranno a realizzare saranno subito allagate dall’esondazione del fiume Lambro, che si ripete da decenni ogni volta che piove. “Il Comune, la Provincia e la Regione, tutte a guida Pdl – si legge nel comunicato – lasceranno a Milano un segno tangibile della loro competenza e del loro governo del fare: una gigantesca figura di merda visibile anche dal Duomo”.
Nella foto, Milano come apparirà a turisti e visitatori dell’Expo nel 2015.

Di Alessandro Robecchi

—-

… e a Senago faranno una grande vasca piena di merda, grazie al suo Sindaco e alla giunta a guida PDL-LEGA! (commento della redazione)

Linea gialla, riapre tratta allagata!(?)

Ieri, 27 settembre 2010 alle ore 17,00, hanno riaperto la linea gialla della metropolitana milanese, chiusa dal 18 settembre a causa dell’esondazione del fiume Seveso in zona zara-niguarda.

Giusto nove giorni di blocco. Solo nove giorni di blocco.

Ma non avevano detto che ci volevano sei mesi prima di riaprire la linea?

Qualcosa non quadra e forse le grida “al lupo al lupo” servivano solo per invocare ampi e copiosi aiuti finanziari (peraltro stanziati) per poi aprire le porte alla speculazione da attuare anche sul nostro inerte e soffocato territorio di Senago.

E quindi?

Dopo il consiglio comunale di ieri a Senago, dove il solito scaricabarile ha avuto ampio spazio, è forse ora che la giunta Rossetti prenda la posizione che la cittadinanza, rappresentata dal “comitato anti vasche”, vuole: “NO ALLE VASCHE DI LAMINAZIONE A SENAGO!!!”

Fiume Seveso: c’è un’alternativa che esclude Senago!

L’alternativa c’è!

E’ un canale scolmatore che devia le acque del Seveso ad est di Milano. Ed il progetto già esisteva ai tempi della giunta Albertini, come scriveva il quotidiano “City” di ieri. Peccato che il Sindaco di Milano l’abbia messo in un cantone all’inizio della sua legislatura, per tirarlo fuori solo ora e solo dopo che sono stati stanziati altri milioni per opere inutili, quale quella della vasca di laminazione a Senago.

La domanda allora diventa una sola: quali interessi si celano dietro quest’inutile e mastodontica opera di cementificazione a Senago?

Perchè il sindaco di destra di Senago (Franca Rossetti) non sostiene con forza la decisione del consiglio comunale con la quale viene detto a chiare lettere “NO ALLE VASCHE DI LAMINAZIONE A SENAGO”?

E perchè invece, come si può capire dalla sua recente intervista, sta cercando di barattare la svendita del territorio in cambio di finanziamenti per altre opere, peraltro anche’esse inutili come la STRADA PROVINCIALE SP119 che riverserà nel territorio tonnellate di CO2 ed altri inquinanti prodotti dai mezzi che la transiteranno?

Leggete l’articolo pubblicato sul quotidiano “city”.

Vogliono SVENDERE Senago!!!

La recente intervista rilasciata dal Sindaco di destra di Senago (Franca Rossetti) al giornale del suo padrone, lancia uno spettro sul destino del territorio di Senago.

Il dubbio duello tra intervistato ed intervistatore con cui si apre l’articolo, trova poi il suo sfogo naturale nelle richieste che il Sindaco Rossetti avanza per fare da contropartita alla realizzazione del progetto, tralasciando completamente quella che invece è stata la richiesta del Consiglio Comunale votata all’unanimità e che riportiamo integralmente:

IL CONSIGLIO COMUNALE
Premesso che la Regione Lombardia ha chiesto al Comune di valutare un accordo per realizzare una vasca di laminazione nell’area a sud del canale scolmatore;
Richiamato l’atto della Giunta Comunale n. 114 del 01/06/2010 in cui sono evidenziate
le problematiche relative a tale previsione;
Evidenziato altresì che l’eventuale realizzazione della vasca di laminazione
compromette l’integrità del territorio di Senago e valutato la necessità di tutelare i
residenti escludendo la collocazione di impianti non consoni al quartiere;
ESPRIME PARERE CONTRARIO
Alla realizzazione della vasca di laminazione nel territorio di Senago
I M P E G N A
Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale a manifestare il parere contrario a tale
previsione in tutte le sedi Istituzionali deputate a scelte di programmazione e
previsione territoriali.

Per leggere l’intera intervista cliccare qui!

MA LA CGIL FA I CONTI SENZA LA FIOM Da il Manifesto (Antonio Sciotto)

Una grande «unità», «tutti insieme»: è quasi un mantra nelle parole dei confindustriali, che a Genova improvvisamente riscoprono la Cgil. D’altra parte, non solo Guglielmo Epifani ha aperto al dialogo, ma sembra che soprattutto Susanna Camusso – che con tutta probabilità gli succederà allo scranno più alto del sindacato – sia pronta a grandi cambiamenti. Il discorso di «investitura» dell’annunciata (sulla stampa) leader Cgil non si è tenuto nella capitale, né a Genova, ma nel cuore dell’Italia, nella umbra Todi, dove la confederazione – nel corso di un seminario un po’ defilato rispetto alle cronache nazionali – ha deciso la sua nuova linea. «Bisogna ripensare gli ambiti e le forme della contrattazione – dice il comunicato finale – per tentare di includere larghe fasce del mondo del lavoro». «Dobbiamo parlare a tutti coloro a cui oggi non parliamo», lo slogan todino della Camusso. «Serve coraggio per elaborare una riforma, capace di scombinare le carte», le ha fatto da controcanto l’uscente Epifani.
Ma perché la Confindustria adesso cerca il dialogo? Marcegaglia ha da tempo «scaricato» il governo, preso dalla massima confusione: ieri ha un po’ corretto il tiro rispetto agli attacchi degli ultimi giorni, spiegando che si augura un ricompattamento il 29 settembre, quando si voterà la fiducia, e aggiungendo che «l’esecutivo deve andare avanti». Ma, dall’altro lato, ha spiegato che «le imprese e la società civile stanno perdendo la pazienza, e non possono più aspettare le riforme». Così, il colpo di fulmine per la Cgil, e un rapporto più stretto con lo stesso Pd.
Pierluigi Bersani, dal canto suo, ha dato l’ok al «Patto sociale» chiesto dalle imprese, pressato com’è da un partito quasi ingovernabile: con l’accelerazione verso il centro di molti cattolici, e la pressione che eserciterebbe lo stesso leader Cisl Bonanni per veicolare gran parte del Pd verso un Grande centro. Solo una piccola parte degli ex diessini, più i «cofferatiani», sarebbero per tenere un prezzo più alto a un eventuale accordo. Per gli altri no, il Patto va siglato, e in fretta: l’accordo informale tra Cgil e Pd sarebbe già fatto, il nuovo modello contrattuale deve avere la firma di tutti i sindacati, basta divisioni.
Ma quando? C’è chi addirittura vorrebbe prima del 16 ottobre, data della manifestazione Fiom a Roma. Ma sembra difficile, i tempi sono un po’ stretti. La settimana prossima potrebbe chiudersi l’intesa sulle deroghe al contratto dei metalmeccanici, senza la Fiom. Il 4 ottobre si aprirà il tavolo sulla competitività, con la Cgil invitata non come semplice «osservatrice», ma con grandi aspettative di accordo. Già nelle prossime due settimane la polarità interna al più grande sindacato potrebbe portare dalle scintille a una vera «esplosione», con un conflitto esplicito tra Fiom e Cgil.
Se mai Epifani, o Camusso, dovessero firmare il cosiddetto «tagliando» all’accordo separato del 2009, la minoranza in Cgil potrebbe chiedere un voto tra tutti gli iscritti, o in subordine potrebbe lanciare una raccolta di firme. Ieri a parlare esplicitamente contro l’accordo era Giorgio Cremaschi. Dall’altro lato, Cgil, Cisl e Uil potrebbero decidere una votazione generale, come fu per il Protocollo welfare nel 2007, e così disinnescare gli scontenti.

COMUNICATO STAMPA PRC NAZIONALE

L’Associazione per la Democrazia costituzionale, lancia un appello per l’introduzione di un sistema elettorale proporzionale che abbia come primo requisito la coerenza con la Costituzione.
Una nuova legge elettorale, conforme alla Costituzione, escludendo ogni forma di indicazione o di investitura di un capo politico di partito o di coalizione, deve perseguire questi tre obiettivi:

a) Ripristinare il principio democratico della rappresentanza e restituire agli elettori la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti;

b) Superare la semplificazione dualistica e artificiosa del sistema politico, liberandolo dalla camicia di forza di un bipolarismo forzato;

c) Favorire la governabilità attraverso il ripristino del metodo democratico fondato sulla centralità del Parlamento.

Occorre, pertanto, prefigurare un sistema elettorale, nel quale sia garantito che la trasformazione dei voti in seggi rispecchi – in modo proporzionale – il pluralismo delle domande politiche e sociali presenti nel corpo elettorale.

Associazione Per la democrazia costituzionale

Gianni Ferrara,Domenico Gallo,Claudio De Fiores,Pietro Adami, Cesare Antetomaso, Nicola Atlante, Gaetano Azzariti, Antonia Baraldi Sani,Imma Barbarossa, Francesco Bilancia, Sergio Cararo, Stefano Falcinelli, Luigi Ferrajoli,Irene Del Prato, Raniero La Valle, Mario Montefusco, Gianluigi Pegolo, Anna Pizzo,Tiziano Rinaldini, Francesco Ragusa, Franco Russo,Giovanni Russo Spena, Ersilia Salvato,Cesare Salvi, Pino Quartana.

Roma,22 settembre 2010

ESTRAZIONE PREMI “LIBERAMENTE SINISTRA IN FESTA” GARBAGNATE M. 19-09-2010

1) TELEVISORE LCD 9130

2) MACCHINA FOTO DGT 940

3)VIDEO CAMERA DGT 8552

4)ASPIRAPOLVERE CASA 8030

5) BICI UOMO 710

6)BICI DONNA 8622

7)BUONO SPESA 50 EURO 418

8)BUONO SPESA 50 EURO 8528

9)BUONO SPESA 50 EURO 16

10)BUONO SPESA 50 EURO 509

L’ ignoranza è forza

di Tiziano Tussi Liberazione 18.09.2010
«L’ignoranza è forza», uno dei tre slogan scritti sul Ministero della Verità nel famosissimo libro di George Orwell “1984” Non si può spiegare in alcun modo che con questo inciso l’accanimento della nostra classe dirigente attuale, governativa e politica, contro la cultura. Ogni anno la scuola, pre universitaria ed universitaria, versa sempre più in condizioni di asfissia ed il ministro dell’istruzione di turno ci dice che va tutto bene, meglio di prima. Ma è veramente un ipocrita gioco delle parti che si svolge ogni giorno ed in special modo all’inizio di ogni anno scolastico.
La cultura dà fastidio all’ignorantissima classe dirigente e di governo e perciò occorre depotenziare le scuole in qualsiasi modo, togliere fondi all’editoria, ai festival culturali, alle mostre, ai conservatori e teatri lirici. Il Paese deve diventare lo specchio della sua classe politica, del suo abissale livello di ignoranza. Ognuno, al governo, ci mette qualcosa del suo. Scuole targate Lega, partito che inneggia ai dialetti del nord Italia, non sapendo che i nostri studenti scalano al negativo le classifiche europee per quanto riguarda capacità linguistico-grammaticali e di comprensione di testi nella lingua madre, rispetto al resto del continente. Non pare importare a nessuno che si faccia cultura, che nelle scuole si proceda per intuizioni di intelligenza.
Un bell’intervento sul Sole24ore di domenica 12 settembre scritto da due docenti universitarie della sapienza di Roma, Anna Foa e Lucetta Scaraffia, esortano coloro che vogliono entrare all’università, ricercatori e quant’altro, che vogliono sostenere i concorsi per professori stabilizzati, di non farsi vedere troppo intelligenti ed acculturati, «fingete di essere un po’ asini» dice il titolo dell’intervento. Insomma: «L’ignoranza è forza». Stessa cosa per le scuole superiori. Ripetere – un’eco è un’eco, un’eco. Ripetere e non pensare con la propria testa. Diceva Kant: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità imputabile a se stesso» (Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo, 1784). E’ pericoloso diventare autonomi e comunque, ancora seguendo Kant, i tutori del pubblico ce la mettono tutta per tenerlo in soggezione.
Un accanimento che definisce il nostro livello culturale come Paese: poca ricerca, pochissimi soldi per la cultura in genere, poca disposizione all’innovazione reale, molto conformismo, retorica e ripetizione, stanca ripetizione. Chi cerca di portare avanti le proprie ragioni viene tacciato di essere un terrorista, ed attenti al suo ritorno, si affannano a ripetere i nostri stanchi politici. C’è davvero bisogno di una profonda rivoluzione culturale.
Gli anni della contestazione giovanile ed operaia non hanno inciso a lungo sul Paese che si è riaddormentato ed è ritornato ad una situazione pre illuminista. Altre parole di Kant, stessa opera citata sopra, appaiono profetiche ancora per l’oggi. Dice: «E’ tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno dì pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione».
Naturalmente Kant concepisce tali affermazioni in termini negativi. Ma la classe politica italiana, post mani pulite le ha concepite al positivo. I disvalori ignoranza, guerra e libertà, al negativo quest’ultima, sono state concepite come Orwell le ha descritte nel libro ricordato all’inizio, cioè come forza, pace e schiavitù. Quel ministero della Verità assomiglia dannatamente all’impostazione politica dei nostri governanti e costituisce il loro archetipo. In negativo. Almeno se ne accorgessero


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

settembre: 2010
L M M G V S D
« Mag   Ott »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  
Annunci