Un altro tributo (tanto per cambiare) al dio del mercato

A Genova, 17 anni dopo, tornano le zone rosse. Per altre ragioni, ma riconducibili a cause strettamente connesse e correlate.

Nel 2001 il G8, con il mercato che sedeva ai propri tavoli, definiva le sue linee strategiche, senza voler essere turbato ed escludeva dalla città gli indesiderati, i disturbatori, quelli che volevano immettere qualche granello di sabbia negli ingranaggi.

Oggi, gli ingranaggi del mercato, di una gestione privatistica sfrenata, stritolano vite, e case vengono evacuate mentre altre zone rosse vengono instaurate. Sempre e comunque in ossequio ad un mercato che ogni giorno chiede un prezzo, in sangue e vite, da immolare al proprio altare.

Piangiamo le vittime di Genova. Incominciano i peana del “non dimenticare”, eppure il mercato dalla flebile memoria e dalle facili amnesie domani sara` pronto a sbranare altre libbre di carne.

Ci ripeteremo che non dovrà piu` succedere, ma varrà solo fino al prossimo banchetto, fino a che il prossimo tributo di sangue sara` pagato. Ad un prezzo sempre troppo elevato ed ormai insostenibile.

Qualcuno guarda già agli indici di borsa. Questa e` la sensibilità di un sistema che si aggroviglia su se stesso. Non basterebbero mille parole….e nemmeno le lacrime di tutti i coccodrilli ed i soloni che in questi giorni alzano le proprie voci, ma senza guardare alla causa primaria.

Non una parola !!

Annunci

Un colpo al cerchio ed uno alla botte e poi uno bello grosso all’enorme ipocrisia di questo assurdo paese

WARNING !! WARNING !!

Prima di tutto un avviso generale, a chiunque si stia cimentando a leggere questo post. Si tratta di un post estremamente antipatico ed antipatizzante, nella maniera più letterale del termine. Si tratta di un pensiero che cerca di non seguire la corrente, nemmeno quella pietista, o quella che qualcuno oggi definirebbe “buonista”. Per cui chi pensa di trovarci il solito panegirico di questi giorni, quello sentito da tutte le tv e letto su tutti i giornali, teso ad incensare, beatificare, idolatrare e santificare Marchionne, smetta subito di leggere ed occupi in modo migliore il proprio tempo. Oppure vada avanti per il solo gusto di potersi sfogare sulla tastiera insultando l’autore del pezzo a lettura finita.

Beninteso; non troverete nemmeno festeggiamenti per la scomparsa dell’ex AD di Fiat-FCA, nessuno è così scemo da cadere nel tranello di dare libero sfogo, per di più in forma scritta, agli istinti più bassi e primordiali !! Troverete una lettura sicuramente critica e scevra da ogni coccodrillo, che ha iniziato a celebrare Sergio Marchionne nei giorni scorsi, a dipartita non ancora avvenuta, e continua e continuerà a farlo per  giorni a venire.

Altro avviso: se pensate che questo “ODIO DI CLASSE” sia troppo, e che sia assolutamente insopportabile, dedicatevi ad altro. Parlo di odio di classe perché sia ben chiaro, sopra ogni altro possibile ragionamento, che le classi sociali, per quanto ne dicano i giornali e i media, esistono ancora. Purtroppo, anche un sindacato troppo accondiscendente, ed ormai avulso da una seria battaglia per la difesa e la riconquista dei diritti, a 360 gradi, ha iniziato a diffondere la favola assurta al rango di notizia, per cui la lotta di classe è terminata.

NIENTE DI PIU’ FALSO !! Uno come Marchionne l’ha sempre combattuta, per la sua parte ovviamente, ed è andato anche oltre, non si è mai accontentato di vincere e ha voluto stravincere. Non ha mai avuto, per un solo momento, un atto di clemenza nei confronti di un avversario ormai stremato ed alle corde sotto tutti i punti di vista. E questo ha fatto di lui, un dispensatore di odio di classe.

L’ipocrisia di questo paese ha fatto, e continua fare, il resto. Chi muore, è sempre senza colpe, deve essere sempre dipinto come un eroe, un salvatore della patria, un’anima bella pronta ad entrare nel paradiso che qualcuno ha già arredato allo scopo. Questo è l’adagio che accompagna sempre le morti celebri, anche quando in vita il defunto non era poi questo fenomenale esempio di umanità…. Certo Marchionne ha sollevato FIAT da una grave crisi finanziaria, e più di ogni altra cosa è riuscito a valorizzarne il marchio ed il valore per gli azionisti, quello che gli esperti chiamano brand.

Non ha certo fatto di FIAT quel gruppo leader che non è mai stato !! Ad un certo punto è parso palese che la ricollocazione in una economia totalmente finanziarizzata imponesse di trattare la produzione di automobili, in sostanza quello che dovrebbe essere il core business di Fiat, in modo del tutto secondario, almeno in Italia. L’acquisizione di Chrysler ha condotto ad uno spostamento dei centri nevralgici della Fiat oltreoceano, con il conseguente trasferimento delle sedi governative della Fabbrica Italiana Automobili Torino in Gran Bretagna ed in Olanda, per ragioni meramente speculative e per i ben noti vantaggi fiscali.

E la produzione delle auto ?? Mirafiori e Pomigliano sono oggi dei fantasmi di quello che erano in passato, e cioè grandi stabilimenti per la produzione di automobili. Sotto la cura, o la scure,  di Marchionne i dipendenti degli stabilimenti FIAT in Italia, sono passati da 120mila a 29mila. Oltre 90.000 dipendenti in meno !! Esternalizzazioni, trasferimenti di produzione all’estero, diversificazioni industriali e tanto altro ancora….

Forse, e non sono certo il primo a dirlo, e a scriverlo, faremmo meglio a dire che non è FIAT ad avere acquisito Chrysler, ma l’esatto contrario !!

Ebbene in questi giorni qualcuno brandisce il crocefisso ed il vangelo come armi di distinzione di massa e di divaricazione di popoli, dimostrando di usarli come feticci, senza aver compreso minimamente il messaggio di Gesù Cristo. Ormai siamo piombati nell’epoca in cui, chi ancora prova ad attraversare il Mediterraneo, fuggendo da guerre, persecuzioni, carestie e miserie non trova accoglienza, perché l’Italia ha deciso di mostrare i muscoli, perché le vite perse in fondo al mare sono meno degne di essere vissute, perché forse quelle vite stesse appartengono a chi si trova una pigmentazione ed un dosaggio di melanina diverso dal Ministro Salvini, e dal defunto Marchionne. E poi perché la padella predisposta da Minniti è divenuta la brace di Salvini….

E qui, oltre al colore della pelle vale anche il colore dei soldi !! Non è mai solo una questione di etnie !! Come sempre è anche una questione di classe !! In questi stessi giorni la “pietas umana”, questo grande mercimonio di ipocrisia, esercitato a piene mani e dispensato generosamente, ha messo in mostra molti mercanti della parola che hanno visto bene di parlare del dolore di Marchionne erigendolo a modello e smettendo di ascoltare, o continuando a lasciare nel totale ed assordante silenzio, i dolori di chi vive ogni giorno sulla propria pelle la propria estraneità, donne e uomini dell’Africa, popolazioni rom, omosessuali, dal mainstream sociale della cultura dominante ed invadente nostrana.

Si è misurata e dosata la stessa pietà per quegli ex-dipendenti FIAT che hanno pagato con la disperazione ed il suicidio la perdita di un posto di lavoro che costituiva per sè e la propria famiglia l’unica fonte di sostentamento ?? Perché si sappia che è successo anche questo; persone si sono tolte la vita perché non reggevano più l’onta di un licenziamento oppure di un mobbing. Qualcuno piange con la stessa coerenza le centinaia di persone che perdono la propria vita sul lavoro perché questo paese, in maniera indegna per un paese industrializzato, “produce” un numero inverosimile di morti sul lavoro ogni santo giorno ??

Vorrei che un po’ della pietà che è stata dispensata a Marchionne raggiungesse anche queste persone, ma so che la retorica di stato vincerà anche questa volta. Ebbene tenetevi le vostre lacrime ed i vostri coccodrilli recitati anche in largo anticipo.

Personalmente salutando Sergio Marchionne, non ho e non  avrò alcuna nostalgia !! Ben sapendo che dopo un papa, oppure un re ne viene sempre, ed aggiungo purtroppo, un altro, crediamo ci siano diversi modi di fare impresa ed imprenditorialità. Ci sono stati e ci saranno molteplici modalità per guidare un’azienda. Inutile dire che il modello rappresentato da Adriano Olivetti rappresenta ancora oggi una strada maestra. La mia nostalgia ed il mio ricordo sono per lui !!

 

 

“Mafie a Senago”. Conferenza pubblica

Conferenza a INGRESSO LIBERO. Villa Sioli venerdì 16 marzo ore 21,00.

via “Senago e la mafia, parliamone” — SinistraSenago

A PROPOSITO DEL VOTO UTILE

Siamo agli ultimi giorni di una campagna elettorale, che sempre più spesso, nell’ottica di una spettacolarizzazione televisiva e mediatica, ha visto toni da ring pugilistico, piuttosto che essere un sereno e pacato confronto ad un tavolo delle idee. E’ stata Inoltre la campagna elettorale delle false promesse, quella di inenarrabili fantasie che sarebbe bene non diffondere per lasciare alla politica lo spazio della realtà e non quello delle impossibili narrazioni, utili solo a far crescere il “mercato delle illusioni” per poi alimentare future frustrazioni che andranno a contribuire a far crescere i prossimi astensionismi.

Puntuale, già dalla prima settimana di campagna elettorale, senza attendere gli ultimi giorni, come avveniva in passato, si è presentata alle nostre porte la richiesta del voto utile. Ancora nessuno riesce a spiegare a quale utilità possa essere legato e ricondotto il voto di ogni cittadino e cittadina. I sondaggi negli ultimi anni sono stati utilizzati sempre più come arma di distrazione di massa; più per indirizzare gli elettori che per registrarne le loro preferenze. La logica dei sistemi elettorali maggioritari ha condotto sempre più spesso a schierarsi con il più forte o con chi era comunque prossimo alla vittoria. Ma è questo il fine vero di una consultazione elettorale ? Siamo davvero immersi in una sorta di folle corsa ippica nella quale chi vince, anche di una sola incollatura, si prende tutto ? È questa la logica per cui chi ha contribuito alla vittoria del più forte, pensa in qualche modo di avere un premio da spartire con il vincitore ? E’ giusto tutto questo ?

NO !! CREDO DECISAMENTE CHE LE COSE STIANO IN MODO DIVERSO !!

Ogni cittadino, quando esprime il proprio voto, lo fa scegliendo un’opzione di campo, una sorta di idea di società che lo debba e lo possa rappresentare quotidianamente per quelle che sono le necessità ed i bisogni reali della quotidianità che ognuno di noi vive. Allora scrolliamoci di dosso questo fardello dell’utilità che è poi solo quella del partito che chiede quel voto utile. Non è e non sarà mai l’utilità di chi quel voto lo esprime !!

Iniziamo finalmente a chiederci a chi deve essere utile il voto e soprattutto la partecipazione al voto !! Iniziamo a pensare ed a far rivivere una società che vuole, anche attraverso la rappresentanza politica, oltre che con le lotte e le battaglie quotidiane, dare voce a chi voce non ne ha. Dare spazio a chi, per mille e più ragioni, non riesce a trovare uno spazio di espressione e di partecipazione in una società sempre più votata alla dura legge del più forte.

Sarà che ho sempre avuto un’idea un po’ romantica del voto e sarà che ogni qualvolta ponevo la mia croce sul simbolo di chi mi rappresentava, e non su chi stava meno distante da me, ma su chi mi era realmente vicino, uscivo dalla cabina elettorale tornando in strada con la gioia e la leggerezza di chi aveva messo il suo piccolo mattone nella giusta direzione del cambiamento in meglio del mondo in cui vive. Sarà per tutto questo che non riesco a vedere, a percepire o a leggere nessuna migliore utilità di un voto se non per chi rappresenta e rappresenterà al meglio l’idea del mondo in cui amerei vivere e far vivere i miei figli e le persone che amo.

Ed allora per tornare a sentire un’aria nuova e pulita e per respirare ancora quell’inebriante senso di leggerezza, domenica voterò POTERE AL POPOLO  e SINISTRA PER LA LOMBARDIA !!

I VOTI PIU’ UTILI CHE IO POSSA ESPRIMERE !!

Il Programma di Potere al Popolo – 15 – GIUSTIZIA

La rivendicazione di una nuova legislazione più attenta ai bisogni delle fasce economicamente più deboli della società sarebbe inutile senza un sistema giudiziario che ne possa garantire il rispetto con efficacia e celerità.
Anche la giustizia è un bene comune, ed è per questo motivo che riaffermiamo l’essenzialità dell’amministrazione pubblica della giustizia come argine di difesa dei diritti, rigettandone ogni forma di privatizzazione.
Migliaia di persone, negli ultimi anni, si sono trovate colpite da procedimenti penali o misure di polizia perché lottavano per il diritto all’abitare, al lavoro, alla salute, allo studio, per il rispetto dell’ambiente e del territorio. In pratica, grazie ad una politica corrotta e a certa stampa, la “legalità” ha colpito chi lottava per la giustizia sociale. Invece del riconoscimento politico delle rivendicazioni, la risposta dello Stato e della stessa magistratura è stata solo repressiva: chi lotta viene processato e arrestato, chi è bisognoso o più semplicemente ha comportamenti considerati, a ingiusto titolo, devianti o pericolosi, viene represso e condannato.
L’ovvia conseguenza è che le carceri, come ci dicono le statistiche, sono sovraffollate di immigrati, malati psichici, persone senza dimora e tossicodipendenti.

Al contrario, quando sono i settori popolari a reclamare giustizia, questa non arriva mai, a causa del sostanziale classismo del nostro ordinamento giuridico. Anche l’accesso ai tribunali amministrativi è costosissimo; non solo i privati cittadini, ma anche i piccoli comuni spesso non riescono a far valere i propri diritti contro le amministrazioni più forti o, peggio, i privati con maggiori mezzi economici a disposizione (pensiamo per esempio alla multinazionale Tap in Salento).
Il costo della giustizia ordinaria è aumentato anche a causa di marche da bollo e di contributi unificati sempre più esosi; i cittadini sono inoltre costretti, per molte materie, a tentare accordi stragiudiziali (con mediatori o arbitri a pagamento). L’obiettivo è scoraggiare totalmente il ricorso alla giustizia da parte delle classi popolari.
Le campagne d’odio contro il diverso, visto come deviante,  portate avanti anche da alcune amministrazioni locali, istigano all’acquisto di armi. Sono così triplicate in dieci anni le licenze per il porto d’armi, arrivando al dato allarmante che quindici italiani su cento detengono una pistola o un fucile.

Per questo lottiamo per:
• l’amnistia per i reati legati alle lotte sociali, sindacali e ambientali;
• la depenalizzazione di una serie di reati, ereditati dall’ordinamento fascista del Codice Rocco e da sempre nuove leggi speciali;
• la riforma di alcune misure sanzionatorie e di regole procedurali (fogli di via, sorveglianze speciali, avvisi orali);
• l’abrogazione delle norme che hanno aumentato il potere dei sindaci in materia di sicurezza e decoro urbano (es. cosiddetto Daspo Urbano previsto dalla legge Minniti);
• l’abrogazione della legislazione speciale di natura emergenziale risalente agli anni 70 e 80 (legge Reale);
• la legalizzazione delle droghe leggere e la depenalizzazione del consumo di sostanze;
• il contrasto dei fenomeni corruttivi diffusi e della reimmissione di capitali di provenienza mafiosa, inasprendo le pene e allungando i termini di prescrizione per riciclaggio e autoriciclaggio;
• l’educazione all’antimafia, chiedendo ai Comuni di ottemperare all’obbligo di informare la cittadinanza sui beni confiscati, e favorendo le amministrazioni che risocializzino questi beni;
• la smilitarizzazione della guardia di finanza e la trasformazione in polizia specializzata in contrasto alla corruzione, all’evasione ed elusione fiscale e tributaria;
• l’introduzione dei codici identificativi per gli agenti di polizia in servizio di ordine pubblico;
• la modifica della insufficiente legge sul reato di tortura, approvata dal parlamento a luglio 2017;
• contrastare fortemente la libera disponibilità di armi;
• l’abolizione dell’ergastolo, sia condizionale che ostativo: l’assenza di ogni possibilità di uscita è incompatibile con la finalità rieducativa della pena, prevista dall’art. 27 della Costituzione;
• l’abolizione del 41 bis, riconosciuto quale forma di tortura dall’ONU e da altre istituzioni internazionali, adottando al suo posto misure di controllo, per i reati di stampo mafioso, allo stesso tempo efficaci ed umane, che non permettano la continuità di rapporto con l’esterno
• l’emanazione di un provvedimento di amnistia e indulto che risolva il problema del sovraffollamento carcerario;
• una riforma della vita carceraria, soprattutto attraverso un più ampio utilizzo delle misure alternative e di validi percorsi per il reinserimento dei detenuti;
• l’abbattimento dei costi di accesso alla Giustizia al fine di  consentire la tutela dei propri diritti anche alle  fasce economicamente più deboli della popolazione.

Il Programma di Potere al Popolo – 14 – UNA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE

La crisi in cui versa il nostro Paese da oltre un decennio colpisce con particolare violenza i territori storicamente più svantaggiati, il Sud e le Isole. Il tasso di disoccupazione in queste aree è quasi il doppio di quello nazionale; un giovane meridionale su due è senza lavoro, a fronte di livelli di istruzione e formazione molto alti. I salari sono mediamente più bassi e il lavoro è più precario, a fronte di un costo della vita che negli ultimi anni è salito vertiginosamente, specialmente nelle aree metropolitane. Il disinvestimento dello Stato dai settori strategici, quando non è coinciso con una svendita, come nel caso dell’ILVA, ha trasformato porzioni enormi di territorio, come Bagnoli, in cimiteri industriali, preda di interessi speculativi senza alcuna prospettiva di sviluppo, martoriati da livelli altissimi di inquinamento ambientale. L’inquinamento è l’altro denominatore comune del Sud, da Bagnoli all’ILVA, dalla mega discarica di Terzigno al fiume Sarno, a Priolo; quando i territori non sono inquinati da residui industriali o da discariche, sono selvaggiamente occupati da foreste di pale eoliche, impianti di produzione di energia da CDR, oppure diventano territorio d’elezione per lo stoccaggio di scorie nucleari, o per l’allargamento e la costruzione di nuove basi militari.

I livelli sanitari garantiti sono inferiori alla media nazionale, così come le risorse destinate a istruzione e formazione che nel Sud e nelle isole diminuiscono. In questo contesto è comprensibile la ripresa drammatica dell’emigrazione da Sud a Nord – a volte forzata, come nel caso degli insegnanti – e dell’emigrazione verso l’estero, che vede i meridionali e gli isolani in testa alle classifiche di chi parte per non tornare. Noi riteniamo che la questione meridionale debba tornare ad essere questione centrale sul piano nazionale ed europeo. Va invertita la rotta: il Sud e le Isole non vanno visto più come un problema, ma come una grande opportunità per il paese, liberandone positivamente le energie.

Per questo lottiamo per:

  • una politica di investimenti pubblici in settori produttivi mirati allo sviluppo dei territori più svantaggiati, contrastando il ricatto inaccettabile che vorrebbe barattare il lavoro con la salute e la tutela dell’ambiente, e perché le ragazze e i ragazzi del Sud abbiamo il pieno diritto di studiare e lavorare nella propria terra;
  • livelli sanitari realmente equiparati a quelli del resto del paese;
  • una rete di infrastrutture e trasporti pubblici radicalmente potenziata;
  • un forte investimento in istruzione e formazione orientato al Sud;
  • la fine di una strategia che vede nel meridione una mega discarica, o una mega centrale elettrica per il paese;
  • la difesa dei territori dagli appetiti speculativi di imprenditori nostrani e grandi multinazionali.
  • l’affermazione di un modello di economia alternativo, che accanto a produzioni qualificate valorizzi la bellezza, la storia, la terra, le nuove tecnologie, la cultura di città che sono da sempre luoghi di pace, crocevia di popoli e culture.

Il Programma di Potere al Popolo – 13 – AMBIENTE

La questione ambientale è al centro di migliaia di vertenze su tutto il territorio nazionale. E’ amplificata da un modello capitalistico predatorio che provoca rotture sempre più profonde nel rapporto tra l’uomo, le altre specie animali,  il resto della natura, accumulando enormi problemi che il pianeta e le generazioni future avranno sempre più difficoltà a risolvere. La devastazione ambientale è anche questione di classe, di cui pagano le conseguenze assai più gli oppressi e gli esclusi che i ricchi e privilegiati.  Un intero continente, quello africano, fa i conti non solo con le guerre ma anche con siccità, desertificazione, inquinamento, mentre nei paesi del primo mondo continuiamo a sprecare risorse. I paesi dominanti non riescono però più a confinare i danni globali: l’inquinamento, lo stravolgimento climatico, la crisi idrica, gli incendi ci colpiscono sempre più al cuore e ci impongono un urgente e radicale ripensamento del  modello di produzione e consumo. 

Anche nel nostro Paese da anni contrastiamo una costante devastazione dei territori in nome del profitto (si pensi a “Grandi Opere” come la TAV, il progetto TAP, le trivellazioni petrolifere, l’eolico selvaggio, i siti contaminati, la cementificazione…). Non c’è “economia verde” che tenga, se non si mette in discussione la logica del profitto. C’è bisogno di una pianificazione democratica su scala nazionale e internazionale incentrata sulla salvaguardia dell’ambiente e il risanamento dei danni connessi al cattivo uso delle risorse. Anche in questo campo l’omologazione tra centrodestra e centrosinistra ha portato all’approvazione di una serie di “riforme” che hanno stravolto conquiste precedenti, di cui va rivendicata l’abrogazione immediata: dallo Sblocca Italia alla riforma Madia che cancella il ruolo delle Sovrintendenze, alla neutralizzazione della valutazione di impatto ambientale all’aggressione ai parchi nazionali, ecc.

Per questo lottiamo per:

  • la messa in sicurezza e salvaguardia preventiva dei territori, la tutela del paesaggio e dei beni comuni, del patrimonio storico e architettonico, programmazione, pianificazione e gestione partecipate e trasparenti fondate su obiettivi di interesse collettivo in alternativa al business dell’emergenza ambientale e a quello della cosiddetta green economy;
  • lo stop alle cd. “Grandi Opere”, a partire dalla TAV in Val di Susa, alla TAP in Salento, al MOSE, all’eolico selvaggio, col riorientamento degli investimenti verso un grande piano per la messa in sicurezza idrogeologica e sismica del Paese;
  • una nuova politica energetica che parta dal calcolo del fabbisogno reale e dalla radicale messa in discussione della Strategia Energetica Nazionale, raccogliendo le rivendicazioni dei movimenti NO TRIV e dei comitati per il NO EOLICO SELVAGGIO e la richiesta di democrazia dei territori contro un modello centralizzato orientato da interessi multinazionali
  • la moratoria sui nuovi progetti estrattivi riguardanti combustibili fossili e lo stop a ogni progetto di estrazione non convenzionale, l’ eliminazione dei sussidi pubblici alle fonti fossili o ambientalmente dannose (16 miliardi annui) da utilizzare per la creazione diretta di posti di lavoro nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili, in ricerca e innovazione tecnologica
  • l’uscita totale dal carbone come fonte di produzione energetica entro il prossimo decennio, l’uso delle biomasse solo da scarti, la pianificazione degli impianti eolici con criteri di tutela paesaggistica e faunistica, lo stop a infrastrutture energetiche come il TAP e Poseidon;
  • una legge seria per lo stop al consumo di suolo che obblighi i comuni a localizzare i nuovi interventi nel territorio urbanizzato e non in quello non urbanizzato una legge urbanistica che ponga fine alla stagione della deregulation a favore dei privati, l’aumento delle dotazioni pubbliche (verde, servizi, trasporti non inquinanti), lo stop alla cementificazione delle coste e il recupero ambientale delle spiagge (il 75,4% della fascia entro 200 m. dalla costa è edificato);
  • un piano nazionale per la bonifica dei siti inquinati fondato sul principio “chi inquina paga” e il monitoraggio e la tutela delle condizioni di salute delle popolazioni delle aree interessate;
  • un piano di investimenti per la mobilità sostenibile e il trasporto pubblico (dalle ferrovie al trasporto urbano) fondato sui reali bisogni delle classi popolari e sul rispetto dell’ambiente, che superi la prevalenza dei sistemi di trasporto su gomma, potenziando il traffico merci su ferro e via mare;
  • un radicale potenziamento della ciclabilità, con una politica di investimenti pubblici
  • lo stop all’ingresso delle navi da crociera nella Laguna di Venezia, sostenendo le proposte alternative del comitato NOGrandiNavi
  • una nuova politica dei rifiuti, che indirizzi la produzione delle merci verso la recuperabilità, disincentivando i prodotti non riciclabili e usa e getta;
  • la gestione pubblica dell’impiantistica e del ciclo di smaltimento, la messa al bando dell’incenerimento attraverso l’eliminazione degli incentivi, investimenti su raccolta differenziata, recupero, riuso, riciclo, riduzione, realizzando la strategia elaborata dal Movimento “Legge Rifiuti Zero”
  • la ripubblicizzazione dell’acqua bene comune, e più in generale dei servizi pubblici, cancellando il modello di gestione attraverso soggetti di diritto privato come le SPA, nel rispetto della volontà popolare espressa nel Referendum del 2011.

 

Il Programma di Potere al Popolo – 12 – AUTODETERMINAZIONE E LOTTA ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E LE PERSONE LGBTQI

Nel Gender Gap Report 2017, il rapporto sul divario tra uomini e donne, l’Italia è all’82esimo posto su 144, era al 50esimo nel 2015: si inaspriscono dunque le disuguaglianze. Sulle donne continua a scaricarsi il doppio lavoro produttivo e riproduttivo, le gerarchizzazioni dentro il lavoro, il dominio maschile dello spazio pubblico, la violenza materiale e simbolica che nega i percorsi di autodeterminazione e libertà.

La crisi ha acuito i problemi. L’Italia è penultima in Europa per occupazione femminile, sulle donne si concentrano il part-time imposto (più che doppio rispetto agli uomini), la precarietà e la sottoccupazione. I tagli al sistema di welfare, in una società incapace di rimettere in discussione la divisione dei ruoli maschili e femminili, si traducono nella negazione del “diritto al tempo” con le donne che dedicano al lavoro domestico e di cura una media di oltre 5 ore al giorno, il triplo degli uomini. La violenza contro le donne è cronaca quotidiana, tra le mura domestiche dove si consuma la maggior parte delle violenze, nella perpetuazione di un dominio maschile incapace di fare i conti con l’affermazione di autonomia e libertà delle donne. La questione di genere si intreccia con la questione di classe, e colpisce in particolare i corpi delle donne migranti.

Le discriminazioni sul lavoro e nella società, la violenza riguardano anche gay, lesbiche, trans e tutto l’universo LGBTQI, che combatte quotidianamente contro i pregiudizi, l’odio, l’omofobia, la transfobia. Il non riconoscimento pieno delle relazioni e delle famiglie delle persone LGBTQI significa ridurre le loro vite a esistenze individuali e isolate, e riaffermare un’idea autoritaria di famiglia che compromette la libertà di tutti e tutte.

Al carattere sistemico della violenza risponde oggi un movimento femminista mondiale: “Non una di meno” è la forza politica che tiene insieme e traduce percorsi di liberazione dal dominio di classe, di genere, di razza e orientamento sessuale. La lotta femminista partita dalla Argentina ha portato nelle piazze centinaia di migliaia di donne contro la violenza in tutte le sue forme. Lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo dello scorso 8 marzo ha messo in luce le tante forme di sfruttamento invisibili, nel lavoro di cura, nel lavoro da casa e nella richiesta di disponibilità e prestazione permanente. Anche in Italia il movimento femminista ha espresso, e continua ad esprimere, con autonomia e intelligenza, una capacità fortissima di lotta, elaborazione, proposta.

Per questo lottiamo per:

  • la parità di diritti, di salari, di accesso al mondo del lavoro a tutti i livelli e mansioni a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale;
  • la radicale rimessa in discussione dei ruoli maschile e femminile nella riproduzione sociale ed un sistema di welfare che liberi tempo di vita per tutte e tutti;
  • la rottura del carattere monosessuato dello spazio pubblico e della politica;
  • soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza (fisica, ma anche sociale, culturale, normativa) e discriminazione delle donne e delle persone LGBTI (attraverso una legge contro l’omotransfobia);
  • una formazione che fornisca strumenti per decostruire il sessismo e educhi al riconoscimento della molteplicità delle differenze;
  • la piena e reale libertà di scelta sulle proprie vite e i propri corpi, il pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, negata in tante strutture pubbliche dalla presenza di medici obiettori. Va garantito a tutte l’accesso alla fecondazione assistita, anche eterologa, a prescindere dallo stato di famiglia. Va combattuta la diffusione dell’HIV attraverso la promozione della contraccezione rendendo disponibili a tutte e tutti le nuove tecniche di prevenzione. Vanno vietate le mutilazioni genitali su* bambin* intersessuali prima che possano capire e sviluppare la loro identità di genere;
  • la cancellazione di ogni pacchetto sicurezza. La sicurezza delle donne è nella loro autodeterminazione;
  • i diritti e le aspirazioni di gay, lesbiche e trans, sia come individui che nella loro vita di coppia, con l’introduzione del matrimonio egualitario, del riconoscimento pieno dell’omogenitorialità a tutela dei genitori, dei figli e delle famiglie e con la ridefinizione dei criteri relativi all’adozione, consentendola anche a single e persone omosessuali, per riconoscere il desiderio di maternità e paternità di tutte e tutti.

Il Programma di Potere al Popolo – 11 – IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA

Le principale forze politiche alimentano le tendenze xenofobe e razziste, indicando nei migranti la causa principale del disagio sociale: è una falsità assoluta. E’ la concentrazione di ricchezze e potere nelle mani di pochi la causa dell’impoverimento dei molti, non chi fugge dalle guerre o dai disastri economici e ambientali provocati dalle politiche liberiste.

È necessario un discorso solidale e di alleanze fra sfruttati che porti all’estensione dei diritti sociali per tutte/i, cittadini italiani e migranti. E’ necessario dare accoglienza e diritti tanto ai richiedenti asilo che stanno giungendo dal 2011 quanto alle cittadine e i cittadini migranti residenti da anni in Italia.

Per questo lottiamo per:

  • il superamento della gestione emergenziale, militarizzata e “straordinaria” dell’accoglienza, proponendo – a partire dal modello SPRAR – centri di piccole dimensioni, gestite dal pubblico e che permettano a chi arriva percorsi autonomi di inserimento, abitativo, sociale, lavorativo, indipendentemente dal loro status giuridico;
  • la valorizzazione delle professionalità coinvolte nell’accoglienza, persone oggi costrette a contratti precari e a supersfruttamento;
  • l’abolizione del regolamento di Dublino III, delle leggi Minniti-Orlando e di tutte le leggi razziste che lo hanno preceduto;
  • l’abrogazione degli accordi bilaterali che permettono il rimpatrio forzato e di quelli che servono ad esternalizzare le frontiere, per l’attivazione di canali legali e protetti d’ingresso in Europa;
  • l’abrogazione del T.U. in materia di immigrazione (Bossi–Fini) frutto di emendamenti della Turco–Napolitano, la rottura del vincolo tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la chiusura di tutte le forme di detenzione amministrativa, il passaggio di competenze ai Comuni per il rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno, meccanismi di regolarizzazione permanente;
  • l’approvazione dello ius soli e la sua estensione a chi è comunque cresciuto in Italia, una revisione estensiva della legge sulla cittadinanza, il diritto di voto a partire dalle elezioni amministrative per chi risiede stabilmente nel nostro paese.

Il Programma di Potere al Popolo – 10 – DIRITTO ALL’ABITARE, ALLA CITTA’, ALLA MOBILITA’

In un paese colpito da una crisi decennale, dove le imprese sono dedite alla rapina dei fondi pubblici e all’aumento dello sfruttamento ma ciò nonostante non riescono a guadagnare quanto vorrebbero, le case, le città e i servizi pubblici essenziali diventano sempre più centrali nella corsa al profitto. Nonostante lo sbandierato tasso di nuclei proprietari, tra i più alti d’Europa, vediamo sempre più gente senza casa, sfrattata con la forza, costretta a pagare affitti senza controllo o ad occupare, mettendosi in una situazione di insicurezza e illegalità dovuti solo al bisogno. Vediamo inoltre città sempre meno a misura delle persone, dove i servizi vengono tagliati – trasporti -, peggiorano in qualità – igiene pubblica -, costano sempre più cari – acqua, elettricità, gas. Vediamo centri storici trasformati in vetrine, da cui i poveri e gli indesiderati vengono scacciati col DASPO, e periferie ghetto, private dei servizi essenziali, spesso preda del degrado e della criminalità organizzata. I servizi pubblici essenziali sono, ancora, il nuovo terreno di caccia per i profitti: acqua, elettricità e gas costano sempre di più e non sono garantiti, mentre la mobilità e i trasporti non rispondono più agli interessi delle classi popolari ma alle esigenze di guadagno delle grandi imprese. Noi crediamo che la casa, le città vivibili, la mobilità siano diritti fondamentali.

Per questo lottiamo per:

  • un piano straordinario per la messa a disposizione di 1.000.000 di alloggi sociali in 10 anni, attraverso il prioritario riutilizzo del patrimonio esistente;
  • l’introduzione di un’imposta fortemente progressiva sugli immobili sfitti, l’abolizione della cedolare secca e la possibilità per i sindaci di requisire lo sfitto in situazioni di emergenza abitativa;
  • una politica di controllo degli affitti, stabilendo canoni rapportati alla rendita catastale;
  • l’abolizione dell’articolo 5 della legge Lupi, che nega a chi occupa la possibilità di allacciarsi alle reti elettriche, idriche e del gas;
  • un controllo delle tariffe per i servizi pubblici essenziali e la loro garanzia per tutte e tutti, in particolare per chi è in condizioni di disagio socio-economico;
  • una moratoria sulla “morosità incolpevole”;
  • un piano di riqualificazione delle periferie, in cui vivono 14 milioni di persone;
  • un sistema di trasporto pubblico potenziato, e alla portata di tutti, con il contrasto ai processi di privatizzazione e la riaffermazione del carattere pubblico dei servizi e delle aziende, con particolare attenzione ai bisogni dei pendolari e al trasporto locale.


Rifondazione c’è!

Luca Mercalli: PREPARIAMOCI

Calendario delle pubblicazioni

settembre: 2018
L M M G V S D
« Ago    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
Annunci