Alcuni manifesti apparsi a Senago….(seconda parte)

Per riprendere la discussione relativa ai manifesti in cui si citava una presunta sudditanza ed obbedienza del PRC senaghese nei confronti delle istituzioni milanesi, ci corre l’obbligo di citare alcuni eventi realmente accaduti ed assolutamente non smentibili e nemmeno confutabili.

Nel manifesto in questione che i cittadini senaghesi possono ammirare presso le postazioni elettorali alla posizione n. 1 si parla di una delibera di Giunta del Comune di Milano ed esattamente la n. 2566 del 12.12.2014.

A espressa domanda su un post facebook su quanti fossero gli assessori del PRC che hanno votato a favore della delibera stessa, alcuni interlocutori hanno detto di non conoscere la risposta. Sapevano tuttavia che vi erano due eletti PRC nel Consiglio Comunale di Milano.

Correndo il rischio di essere pedanti, e forse anche noiosi, alcune precisazioni sono d’obbligo. I due consiglieri comunali eletti a Milano (Basilio Rizzo e Anita Sonego) vennero eletti nella lista Sinistra per Pisapia che conteneva candidati appartenenti  a diversi soggetti politici e non solo al PRC. Inoltre, uno dei due eletti divenne Presidente del Consiglio Comunale (Basilio Rizzo tra l’altro indipendente e non aderente al PRC).

La domanda sul post di facebook era ovviamente retorica perchè nessun membro del PRC fu mai assessore nella Giunta Pisapia per tutto il mandato amministrativo.

Una delibera di Giunta immediatamente esecutiva non passa attraverso il voto e l’approvazione del Consiglio Comunale e il PRC che non aveva alcun assessore in quella giunta, non ebbe nemmeno modo di esprimere un parere in Consiglio Comunale a Milano.

Ma veniamo ad eventi a noi più vicini, almeno geograficamente. Una sera di diversi anni fa Sinistra Senago ed il Movimento Cinquestelle locale si incontrarono per discutere di Vasche di Laminazione e di strategie per una più corretta opposizione alla loro realizzazione. Alla serata era presente anche il Dott. Viscomi che fu uno degli animatori della protesta contro la realizzazione delle vasche. Ebbene in quella sera, Sinistra Senago ebbe modo di esprimere la propria opinione relativa ad un percorso difensivo che in quella fase si stava intraprendendo.

L’idea chiave che andava per la maggiore era quella di proporre l’allargamento del canale scolmatore per evitare la realizzazione delle vasche di laminazione. Una sorta di riduzione del danno usato per mostrare comunque la buona volontà di Senago. Sappiamo tutti che quella posizione fu quella che venne assunta anche dall’amministrazione comunale per un certo periodo.

Ebbene, ed anche qui vogliamo essere noiosi e ripetitivi allo sfinimento (Repetita iuvant !!), Sinistra Senago espresse già da allora l’opinione che l’allargamento del Canale Scolmatore di Nord-Ovest non era null’altro che un Cavallo di Troia per portare ancora più acqua del Seveso e più velocemente nelle future vasche.

Il PRC, che aderisce a Sinistra Senago, era fermo su quella posizione e quindi sarebbe bene che alcuni manifesti restituissero dignità e verità alla questione invece di diffondere infamanti elucubrazioni da parte di chi per un certo periodo sposò in pieno una linea difensiva che coincise perfettamente con quella dell’impiccato che sceglie l’albero a cui legare la corda.

Sinistra Senago ha mai affermato che la proposta di allargamento del canale scolmatore fosse una posizione in malafede o che fossero in malafede coloro i quali la sostenevano come M5S ??

Certamente no !!

Possiamo ritenere ingenua quella posizione ??

Probabilmente sì, visti i risultati a posteriori ed aggiungeremmo che fu un tantino suicida.

Indubbiamente con il senno del poi avevamo ragione !! E ci permettiamo di dire che non fu con tutta probabilità la migliore strategia difensiva tra quelle possibili. Insomma sempre un po’ come la Juventus a Cardiff !!

Ora su facebook questi chiarimenti erano stati pubblicati da alcuni tra noi in risposta alla sollecitazione che il manifesto forniva. Qualcuno ha visto bene di cancellarli. Come sempre i paladini della giustizia, dell’onestà e della legalità lavorano imperterriti e non si fermano mai.

Alcuni manifesti apparsi a Senago….(prima parte)

In questi giorni, gli ultimi che ci condurranno al primo turno delle elezioni amministrative, hanno fatto la loro comparsa sulla scena alcuni manifesti relativi alle Vasche di Laminazione del Movimento Cinquestelle. In questi manifesti si insinuerebbe che il Circolo di Senago del Partito della Rifondazione Comunista avrebbe avuto un atteggiamento morbido e servile nei confronti del PRC milanese. Quest’ultimo, per la sola ragione di essere nella maggioranza di Pisapia, avrebbe condiviso la scelta delle Vasche di Laminazione a Senago.

Credo sia doveroso raccontare tutta la storia e soprattutto la verità ai cittadini. Chi ha affisso questi manifesti si scorda di raccontare che Sinistra Senago ed il PRC locale, unici probabilmente su tutto il fronte politico senaghese, non hanno creduto come altri, magari tra gli stessi ideatori del manifesto, alla fandonia che l’allargamento del canale scolmatore potesse essere una linea di eventuale compromesso con il Comune di Milano e la Regione Lombardia per evitare le vasche sul nostro territorio.

Sinistra Senago, nella quale si colloca il PRC, ha prima di tutti e nonostante tutti, avvisato che un canale di maggiore portata sarebbe stato solo prodromico alla costruzione delle vasche. Quanto ai rapporti con i nostri (del PRC) rappresentanti al Comune di Milano siamo prontissimi a fornire documentazione in cui sollecitiamo e sensibilizziamo chi stava allora nel Consiglio Comunale di Milano per il PRC.

Ci pare invece ampiamente testimoniata l’azione di Massimo Gatti, ex-consigliere provinciale della sinistra (l’Altra Provincia) che in diverse occasioni ha appoggiato e sostenuto la nostra battaglia contro le vasche.

Fare di tutta l’erba un fascio non ci sembra il modo migliore e più trasparente per fare informazione. E crediamo che questo dovrebbe stare assolutamente a cuore anche a coloro i quali si dipingono, in diverse occasioni, come gli incontrastati paladini della giustizia e della legalità. E bene che i cittadini ricevano le giuste informazioni e non notizie rimasticate e rielaborate alla ricerca di un facile consenso.

Non nascondiamo parecchia delusione nei confronti di questa operazione che appare davvero strumentale. Forse qualcuno dovrebbe invece raccontarci le posizioni di Mattia Calise, già consigliere Comunale a Milano per M5S, ed il suo voto sulle Vasche di Laminazione a Paderno e Lentate sul Seveso ?? O illustrarci le opere ed il supporto del gruppo consiliare regionale M5S ?? Non pervenuto, un po’ come Dybala e Higuain ieri sera a Cardiff !!

Per quanto attiene inoltre alla legalità ci chiediamo se l’utilizzo del nostro simbolo possa essere così ampiamente disponibile a qualsivoglia campagna denigratoria. Probabilmente la novella Justice League di cui sopra risponderà a breve.

Ciao Valentino

LA SCOMPARSA DI VALENTINO PARLATO Ciao Valentino La notizia della morte di Valentino Parlato ci rattrista profondamente. Ci mancheranno le sue sollecitazioni, le sue idee e le sue provocazioni intelligenti.Le compagne e i compagni di Sbilanciamoci! ​​ Valentino Parlato, una generosità mai spenta Quello che ha sempre caratterizzato Valentino – in anni nei quali le…

via Newsletter n.516 – 4 maggio 2017 — Sbilanciamoci.info

INCENDIO DI NATALE AL CANTIERE DELLE VASCHE — SENAGO BENE COMUNE

Nella mattinata del 24 dicembre i senaghesi hanno trovato una sopresa di Natale nel cantiere delle vasche di laminazione: il container depositato nel sito per l’apertura dei lavori è stato distrutto, sembra da un incendio. Al momento, non si conosce la causa dell’evento. Potrebbe trattarsi di un fortuito incidente; oppure il fatto potrebbe essere […]

via INCENDIO DI NATALE AL CANTIERE DELLE VASCHE — SENAGO BENE COMUNE

Difendiamo la Costituzione

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Alle cittadine e ai cittadini raccomandiamo un voto consapevole e responsabile.

Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale.
Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana.

Consapevolmente e responsabilmente, votate NO.

  • Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI;
  • Susanna Camusso, Segretaria Generale CGIL;
  • Francesca Chiavacci, Presidente Nazionale ARCI.

I FASCISTI DI NUOVO A SENAGO LETTERA APERTA ALLA MAGGIORANZA DI GOVERNO

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Il 16 ottobre 2016 un drappello di militanti dell’organizzazione di estrema destra “Forza Nuova” ha montato un gazebo nel centro di Senago ed ha potuto fare propaganda delle proprie idee. Non è la prima volta.

Le idee di questa organizzazione, fondata da personaggi condannati per banda armata e associazionesovversiva (fonte: Wikipedia) propagano odio contro immigrati, omosessuali, zingari, scegliendo i propri
bersagli proprio tra le vittime che i nazisti vollero nei lager e nelle camere a gas.
Basterebbe già solo questo per impedir loro di diffondere il distruttivo messaggio di odio ed intolleranza.
Basterebbe il ricordo delle conseguenze che la diffusione delle idee di questo tipo portò nel mondo.
Basterebbe l’applicazione delle leggi esistenti (Scelba, Mancino).

Ma di più, la maggioranza di governo di Senago si impegnò, con una Mozione approvata dal Consiglio Comunale il 21 dicembre 2015, a togliere agibilità politica a chi si richiama alle idee del defunto regime fascista.
La mozione votata da SEL, IpS e PD impegna Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale ad “escludere qualunque tipo di propaganda o manifestazione sul territorio comunale di organizzazioni o altri soggetti che si ispirino al nazifascismo” e “ad istituire meccanismo di intervento che consentano di negare e/o ritirare il rilascio dell’autorizzazione di occupazione del suolo pubblico ad associazioni che presentino richiami all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”.
Erano solo vane parole?
Perché non si impedisce a Forza Nuova di fare propaganda a Senago?
Qualcuno sostiene che non lo si può impedire perché a Forza Nuova venne concesso di presentarsi alle elezioni politiche ed europee, fin dal 2001.

Eppure il presidente Pertini ebbe a dire che il fascismo non è un’opinione, ma un crimine.
La concessione di spazio politico elettorale ad un’organizzazione del genere fu un gesto esecrabile, in contrasto con la Costituzione (XII Disposizione finale), che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
Il fatto che i Ministeri degli Interni del passato, tutti con… trazione a destra, abbiano voluto sfregiare la Costituzione in questo modo richiede un ravvedimento democratico ed antifascista.

La mozione antifascista senaghese, simile a quella approvata in molti Comuni vicini, rappresentava un passo in questa direzione.
La concessione bonaria o corriva di spazio politico all’estrema destra sta facendo dell’Italia, e precisamente della Lombardia, il territorio europeo dove si concentrano le manifestazioni dei più pericolosi estremisti e terroristi europei, che possono fare in Italia ciò che viene loro negato nei loro stessi Paesi.
Forse lo stravolgimento della Costituzione proposto dall’imminente referendum costituzionale prelude proprio all’abbandono dei valori fondativi di essa e della nostra Repubblica. L’antifascismo fa parte di essi.

SEL, IpS e PD facciano seguire i fatti alle parole della mozione che essi stessi votarono.
Non permettano mai più altre offese alla coscienza antifascista senaghese ed ai suoi morti per la libertà Mantica e Lattuada, la cui memoria va onorata e non vilipesa.
Lo spazio pubblico a Forza Nuova, d’ora in poi, va negato.

ANPI Senago, Sinistra Senago

La sinistra non comunista ha fallito. Quando un libro nero della socialdemocrazia?

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Il comunismo è stato sconfitto dalla storia”, dicevano. Eppure a ormai oltre vent’anni dalla caduta del socialismo reale quali sono i successi portati a casa della sinistra spogliata del marxismo e della storia dei movimenti a esso ispirati nel XX secolo? Nessuno. E ora perchè non imbastire un processo intellettuale anche sui crimini della “socialdemocrazia” sulla falsariga dei vari libri neri del comunismo?

Chiunque abbia fatto politica negli ultimi vent’anni conosce molto bene quei personaggi che si sono autonominati i rappresentanti della “sinistra” e che dall’alto del loro scranno pontificano indisturbati ormai da troppo tempo. Costoro quando sentono parlare di comunismo mettono, metaforicamente, “mano alla pistola”. Ben si comprende il perchè del resto dal momento che si tratta di una classe politica che ha costruito il proprio potere proprio sulla base dello sgretolamento dell’ideologia comunista, anzi sono stati proprio dei personaggi attivi in questo processo acquisendo prebende e potere parallelamente alla distruzione del passato e di quella tradizione politica che nel corso del XX secolo ha permesso alle classi lavoratrici di conquistare come mai prima diritti e dignità. Pensateci bene, chi ha mai sancito in modo scientifico che il socialismo fosse una ideologia sbagliata e fallimentare? nessuno. Eppure costoro demolendo le impalcature del passato hanno acquisito prestigio e potere facendo credere che una volta distrutte le ideologie passate, ovvero il “totalitarismo” comunista, più nulla si sarebbe frapposto nel percorso verso la democrazia e il benessere globale. Oggi però che sono passati più di vent’anni da quelle scelte scellerate possiamo dire con forza che questi personaggi hanno fallito e che le soluzioni da loro proposte alle presunte criticità del comunismo non solo si sono rivelate completamente fallimentari ma hanno anche creato danni sociali e culturali senza precedenti.

Il dichiarare morta l’unica alternativa seria mai concepita dall’uomo, peraltro basata su criteri scientifici e non metafisico/religiosi, ha sostanzialmente reso il capitalismo come l’unico orizzonte possibile e lo ha quindi rafforzato al punto da farlo diventare esso stesso (lo è sempre stata per la verità) una ideologia estremista e pervicace senza più alcun ostacolo a frapporsi sul suo cammino. E questa assenza di alternative è stata responsabile di aberrazioni e di disgrazie umane di immani proporzioni, disgrazie e lutti che si potrebbe e si dovrebbe a questo punto contare esattamente come hanno fatto i “democratici” che hanno prodotto quel guazzabuglio di testi di dubbie fonti come i vari “libri neri del comunismo”, dove vengono peraltro proposti dati che non corrispondono non solo con la realtà, ma con il buonsenso. Dato che sparlare del comunismo conveniva eccome ( e conviene ancora), qualsiasi diceria contro questo o quel feroce dittatore comunista è stato preso per oro colato senza alcun tipo di verifica storiografica. Al contrario di fronte ai crimini quotidiani commessi dal capitalismo e dal sistema economico vigente regna una sostanziale indifferenza figlia di una evidente propaganda che ormai è diventata quasi goebbelsiana per il modo con cui arriva a distorcere la realtà per piegarla alla propria visione della storia.

Ma a distanza di anni non è forse giusto il momento di fare un “processo”, perlomeno intellettuale, alla socialdemocrazia e alla democrazia? Quando si scriverà un libro nero di tutte le malefatte direttamente e indirettamente causate dal “mondo libero”? Quando i personaggi che nel giro di trent’anni hanno dissipato ogni conquista del comunismo e del marxismo verranno messi di fronte al dato di fatto del loro totale fallimento? E a ben guardare non si tratta di un fallimento che vediamo solo noi, e quindi opinabile, ma di un fallimento sotto gli occhi di tutti in quanto ormai, come è stato ampiamente dichiarato, le differenze tra destra e sinistra sembrano essere venute completamente meno, schiacciate dal peso dell’unica cosa che conta: la finanza e il profitto. Ma di questo appiattimento la colpa è chiaramente di coloro che hanno deciso di uccidere il marxismo e il comunismo senza aver saputo proporre nient’altro, anzi avendo accettato di diventare dei semplici “poliziotti buoni” che si danno il cambio con i “cattivi” della destra nel sigillare lo status quo del sistema capitalistico.

Ecco quindi che ci sembra che i tempi siano finalmente maturi per incalzare i becchini del comunismo e chiedere loro conto di quello che si configura non tanto come un “tradimento”, quanto di un autentico assassinio, l’assassinio della sinistra. E a incalzare coloro che continuano a dichiararsi e a storcere il naso di fronte a termini come comunismo, marxismo, socialismo reale, c’è la realtà; una realtà di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, di guerre civili e nazionalismi che provocano migliaia di morti, di assenza di valori, di esseri umani trattati come schiavi. Una realtà che li incalza, e prima o dopo chiederà il conto.

Il triste tramonto di Obama.

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Il tramonto di un Presidente degli Usa è cosa triste in sé. Per almeno sei mesi se ne sta lì alla Casa Bianca, imbronciato, triste, mentre nessuno gli dà più retta e gli aspiranti successori si scatenano nella campagna elettorale. Il partito gli chiede le rituali comparsate, i consiglieri gli preparano la fondazione cui andranno i proventi delle future conferenze sulla pace e sul progresso.

Il tramonto di Barack Hussein Obama, anni 55, 44° presidente degli Usa, è particolarmente triste. C’è un problema con la polizia, che ha la spiacevole tendenza ad ammazzare persone per strada, meglio se afroamericane? Lui va ai funerali, fa discorsi bellissimi ma nessuno se lo fila. Ci sono le ricorrenti stragi nelle scuole e nei locali, perché anche un picchiatello può procurarsi un’arma da guerra, e 30 mila morti l’anno per colpi di arma da fuoco? Lui invoca, protesta, ma la lobby degli armaioli se la ride. Il campo di prigionia di Guantanamo? Obama prometteva di chiuderlo già durante la prima campagna elettorale, quella del 2008. Poi ha promesso di farlo una volta l’anno e Guantanamo è ancora lì, come voleva il Pentagono. Il Presidente firma con la Russia una tregua per la Siria? E i generali bombardano le truppe di Assad, sicuri di far saltare l’accordo senza che il buon Barack trovi la forza di dire una parola.

Ma questo è niente. Il problema vero è che Obama è il Presidente delle promesse tradite. L’uomo-marketing di ideali proclamati e mai praticati. Un cartellone pubblicitario. Uno slogan: il primo Presidente nero, come Hillary Clinton sarà la prima Presidente donna o Donald Trump il primo Presidente coi capelli rossi.
Il 4 giugno del 2009 Obama tenne al Cairo il suo primo, vero discorso al mondo. Un ottimo investimento, visto che sulla base di quelle parole i cinque bizzarri personaggi incaricati dal Governo norvegese scelsero proprio lui come Premio Nobel per la Pace. Al Cairo, Obama disse tra l’altro: «Negli ultimi tempi la tensione (tra Usa e musulmani, n.d.r) è stata incentivata dal colonialismo che nega diritti e opportunità a molti musulmani, e dalla Guerra Fredda in cui i Paesi a maggioranza musulmana erano fin troppo spesso trattati come vassalli (in originale “proxy”, n.d.r) senza rispetto per le loro aspirazioni… Gli estremisti violenti hanno sfruttato queste tensioni presso una piccola ma potente minoranza di musulmani». E l’altro giorno, nell’ultimo discorso all’Onu, ha detto: «Dobbiamo insistere affinché tutte le parti coinvolte (nei conflitti in Medio Oriente, n.d.r) riconoscano una comune umanità e le nazioni mettano fine alle guerre per procura (in originale “proxy wars”, n.d.r) che alimentano il disordine».

Noi sappiamo con certezza, come dimostrato da infiniti studi, tra cui quelli degli americanissimi Council on Foreign Relations e Brookings Institution, che il terrorismo islamico è promosso e finanziato dalle petro-monarchie del Golfo Persico. Obama dovrebbe quindi spiegarci perché, nei tre anni fiscali 2010-2012, quelli in cui al Dipartimento di Stato regnava Hillary Clinton, la sua amministrazione approvò vendite di armi per 165 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto fu approvato durante l’intero secondo mandato di George Bush. E perché nel 2010 sempre lui e la Clinton controfirmarono la più cospicua singola vendita di armi a un singolo Paese nella storia degli Usa: 62 miliardi di dollari di ordigni all’Arabia Saudita.

Proprio il Paese che la Clinton, in uno dei documenti rivelati quell’anno da Wikileaks, aveva qualche mese prima definito “base decisiva di supporto finanziario per AL Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas”. Proxy di chi?

È curioso, nel discorso all’Onu Obama ha nominato solo due Paesi cattivi, Russia e Siria. Della Russia ha detto, in una riga, questo: “Tenta di recuperare con la forza la gloria perduta”. Mmmmmmm… Barack, dai, non fare così.
Nel 2011 hai dato una grossa mano alla distruzione della Libia, o no? Soddisfatto del risultato?
In Afghanistan hai messo truppe, tolto truppe, ma nella prima metà del 2016 laggiù c’è stato il record di morti civili, 1.601, tra i quali centinaia di donne e bambini. Nello Yemen ci sono i tuoi servizi di intelligence militare a dare una mano alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e a guidare i suoi bombardamenti. Forse non lo sai ma ci sono stati già 10 mila morti, perché i sauditi sparano su tutto ciò che si muove, e le Ong stimano che un terzo dei loro raid (realizzati con armi americane e inglesi) vadano direttamente su obiettivi civili. Con i droni, in Pakistan, hai fatto ammazzare 2.500 persone. Sai che gli esperti calcolano che la percentuale di terroristi uccisi in questi attacchi rispetto ai civili è di uno su 26?

E della Turchia che cosa ci dici? Prima il tuo amico Recep Erdogan poteva fare tutto, anche far passare per il suo confine un 60/70 mila foreign fighters per rimpolpare le truppe dell’Isis in Siria e tu, in caso di problemi con la Russia, gli mandavi anche la Nato a proteggere il suddetto confine. Poi Erdogan ci ha detto che dietro il golpe che voleva scalzarlo c’eri tu. Chissà.
In Ucraina il presidente Yanukovich era un ladrone ma era un ladrone legittimamente eletto: tu che all’Onu parli di “rule of law”, che ci dici dei soldi che la tua amministrazione ha investito per contribuire a rovesciare quel Governo?

Insomma, caro Obama: com’è che ovunque c’è un casino spunti anche tu? E com’è che dove c’è casino da prima, per esempio nei rapporti tra palestinesi e israeliani, tu non concludi una cippa? Lo sai, no, che Bibi Netanyahu ti ha umiliato anche in casa tua.

All’Onu hai avuto il coraggio di dire che “gran parte del collasso (del Medio Oriente, n.d.r.) è generato da leader che hanno cercato di legittimarsi non con i programmi politici ma perseguitando l’opposizione, demonizzando le altre fedi, confinando ogni spazio pubblico alla moschea”. Cioè, qualcuno come i tuoi amici dell’Arabia Saudita, quelli che finanziano la tua compagna di Governo e di partito Clinton? Come quel re Abd Allah che morì nel gennaio 2015 e che tu andasti a piangere con tutta la famiglia e mezzo Governo al seguito? O come la dinastia dei Khalifa del Bahrein, che nel 2011 chiamarono i carri armati sauditi per soffocare con la violenza la Primavera ed ebbero la tua benedizione?
Caro Obama, noi ci abbiamo creduto. Yes, we can e tutto l’ambaradan.

È un vero peccato che ci credessimo noi, e tu no.

di Fulvio Scaglione

Puntualizzazioni riguardo il Referendum sulla Riforma Costituzionale

Le idee di chi scrive su questo blog, a riguardo del prossimo Referendum sulla Riforma Costituzionale, sono sicuramente chiare e ben note ai lettori. E’ netta la nostra presa di posizione a favore del No e la partecipazione militante al fianco dell’ANPI per respingere la cosiddetta Riforma Boschi-Renzi. 

Siamo ovviamente di parte e non ci piace dipingere un mondo nel quale si possa fare finta di recitare contemporaneamente ed ipocritamente il ruolo di diavolo e di acquasanta e con troppa leggera disinvoltura. Prendendo in prestito un passo del Nuovo Testamento ci verrebbe facilmente da dire che “Non si può servire Dio e Mammona”. Non si può stare contemporaneamente su entrambi i fronti di una barricata.

Con un certo imbarazzo ci tocca sottolineare che una rivista, che a quest’ora avrà già raggiunto diverse famiglie senaghesi, trova al suo interno un editoriale del proprio direttore che, scrivendo sul prossimo Referendum, che probabilmente dovrebbe svolgersi a novembre, cerca di riassumere simultaneamente le ragioni del Sì e le motivazioni del No.

Peccato che nel fare questo si illustrino le ragioni del Sì in modo anche correttamente partigiano, lo stesso direttore ci pare sia membro del Comitato locale per il Sì alla riforma. Non c’è nulla di male nell’essere di parte. Chi tra noi ha ancora un po’ di memoria storica e con il cuore che batte ancora un po’ a sinistra amerà senz’altro il passaggio di Antonio Gramsci relativo all’essere di parte ed allo schierarsi. Dicevamo che purtroppo nell’editoriale della rivista di cui sopra, sembrano chiare le ragioni del Sì, ma invece appare decisamente caricaturale il disegno che descrive le motivazioni di chi sostiene il No alla Riforma.

Non vogliamo calarci nel ruolo dei soliti Professoroni così invisi al premier del nostro paese, ma ci pare che l’editoriale di Senago – Noi e la Città contenga alcune inesattezze.

Ne elenchiamo solo un paio per sgomberare il campo da notizie fuorvianti e banalmente false.

  1. Non esiste un abbassamento automatico del quorum per i referenda abrogativi. Questo quorum (il numero di partecipanti al voto perchè un referendum venga dichiarato valido) viene ridotto solamente se le firme raccolte per indire la consultazione popolare hanno raggiunto la quota di 800mila invece delle consuete 500mila. Non è affatto una cosa semplice. Chi ha avuto anche poche esperienze di raccolta firme ricorderà che un numero così elevato è stato raggiunto in poche e rare occasioni. Il tempo per la raccolta firme è di soli tre mesi e stante la forte crisi di partiti, movimenti, sindacati ed associazioni e di tutti i corpi intermedi di questo paese risulta lampante come il risultato sia pressochè irraggiungibile. Probabilmente per la raccolta firme sull’acqua pubblica si superò il milione di firme, ma purtroppo sappiamo quanto l’esito di quel referendum sia rimasto inascoltato e soprattutto siano state disattese le richieste dei cittadini. Un buon governo dovrebbe vigilare sul rispetto per le decisioni del popolo sovrano. 
  2. Si accenna nel già citato editoriale, secondo chi scrive un po’ populisticamente nell’ottica di inseguire ed ammansire un certo grillismo che prende sempre più piede, che vi saranno 315 stipendi da senatore in meno. Ebbene il Senato non è completamente cancellato. Forse sarebbe stato addirittura meglio eliminarlo totalmente, tuttavia in presenza di una legge elettorale proporzionale.  Con il combinato disposto della Legge Elettorale Italicum e della Riforma Costituzionale crediamo proprio che lo scenario non sia dei più democratici possibili. I 100 residui senatori, un po’ sindaci, un po’ consiglieri regionali che si eleggeranno tra loro, un po’ come avviene già per i membri del Consiglio della Città Metropolitana, finiranno sicuramente per svolgere male entrambe le funzioni. Ebbene questi nuovi senatori, riceveranno comunque degli emolumenti e/o dei rimborsi e quindi sarebbe bene non buttare fumo negli occhi, parlando di un netto risparmio di 315 stipendi senatoriali. Ad oggi non è ancora chiaro quanto sarà il reale risparmio che si avrà una volta approvata questa nuova versione della Costituzione. I più ottimisti parlano di circa il 9% in meno della spesa attuale. Non certo la rivoluzione promessa !!

Crediamo, ma è solo una nostra modesta opinione, che, per amore della democrazia e di un dibattito franco, anche tanti giornali locali dovrebbero ospitare espressioni e motivazioni di voto dando la parola a rappresentanti delle parti a confronto. Si eviterebbero a volte molti malintesi ed alcune sintesi un po’ troppo azzardate.

Su questo sito non mancheranno, soprattutto nei prossimi due mesi, nuovi aggiornamenti ed anche appassionate discussioni sul merito del Referendum e quindi stay tuned…

Maschere a Ventotene

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I teatranti sono Renzi, Merkel e Hollande. I quali nell’isola pontina, con gran fracasso di tamburi e tromboni della comunicazione padronale e anche di quel giornale che dichiara (senza vergogna) di essere stato fondato da Gramsci, tentano di mascherare la loro inanità nascondendosi dietro il Manifesto di Altiero Spinelli, un combattente tenace che di certo non avrebbe gradito. Andiamo allora al dunque e diciamo la verità.

L’idea dell’Europa federale e degli Stati uniti d’Europa concepita da Spinelli e Rossi nasce sulla premessa dell’abbattimento dell’imperialismo del capitale, del dominio assoluto dei monopoli privati e della grande finanza. Cioè del nazifascismo, che aveva provocato la tragedia della seconda guerra mondiale e la distruzione di ogni principio di solidarietà, libertà e uguaglianza.

Alla base del loro progetto non c’era il ritorno al modello dello Stato liberale, ma una nuova idea di socialismo, in cui le classi lavoratrici avrebbero dovuto svolgere una decisiva funzione dirigente, fino al superamento degli Stati nazionali, delle loro contraddizioni e contrapposizioni di interessi. Esattamente il contrario di ciò che si sta verificando oggi e che i tre in gita a Ventotene stanno praticando.

Costoro fanno ammuina (con evidenti differenze tra loro) sull’unione politica dell’Europa, e in pari tempo sostengono senza esitazione i tre pilastri che la rendono impossibile: il dominio assoluto della finanza e dei mercati, il contenimento dei salari e l’abbattimento del Welfare, la cancellazione della rappresentanza politica delle classi lavoratrici del XXI secolo.

In queste condizioni anche ai ciechi dovrebbe essere chiaro che l’unità politica dell’Europa è una pura declamazione e un grave inganno. In cui eccelle in noto statista di Rignano, il quale sbrodola dichiarazioni sull’unione politica del Continente mentre in Italia, con la controriforma della Costituzione e non solo, cancella di fatto il fondamento del lavoro della Repubblica democratica. Come egli stesso dichiara, ha in testa (se l’affermazione non è azzardata) un altro modello di democrazia, che rassomiglia molto alla dittatura dell’impresa, cioè del capitale.

Allora bisogna essere chiari fino in fondo: l’Europa dei popoli e dei lavoratori è l’unica Europa possibile. Come sosteneva Berlinguer, del quale Spinelli era diventato stretto collaboratore essendo stato eletto deputato europeo nelle liste del Pci e poi vicepresidente del gruppo parlamentare comunista. Un altro dato di fatto scientificamente occultato, perché del comunismo italiano, e della parola stessa, si teme persino la memoria.

In conclusione, dallo stato attuale delle cose si può uscire oggi per una sola via. Si tratta di lottare perché si sviluppi in ogni singolo Paese e in tutta Europa un vasto movimento politico-sociale per obiettivi concreti: il controllo dei mercati e della finanza contestualmente all’abolizione dei paradisi fiscali; il rilancio dell’occupazione e dei salari in connessione con un piano di investimenti pubblici; la definizione di un Welfare europeo con standard comuni di diritti e prestazioni sociali, che eviti la guerra tra poveri e tenda all’unificazione dei lavoratori.

Anche per questo è necessario riappropriarsi del Manifesto di Ventotene e della linea Berlinguer-Spinelli nella costruzione dell’Europa: per progettare e affermare una vera alternativa in cammino verso una civiltà più avanzata. Diversamente, tutto il resto è chiacchiera e smaccata difesa degli interessi costituiti. Con il risultato di continuare a scivolare inevitabilmente verso il Medio Evo, senza poter escludere una conflagrazione globale.

di Paolo Ciofi Presidente dell’associazione Futura Umanità 


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